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GIORNO 1
Parto da Cagliari prendendo la corriera della Logudoro Tour per
Alghero, che arriva in coincidenza del volo Ryanair per
London-Stanted nel pomeriggio. La tariffa di questa compagnia aerea
low cost è appetibile anche senza particolari offerte. Il volo è
puntuale, anzi arriva addirittura con dieci minuti in anticipo.
Aspetto in aeroporto l’arrivo del mio mitico amico Carlo (con cui
sono già stato in Irlanda), che giunge da Dublino col volo delle
18:00. Abbiamo pianificato questo viaggio velocemente nel giro di
due settimane, spulciando tutto quello che si poteva trovare in
Internet sull’Inghilterra, stampando cartine, esperienze di altre
persone, elenco ed indirizzi di alloggi.
La prima cosa da fare è sedere al bar dell’aeroporto per festeggiare
nuovamente il nostro incontro con una bella chiacchierata. Poi
raggiungiamo il banco della Hertz per ritirare l’auto
prenotata per l’intera settimana del viaggio. Una Fiat Punto
blu nuova fiammante e tirata a lucido ci attende, ovviamente con la
guida a sinistra inglese (certo se penso alle condizioni in cui la
riporteremo, non sarà certamente più né fiammante né lucida…).
Armati di cartine stradali di ogni genere, imbocchiamo l’autostrada
che scende verso la circonvallazione di Londra notando, esattamente
al contrario di come immaginato, che il traffico è ordinato e
scorrevolissimo persino nei pressi della metropoli. Dalla
circonvallazione, proseguendo in senso orario, si oltrepassa un
enorme e modernissimo ponte sospeso ad arco, che attraversa il
Tamigi in un punto dove il fiume è piuttosto largo, e finisce al
casello dove si paga il pedaggio (le autostrade in Inghilterra sono
tutte gratuite ma si pagano pedaggi per i ponti). Svoltiamo
successivamente in una deviazione per Sud-Est, verso la nostra prima
meta: Canterbury.
Le autostrade sono ben segnalate, ma bisogna capirne i
meccanismi, poiché a volte i cartelli sono talmente numerosi che
confondono, e spariscono nei momenti cruciali… Un altro particolare
che non tardiamo a notare è quello dei lavori in corso: soltanto la
pignoleria e precisione degli inglesi può portare ad un simile
spettacolo: migliaia di segnalazioni apposte sul manto stradale in
maniera incredibilmente simmetrica, esattamente equidistanti una
dall’altra e per una lunghezza a volte di chilometri! (anzi di
miglia, per entrare nella mentalità britannica). E la vera chicca è
che, nonostante le accuratissime segnalazioni dei lavori in corso,
non si vede nessun operaio e non appare il minimo cenno di lavori,
magari una ruspa, un camion… niente! Certo può capitare una volta
tutto ciò, ma in centinaia di miglia appuriamo con stupore che tutto
questo è assolutamente usuale: trovare le stesse restrizioni
dell’autostrada ad una corsia, che rallentano il traffico, e nessun
lavoro in corso! Senza considerare che ci sono gli autovelox e le
macchinette fotografiche nascoste nei piloni delle segnalazioni per
lavori, pronte a scattare se si supera il limite delle 30 miglia
orarie… ahhh gli inglesi!
Arriviamo dopo circa un’ora e mezzo a Canterbury, una
sorridente e splendida cittadina, dove troviamo con poca fatica un
hotel/BED & BREAKFAST a 3 stelle, l’Ersham Lodge, distante appena
dieci minuti a piedi dal centro. Il prezzo di 25 pound a testa
sembra accettabile, considerato che è già buio e siamo stanchi, e
l’interno e la stanza sono davvero caratteristici e belli.
