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GIORNO 5

24/04/2002 - Newquay; Land’s End; Penzance; St.Michael’s Mount; Mullion Cove; Lizard Point; St.Austell

Torniamo in prossimità della baia con la mitica villa sospesa nel faraglione, che la proprietaria del BED & BREAKFAST ci racconta appartenere ad una vecchia signora ricca ed egocentrica, per scattare delle foto di rito. Del resto per noi una costruzione così unica e singolare ha lo stesso valore di una qualunque altra attrazione! Alla luce del sole notiamo intanto che queste sono le ore della bassa marea, così come era anche ieri notte, vedendo che nel porticciolo in lontananza non c’è acqua e le barche sono appoggiate per terra. La spiaggia è parecchio larga, ma con l’alta marea sicuramente l’oceano avanza fino a ricoprire la base del faraglione, rendendo ancora più suggestiva la villa.
Lasciamo Newquay riprendendo l’autostrada che porta verso l’estrema punta occidentale, non solo della Cornovaglia ma di tutta l’isola britannica. Si arriva per l’appunto in un posto chiamato Land’s End, ovvero dove la terra finisce, molto pubblicizzato non solo per la bellezza naturalistica della costa ma anche per il parco giochi che vi risiede. Parcheggiata l’auto nella solita area a pagamento, si passa attraverso il parco, diviso in più parti con varie attrazioni. A noi non ispirano più di tanto e proseguiamo direttamente verso la costa. Il panorama qua è davvero bellissimo, non c’è che dire, ci sono diversi punti dove godere una vista spettacolare della costa, in particolare proseguendo per il sentiero che si allontana un po’ dal parco giochi. Passiamo attraverso un ponte sospeso e aggiriamo un promontorio. I turisti diventano sempre meno e il posto assume contorni più selvaggi. Lasciato il sentiero principale scendiamo liberamente a ridosso della verdissima costa, per ammirare più da vicino le numerose colonie di uccelli e l’oceano. Ad un certo punto Carlo attira la mia attenzione, indicando qualcosa che spunta dalle onde e che pare come una testa. E lo è perbacco! E’ nientemeno che una foca! E’ risaputo che in questo tratto di costa, con un po’ di fortuna, è possibile avvistare delle foche, ma non lo credevamo sul serio! Accertiamo che si tratta di una foca grazie a due ragazzi che hanno il binocolo e guardano nella stessa direzione. Rimane piuttosto lontana, risale solo ogni tanto a tratti ed è difficile distinguerla. Comunque, esaltati da questo per noi sensazionale avvistamento, rimaniamo un po’ di tempo ad aspettare che la foca risalga a galla diverse volte per provare a fotografarla, con scarso successo visto il nostro piccolo zoom.
Lasciato Land’s End tornando indietro verso Penzance, l’unico grazioso paese abitato in questa zona desolata insieme a St. Ives. Parcheggiamo l’auto nel caratteristico porticciolo e passeggiamo per il centro, sostando per pranzo in un caratteristico locale del posto (il Pizza Hut non c’è!).
Dopo aver procurato varie cartoline, continuiamo verso Marazion, piccolissimo paese con strade strettissime, reso tappa fondamentale per arrivare a St. Michael’s Mount, isolotto noto per essere il fratello povero di S. Michelle in Normandia. Le caratteristiche sono le stesse, ovvero la possibilità di essere raggiunto via terra tramite un sentiero lastricato che compare “magicamente” con la bassa marea. Con l’alta marea si può comunque arrivare all’isolotto tramite traghetto. Gli orari delle maree si possono chiedere da qualche parte o si trovano esposti. Per nostra sfortuna oggi c’è l’alta marea che perdura fino a domani mattina, per cui saltiamo questa tappa limitandoci a guardarla dalla costa, in una giornata tra l’altro di scarsa visibilità.
Proseguiamo l’itinerario verso la disabitata penisola del Lizard, spendendo un’oretta in una baia mozzafiato chiamata Mullion’s Cove. E’ un piccolissimo paese con una sorta di porticciolo incastonato in luogo incredibilmente bello. Dei bambini fanno il bagno tuffandosi dal piccolo molo, mentre noi rabbrividiamo dal freddo solo a guardarli. Si vedono numerosi sentieri che salgono e seguono la costa alta e spettacolare, sicuramente ideali per un bel trekking. Ma noi abbiamo tempo solo per scalare un ripido colle a modo nostro, arrampicandoci letteralmente verso la cima eccitati da questo grandioso panorama. La vista degli imponenti faraglioni e dei strapiombi verdissimi che si lanciano a capofitto nel profondo blu dell’oceano è unica e mozzafiato e meriterebbe una sosta ben più lunga.
Ripresa l’auto giungiamo, dopo una stretta e lunga strada di campagna alquanto suggestiva, all’estremità della penisola nel Lizard Point, anche questo bellissimo, che rappresenta il punto più a sud di tutta l’Inghilterra. Qua ristoriamo adeguatamente in un chiosco del posto e ammiriamo il panorama, prima del giungere del tramonto. Dalle cartoline osserviamo che esistono altre bellissime baie in zona simili alla Mullion’s Cove, che rendono questa penisola una meta assolutamente eccezzionale per la sua bellezza naturalistica.
Guidiamo fino a St. Austell, principale centro abitato di questa zona immerso nei monti, a differenza delle tante cittadine costiere della Cornovaglia. Troviamo un enorme e singolare BED & BREAKFAST, disposto su due piani più un terzo proprio sotto il tetto, dove sta la nostra spaziosa stanza. L’aria fuori è bella fresca e si sente il passaggio dalla costa alla montagna. Per fortuna all’interno del Bed & Breakfast il riscaldamento è azionato e funzionante dovere.
La notte usciamo a perlustrare il paese, rimanendo piuttosto delusi dal fatto che in uno dei principali centri abitati non ci sia nulla di aperto, in particolare pub o qualche locale dove prendere qualcosa da bere o divertirsi: non c’è niente! Nella desolazione più totale, giriamo a vuoto per le vie del centro, quantomeno per poter dire di aver visitato St. Austell.

