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Prendiamo il metro per Lesseps, punto di partenza per visitare il
Park Guell. Dall'uscita della stazione bisogna camminare per una
mezz'ora per arrivare all'ingresso del famoso parco di Gaudì, ennesima
opera iniziata e purtroppo rimasta incompleta. Seguendo i cartelli,
percorriamo un vialone e svoltiamo in una traversa che sale
ripidamente su un colle. All'entrata, un'artista simula
perfettamente la statua d'orata di un pistolero che scatta
all'improvviso e spara un colpo ogni tanto spaventando i turisti! Le
torri a lato delle mura sembrano finte e non lasciano dubbi sullo
stile del genio: pare di essere nel paese dei balocchi o in qualche
favola di biancaneve. Una lunga scalinata che parte da una fontana
porta ad una terrazza panoramica sorretta da enormi colonne. Noi
iniziamo però la visita del parco prendendo un sentiero verso destra,
che si inoltra nella vegetazione verde dove si scorgono ogni tanto le
forme bizzarre delle opere di Gaudì. Le più ricorrenti sono
senz'altro le colonne e gli archi, che seguono quel principio di
ramificazione visto anche ieri alla Sagrada Familia (le faceva così
per ricordare la forma dell'albero in natura). Gli spunti fotografici
non mancano di certo, soprattutto per chi è appassionato di
architettura e di giochi di prospettiva. Nonostante ci siano parecchi
turisti (soprattutto scolaresche), capita spesso di passeggiare
all'interno del parco in assoluto silenzio e relax, potendo godere al
meglio della sua straordinaria bellezza. Dopo una lunga passeggiata
raggiungiamo la terrazza panoramica, abbellita con i muretti mosaicati
da pianelle dai mille colori vivaci che ne seguono tutto il perimetro.
Questo dovrebbe far parte dello stile riciclatore, ma pare che l'idea
originale non sia nemmeno di Gaudì ma del suo assistente... è dura
essere la spalla di un grande artista, si rischiano di perdere i
propri meriti e di passare in secondo piano! Il panorama che si gode
da qua è stupendo e permette una singolare visione d'insieme anche
delle opere all'ingresso del parco. Scendiamo sotto la terrazza nel
gigantesco colonnato che mi fa venire in mente un pò i templi greci.
Tutte le colonne sono dritte, ad eccezione dell'ultima fila dove Gaudì
si è sbizzarrito nel farle oblique. Qui sotto scorgo un'artista con
una bellissima tela della Pedrera, che non posso rinunciare a portare
a casa per la modica cifra di 10 euro.


A
questo punto torniamo all'interno del Parco verso il Museo Gaudì,
che avevamo intravisto prima di passaggio. Il biglietto costa 8 euro
(e ti pareva!) e permette di visitare la dimora dove il famoso artista
ha vissuto durante i lavori al parco. Niente di eccezionale a dire il
vero, tranne qualche curiosità e il bellissimo panorama che si scorge
dalle finestre.
Si
sono fatte le 13:30, così abbandoniamo il parco e ci infiliamo nel
primo posto che troviamo per mangiare qualcosa sulla via del ritorno.
Siamo anche fortunati perchè consumiamo due gustose bruschette
spendendo poco, pur essendo nelle vicinanze di un'attrazione turistica
così allettante. A questo punto torniamo velocemente all'appartamento,
ripercorrendo la stessa via dell'andata, e alle 15:30 siamo nuovamente
operativi per proseguire la visita della città.
Prendiamo la funicolare per Montjuc, che parte proprio da
Paral-lel, la fermata del metro a due minuti di cammino dal nostro
alloggio. Saliamo così sul colle che domina la parte ovest di
Barcellona, dove si trovano una serie di attrazioni tra cui il
castello, il parco giochi, la zona olimpica, fino a scendere
nuovamente in basso verso il Museo Nazionale di fronte a Plaza Espana.
Usciti dalla stazione,
scopriamo un pò delusi che la seconda funicolare, che porta in cima
nei pressi del castello, è chiusa.