Dopo una veloce rinfrescata usciamo verso le 22:00, eccitati come
capita sempre all’inizio di qualunque viaggio, con tanta voglia di
fare e vedere. Passeggiamo per il centro cercando di scovare la
maestosa Cattedrale, simbolo di questa cittadina, ma è impossibile
avvicinarsi perché circondata e chiusa dalle abitazioni, con un solo
accesso da un portone che è tenuto aperto solo di giorno. Sediamo a
bere una birra in un pub carino del centro, e poi camminiamo per il
perimetro della cittadina dove restano ancora in piedi le parziali
alte mura medievali. Non resta dunque che tornare a letto, riposare
e ricaricare le pile per domani!
GIORNO 2
La mattina presto, dopo una degna colazione da B&B che si rispetti,
raggiungiamo nuovamente il centro di Canterbury. Stavolta prendiamo
l’auto, nonostante la distanza non sia eccessiva, in modo da essere
pronti per ripartire subito dopo. E qui arriva la prima chicca della
giornata. Poiché tutto il mondo è paese e l’uomo è un essere
intelligente, si presume che abbia creato i parcheggi a pagamento
in maniera funzionale in tutto il pianeta. Ma qui siamo in
Inghilterra, e vige la regola che agli inglesi piace distinguersi e
fare le cose a modo proprio. Così perdiamo all’incirca mezzora per
cercare di capire come funziona il sistema di un parcheggio a
pagamento dove risiede una macchinetta per i biglietti automatici.
Bisogna inserire le monete e un codice a cinque cifre numeriche che
rappresentano la targa della macchina. Peccato solo che, piccolo
particolare, la nostra auto ha una lettera alfabetica in mezzo alla
sequenza di numeri che non è accettata dalla macchinetta e non
riusciamo ad avere la ricevuta! Sentendoci un po’ indispettiti del
fatto, osserviamo un inglese che parcheggia a sua volta e richiede
la ricevuta: è tutto esattamente come abbiamo fatto noi, ma lui ha
in effetti una targa giusta solo numerica. Allora attendiamo un po’
per chiedere ad un signore del posto, convinti che ci sia qualcosa
che evidentemente sfugge al nostro intelletto, ma anche lui rimane
più allibito di noi! Prova per cinque minuti perplesso della lettera
sulla nostra targa che la rende diversa dalle altre e non è
accettata dalla macchinetta, finché si arrende suggerendo di mettere
una cifra a caso al posto della lettera e “falsificare” la targa;
tanto qualunque vigile la veda capirà che è giusta dalle altre
quattro cifre. Ma dico, si può creare una macchinetta automatica che
non accetti neanche tutte le targhe delle auto del tuo Paese? Del
resto, siamo solo a poco più di 100 Km da Londra, e non credo che la
Hertz affitti auto agli alieni…Esterrefatti da questi strani
meccanismi, riusciamo finalmente ad avviarci in centro, rimpiangendo
di aver avuto la pessima idea di venire con la fiat punto e non con
i nostri piedi.
Ma veniamo a Canterbury. Alla luce del giorno si possono
apprezzare assai meglio i particolari architettonici di molte
casette dei tranquilli vicoli e la vita serena della cittadina che
si svolge interamente nel centro, adibito ad area pedonale. Ed è
questa una caratteristica che si riscontra in tutte le cittadine
turistiche inglesi e ne rende piacevole la visita: chiudere il
centro al traffico e renderlo solo zona pedonale. Questo è un grande
punto a favore per gli inglesi, bisogna riconoscerlo!
La nostra meta è
ancora la Cattedrale. Torniamo perciò nella via principale,
con l’unico maestoso accesso al cortile che porta al monumento, ed
entriamo. L’impatto è molto forte, essendo la prima cattedrale
inglese di questo tipo che visitiamo, la quale risulta veramente
grande e bellissima. Osserviamo brevemente all’interno le imponenti
navate gotiche, poiché soltanto una piccola parte è visitabile al
pubblico.
