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GIORNO 3

22/04/2002 - Winchester e la Tavola Rotonda; Salisbury; Stonhenge; Sherbourne; Yeovil

Alle 7:30 scendiamo puntuali nella scala rachitica che dà accesso al pub, pronti per una abbondante e doverosa colazione, visto che ieri tra l’altro abbiamo cenato al sacco alla bene e meglio. Purtroppo una triste sorpresa ci attende: la porta è chiusa a chiave e nessuno risponde, neanche dopo aver bussato parecchie volte a vuoto. Pensando che sia troppo presto tentiamo di fare prima la doccia. Ce ne sono due a dire il vero, ma non funzionano neanche per mezza: l’acqua esce lenta, a intermittenza e a raggio aperto, in pratica bagna tutto fuorché il corpo… è un’impresa riuscire a lavarsi e, piuttosto alterati da questa situazione, proviamo a riscendere almeno per la colazione. Nessuno risponde ancora, così decidiamo di trovare un’uscita alternativa: quella di emergenza, dal tetto dell’abitazione!
Camminiamo praticamente sulle tegole e scendiamo una scala esterna in legno notando che il pub è completamente chiuso! Non si vede anima viva, o meglio, sicuramente il padrone è ancora sbronzo dalla notte prima ed è a letto in condizioni pietose per il dopo sbornia. Non ci sbagliamo, perché tornati infatti alla famigerata porta interna, poco prima che Carlo provi gentilmente ad accompagnarla con una spallata, una povera ragazza la apre, spaventata dalla nostra presenza, evidentemente non molto abituata a vedere turisti nel pub, e si scusa della situazione, continuando a ripetere che la signora della colazione non è venuta, e lei non ne sa niente perché è solo la donna delle pulizie. Così va a parlare dentro, bussando ad una porta, con un signore con un vocione da dopo sbornia (che deve essere il padrone), e torna chiedendo ancora scusa mostrando ‘ben’ 5 pound per rifondere la colazione (quindi 2,5 a testa, beh…forse almeno un paio di caramelle qui in Inghilterra ci escono!). A questo punto, veramente imbestialiti dall’assurdo comportamento, pensiamo bene di abbandonare immediatamente questa bettola dalla porta di servizio (quindi dal tetto, con tutte le valigie!!!), non trascurando però di lasciare qualche ricordino per manifestare al padrone del pub tutta la nostra simpatia per la sua cordiale ospitalità…
Messa una pietra su questo pessimo e travagliato alloggio, andiamo a visitare la cittadina di Winchester, veramente splendida e graziosa, anch’essa con una bella zona pedonale al centro e viuzze molto caratteristiche. Parcheggiamo non lontani dal centro, nella solita area a pagamento, stavolta con una macchinetta automatica più decente, pagando per un tempo di 4 ore. Scesi dall’auto l’occhio cade immediatamente su un Pizza Hut, famosa catena di ristoranti in Inghilterra, dove pagando un fisso si può prendere a buffet ogni tipo di pizza, insalate e contorni vari nella quantità desiderata, solamente però nell’orario tra le 13:30 e le 14:30. “Alle 13:30 noi saremo qua!” pensiamo contemporaneamente io e Carlo: questo è di certo l’unica sicurezza della giornata!
Salendo verso il centro, seguiamo i cartelli alla conquista della nostra prima leggendaria tappa: la Tavola Rotonda di Re Artù, che si trova nella Great Hall. La famosa tavola è esposta in un grosso salone appesa ad una parete, e si possono notare visibilmente le 24 porzioni in cui essa è divisa, ognuna con il nome del cavaliere a cui spettava. Devo precisare che per queste tappe del nostro viaggio abbiamo preso spunto da quello che poi diventerà il nostro mito, un certo Vincenzo di Marco , il quale ha pubblicato in Internet il racconto del suo viaggio, con una meticolosità e competenza della storia invidiabile. Restiamo affascinati dalla storia di Vincenzo, così particolareggiata e scorrevole, che racconta e commenta questi posti nella sua esperienza e sicuramente, come si nota dal suo scritto, nella sua passione verso le leggende di Re Artù. Come lui stesso scrive, in realtà c’è un’incongruenza un po’ strana tra la l’epoca in cui è datata la tavola e la leggenda di Re Artù, che risale a qualche secolo prima. Probabilmente questa è in realtà un accreditata ricostruzione della tavola, fattostà che risulta la più credibile, e noi, da semplici turisti, come ha fatto il mitico Vincenzo prima di noi e seguendo i suoi consigli, “non ci poniamo troppe domande”. Contenti di questa nostra conquista azzardiamo a strappare qualche ricordo, nonostante i cartelli vietino di fare fotografie, e ci concediamo il lusso persino di fare degli autoscatti (ovviamente senza flash per non attirare l’attenzione) con la macchina appesa ad un cancello. Un esempio certo da non seguire!!! Improvvisamente scatta un allarme sonoro con nostro visibile terrore, poiché vista la trasgressione nel scattare fotografie pensiamo di finire dritti dietro le sbarre di qualche prigione inglese. Per ‘fortuna’ l’allarme è l’antincendio, che significa essere accompagnati gentilmente fuori di corsa tutti nel piazzale esterno per la propria sicurezza. In realtà non c’è nessun focolare e neanche fumo e non comprendiamo bene cosa lo abbia fatto scattare. Aspettiamo così una bella mezzora fuori dalla piazza con un sacco di gente incuriosita dal fatto, quasi tutti lavoratori del posto e pochi turisti. Arrivano persino i vigili del fuoco e dopo un po’ ci lasciano rientrare: un falso allarme, e un’altra chicca da raccontare.
