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GIORNO 3 22/04/2002
- Winchester e la Tavola Rotonda; Salisbury; Stonhenge; Sherbourne;
Yeovil
Alle 7:30 scendiamo puntuali nella scala rachitica che dà accesso al
pub, pronti per una abbondante e doverosa colazione, visto che ieri
tra l’altro abbiamo cenato al sacco alla bene e meglio. Purtroppo
una triste sorpresa ci attende: la porta è chiusa a chiave e nessuno
risponde, neanche dopo aver bussato parecchie volte a vuoto.
Pensando che sia troppo presto tentiamo di fare prima la doccia. Ce
ne sono due a dire il vero, ma non funzionano neanche per mezza:
l’acqua esce lenta, a intermittenza e a raggio aperto, in pratica
bagna tutto fuorché il corpo… è un’impresa riuscire a lavarsi e,
piuttosto alterati da questa situazione, proviamo a riscendere
almeno per la colazione. Nessuno risponde ancora, così decidiamo di
trovare un’uscita alternativa: quella di emergenza, dal tetto
dell’abitazione!
Camminiamo praticamente sulle tegole e scendiamo una scala esterna
in legno notando che il pub è completamente chiuso! Non si vede
anima viva, o meglio, sicuramente il padrone è ancora sbronzo dalla
notte prima ed è a letto in condizioni pietose per il dopo sbornia.
Non ci sbagliamo, perché tornati infatti alla famigerata porta
interna, poco prima che Carlo provi gentilmente ad accompagnarla con
una spallata, una povera ragazza la apre, spaventata dalla nostra
presenza, evidentemente non molto abituata a vedere turisti nel pub,
e si scusa della situazione, continuando a ripetere che la signora
della colazione non è venuta, e lei non ne sa niente perché è solo
la donna delle pulizie. Così va a parlare dentro, bussando ad una
porta, con un signore con un vocione da dopo sbornia (che deve
essere il padrone), e torna chiedendo ancora scusa mostrando ‘ben’ 5
pound per rifondere la colazione (quindi 2,5 a testa, beh…forse
almeno un paio di caramelle qui in Inghilterra ci escono!). A questo
punto, veramente imbestialiti dall’assurdo comportamento, pensiamo
bene di abbandonare immediatamente questa bettola dalla porta di
servizio (quindi dal tetto, con tutte le valigie!!!), non
trascurando però di lasciare qualche ricordino per manifestare al
padrone del pub tutta la nostra simpatia per la sua cordiale
ospitalità…
Messa una pietra su questo pessimo e travagliato alloggio, andiamo a
visitare la cittadina di Winchester, veramente splendida e graziosa,
anch’essa con una bella zona pedonale al centro e viuzze molto
caratteristiche. Parcheggiamo non lontani dal centro, nella solita
area a pagamento, stavolta con una macchinetta automatica più
decente, pagando per un tempo di 4 ore. Scesi dall’auto l’occhio
cade immediatamente su un Pizza Hut, famosa catena di ristoranti in
Inghilterra, dove pagando un fisso si può prendere a buffet ogni
tipo di pizza, insalate e contorni vari nella quantità desiderata,
solamente però nell’orario tra le 13:30 e le 14:30. “Alle 13:30 noi
saremo qua!” pensiamo contemporaneamente io e Carlo: questo è di
certo l’unica sicurezza della giornata!