Land's End

Il punto Ovest più estremo dell'Inghilterra, dove si credeva, una volta, la terra finisse...

Land's End

La costa è incredibilmente bella, e con un pò di sole il contrasto tra il blu dell'oceano e il verde si accendono improvvisamente!

Land's End

Qualche isolotto e un faro in lontananza fanno da sfondo alla costa, insieme agli onnipresenti gabbiani

Land's End

Bisogna fermarsi un momento a contemplare questo splendore...

Land's End

Passeggiando lungo la costa i paesaggi emozionanti non mancano di certo...

Land's End

Land's End

Land's End

L'avvistamenteo di una foca è frequente da queste parti, peccato non aver avuto un tele-obiettivo come si deve!

Mullion Cove

Si possono fare molti percorsi e sentieri lungo la costa, oppure "arrampicarsi" su qualche vetta come abbiamo fatto noi...

Mullion Cove

Questo tratto di costa è imperdibile e di una bellezza selvaggia come ci si aspetta solo dalla vera Cornovaglia!

Mullion Cove

Una panoramica di Mullion Cove. I sentieri proseguono alti su tutta la costa e arrivano fino ai faraglioni

Mullion Cove

Un faraglione tipico della costa della Cornovaglia

Watergate Bay

Questa bellissima spiaggia diventa a dir poco immensa e sterminata con la bassa marea, creando centinaia di metri di batigia dove passeggiare e divertirsi

Watergate Bay

Newquay

In questa meravigliosa cittadina turistica della costa settentrionale della Cornovaglia ci sono due spiagge bellissime dove ammirare il gioco della bassa e alta marea

Newquay

E le sorprese non mancano, ad esempio questa magnifica casa completamente isolata costruita su un faraglione e collegata a terra solo da un lungo ponte!

Newquay

Il faraglione è irraggiungibile e addirittura con l'alta marea si isola completamente venendo in parte sommerso (INCREDIBILE!)

St. Michael's Mount

Il fratello minore di St. Michelle in Francia. Con la bassa marea si svela un sentiero di pietra che permette di raggiungere il piccolo isolotto a piedi in mezz'ora!