Osserviamo un altro po’ la nostra leggendaria Tavola Rotonda e proseguiamo più su, in fondo al paese, dove visitiamo la Cattedrale di Winchester, anch’essa insieme a quella di Canterbury considerata tra le più belle d’Inghilterra. All’esterno è meno alta e maestosa della prima, ma certo non si può dire non sia stupenda. Sulla destra della facciata principale si allunga un cortile, dove regnano pace e tranquillità assoluta, come tipico di questi posti religiosi. In un bel prato verde all’inglese giace una strana scultura di qualche fantasioso artista, rappresentante due uomini, che costituisce davvero un bel soggetto fotografico con lo sfondo della cattedrale. Così Carlo si dedica appieno a fotografarla in tutte le salse e a cercare le posizioni più strane per farlo: forse per questo lo guardano tutti un po’ male mentre giace tranquillamente sdraiato sul prato e dove stranamente non c’è nessun altro… Un’altra magica chicca si è appena compiuta dal momento che noto, dopo circa un quarto d’ora, mentre scatto una foto, un cartello piuttosto nascosto a terra che vieta assolutamente di passeggiare sul prato e calpestare l’erba. Ma Carlo non sta passeggiando, è solo sdraiato!!! Forse per gli inglesi è troppo disturbo mettere un cartello più grande ad altezza uomo, o forse lo danno per scontato; evidentemente si impegnano di più nei segnalamenti stradali! E’ già la seconda multa che rischiamo nel giro di un paio d’ore…
Si fanno le 13:15 e noi abbiamo un appuntamento urgente e immancabile da rispettare. Tornati di corsa all’ingresso del paese, alle 13:30 esatte e qualche secondo, puntuali come un orologio svizzero, l’emozione ci assale e per poco non scendono lacrime di gioia, di fronte a questa luccicante e colorata insegna del Pizza Hut con tanto di cartello per il buffet! E’ fatta: siamo esageratamente incattiviti da un pranzo ad un Fish & Chips nauseabondo e da una cena inesistente del giorno prima, nonché da una colazione saltata nello squallido pub. Siamo pronti a mandare in fallimento questa povera sede staccata del Pizza Hut di Winchester, spolverando qualunque cosa abbiano messo a disposizione di commestibile. E così nell’orario del fatidico buffet siamo capaci di sbranare non ricordo neanche quanti tranci di pizza, insalate e salsette varie (decisamente tutto buono, nulla da dire in merito!). Non è rilevante immaginare cosa stia pensando la povera cameriera che serve il nostro tavolo, la quale probabilmente si starà chiedendo se questa sia una candid camera o un film di Bud Spencer e Terence Hill: la cosa importante è che la nostra pancia finalmente sia piena e la nostra sete di vendetta sia placata!
Adesso possiamo riprendere il viaggio carichi come prima, ma non senza aver affrontato l’ennesima chicca che ci aspetta al parcheggio. Avendo sforato di a mala pena 10 minuti dalle quattro ore pagate, e non avendo letto bene, molto ingenuamente, il cartello degli orari, ragioniamo sul fatto che probabilmente pagheremo il sovrapprezzo per la quinta ora. Ma non è così, anche stavolta c’è il trucco infido e nascosto poiché, dopo le quattro ore, si paga per un intera giornata esattamente il doppio, cioè la ‘modica’ cifra di otto pound al posto di quattro…. Clamoroso, per soli 10 minuti!! E il problema non è solo la batosta degli otto pound, ma il fatto che la macchinetta automatica non accetta banconote ma solo monete, che noi ovviamente non abbiamo in cambio! (insomma non esistono le macchinette automatiche perfette: dare un posto di lavoro ad un ragazzo per gestire i parcheggi come qui in Italia sembra brutto eh?). Dobbiamo scendere dall’auto e frugare un po’ la macchinetta, mentre una voce dal microfono della sbarra minacciosamente dice che siamo “osservati e sotto controllo”: del resto è solo il secondo giorno e quindi già la seconda volta che rischiamo la galera, nonché una decina di multe… Così Carlo si offre per andare a chiedere a qualche passante nei dintorni il cambio dei pound che ci mancano in moneta, mentre io rimango in auto (pazzesco!). Pagata questa infernale macchinetta, finalmente usciamo da un altro incubo perdendo un’altra mezzora, per dirigerci verso la prossima meta: Salisbury.
Salisbury è vicina a Winchester, e vi giungiamo più o meno verso le 15:30. Fa parte anch’essa delle rinomate cittadine inglesi famose per la propria cattedrale. In effetti questa di Salisbury mi è sembra la migliore in assoluto: enorme e con la torre campanaria a guglia altissima (ben 127 metri se non ricordo male, la più alta di tutto il Regno Unito). Stavolta niente parcheggio in aree di sosta con macchinette strane: lasciamo l’auto a fianco al muretto della piazza che dà verso la cattedrale. In realtà è a pagamento anche questo, con chissà quale marchingegno, probabilmente con il classico “tagliando” che abbiamo anche qua in Italia. Ma ovviamente bisogna cercare dove comprarli, visto che non c’è nessun vigilante nel giro di tutta l’immensa piazza. E’ siccome è più il tempo che stiamo trascorrendo ai parcheggi di quello per visitare i monumenti, facciamo gli “italiani” almeno per una volta diamine!