Salendo verso il centro, seguiamo i cartelli alla conquista della
nostra prima leggendaria tappa: la Tavola Rotonda di Re Artù, che si
trova nella Great Hall. La famosa tavola è esposta in un grosso
salone appesa ad una parete, e si possono notare visibilmente le 24
porzioni in cui essa è divisa, ognuna con il nome del cavaliere a
cui spettava. Devo precisare che per queste tappe del nostro viaggio
abbiamo preso spunto da quello che poi diventerà il nostro mito, un
certo Vincenzo di Marco , il quale ha pubblicato in Internet il
racconto del suo viaggio, con una meticolosità e competenza della
storia invidiabile. Restiamo affascinati dalla storia di Vincenzo,
così particolareggiata e scorrevole, che racconta e commenta questi
posti nella sua esperienza e sicuramente, come si nota dal suo
scritto, nella sua passione verso le leggende di Re Artù. Come lui
stesso scrive, in realtà c’è un’incongruenza un po’ strana tra la
l’epoca in cui è datata la tavola e la leggenda di Re Artù, che
risale a qualche secolo prima. Probabilmente questa è in realtà un
accreditata ricostruzione della tavola, fattostà che risulta la più
credibile, e noi, da semplici turisti, come ha fatto il mitico
Vincenzo prima di noi e seguendo i suoi consigli, “non ci poniamo
troppe domande”. Contenti di questa nostra conquista azzardiamo a
strappare qualche ricordo, nonostante i cartelli vietino di fare
fotografie, e ci concediamo il lusso persino di fare degli
autoscatti (ovviamente senza flash per non attirare l’attenzione)
con la macchina appesa ad un cancello. Un esempio certo da non
seguire!!! Improvvisamente scatta un allarme sonoro con nostro
visibile terrore, poiché vista la trasgressione nel scattare
fotografie pensiamo di finire dritti dietro le sbarre di qualche
prigione inglese. Per ‘fortuna’ l’allarme è l’antincendio, che
significa essere accompagnati gentilmente fuori di corsa tutti nel
piazzale esterno per la propria sicurezza. In realtà non c’è nessun
focolare e neanche fumo e non comprendiamo bene cosa lo abbia fatto
scattare. Aspettiamo così una bella mezzora fuori dalla piazza con
un sacco di gente incuriosita dal fatto, quasi tutti lavoratori del
posto e pochi turisti. Arrivano persino i vigili del fuoco e dopo un
po’ ci lasciano rientrare: un falso allarme, e un’altra chicca da
raccontare.
Osserviamo un altro po’ la nostra leggendaria Tavola Rotonda e
proseguiamo più su, in fondo al paese, dove visitiamo la Cattedrale
di Winchester, anch’essa insieme a quella di Canterbury considerata
tra le più belle d’Inghilterra. All’esterno è meno alta e maestosa
della prima, ma certo non si può dire non sia stupenda. Sulla destra
della facciata principale si allunga un cortile, dove regnano pace e
tranquillità assoluta, come tipico di questi posti religiosi. In un
bel prato verde all’inglese giace una strana scultura di qualche
fantasioso artista, rappresentante due uomini, che costituisce
davvero un bel soggetto fotografico con lo sfondo della cattedrale.
Così Carlo si dedica appieno a fotografarla in tutte le salse e a
cercare le posizioni più strane per farlo: forse per questo lo
guardano tutti un po’ male mentre giace tranquillamente sdraiato sul
prato e dove stranamente non c’è nessun altro… Un’altra magica
chicca si è appena compiuta dal momento che noto, dopo circa un
quarto d’ora, mentre scatto una foto, un cartello piuttosto nascosto
a terra che vieta assolutamente di passeggiare sul prato e
calpestare l’erba. Ma Carlo non sta passeggiando, è solo sdraiato!!!
Forse per gli inglesi è troppo disturbo mettere un cartello più
grande ad altezza uomo, o forse lo danno per scontato; evidentemente
si impegnano di più nei segnalamenti stradali! E’ già la seconda
multa che rischiamo nel giro di un paio d’ore…
Si fanno le 13:15 e noi abbiamo un appuntamento urgente e
immancabile da rispettare. Tornati di corsa all’ingresso del paese,
alle 13:30 esatte e qualche secondo, puntuali come un orologio
svizzero, l’emozione ci assale e per poco non scendono lacrime di
gioia, di fronte a questa luccicante e colorata insegna del Pizza
Hut con tanto di cartello per il buffet! E’ fatta: siamo
esageratamente incattiviti da un pranzo ad un Fish & Chips
nauseabondo e da una cena inesistente del giorno prima, nonché da
una colazione saltata nello squallido pub. Siamo pronti a mandare in
fallimento questa povera sede staccata del Pizza Hut di Winchester,
spolverando qualunque cosa abbiano messo a disposizione di
commestibile. E così nell’orario del fatidico buffet siamo capaci di
sbranare non ricordo neanche quanti tranci di pizza, insalate e
salsette varie (decisamente tutto buono, nulla da dire in merito!).