Così passeggiamo scendendo dalla parte opposta, fino a raggiungere la
Fondazione di Joan Mirò. Sono altri 7 euro di biglietto per
visitarla, e probabilmente sono anche quelli spesi peggio. Sarò
proprio un ignorante senza speranza in materia, ma certe opere proprio
non le capisco! Innanzitutto, poco dopo l'ingresso assistiamo ad una
esposizione temporanea di qualche artista che ha avuto l'onore di
potersi esporre in un museo di questo livello. Un filmato penoso,
volgare, osceno e degradante sono le prime cose che mi vengono in
mente mentre osservo allibito lo schermo della sala bianca dove viene
riprodotto. Se questo è il messaggio artistico che l'autore voleva
trasmettere c'è riuscito in pieno. Guardando le facce sconvolte
degli altri turisti capisco che a volte l'arte non è solo questione di
ignoranza, ma anche di buon gusto. Vedere un uomo completamente
nudo, abbruttito, allucinato quanto sofferente, che si contorce senza
senso, in assoluta solitudine, con i genitali sempre in vista in
queste riprese mosse e dal vivo, sul filone della strega di Bleir a
dir poco angoscianti, può davvero essere considerato arte? Continuiamo
a guardare attoniti questo filmato nella convinzione che ci sarà un
senso o un significato, ma alla scena del sangue che fuoriesce dal
corpo del povero disgraziato che si auto tortura senza senso, ci viene
davvero brutta voglia e ce ne andiamo di corsa. Lasciamo volentieri
agli esperti l'onore di guardarsi questo capolavoro.
Passiamo dunque alle opere di Joan Mirò, che osserviamo in
diversi enormi saloni bianchi usufruendo della solita guida in linea
del telefono parlante. Senz'altro meno penose ci mancherebbe, qui
parliamo di un pittore, ma non ne capisco ugualmente la grandiosità di
nessuna! Per la miseria quanto sono negato per l'arte moderna... dove
sono finiti i meravigliosi dipinti di Van Gogh, i particolari
minuziosi del Canaletto, etc.etc.etc.? Qua vedo un quadro con una
linea nera che lo taglia in due, un comune cerchio e qualche "V"
scritta, e devo immaginarmi un bellissimo orizzonte con tanto di sole
e uccelli che volano! E le descrizioni della guida poi fanno acqua
da tutte le parti: non ce n'è una che ti spieghi decentemente e in
modo convincente una di queste opere. Mi viene davvero da ridere
quando guardo due quadri appesi al muro e ascolto il telefono che mi
suggerisce di notarne l'affinità: le rappresentazioni di ciascuno sono
totalmente differenti, ma uno è tutto verde con alcuni schizzi
arancioni, e l'altro tutto arancione con un punto verde. Mi stanno
prendendo in giro? La chicca finale è in una sala quadrata dove sono
esposti tre giganteschi quadri, ognuno in una parete diversa. Le opere
sono praticamente identiche e cioè: il quadro interamente bianco e una
linea nera tracciata a mano libera che lo attraversa quasi in
diagonale. L'unica differenza tra tutti e tre è ovviamente la linea,
che essendo fatta a mano libera non può essere uguale. C'era bisogno
di fare tre quadri così grandi per mostrare una linea, che tra
l'altro, non presenta nessuna elaborazione, geometria, ma è tracciata
chiaramente di pugno in pochi secondi senza ripasso? Sentiamo cosa
dice la guida, che riporta addirittura le parole del Mirò stesso, il
quale racconta che avrebbe potuto tracciare la linea in un minuto e il
suo quadro sarebbe finito subito, ma ci ha messo invece mesi di prova
per arrivare a quella giusta. Ogni volta la tracciava, poi la
riguardava, non gli piaceva, la cancellava e la rifaceva. Finchè, in
un giorno di illuminazione, non disegnò quella giusta, anche se
impiegò mesi ad osservarla per capire che era quella giusta! E dunque?
il quadro l'ha fatto comunque in un minuto! Ne ha fatto addirittura
tre? La guida dice che tutto ciò dovrebbe rappresentare l'isolamento
di un prigioniero in cella, ma è davvero possibile? quale cultore
della pittura, seriamente, mi può dire esattamente cosa rappresenta la
comunissima linea che vedo di fronte ai miei occhi, perchè è ondulata
in alcuni punti, perchè è leggermente in diagonale, perchè non tocca i
bordi? Ammesso, certo, che esista veramente la spiegazione razionale.