Entriamo dentro a visitare la Cattedrale che è meravigliosa, con le sue altissime navate gotiche e cappelle decorate. Un particolare curioso è l’esposizione dell’orologio più vecchio d’Inghilterra, e probabilmente anche uno dei più vecchi al mondo; tutto sembra ovviamente fuorché un orologio come lo intendiamo oggi.
Appena fuori dalla cattedrale invece, è esposta una delle cinque uniche copie autentiche di Magna Carta esistenti al mondo, e la simpatica guida del posto, un povero signore che fra un po’ crolla sul pavimento da quanto è anziano, ci spiega mangiandosi parecchie parole la storia di questo importantissimo pezzo di carta, che pare sia il meglio conservato e leggibile degli altri quattro.
La gita a Salisbury è breve anche perché vogliamo assolutamente vedere, prima della chiusura, un'altra mitica tappa leggendaria da conquistare nel nostro viaggio: Stonhenge. Si arriva a questo monumento, sicuramente tra i più famosi nel mondo, direttamente dall’autostrada, dopo un breve svincolo sulla destra. L’impatto dall’autostrada è strano, perché si supera un colle all’improvviso e dall’alto spuntano in lontananza i resti di Stonhenge, così suggestivi ed isolati immersi in uno sterminato prato verde. Sembrano più maestosi venendo dalla strada che a guardarli da vicino in effetti. Certamente la posizione di un monumento storico così importante, famoso principalmente per il suo alone di mistero, non è decisamente felice a due passi dall’autostrada, con lo sfrecciare di tutte le auto. Nonostante tutto confermo la visione di Vincenzo, il quale afferma giustamente che trovarsi di fronte a queste pietre, così cariche di leggende e misteri, insieme all’emozione di poterle finalmente vedere dal vivo e non solo nei documentari, rende il posto incredibilmente suggestivo.
All’entrata si fa il biglietto e si riceve una guida, una sorta di telefono a numeri dove si può scegliere la lingua parlata, mentre sulla destra si trova il classico shop fornito di tutto. Si percorre un breve tratto di strada che riproduce, disegnata sui muri, come doveva essere una volta il sito: enorme, assolutamente molto più vasto e imponente di adesso, considerando che del cerchio di pietre più esterno ne rimane oggi soltanto una in piedi. Il giro inizia con un sentiero che percorre un anello a 360° sulla collina intorno a Stonhenge. Ogni tanto si presentano dei cartelli con dei numeri, che premuti sulla guida telefonica permettono di ascoltarne la descrizione. Non risultano ancora certezze sui misteri di questo sito, dell’esatto come e perché venne costruito, sulla sua funzione e sull’utilizzo, ma sono comunque considerate tutte le ipotesi possibili, dal calendario astronomico agli ufo. La parte più interessante è alla fine del percorso, dove è possibile apprezzare i resti meglio conservati e intatti dei monoliti, che assumono anche maggior suggestione verso il tramonto con il sole che li illumina in controluce. Emozionati da questa nostra conquista, non possiamo non immortalare questo momento e approfittando del fatto che siamo in orario di chiusura e non c’è quasi più nessuno, io e Carlo ingegniamo il solito autoscatto, stavolta sdraiati per terra!
Poco dopo siamo nuovamente sull’autostrada in direzione sud-ovest e, visto che non è ancora del tutto buio, deviamo per un giro panoramico verso Sherbourne, un paesino incredibilmente rimasto fuori dalla civiltà e ancora intatto come secoli fa. La strada per arrivare è tutto un programma, stretta e tortuosa, con i muretti alti in pietra immersi in un verde prepotente, che ogni tanto danno spazio a splendide casette in pietra con tettuccio spiovente. La vita qua sembra essersi fermata: ci sentiamo quasi intrusi con un marchingegno così tecnologico come l’auto… Il paese poi è assolutamente meraviglioso: un piccolo centro abitato uscito da una fiaba, un plastico di una perfetta ricostruzione storica che sembra creata apposta per sbalordire il turista! Ma stavolta è tutto autentico (e non si paga niente!). Qua neanche il turismo esiste ancora, e la dimostrazione è il fatto che non riusciamo a trovare neanche un posticino per dormire. C’è solo il classico pub di paese, con persone di una certa età che si gustano la loro birra quotidiana, mentre le vie del centro sono desolate. Sherbourne è dunque un pezzo da museo, fondamentale per capire l’essenza della campagna inglese, come doveva essere una volta e come, anche se per pochi tratti, è rimasta ancora ai giorni d’oggi.
Ormai buio, proseguiamo ancora più a sud arrivando fino a Yeovil, un’anonima cittadina dove troviamo, finalmente senza difficoltà, un discreto BED & BREAKFAST ad un prezzo decisamente conveniente. Dopo esserci ristorati usciamo in esplorazione per le vie del centro, finendo a bere una birra in uno strano pub, pieno di ragazzini adolescenti che festeggiano un party. Iniziamo a realizzare che la vita notturna certamente non sarà il pezzo forte di questo viaggio: qua siamo in Inghilterra e non in Irlanda, la cultura del pub tutti i giorni a tutte le ore, anche nel posto più sperduto, sembra non esistere!
 