Non è rilevante immaginare cosa stia pensando la povera cameriera
che serve il nostro tavolo, la quale probabilmente si starà
chiedendo se questa sia una candid camera o un film di Bud Spencer e
Terence Hill: la cosa importante è che la nostra pancia finalmente
sia piena e la nostra sete di vendetta sia placata!
Adesso possiamo riprendere il viaggio carichi come prima, ma non
senza aver affrontato l’ennesima chicca che ci aspetta al
parcheggio. Avendo sforato di a mala pena 10 minuti dalle quattro
ore pagate, e non avendo letto bene, molto ingenuamente, il cartello
degli orari, ragioniamo sul fatto che probabilmente pagheremo il
sovrapprezzo per la quinta ora. Ma non è così, anche stavolta c’è il
trucco infido e nascosto poiché, dopo le quattro ore, si paga per un
intera giornata esattamente il doppio, cioè la ‘modica’ cifra di
otto pound al posto di quattro…. Clamoroso, per soli 10 minuti!! E
il problema non è solo la batosta degli otto pound, ma il fatto che
la macchinetta automatica non accetta banconote ma solo monete, che
noi ovviamente non abbiamo in cambio! (insomma non esistono le
macchinette automatiche perfette: dare un posto di lavoro ad un
ragazzo per gestire i parcheggi come qui in Italia sembra brutto
eh?). Dobbiamo scendere dall’auto e frugare un po’ la macchinetta,
mentre una voce dal microfono della sbarra minacciosamente dice che
siamo “osservati e sotto controllo”: del resto è solo il secondo
giorno e quindi già la seconda volta che rischiamo la galera, nonché
una decina di multe… Così Carlo si offre per andare a chiedere a
qualche passante nei dintorni il cambio dei pound che ci mancano in
moneta, mentre io rimango in auto (pazzesco!). Pagata questa
infernale macchinetta, finalmente usciamo da un altro incubo
perdendo un’altra mezzora, per dirigerci verso la prossima meta:
Salisbury.
Salisbury è vicina a Winchester, e vi giungiamo più o meno verso le
15:30. Fa parte anch’essa delle rinomate cittadine inglesi famose
per la propria cattedrale. In effetti questa di Salisbury mi è
sembra la migliore in assoluto: enorme e con la torre campanaria a
guglia altissima (ben 127 metri se non ricordo male, la più alta di
tutto il Regno Unito). Stavolta niente parcheggio in aree di sosta
con macchinette strane: lasciamo l’auto a fianco al muretto della
piazza che dà verso la cattedrale. In realtà è a pagamento anche
questo, con chissà quale marchingegno, probabilmente con il classico
“tagliando” che abbiamo anche qua in Italia. Ma ovviamente bisogna
cercare dove comprarli, visto che non c’è nessun vigilante nel giro
di tutta l’immensa piazza. E’ siccome è più il tempo che stiamo
trascorrendo ai parcheggi di quello per visitare i monumenti,
facciamo gli “italiani” almeno per una volta diamine!
Entriamo dentro a visitare la Cattedrale che è meravigliosa, con le
sue altissime navate gotiche e cappelle decorate. Un particolare
curioso è l’esposizione dell’orologio più vecchio d’Inghilterra, e
probabilmente anche uno dei più vecchi al mondo; tutto sembra
ovviamente fuorché un orologio come lo intendiamo oggi.
Appena fuori dalla cattedrale invece, è esposta una delle cinque
uniche copie autentiche di Magna Carta esistenti al mondo, e la
simpatica guida del posto, un povero signore che fra un po’ crolla
sul pavimento da quanto è anziano, ci spiega mangiandosi parecchie
parole la storia di questo importantissimo pezzo di carta, che pare
sia il meglio conservato e leggibile degli altri quattro.
La gita a Salisbury è breve anche perché vogliamo assolutamente
vedere, prima della chiusura, un'altra mitica tappa leggendaria da
conquistare nel nostro viaggio: Stonhenge. Si arriva a questo
monumento, sicuramente tra i più famosi nel mondo, direttamente
dall’autostrada, dopo un breve svincolo sulla destra. L’impatto
dall’autostrada è strano, perché si supera un colle all’improvviso e
dall’alto spuntano in lontananza i resti di Stonhenge, così
suggestivi ed isolati immersi in uno sterminato prato verde.