Dopo qualche foto, compriamo la spesa in un market e proseguiamo
subito verso Dover, alla ricerca delle White Cliffs, ovvero
le scogliere bianche, famose proprio per il loro colore, dovuto alla
conformazione della roccia che le compone. Arriviamo prima a
St.Margaret at Cliffs, un villaggio tipicamente turistico con
villette panoramiche sulla costa, e torniamo indietro a Dover dove,
a dire il vero con qualche difficoltà nella comprensione delle
direzioni dei cartelli, finalmente troviamo le rinomate scogliere.
Parcheggiamo a pagamento in un’apposita area di sosta e prendiamo un
sentiero a piedi che costeggia il promontorio dall’alto. Il panorama
è molto vario intorno: alle spalle si intravede sullo sfondo
l’enorme Castello di Dover, in basso (solo inizialmente) c’è il
porto mercantile con un via vai continuo di navi che attraccano, e
davanti le caratteristiche scogliere, di un bianco accecante, che
contrastano con l’acceso verde dei prati. Dal depliant si capisce
che il sentiero prosegue per parecchie miglia e più avanti il
paesaggio, arrivando ad un vecchio faro, deve essere ancora più
bello.
Ma noi abbiamo centinaia di cose da vedere che ci attendono ancora,
e dopo un’oretta di relax sul prato con un sole da tintarella,
proseguiamo verso il castello. Compiamo un bel giro in auto intorno
al castello, imponente e maestoso, e proseguiamo per la strada
costiera, attraversando un susseguirsi di belle cittadine turistiche
dove gli inglesi trascorrono le loro vacanze.
La prima è Folkestone, molto carina e particolare, poi dopo
qualche altra meno rilevante sostiamo ad Hastings, costruita
a ridosso dell’alto tratto di costa e sede di un caratteristico
porto di pescatori. Nel grandissimo parcheggio del porto, il
panorama è suggestivo: sullo sfondo le scogliere a strapiombo
sull’oceano danno un senso selvaggio al paesaggio, sulla spiaggia di
fronte i bambini giocano a pallone mentre vecchi treni merci
circondano le barche dei pescatori. Camminiamo verso il centro,
notando sulla destra una particolare funivia che porta sulla cima
della costa, dove sicuramente esiste qualche monumento da visitare.
E’ pieno di ristoranti e fast food con tavolini all’aperto, a cui
non sappiamo resistere, dato che abbiamo una fame abominevole.
Peccato aver scelto, nella fretta di ingurgitare qualcosa, il
classico Fish & Chips, trovabile ovunque qua in Inghilterra, che
offre per l’appunto il pesce fritto con le patate. Nonostante il
merluzzo sia fresco e siamo in una località di mare, la pietanza
risulta nauseabonda e un vero mattone da digerire per il nostro
stomaco… sarà che noi italiani non siamo abituati a questa cucina,
ma promettiamo di non commettere più lo stesso errore due volte!
La seconda chicca del giorno arriva verso la fine del pranzo, quando
un atroce certezza prende forma vedendo un cartello di fronte al
porto: non abbiamo pagato il parcheggio! Caspita, non siamo ancora
abituati alle abitudini inglesi, bisogna fare una bella corsa
all’auto nella speranza che nessuno si sia accorto del fatto. Tra
l’altro, mentre torniamo di buon passo, leggiamo che la multa non
sarebbe per niente una misera cifra: proprio un bel modo di iniziare
il viaggio! Per fortuna, la dea bendata ci assistite e nessun
vigilante si presenta in zona a dare la temuta stangata…
Usciti in pochi nanosecondi dal porto riprendiamo ancora la
costiera, fino ad arrivare alla bellissima città di Brighton.
E’ questa la città più turistica e organizzata di tutto il Sud
dell’Inghilterra, un vero punto di ritrovo per i giovani e per gli
inglesi che vengono a trascorrere qua le vacanze. La costa è il
fulcro della città, con un litoralegrandioso organizzato in maniera
impeccabile. Tanto per intenderci, la spiaggia non è certo un
granché, così grossolana, a volte proprio ciottolato, e il mare non
è l’esempio di limpidezza e trasparenza, ma gli inglesi quando
organizzano una cosa la fanno bene e hanno davvero trasformato
questa città in un parco giochi.
