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Giorno 4°

28/02 – Park Guell, Montjuc, Fondazione Joan Mirò, Museo d’Arte Nazionale, Fontana Magica, Poble Espanol, Plaza Espana.

Prendiamo il metro per Lesseps, punto di partenza per visitare il Park Guell. Dall'uscita della stazione bisogna camminare per una mezz'ora per arrivare all'ingresso del famoso parco di Gaudì, ennesima opera iniziata e purtroppo rimasta incompleta. Seguendo i cartelli, percorriamo un vialone e svoltiamo in una traversa che sale ripidamente su un colle. All'entrata, un'artista simula perfettamente la statua d'orata di un pistolero che scatta all'improvviso e spara un colpo ogni tanto spaventando i turisti! Le torri a lato delle mura sembrano finte e non lasciano dubbi sullo stile del genio: pare di essere nel paese dei balocchi o in qualche favola di biancaneve. Una lunga scalinata che parte da una fontana porta ad una terrazza panoramica sorretta da enormi colonne. Noi iniziamo però la visita del parco prendendo un sentiero verso destra, che si inoltra nella vegetazione verde dove si scorgono ogni tanto le forme bizzarre delle opere di Gaudì. Le più ricorrenti sono senz'altro le colonne e gli archi, che seguono quel principio di ramificazione visto anche ieri alla Sagrada Familia (le faceva così per ricordare la forma dell'albero in natura). Gli spunti fotografici non mancano di certo, soprattutto per chi è appassionato di architettura e di giochi di prospettiva. Nonostante ci siano parecchi turisti (soprattutto scolaresche), capita spesso di passeggiare all'interno del parco in assoluto silenzio e relax, potendo godere al meglio della sua straordinaria bellezza. Dopo una lunga passeggiata raggiungiamo la terrazza panoramica, abbellita con i muretti mosaicati da pianelle dai mille colori vivaci che ne seguono tutto il perimetro. Questo dovrebbe far parte dello stile riciclatore, ma pare che l'idea originale non sia nemmeno di Gaudì ma del suo assistente... è dura essere la spalla di un grande artista, si rischiano di perdere i propri meriti e di passare in secondo piano! Il panorama che si gode da qua è stupendo e permette una singolare visione d'insieme anche delle opere all'ingresso del parco. Scendiamo sotto la terrazza nel gigantesco colonnato che mi fa venire in mente un pò i templi greci. Tutte le colonne sono dritte, ad eccezione dell'ultima fila dove Gaudì si è sbizzarrito nel farle oblique. Qui sotto scorgo un'artista con una bellissima tela della Pedrera, che non posso rinunciare a portare a casa per la modica cifra di 10 euro.

 

 

A questo punto torniamo all'interno del Parco verso il Museo Gaudì, che avevamo intravisto prima di passaggio. Il biglietto costa 8 euro (e ti pareva!) e permette di visitare la dimora dove il famoso artista ha vissuto durante i lavori al parco. Niente di eccezionale a dire il vero, tranne qualche curiosità e il bellissimo panorama che si scorge dalle finestre.

Si sono fatte le 13:30, così abbandoniamo il parco e ci infiliamo nel primo posto che troviamo per mangiare qualcosa sulla via del ritorno. Siamo anche fortunati perchè consumiamo due gustose bruschette spendendo poco, pur essendo nelle vicinanze di un'attrazione turistica così allettante. A questo punto torniamo velocemente all'appartamento, ripercorrendo la stessa via dell'andata, e alle 15:30 siamo nuovamente operativi per proseguire la visita della città.

Prendiamo la funicolare per Montjuc, che parte proprio da Paral-lel, la fermata del metro a due minuti di cammino dal nostro alloggio. Saliamo così sul colle che domina la parte ovest di Barcellona, dove si trovano una serie di attrazioni tra cui il castello, il parco giochi, la zona olimpica, fino a scendere nuovamente in basso verso il Museo Nazionale di fronte a Plaza Espana.

Usciti dalla stazione, scopriamo un pò delusi che la seconda funicolare, che porta in cima nei pressi del castello, è chiusa.