GIORNO 6

25/04/2002 - Eden Project; Cheddar; Glastonbury e il Thor; Bristol


L’itinerario di oggi prevede la visita dell’Eden Project, a due passi da St. Austell, molto pubblicizzata e considerata, piuttosto esageratamente, quasi una meraviglia del mondo. Si tratta delle serre attualmente più grandi del pianeta, costruite per creare ambiziosamente (e il nome lo dimostra) un ambiente che raccolga un’enorme quantità di piante esistenti al mondo, dalle più comuni alle più rare.
L’ingresso è tutto un programma, si parcheggia in una delle numerose aree a terrazza (gratuite, dal momento che la mazzata è inclusa nell’esoso prezzo dell’ingresso), ognuna contraddistinta da un frutto per ricordare dove viene lascia la macchina, visto che sono tutte uguali (la nostra ha la banana!). Segue una lunga passeggiata a piedi che scende fino a valle, dove si iniziano ad intravedere le enormi strutture a bolla delle serre. Qua è tutto esagerato, dalla sponsorizzazione di questa opera alla mastodontica entrata. Una volta comprato il biglietto, il più caro pagato in tutto il viaggio per vedere una singola attrazione, si percorre un altro lungo sentiero panoramico che scende verso le serre. L’impatto è notevole e lo stupore è garantito nell’ammirare queste enormi serre a forma di bolle! Il complesso è diviso in due sezioni, differenti solo per dimensioni, ciascuna composta da tre grandi cupole di cui la più grande è quella centrale. Nella sezione più piccola è racchiusa la vegetazione della fascia temperata, tipica quindi anche del Mediterraneo, dove si trovano in effetti niente di più che le stesse comuni piante che possiamo vedere tutti i giorni. La parte più grande invece è la più interessante, e racchiude la vegetazione della fascia sub-tropicale, compreso il clima spaventosamente caldo e umido. Un gigantesco scomparto dove si trovano vari punti di ristoro divide le due sezioni e ne permette l’accesso.
La prima sensazione che proviamo entrando nella fascia sub-tropicale è quella di un soffocamento generale, al limite della sopportazione, e non è un caso infatti che ogni tanto all’interno si trovino angoli di rinfresco. Il senso di oppressione è accentuato da una folla accalcata di turisti, praticamente tutti inglesi e per giunta tutti anziani! A questi ultimi si contrappongono i bambini, mentre la fascia di età giovanile non esiste e questo ci ha lascia non poco perplessi… Durante il lungo percorso che attraversa tutta la serra, le varie piante sono descritte nel loro nome e nella loro provenienza. Il paesaggio è piuttosto strabiliante, tra cascate artificiali, ponti vari, piante tropicali, e un tetto gigantesco ed altissimo costruito con enormi celle esagonali. Il tutto si riduce comunque ad una semplice passeggiata per queste gigantesche cupole costruite dall’uomo, più che a una vera e propria visita naturalistica, forse anche per il disagio della folla e della temperatura che non permettono di godere appieno del posto e fanno desiderare velocemente l’uscita. Io e Carlo non nascondiamo di rimanere un po’ delusi da questo punto di vista, pur apprezzando pienamente la singolarità di questo straordinario posto creato artificialmente dall’uomo (forse, per l’appunto, troppo artificiale!).
Lasciato l’Eden e ripresa l’autostrada, compiamo un’unica traversata tirando fino a Cheddar, famosa per la produzione del formaggio e dal punto naturalistico per la presenza di una imponente gola. (quando parlo di ‘tirare’ intendo dire che Carlo ha toccato i 180 Km/h, stabilendo senza ombra di dubbio, dal momento che la lancetta non va oltre, il record su strada di questa povera Fiat Punto che abbiamo ritirato nuova e riconsegneremo squagliata…). Arrivati verso le 15:00, ristoriamo in un locale alquanto artigianale, l’unico aperto a questa ora del pomeriggio, gestito da un simpatico signore che funge anche da cameriere e dalla moglie che cucina sul retro. In effetti sembra di essere ospiti nel salone di una casa, con un menù alquanto casereccio e ottime pietanze culinarie tradizionali del posto. Finalmente un pranzo caratteristico del luogo!