Sembrano più maestosi venendo dalla strada che a guardarli da vicino
in effetti. Certamente la posizione di un monumento storico così
importante, famoso principalmente per il suo alone di mistero, non è
decisamente felice a due passi dall’autostrada, con lo sfrecciare di
tutte le auto. Nonostante tutto confermo la visione di Vincenzo, il
quale afferma giustamente che trovarsi di fronte a queste pietre,
così cariche di leggende e misteri, insieme all’emozione di poterle
finalmente vedere dal vivo e non solo nei documentari, rende il
posto incredibilmente suggestivo.
All’entrata si fa il biglietto e si riceve una guida, una sorta di
telefono a numeri dove si può scegliere la lingua parlata, mentre
sulla destra si trova il classico shop fornito di tutto. Si percorre
un breve tratto di strada che riproduce, disegnata sui muri, come
doveva essere una volta il sito: enorme, assolutamente molto più
vasto e imponente di adesso, considerando che del cerchio di pietre
più esterno ne rimane oggi soltanto una in piedi. Il giro inizia con
un sentiero che percorre un anello a 360° sulla collina intorno a
Stonhenge. Ogni tanto si presentano dei cartelli con dei numeri, che
premuti sulla guida telefonica permettono di ascoltarne la
descrizione. Non risultano ancora certezze sui misteri di questo
sito, dell’esatto come e perché venne costruito, sulla sua funzione
e sull’utilizzo, ma sono comunque considerate tutte le ipotesi
possibili, dal calendario astronomico agli ufo. La parte più
interessante è alla fine del percorso, dove è possibile apprezzare i
resti meglio conservati e intatti dei monoliti, che assumono anche
maggior suggestione verso il tramonto con il sole che li illumina in
controluce. Emozionati da questa nostra conquista, non possiamo non
immortalare questo momento e approfittando del fatto che siamo in
orario di chiusura e non c’è quasi più nessuno, io e Carlo
ingegniamo il solito autoscatto, stavolta sdraiati per terra!
Poco dopo siamo nuovamente sull’autostrada in direzione sud-ovest e,
visto che non è ancora del tutto buio, deviamo per un giro
panoramico verso Sherbourne, un paesino incredibilmente rimasto
fuori dalla civiltà e ancora intatto come secoli fa. La strada per
arrivare è tutto un programma, stretta e tortuosa, con i muretti
alti in pietra immersi in un verde prepotente, che ogni tanto danno
spazio a splendide casette in pietra con tettuccio spiovente. La
vita qua sembra essersi fermata: ci sentiamo quasi intrusi con un
marchingegno così tecnologico come l’auto… Il paese poi è
assolutamente meraviglioso: un piccolo centro abitato uscito da una
fiaba, un plastico di una perfetta ricostruzione storica che sembra
creata apposta per sbalordire il turista! Ma stavolta è tutto
autentico (e non si paga niente!). Qua neanche il turismo esiste
ancora, e la dimostrazione è il fatto che non riusciamo a trovare
neanche un posticino per dormire. C’è solo il classico pub di paese,
con persone di una certa età che si gustano la loro birra
quotidiana, mentre le vie del centro sono desolate. Sherbourne è
dunque un pezzo da museo, fondamentale per capire l’essenza della
campagna inglese, come doveva essere una volta e come, anche se per
pochi tratti, è rimasta ancora ai giorni d’oggi.
Ormai buio, proseguiamo ancora più a sud arrivando fino a Yeovil,
un’anonima cittadina dove troviamo, finalmente senza difficoltà, un
discreto BED & BREAKFAST ad un prezzo decisamente conveniente. Dopo
esserci ristorati usciamo in esplorazione per le vie del centro,
finendo a bere una birra in uno strano pub, pieno di ragazzini
adolescenti che festeggiano un party. Iniziamo a realizzare che la
vita notturna certamente non sarà il pezzo forte di questo viaggio:
qua siamo in Inghilterra e non in Irlanda, la cultura del pub tutti
i giorni a tutte le ore, anche nel posto più sperduto, sembra non
esistere!