Così passeggiamo scendendo dalla parte opposta, fino a raggiungere la Fondazione di Joan Mirò. Sono altri 7 euro di biglietto per visitarla, e probabilmente sono anche quelli spesi peggio. Sarò proprio un ignorante senza speranza in materia, ma certe opere proprio non le capisco! Innanzitutto, poco dopo l'ingresso assistiamo ad una esposizione temporanea di qualche artista che ha avuto l'onore di potersi esporre in un museo di questo livello. Un filmato penoso, volgare, osceno e degradante sono le prime cose che mi vengono in mente mentre osservo allibito lo schermo della sala bianca dove viene riprodotto. Se questo è il messaggio artistico che l'autore voleva trasmettere c'è riuscito in pieno. Guardando le facce sconvolte degli altri turisti capisco che a volte l'arte non è solo questione di ignoranza, ma anche di buon gusto. Vedere un uomo completamente nudo, abbruttito, allucinato quanto sofferente, che si contorce senza senso, in assoluta solitudine, con i genitali sempre in vista in queste riprese mosse e dal vivo, sul filone della strega di Bleir a dir poco angoscianti, può davvero essere considerato arte? Continuiamo a guardare attoniti questo filmato nella convinzione che ci sarà un senso o un significato, ma alla scena del sangue che fuoriesce dal corpo del povero disgraziato che si auto tortura senza senso, ci viene davvero brutta voglia e ce ne andiamo di corsa. Lasciamo volentieri agli esperti l'onore di guardarsi questo capolavoro.

Passiamo dunque alle opere di Joan Mirò, che osserviamo in diversi enormi saloni bianchi usufruendo della solita guida in linea del telefono parlante. Senz'altro meno penose ci mancherebbe, qui parliamo di un pittore, ma non ne capisco ugualmente la grandiosità di nessuna! Per la miseria quanto sono negato per l'arte moderna... dove sono finiti i meravigliosi dipinti di Van Gogh, i particolari minuziosi del Canaletto, etc.etc.etc.? Qua vedo un quadro con una linea nera che lo taglia in due, un comune cerchio e qualche "V" scritta, e devo immaginarmi un bellissimo orizzonte con tanto di sole e uccelli che volano! E le descrizioni della guida poi fanno acqua da tutte le parti: non ce n'è una che ti spieghi decentemente e in modo convincente una di queste opere. Mi viene davvero da ridere quando guardo due quadri appesi al muro e ascolto il telefono che mi suggerisce di notarne l'affinità: le rappresentazioni di ciascuno sono totalmente differenti, ma uno è tutto verde con alcuni schizzi arancioni, e l'altro tutto arancione con un punto verde. Mi stanno prendendo in giro? La chicca finale è in una sala quadrata dove sono esposti tre giganteschi quadri, ognuno in una parete diversa. Le opere sono praticamente identiche e cioè: il quadro interamente bianco e una linea nera tracciata a mano libera che lo attraversa quasi in diagonale. L'unica differenza tra tutti e tre è ovviamente la linea, che essendo fatta a mano libera non può essere uguale. C'era bisogno di fare tre quadri così grandi per mostrare una linea, che tra l'altro, non presenta nessuna elaborazione, geometria, ma è tracciata chiaramente di pugno in pochi secondi senza ripasso? Sentiamo cosa dice la guida, che riporta addirittura le parole del Mirò stesso, il quale racconta che avrebbe potuto tracciare la linea in un minuto e il suo quadro sarebbe finito subito, ma ci ha messo invece mesi di prova per arrivare a quella giusta. Ogni volta la tracciava, poi la riguardava, non gli piaceva, la cancellava e la rifaceva. Finchè, in un giorno di illuminazione, non disegnò quella giusta, anche se impiegò mesi ad osservarla per capire che era quella giusta! E dunque? il quadro l'ha fatto comunque in un minuto! Ne ha fatto addirittura tre? La guida dice che tutto ciò dovrebbe rappresentare l'isolamento di un prigioniero in cella, ma è davvero possibile? quale cultore della pittura, seriamente, mi può dire esattamente cosa rappresenta la comunissima linea che vedo di fronte ai miei occhi, perchè è ondulata in alcuni punti, perchè è leggermente in diagonale, perchè non tocca i bordi? Ammesso, certo, che esista veramente la spiegazione razionale. E' probabilmente questo il mio vero limite, cercare la spiegazione tecnica e razionale. Evidentemente i quadri sono frutto invece di una irrazionalità interiore e soggettiva a cui solo pochi eletti possono arrivare. Per concludere in bellezza, mi sposto in un'altra sala dove sono esposti altri tre giganteschi quadri appesi alle pareti, esattamente identici a quelli visti prima, tutti bianchi con una linea nera tracciata a mano libera ma, stavolta, attenzione, ci sono anche due o tre schizzetti di vernice di pennello. Ah beh ragazzi ma allora ditelo dai!