Il litorale è lunghissimo, non se ne vede la fine, ed è
attrezzato per rilassanti e divertenti passeggiate, con negozi di
vario genere, chioschi, bar, piccole locande. I turisti sono
migliaia e di tutte le età, dai bambini piccoli col triciclo ai
vecchietti in bicicletta ma, ovviamente, la maggior parte sono
giovani e ragazzi. Entriamo in un piccolissimo shop che vende
prodotti “marini” artigianali, ovvero oggetti e souvenir costruiti
con conchiglie di ogni genere, piccole ed enormi e con le forme più
svariate mai viste prima.
Più avanti il pezzo forte del litorale: il Brighton Pier, che
è uno tra i tanti moli del litorale con la particolarità di avere
sopra un parco giochi. Infatti si percorre a piedi la parte stretta
del molo tra un susseguirsi di punti di ristoro e giochi vari (molto
diffuse le slot machines) e si arriva nella parte più larga, in
fondo, dove c’è una pista di Go-Kart in miniatura, e niente poco di
meno che tre montagne russe diverse, ovviamente di piccole
dimensioni, ma molto suggestive proprio perché sull’oceano! C’è un
via vai continuo di persone, gabbiani enormi che volano ovunque e
che beccano da mangiare dai turisti a più non posso, dando vero
spettacolo. Il panorama è molto suggestivo anche perché il sole
comincia a tramontare e i raggi illuminano tutta la città sullo
sfondo, con le costruzioni e gli hotel che fungono da muro di cinta
(sembra di osservare una cartolina di Miami); il tutto visibile in
maniera eccellente dal molo. Negli altri moli adiacenti più piccoli,
diversi pescatori si dilettano con la lenza e qualche turista in
barca si gode la vacanza.
Caricati da questa atmosfera serena e divertente, io e Carlo ci
buttiamo a capofitto su una delle montagne russe che attirano di
più: quella con il giro della morte! Quando mai ricapita di fare una
montagna russa sopra l’oceano? Mentre il vagoncino si arrampica
lentamente, dall’alto la vista diventa sempre più bella e noi
tiriamo fuori le macchine fotografiche per tentare qualche scatto
azzardato… dopo una frazione di secondo purtroppo veniamo
scaraventati alla velocità della luce verso il suolo e siamo
costretti con mille acrobazie (e urla a più non posso), a tentare di
ficcare le macchine fotografiche in tasca prima di perderle
definitivamente nel giro della morte, sopra la testa di qualche
povero turista! Compiamo in tempo la nostra missione, per fortuna
prima della fine del giro, che risulta abbastanza breve ma davvero
divertente.
Un po’ rintontiti usciamo dal molo e raggiungiamo il centro di
Brighton. Scorgiamo il monumento più famoso della città, il Royal
Pavillon, una sorta di enorme moschea creata con architettura
interamente orientale. Entriamo nel bel parco, curatissimo e
adornato con bei fiori, vedendo la splendida moschea nelle sue
diverse facciate, anche se ormai è quasi buio ed si fa ora di andar
via.
Per la notte programmiamo di dormire a Southampton, una delle
più grandi città del Sud e porto commerciale, ma una volta arrivati
a destinazione la città ci delude. Non si vede nessuno in giro per
le strade, sembra un ambiente triste e vuoto e, tra l’altro, non
notiamo neanche strutture per alloggiare. Non essendo ancora
tardissimo, decidiamo dunque di azzardare una tirata sino a
Winchester. In pratica in un solo giorno attraversiamo metà
Inghilterra! A Winchestergiungiamo in condizioni pietose,
stanchissimi dal lungo viaggio, e pensiamo di trovare velocemente un
BED & BREAKFAST dove alloggiare, essendo questa una cittadina
parecchio rinomata turisticamente. Non va affatto così: giriamo a
vuoto per un bel po’ fino a trovare, ormai disperati verso le 22:00,
una sorta di BED & BREAKFAST proprio sopra un pub.