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Salisbury Cathedral |
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La maestosa Cattedrale di Salisbury, tra le 5 più famose dell'Inghilterra insieme a quelle di Canterbury, Winchester, Wells e Gloucester |
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Salisbury Cathedral |
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L'interno della Cattedrale rivela la sua bellezza e l'architettura gotica |
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Salisbury Cathedral |
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Un'immagine decorativa all'interno della bellissima Cattedrale |
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Salisbury Cathedral |
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Nonostante non sembri affatto un orologio, questo è proprio l'orologio più antico d'Inghilterra! |
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Salisbury Cathedral |
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Un particolare di una finestra, con mosaici molto suggestivi e colorati |
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Stonhenge |
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Il mitico monumento di Stonhenge si visita in senso antiorario con un sentiero che permette di vederlo a 360° |
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Stonhenge |
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La prima parte non permette di apprezzare appieno la grandezza del monumento, poichè i resti rimasti in piedi sono pochini... |
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Stonhenge |
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Durante il tragitto un telefono-guida spiega la storia e le ipotesi più accreditate sulla costruzione e le funzioni di questo ancora così misterioso monumento |
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Stonhenge |
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L'ultima parte del tragitto a cerchio è la più bella e intatta |
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Stonhenge |
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Io e il mio amico Carlo in un autoscatto azzardato davanti al leggendario monumento di Stonhenge! |
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Winchester Cathedral |
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La splendida Cattedrale di Winchester, tra le più famose di tutta l'Inghilterra |
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Winchester |
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Un artista esibisce nel prato a lato della Cattedrale una sua pittoresca opera... |
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Winchester King's Hall |
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Nella King's Hall si trova la leggendaria Tavola Rotonda di Re Artù |
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Winchester King's Hall |
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Io e il mio amico Carlo contenti di aver conquistato anche questa mitica tappa: la Tavola Rotonda! |
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Glastonbury |
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Una veduta di Glastonbury, una cittadina legata al misticismo e alle leggende |
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Glastonbury |
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Il sentiero che porta al Thor, diventato una sorta di punto di ritrovo mistico, dove gente da tutto il mondo viene a meditare (e non solo...) alla ricerca del Santo Gral |
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Glastonbury - Thor |
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Una splendida veduta panoramica dalla collina del Thor |
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Glastonbury - Thor |
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Il calar del sole crea un'atmosfera suggestiva sopra la collina del Thor |
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Glastonbury |
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Una meravigliosa veduta della campagna rurale inglese |
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Cheddar Gorge |
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La profonda gola di Cheddar, attrazione naturale molto visitata di questa cittadina, resa famosa dalla sua produzione di formaggio |
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GIORNO 4
23/04/2002 - Camelford; Tintagel; Watergate
Bay; Newquay
L’entusiasmo di oggi è alle stelle: finalmente entriamo nella
regione della Cornovaglia, la meno abitata e più selvaggia
dell’Inghilterra, così ricca di storia, leggende e misteri, oltre
che di meravigliosi paesaggi. Seguiamo l’autostrada che scende fino
all’estremo sud-ovest dell’isola, passando per Exeter, dove ci
ingarbugliamo con i cartelli, finendo per fare il giro della città
un paio di volte alla ricerca della giusta deviazione verso la parte
settentrionale della Cornovaglia.
Usciamo dopo un’ora di autostrada ad uno svincolo, prendendo una
strada secondaria che porta a Camelford, piccolo paesino che alcune
guide considerano la Camelot più accreditata (ma Vincenzo per
esempio nomina South Cadbury). Sostiamo qua a pranzare in una
locanda caratteristica del posto, dove siamo praticamente solo io,
Carlo, la ragazza che gestisce il locale e altre due o tre persone
del luogo che entrano e escono per i pettegolezzi del paese. Non si
vede un solo turista, neanche per le strade: siamo del tutto immersi
nella vera vita di uno sperduto luogo della Cornovaglia!
Lasciato questo piccolo centro proseguiamo verso Tintagel. Questa
volta andiamo alla conquista del King Arthur’s Castle, ovvero le
rovine del Castello dove la leggenda vuole sia nato Re Artù.