Esco dal museo nella piena convinzione che ,dopo Barcellona, non entrerò più da nessun altra parte ad ammirare l'arte moderna. Per consolarmi Stefania suggerisce di arrivare al M.N.A.C., il Museo Nazionale, e visitare qualcosa di archeologico e dal significato più concreto e tangibile. Arrivati nella terrazza sovrastante la gradinata che porta fino a Plaza Espana, siamo estasiati dallo stupendo panorama della città, che si colora di tinte gialle e forti del sole vicino al tramonto.


Entriamo dunque al M.N.A.C. ma scopriamo presto che la parte visitabile è solo quella romanica: meglio di niente comunque! Facciamo il giro tra i reperti lasciati dal nostro potente impero ai suoi tempi migliori, e proseguiamo poi una passeggiata ad anello dietro il museo arrivando alla zona olimpica e tornando di fronte alla piazza.

Sono le 19:00 in punto e, magia delle magie, a nostra totale insaputa iniziano sotto i nostri occhi gli spettacoli di giochi d'acqua della Fontana Magica! Questo sì che vuol dire trovarsi al posto nel momento giusto! Tutto si illumina clamorosamente e l'acqua comincia a scorrere dappertutto, partendo da una cascata di fronte al M.N.A.C. per scendere tutta la gradinata tra fontanelle varie e terminare nella Fontana Magica. Inizia anche la musica e lo spettacolo vero e proprio: una meraviglia assoluta, tra la magia dei colori e le forme create dagli zampilli, che si alzano, abbassano, creano un effetto soffuso simile a nebbia, tutto a ritmo di famose colonne sonore. Si riuniscono centinaia di turisti e noi scendiamo la gradinata mentre assistiamo allo show avvicinandoci alla fontana. La musica epica di Guerre Stellari conclude perfettamente questo tripudio, che fino ad adesso è la cosa più bella ed emozionante che abbia visto a Barcellona.

 

Si sono fatte nel frattempo le 20:00, e presi dall'euforia delle mille luci e colori appena viste, puntiamo su un'ultima visita ancora per concludere in bellezza la giornata: il Poble Espanol, ovvero la ricostruzione di un villaggio spagnolo in una sorta di quartiere a sè stante. Arriviamo all'ingresso dopo una breve passeggiata di un quarto d'ora, ammirando le torri e le mura medievali. Ci viene data la cartina e allo stesso tempo ci viene detto che i negozi a questa ora sono chiusi. Per noi ha poca importanza, anzi, scopriamo presto durante la visita che questo è un vantaggio poichè siamo praticamente da soli e possiamo girare più velocemente. Ci fermiamo in un bar dopo pochi passi in una viuzza che sembra uscire da un film storico. Anche il bar, in effetti, non è da meno. Prendiamo un bel thè caldo e riprendiamo il giro turistico per l'impressionante quartiere. Ogni minimo particolare è curato e studiato nei dettagli: le murature, i portoni, le finestre, i balconi, le insegne dei negozi, il ciottolato della strada, l'illuminazione, la chiesa ed il campanile, la piazza principale. E' davvero tutto incredibile ma perfettamente realistico e a trovarsi soli in alcuni angoli di queste viuzze sembra davvero di tornare indietro di qualche secolo e assaporare la vita di un tempo.

Terminiamo la visita e ripercorriamo la strada all'indietro verso Plaza Espana. Sostiamo ancora un pò a vedere la Fontana Magica, che nel frattempo ha regalato ai turisti un altro (e l'ultimo) spettacolo. Poi, stanchi e appagati da questa lunghissima ed emozionante giornata, torniamo all'appartamento prendendo il metro.

 




 


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