Salisbury Cathedral

La maestosa Cattedrale di Salisbury, tra le 5 più famose dell'Inghilterra insieme a quelle di Canterbury, Winchester, Wells e Gloucester

Salisbury Cathedral

L'interno della Cattedrale rivela la sua bellezza e l'architettura gotica

Salisbury Cathedral

Un'immagine decorativa all'interno della bellissima Cattedrale

Salisbury Cathedral

Nonostante non sembri affatto un orologio, questo è proprio l'orologio più antico d'Inghilterra!

Salisbury Cathedral

Un particolare di una finestra, con mosaici molto suggestivi e colorati

Stonhenge

Il mitico monumento di Stonhenge si visita in senso antiorario con un sentiero che permette di vederlo a 360°

Stonhenge

La prima parte non permette di apprezzare appieno la grandezza del monumento, poichè i resti rimasti in piedi sono pochini...

Stonhenge

Durante il tragitto un telefono-guida spiega la storia e le ipotesi più accreditate sulla costruzione e le funzioni di questo ancora così misterioso monumento

Stonhenge

L'ultima parte del tragitto a cerchio è la più bella e intatta

Stonhenge

Io e il mio amico Carlo in un autoscatto azzardato davanti al leggendario monumento di Stonhenge!

Winchester Cathedral

La splendida Cattedrale di Winchester, tra le più famose di tutta l'Inghilterra

Winchester

Un artista esibisce nel prato a lato della Cattedrale una sua pittoresca opera...

Winchester King's Hall

Nella King's Hall si trova la leggendaria Tavola Rotonda di Re Artù

Winchester King's Hall

Io e il mio amico Carlo contenti di aver conquistato anche questa mitica tappa: la Tavola Rotonda!

Glastonbury

Una veduta di Glastonbury, una cittadina legata al misticismo e alle leggende

Glastonbury

Il sentiero che porta al Thor, diventato una sorta di punto di ritrovo mistico, dove gente da tutto il mondo viene a meditare (e non solo...) alla ricerca del Santo Gral

Glastonbury - Thor

Una splendida veduta panoramica dalla collina del Thor

Glastonbury - Thor

Il calar del sole crea un'atmosfera suggestiva sopra la collina del Thor

Glastonbury

Una meravigliosa veduta della campagna rurale inglese

Cheddar Gorge

La profonda gola di Cheddar, attrazione naturale molto visitata di questa cittadina, resa famosa dalla sua produzione di formaggio