All’inizio di questa splendida cittadina turistica, lasciamo l’auto
in un’area apposita di fronte al Tourist Office, dove entriamo a
dare un’occhiata ai depliant e alle guide. Una cartina mostra il
sentiero da percorrere per arrivare al castello, verso la fine del
paese. Così camminiamo per la via principale, in un susseguirsi di
splendidi piccoli negozi di ogni genere, ricavati in meravigliose
costruzioni di pietra, che rendono l’atmosfera davvero suggestiva,
insieme al tempo freddo e nuvoloso. Spicca in particolar modo il
caratteristico Old Post Office, famoso e super gettonato nelle
cartoline, considerato il più antico ancora funzionante in
Inghilterra.
Poco più avanti, da una deviazione verso sinistra parte il sentiero
sterrato che scende rapidamente verso la costa, e si rivela una
splendida passeggiata immersa nel verde intenso della zona. Dopo una
ventina di minuti sorridiamo alla vista del famigerato obbrobrio di
cui il mitico Vincenzo di Marco parla: un moderno hotel a forma di
castello, costruito sulla sinistra sopra su un promontorio, con cui
concordiamo vivamente la ‘stonatura’ con la magia di questo posto.
Alla fine del sentiero arriviamo a ridosso dell’oceano, sostando ad
osservare il bellissimo scenario: le rovine del castello sulla
sinistra, con uno strano ponte di legno che unisce i due promontori
dove sorgono da una parte il vecchio castello di Re Artù e
dall’altra il villaggio, l’oceano di fronte mosso e arrabbiato, ed
un susseguirsi di colline verdissime sulla destra dove altri piccoli
sentieri si inerpicano. In basso ci sono persino varie grotte, che
con la bassa marea sono raggiungibili a piedi.
Andiamo dunque nei pressi del ponte, dove non può mancare il
casolare per pagare i biglietti, e optiamo come prima scelta di
andare verso destra, alle rovine del villaggio. Sulla sinistra
invece una ripidissima scalinata porta al castello, costruito in un
posto unico ed eccezionale, con le mura al limite del promontorio
che finiscono a strapiombo sull’oceano da una considerevole altezza!
Questo sì che è un posto inespugnabile e fantastico! (la leggenda,
che noi apprendiamo da Vincenzo, pare dica infatti che sia stato
conquistato solo con l’inganno tramite una magia di Merlino).
Attraversato il ponticello in legno saliamo su questo promontorio,
dove una passeggiata panoramica è assolutamente da non perdere.
Nella prima parte si ammirano i pochi resti delle mura di antiche
abitazioni, e il sentiero prosegue alto sulla costa fino all’altra
punta estrema, dove lo strapiombo verso l’oceano si accentua. Da qua
si gode di una vista fantastica del posto, si vede tutta la costa,
l’oceano, i resti e le rovine, persino il paese di Tintagel in
lontananza. Il tutto è enormemente suggestivo, e altri piccoli
particolari contribuiscono a rendere questo uno dei posti
naturalistici più belli della Cornovaglia, come una piccola cascata,
le fioriture, le grotte nascoste, la continua presenza di enormi
gabbiani che volano ovunque. Carlo si sta persino appisolando,
sdraiato in tutto relax mentre si gode la superba vista! Proseguendo
sul retro del promontorio, il sentiero sale in cima e sparisce
insieme ai turisti, lasciando spazio alla desolata prateria dove si
può passeggiare e ammirare il panorama a 360°. Qualche cartello
sporadico per terra spiega il ritrovamento di resti, di cui alcuni
conservano ancora un significato misterioso.
Tornati al punto di partenza, avendo aggirato l’intero promontorio,
saliamo nella ripida scalinata che porta ai resti del castello vero
e proprio, le cui mura si possono ormai intuire solo dai pochi resti
delle recinzioni delle fondamenta. La parete finisce nettamente a
strapiombo sull’oceano e non è certo una visione adatta a chi soffre
di vertigini! Un altro sentiero parte da qua e riporta a metà strada
verso Tintagel, dove rientriamo alle 16:00.