Ci spostiamo verso la Cheddar Gorge, una profonda gola molto bella, con alte pareti verticali ed una conformazione particolare, che si può attraversare tranquillamente in auto tramite una strada serpeggiante che passa nel mezzo. Ovviamente la parte più bella deve essere quella non asfaltata, raggiungibile salendo in cima con un trekking e una scalinata inferriata, che noi non abbiamo il tempo di fare.
Dopo una breve sosta per le fotografie proseguiamo quindi a sud verso Wells per vedere la bella Cattedrale, ma avendone visto in effetti già parecchie altre, non entriamo all’interno. Sono quasi le 17:00 quando arriviamo ancora più a sud a Glanstonbury. Siamo incredibilmente incuriositi da questa cittadina, inizialmente neanche preventivata nel nostro viaggio, e posta successivamente come tappa obbligatoria grazie al grande Vincenzo di Marco. Ci chiediamo cosa possa averlo spinto a dedicare buona parte del suo racconto a questo luogo, che descrive in modo così euforico ed emozionante. Ma non tardiamo molto a capirlo… Apparentemente, passando in auto per le strade, pare una comunissima cittadina, come tante altre inglesi, con le solite casette con giardino, prati verdi e così via. Ma parcheggiati al centro e scesi per strada a piedi, sono bastati solo dieci minuti per capire esattamente quello che Vincenzo vuole dire nelle sue memorie! Abbiamo il suo scritto stampato tra le mani e lo leggiamo passo per passo mentre camminiamo per le vie principali. Innanzitutto, concordiamo subito sul fatto che qua il misticismo è intrinseco nel luogo e si respira un’atmosfera davvero singolare e suggestiva in questo posto considerato la capitale del New Age. Ogni abitante è un personaggio, c’è gente di tutti tipi e di tutti i colori, alcuni molto trasandati nell’abbigliamento, altri nel look in generale: insomma sembra comunque di passeggiare tra vagabondi e viaggiatori provenienti da chissà quale parte del mondo, con zaino sulle spalle, poiché, come narra Vincenzo prima di noi e come si dice qua nel posto, nessuno arriva mai a Glanstonbury “per caso”. Tutti sono alla ricerca di qualcosa, dell’illuminazione che possa cambiare la vita, del rito religioso che permette di andare al di là del mondo comune ai mortali. Alcune leggende celtiche vogliono che in una collina a due passi dal paese, dove sorge il Thor, si apra la porta per l’oltretomba. Ma questa è solo una delle tante. Un altra vuole che qua sia sorta Avalon, il luogo dove Re Artù è stato portato ormai morente e sepolto insieme a Ginevra presso le rovine dell’abbazia, che purtroppo noi non possiamo visitare poiché già chiusa. Per dettagli maggiori rimando comunque al racconto di Vincenzo, che scrive minuziosamente ogni particolare storico e leggendario di Glanstonbury.
Dopo aver visto qualche suggestivo negozio, con vari tipi di incensi, candele, bigiotteria mistica, incantesimi vari provenienti dall’oriente e da chissà quali parti, (una vera chicca per chi ha un minimo di credenza sulla magia, stregoneria, o semplicemente superstizione), sostiamo a prendere qualcosa da bere in un bar. Qua, continuando a leggere il racconto di Vincenzo, e ridendo di cuore immaginando la scena della moglie Anna che commenta sul suo quadretto, considerato “un obbrobrio” da non appendere assolutamente in casa, decidiamo di intraprendere la fatidica scarpinata purificatrice, salendo sulla cima del Thor. E’ un colle con una torre sulla cima, da cui si gode una grandiosa vista della vallata, e con numerose leggende legate persino al Santo Graal. Presi dall’euforia di tutta questa atmosfera e armati di videocamera e macchina fotografica, ci avviamo per affrontare la lunga scalata che porta al colle, ma prendiamo senza saperlo l’ingresso posteriore che costringe a fare un divertente e squinternato giro tra i campi coltivati della campagna, oltrepassando scalette appositamente messe per scavalcare le recinzioni.