E
qui arriva la terza chicca, una delle più grandi di questo viaggio…
Sappiamo bene che quando c’è un pub di mezzo non è il massimo
alloggiare, sia per l’ambiente sia per il chiasso della notte, ma
non abbiamo più tempo per scegliere e presi dalla stanchezza
paghiamo senza pensarci due volte. Inizialmente il posto non sembra
neanche malaccio, a parte il fatto che si sale al piano di sopra in
un corridoio strettissimo per persone anoressiche, e la porta della
nostra camera è alta un metro e mezzo, con uno bello spuntone pronto
a trafiggere la testa nel caso ci dimenticassimo di abbassarla per
entrare… La stanza è arredata in modo alquanto singolare: c’è un
televisore rotto (che mi ricorda l’ostello di Londra… ma perché gli
inglesi mettono sempre i televisori rotti nelle stanze dei turisti?)
e una cattle per il thè da prendersi il tetano solo a guardarla! Ma
queste cose passano in secondo piano quando si è distrutti e si ha
voglia di buttarsi in un letto a dormire, perciò a noi interessa
solo sapere a che ora è la colazione domani mattina per dare
carburante al nostro fisico. Andiamo a chiedere questo piccolo
dettaglio, che è compreso nel prezzo di 25 pound a testa (piuttosto
cara la bettola eh?), ma clamorosamente la signora del posto non sa
bene a che ora sia la colazione e cerca in un libro prima di dare la
risposta: alle 7:30 dice. “Certo devono venire molti turisti qua“
pensiamo tra di noi, se non si ricordano neanche a che ora è la
colazione… un po’ rattristati dal fatto di doverci alzare così
presto, andiamo a dormire tra il chiasso e la musica del pub
sottostante. Ma non è finita qui….
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Canterbury |
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Un particolare delle facciate delle case di questa splendida cittadina |
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Canterbury Cathedral |
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La splendida e maestosa Cattedrale vista dall'unico ingresso accessibile del paese |
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Dover |
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Dover è famosa per diversi motivi, tra cui il Castello (sullo sfondo a destra) e le White Cliffs, raggiungibili tramite piacevoli passeggiate |
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Dover - White Cliffs |
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Le scogliere bianche di Dover devono il loro colore alla conformazione particolare della roccia, e sono uno spettacolo davvero interessante |
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Dover - White Cliffs |
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Le scogliere si percorrono tramite lunghi e piacevoli sentieri che le costeggiano |
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Dover Castle |
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Il Castello di Dover è immenso ed è uno dei più importanti d'Inghilterra |
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Hastings |
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Questa sorridente cittadina si trova percorrendo la costiera da Dover a Brighton ed è un porticciolo di pescatori molto turistico |
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Hastings |
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Una funivia permette di salire dalla costa e di arrivare direttamente in cima alla scogliera |
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Brighton |
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Brighton è una delle città più turistiche frequentate dagli inglesi |
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Brighton |
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L'impatto visivo che si gode dai moli è grandioso, e enormi gabbiani volano e atterrano ovunque nella ricerca del cibo (dato dai turisti) |
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Brighton |
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Numerosi pescatori a lenza tentano di portare a casa un bel bottino |
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Brighton Pier |
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Il Brighton Pier è un molo all'insegna del divertimento, dove sono stati costruiti sopra montagne russe, giochi di ogni genere e una pista di go-kart |
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Brighton Pier |
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Dal Brighton Pier si gode una vista meravigliosa di tutta la parte costiera della città |
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Brighton - Pavillon |
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Il Pavillon è il monumento più famoso di questa città con il suo stile orientale e il bel giardino perfettamente curato |
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Brighton |
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Al calar del sole i riflessi gialli colorano magicamente la pallida facciata del Pavillon
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Brighton |
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Anche sul controluce il gabbiano è sempre presente! |
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