GIORNO 4

23/04/2002 - Camelford; Tintagel; Watergate Bay; Newquay

L’entusiasmo di oggi è alle stelle: finalmente entriamo nella regione della Cornovaglia, la meno abitata e più selvaggia dell’Inghilterra, così ricca di storia, leggende e misteri, oltre che di meravigliosi paesaggi. Seguiamo l’autostrada che scende fino all’estremo sud-ovest dell’isola, passando per Exeter, dove ci ingarbugliamo con i cartelli, finendo per fare il giro della città un paio di volte alla ricerca della giusta deviazione verso la parte settentrionale della Cornovaglia.
Usciamo dopo un’ora di autostrada ad uno svincolo, prendendo una strada secondaria che porta a Camelford, piccolo paesino che alcune guide considerano la Camelot più accreditata (ma Vincenzo per esempio nomina South Cadbury). Sostiamo qua a pranzare in una locanda caratteristica del posto, dove siamo praticamente solo io, Carlo, la ragazza che gestisce il locale e altre due o tre persone del luogo che entrano e escono per i pettegolezzi del paese. Non si vede un solo turista, neanche per le strade: siamo del tutto immersi nella vera vita di uno sperduto luogo della Cornovaglia!
Lasciato questo piccolo centro proseguiamo verso Tintagel. Questa volta andiamo alla conquista del King Arthur’s Castle, ovvero le rovine del Castello dove la leggenda vuole sia nato Re Artù. All’inizio di questa splendida cittadina turistica, lasciamo l’auto in un’area apposita di fronte al Tourist Office, dove entriamo a dare un’occhiata ai depliant e alle guide. Una cartina mostra il sentiero da percorrere per arrivare al castello, verso la fine del paese. Così camminiamo per la via principale, in un susseguirsi di splendidi piccoli negozi di ogni genere, ricavati in meravigliose costruzioni di pietra, che rendono l’atmosfera davvero suggestiva, insieme al tempo freddo e nuvoloso. Spicca in particolar modo il caratteristico Old Post Office, famoso e super gettonato nelle cartoline, considerato il più antico ancora funzionante in Inghilterra.
Poco più avanti, da una deviazione verso sinistra parte il sentiero sterrato che scende rapidamente verso la costa, e si rivela una splendida passeggiata immersa nel verde intenso della zona. Dopo una ventina di minuti sorridiamo alla vista del famigerato obbrobrio di cui il mitico Vincenzo di Marco parla: un moderno hotel a forma di castello, costruito sulla sinistra sopra su un promontorio, con cui concordiamo vivamente la ‘stonatura’ con la magia di questo posto.
Alla fine del sentiero arriviamo a ridosso dell’oceano, sostando ad osservare il bellissimo scenario: le rovine del castello sulla sinistra, con uno strano ponte di legno che unisce i due promontori dove sorgono da una parte il vecchio castello di Re Artù e dall’altra il villaggio, l’oceano di fronte mosso e arrabbiato, ed un susseguirsi di colline verdissime sulla destra dove altri piccoli sentieri si inerpicano. In basso ci sono persino varie grotte, che con la bassa marea sono raggiungibili a piedi.
Andiamo dunque nei pressi del ponte, dove non può mancare il casolare per pagare i biglietti, e optiamo come prima scelta di andare verso destra, alle rovine del villaggio. Sulla sinistra invece una ripidissima scalinata porta al castello, costruito in un posto unico ed eccezionale, con le mura al limite del promontorio che finiscono a strapiombo sull’oceano da una considerevole altezza! Questo sì che è un posto inespugnabile e fantastico! (la leggenda, che noi apprendiamo da Vincenzo, pare dica infatti che sia stato conquistato solo con l’inganno tramite una magia di Merlino).