Ripresa l’auto percorriamo un bel pezzo di strada costiera
secondaria, quasi desolata, nel nord della Cornovaglia,
parcheggiando in una mastodontica baia chiamata Watergate Bay,
rinomata soprattutto ai turisti inglesi amanti del surf. Il colpo
d’occhio è eccezionale: chilometri e chilometri di bella spiaggia,
esaltati ancora di più dal gioco delle maree, con la costa alta a
strapiombo alle spalle, e le onde dell’oceano che si ritirano
lentamente creando centinaia di metri di battigia dove divertirsi a
correre e camminare cercando di non sprofondare troppo nella sabbia
bagnata! Ed è proprio quello che facciamo per una mezzora buona in
questo splendido tratto di costa, che prosegue più in là per molte
altre miglia in varie rinomate baie, alcune addirittura con
altissimi faraglioni, che però non riusciamo a trovare.
Raggiungiamo invece, quando ormai è quasi buio, la sorridente
cittadina di Newquay, anch’essa meta soprattutto di turisti quasi
esclusivamente inglesi. Un breve giro nel litorale fa subito capire
che questo è un posto meraviglioso e ben organizzato, zeppo di
negozi e divertimenti. Troviamo facilmente un BED & BREAKFAST vicino
al centro, tra l’altro molto economico e il più caratteristico dal
punto di vista dell’arredamento interno, con una tappezzeria
vivacemente colorata e allegra. Anche la signora proprietaria è
estremamente gentile e disponibile.
Dopo esserci adeguatamente ristorati e riposati, usciamo per
visitare questa promettente cittadina, dove in realtà troviamo ormai
quasi tutto chiuso, pur essendo soltanto le 22:00. Il nostro giro
turistico è per fortuna ravvivato e reso emozionante dagli splendidi
scorci che il litorale regala, con una meravigliosa spiaggia
incastonata tra le alte pareti della roccia. Sono due per
l’esattezza, entrambe molto grandi e ben organizzate, raggiungibili
a piedi scendendo le gradinate. Una in particolare colpisce
clamorosamente, dove avvistiamo con meraviglia una casa
perfettamente isolata costruita sopra un alto faraglione, e
collegata alla “terra” solo tramite un lungo moderno ponte ad arco.
Ci dirigiamo verso questa incredibile costruzione, ma il ponte è
raggiungibile solo tramite l’ingresso ad un'altra abitazione
privata, così scendiamo la lunga gradinata a strapiombo sulla parete
che porta alla spiaggia, e passeggiamo in questa magnifica baia.
Risaliti per un’altra gradinata in prossimità di un acquario,
continuiamo il giro per verdi prati e piazze, notando come in questa
cittadina, in modo assolutamente più accentuato che in ogni altra,
gli enormi gabbiani grandi come agnelli dominano ogni luogo. Ce ne
sono ovunque, spesso in gruppo, e si sente praticamente solo il loro
grido per le strade ben illuminate ma desolate (sembriamo gli unici
turisti in circolazione!). Il tutto crea un’atmosfera suggestiva e
magica, che fa di Newquay la cittadina più bella e caratteristica
vista finora in questo viaggio.
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Tintagel |
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Uno dei tanti particolarissimi shop di questa splendida e tranquilla cittadina della Cornovaglia |
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Tintagel |
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Il Post-Office è una dell principali attrative della cittadine, il più vecchio ancora funzionante ufficio postale d'Inghilterra |
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Tintagel |
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Una bella panoramica mostra la bellezza intatta di questo tratto di costa |
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Tintagel |
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L'Hotel Castello e la vista della cittadina di Tintagel in lontananza |
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Tintagel |
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La scogliera a strapiombo! |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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Il castello di Re Artù sorgeva arrocato su un colle (a sinistra) mentre le abitazioni erano isolate e collegate da un ponte (sulla destra) |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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Una ripidissima scalinata porta ai resti del Castello |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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Il paesaggio intorno è incredibilmente suggestivo ed emozionante. Un sentiero fa il giro del promontorio dove una volta sorgevano le abitazioni |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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Il verde intenso sende giù fino all'oceano insieme ad una piccola ma suggestiva cascata |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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I colori violastri e bianco dei fiori rendono piacevole anche rilassarsi sul prato e godere del panorama |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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Il mio amico Carlo si gode la meravigliosa vista dell'oceano! |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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Lo scorrere dell'acqua della cascata si fa sentire forte in questa parte della scogliera |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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Tintagel - King Arthur's Castle |
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I resti della muratura del Castello di Re Artù contrapposti alla costa frastagliata |
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