Mentre il colle si avvicina con la torre dominante il paesaggio, restiamo colpiti dall’incredibile numero di personaggi singolari del posto, con le chicche che si susseguono una dietro l’altra! Una persona rimane con le braccia aperte come a formare una croce per più di dieci minuti sulla cima (mentre noi ci chiediamo esterrefatti cosa stia facendo), e durante l’ultimo pezzo della salita alcuni ragazzi in cerchio, visibili in lontananza, stanno operando chissà quale rituale o messa strana. Sul sentiero poi si notano costantemente numerose macchie che paiono cera fusa, uno strano odore nell’aria, ed una ragazza, ormai in prossimità della torre, ci ferma parlando di cose stranissime, di quei ragazzi laggiù e del fatto che sia una strega (e io non ho dubbi che creda di esserlo davvero, deve aver fumato l’impossibile…).
Ovviamente non badiamo a lei e raggiungiamo la cima, dove la vista si rivela veramente grandiosa! Si scorge tutta la vallata, la cittadina di Glanstonbury in controluce, mentre il sole cala velocemente ed il panorama spazia su tutta la verde campagna inglese. Le nostre fatiche sono ricompensate! Dopo aver ripreso fiato contemplando questo splendore e scattando le doverose foto al monumento del Thor, scendiamo stavolta dal sentiero principale, molto meno ripido e meno lungo. Purtroppo rimaniamo mortificati nel non aver avuto il tempo di visitare il Chalice Well, il giardino di cui parla Vincenzo, luogo di pace e silenzio dove una sorgente d’acqua ferruginosa avrebbe (sempre secondo leggende) poteri taumaturgici.
Più che soddisfatti comunque da questa indimenticabile sosta a Glanstonbury, cittadina fuori da qualsiasi parametro comune, riprendiamo l’auto per salire verso Nord e raggiungere Bristol, dove contiamo di trovare alloggio per la notte. Arriviamo con tutta calma verso le 20:00 di sera, e rimaniamo colpiti dal paesaggio intorno circondato da imponenti boschi, costeggiando il fiume con l’altissimo ponte che è diventato quasi un simbolo di questa grande città. Entrati nel centro, iniziamo a girare a vuoto alla ricerca di un qualsiasi alloggio. Clamorosamente non troviamo nulla per accogliere un povero turista in cerca di un posto per dormire, nemmeno un insegna di un hotel! Osserviamo solo tantissimi giovani e ragazzi che escono e vanno a divertirsi (è giovedì sera), e siamo costretti dopo un’ora di inutili ricerche, a spostarci fuori città nella speranza di trovare qualche Bed & Breakfast in qualche borgo vicino.
Alla fine, perso l’orientamento nonostante siamo in possesso della cartina sottomano e non riuscendo più a capire la nostra posizione e direzione, vaghiamo per strade isolate immerse nel bosco dall’aspetto quasi inquietante e lugubre, trovando qualche frazione abitata ogni tanto senza nessuna possibilità di alloggio. Le nostre speranze stanno ormai svanendo verso le 22:30, quando siamo stremati e distrutti, con una forte allergia nei confronti dell’abitacolo dell’auto dopo ore di ricerca. Come un miraggio appare all’improvviso la scritta di una guesthouse in una strada con appena qualche casa intorno. Sostiamo senza indugio in questa particolarissima abitazione, arredata egregiamente in tutto rispetto dalla padrona del posto, che pare una casa di appuntamento con tutta questa moquette rossa e tutti questi specchi sistemati ovunque: nei corridoi, nelle scale, nelle stanze e persino nel bagno di fronte alla doccia! Chissà dove siamo finiti…

Eden Project

L'Eden Proejct si trova in una profonda valle dove sono state costruite le serre attualmente più grandi del mondo

Eden Project

Le parte più grande è costituita da tre gigantesche serre dove all'interno è stato riprodotto un ambiente tipicamente sub-tropicale

Eden Project

La temperatura all'interno è al limite dell'insopportabile, quasi 40 gradi con umidità al 90%!

Eden Project

Eden Project

Cascate artificiali percorrono la serra in lungo e in largo e il loro rumore è assordante

Eden Project




 


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