Attraversato il ponticello in legno saliamo su questo promontorio, dove una passeggiata panoramica è assolutamente da non perdere. Nella prima parte si ammirano i pochi resti delle mura di antiche abitazioni, e il sentiero prosegue alto sulla costa fino all’altra punta estrema, dove lo strapiombo verso l’oceano si accentua. Da qua si gode di una vista fantastica del posto, si vede tutta la costa, l’oceano, i resti e le rovine, persino il paese di Tintagel in lontananza. Il tutto è enormemente suggestivo, e altri piccoli particolari contribuiscono a rendere questo uno dei posti naturalistici più belli della Cornovaglia, come una piccola cascata, le fioriture, le grotte nascoste, la continua presenza di enormi gabbiani che volano ovunque. Carlo si sta persino appisolando, sdraiato in tutto relax mentre si gode la superba vista! Proseguendo sul retro del promontorio, il sentiero sale in cima e sparisce insieme ai turisti, lasciando spazio alla desolata prateria dove si può passeggiare e ammirare il panorama a 360°. Qualche cartello sporadico per terra spiega il ritrovamento di resti, di cui alcuni conservano ancora un significato misterioso.
Tornati al punto di partenza, avendo aggirato l’intero promontorio, saliamo nella ripida scalinata che porta ai resti del castello vero e proprio, le cui mura si possono ormai intuire solo dai pochi resti delle recinzioni delle fondamenta. La parete finisce nettamente a strapiombo sull’oceano e non è certo una visione adatta a chi soffre di vertigini! Un altro sentiero parte da qua e riporta a metà strada verso Tintagel, dove rientriamo alle 16:00.
Ripresa l’auto percorriamo un bel pezzo di strada costiera secondaria, quasi desolata, nel nord della Cornovaglia, parcheggiando in una mastodontica baia chiamata Watergate Bay, rinomata soprattutto ai turisti inglesi amanti del surf. Il colpo d’occhio è eccezionale: chilometri e chilometri di bella spiaggia, esaltati ancora di più dal gioco delle maree, con la costa alta a strapiombo alle spalle, e le onde dell’oceano che si ritirano lentamente creando centinaia di metri di battigia dove divertirsi a correre e camminare cercando di non sprofondare troppo nella sabbia bagnata! Ed è proprio quello che facciamo per una mezzora buona in questo splendido tratto di costa, che prosegue più in là per molte altre miglia in varie rinomate baie, alcune addirittura con altissimi faraglioni, che però non riusciamo a trovare.
Raggiungiamo invece, quando ormai è quasi buio, la sorridente cittadina di Newquay, anch’essa meta soprattutto di turisti quasi esclusivamente inglesi. Un breve giro nel litorale fa subito capire che questo è un posto meraviglioso e ben organizzato, zeppo di negozi e divertimenti. Troviamo facilmente un BED & BREAKFAST vicino al centro, tra l’altro molto economico e il più caratteristico dal punto di vista dell’arredamento interno, con una tappezzeria vivacemente colorata e allegra. Anche la signora proprietaria è estremamente gentile e disponibile.
Dopo esserci adeguatamente ristorati e riposati, usciamo per visitare questa promettente cittadina, dove in realtà troviamo ormai quasi tutto chiuso, pur essendo soltanto le 22:00. Il nostro giro turistico è per fortuna ravvivato e reso emozionante dagli splendidi scorci che il litorale regala, con una meravigliosa spiaggia incastonata tra le alte pareti della roccia. Sono due per l’esattezza, entrambe molto grandi e ben organizzate, raggiungibili a piedi scendendo le gradinate. Una in particolare colpisce clamorosamente, dove avvistiamo con meraviglia una casa perfettamente isolata costruita sopra un alto faraglione, e collegata alla “terra” solo tramite un lungo moderno ponte ad arco. Ci dirigiamo verso questa incredibile costruzione, ma il ponte è raggiungibile solo tramite l’ingresso ad un'altra abitazione privata, così scendiamo la lunga gradinata a strapiombo sulla parete che porta alla spiaggia, e passeggiamo in questa magnifica baia. Risaliti per un’altra gradinata in prossimità di un acquario, continuiamo il giro per verdi prati e piazze, notando come in questa cittadina, in modo assolutamente più accentuato che in ogni altra, gli enormi gabbiani grandi come agnelli dominano ogni luogo. Ce ne sono ovunque, spesso in gruppo, e si sente praticamente solo il loro grido per le strade ben illuminate ma desolate (sembriamo gli unici turisti in circolazione!). Il tutto crea un’atmosfera suggestiva e magica, che fa di Newquay la cittadina più bella e caratteristica vista finora in questo viaggio.