E' probabilmente questo il mio vero limite, cercare la spiegazione
tecnica e razionale. Evidentemente i quadri sono frutto invece di
una irrazionalità interiore e soggettiva a cui solo pochi eletti
possono arrivare. Per concludere in bellezza, mi sposto in
un'altra sala dove sono esposti altri tre giganteschi quadri appesi
alle pareti, esattamente identici a quelli visti prima, tutti bianchi
con una linea nera tracciata a mano libera ma, stavolta, attenzione,
ci sono anche due o tre schizzetti di vernice di pennello. Ah beh
ragazzi ma allora ditelo dai!
Esco dal museo nella piena convinzione che ,dopo Barcellona, non
entrerò più da nessun altra parte ad ammirare l'arte moderna. Per
consolarmi Stefania suggerisce di arrivare al M.N.A.C., il
Museo Nazionale, e visitare qualcosa di archeologico e dal significato
più concreto e tangibile. Arrivati nella terrazza sovrastante la
gradinata che porta fino a Plaza Espana, siamo estasiati dallo
stupendo panorama della città, che si colora di tinte gialle e forti
del sole vicino al tramonto.

Entriamo dunque al M.N.A.C. ma scopriamo
presto che la parte visitabile è solo quella romanica: meglio di
niente comunque! Facciamo il giro tra i reperti lasciati dal nostro
potente impero ai suoi tempi migliori, e proseguiamo poi una
passeggiata ad anello dietro il museo arrivando alla zona olimpica
e tornando di fronte alla piazza.

Sono le 19:00 in punto e, magia delle magie, a nostra totale insaputa
iniziano sotto i nostri occhi gli spettacoli di giochi d'acqua della
Fontana Magica! Questo sì che vuol dire trovarsi al posto nel
momento giusto! Tutto si illumina clamorosamente e l'acqua comincia a
scorrere dappertutto, partendo da una cascata di fronte al M.N.A.C.
per scendere tutta la gradinata tra fontanelle varie e terminare nella
Fontana Magica. Inizia anche la musica e lo spettacolo vero e proprio:
una meraviglia assoluta, tra la magia dei colori e le forme create
dagli zampilli, che si alzano, abbassano, creano un effetto soffuso
simile a nebbia, tutto a ritmo di famose colonne sonore. Si
riuniscono centinaia di turisti e noi scendiamo la gradinata mentre
assistiamo allo show avvicinandoci alla fontana. La musica epica di
Guerre Stellari conclude perfettamente questo tripudio, che fino ad
adesso è la cosa più bella ed emozionante che abbia visto a
Barcellona.
 
Si
sono fatte nel frattempo le 20:00, e presi dall'euforia delle mille
luci e colori appena viste, puntiamo su un'ultima visita ancora per
concludere in bellezza la giornata: il Poble Espanol, ovvero la
ricostruzione di un villaggio spagnolo in una sorta di quartiere a sè
stante. Arriviamo all'ingresso dopo una breve passeggiata di un quarto
d'ora, ammirando le torri e le mura medievali. Ci viene data la
cartina e allo stesso tempo ci viene detto che i negozi a questa ora
sono chiusi. Per noi ha poca importanza, anzi, scopriamo presto
durante la visita che questo è un vantaggio poichè siamo praticamente
da soli e possiamo girare più velocemente. Ci fermiamo in un bar dopo
pochi passi in una viuzza che sembra uscire da un film storico. Anche
il bar, in effetti, non è da meno. Prendiamo un bel thè caldo e
riprendiamo il giro turistico per l'impressionante quartiere. Ogni
minimo particolare è curato e studiato nei dettagli: le murature, i
portoni, le finestre, i balconi, le insegne dei negozi, il ciottolato
della strada, l'illuminazione, la chiesa ed il campanile, la piazza
principale. E' davvero tutto incredibile ma perfettamente realistico e
a trovarsi soli in alcuni angoli di queste viuzze sembra davvero di
tornare indietro di qualche secolo e assaporare la vita di un tempo.
Terminiamo la visita e
ripercorriamo la strada all'indietro verso Plaza Espana. Sostiamo
ancora un pò a vedere la Fontana Magica, che nel frattempo ha regalato
ai turisti un altro (e l'ultimo) spettacolo. Poi, stanchi e appagati
da questa lunghissima ed emozionante giornata, torniamo
all'appartamento prendendo il metro.
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