Tintagel

Uno dei tanti particolarissimi shop di questa splendida e tranquilla cittadina della Cornovaglia

Tintagel

Il Post-Office è una dell principali attrative della cittadine, il più vecchio ancora funzionante ufficio postale d'Inghilterra

Tintagel

Una bella panoramica mostra la bellezza intatta di questo tratto di costa

Tintagel

L'Hotel Castello e la vista della cittadina di Tintagel in lontananza

Tintagel

La scogliera a strapiombo!

Tintagel - King Arthur's Castle

Il castello di Re Artù sorgeva arrocato su un colle (a sinistra) mentre le abitazioni erano isolate e collegate da un ponte (sulla destra)

Tintagel - King Arthur's Castle

Una ripidissima scalinata porta ai resti del Castello

Tintagel - King Arthur's Castle

Il paesaggio intorno è incredibilmente suggestivo ed emozionante. Un sentiero fa il giro del promontorio dove una volta sorgevano le abitazioni

Tintagel - King Arthur's Castle

Il verde intenso sende giù fino all'oceano insieme ad una piccola ma suggestiva cascata

Tintagel - King Arthur's Castle

I colori violastri e bianco dei fiori rendono piacevole anche rilassarsi sul prato e godere del panorama

Tintagel - King Arthur's Castle

Il mio amico Carlo si gode la meravigliosa vista dell'oceano!

Tintagel - King Arthur's Castle

Lo scorrere dell'acqua della cascata si fa sentire forte in questa parte della scogliera

Tintagel - King Arthur's Castle

Tintagel - King Arthur's Castle

I resti della muratura del Castello di Re Artù contrapposti alla costa frastagliata




 


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