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GIORNO 10

16/10/2000 - Belfast

Attraversiamo brevemente il centro, circondato da mura e cancelli che, all’ora del coprifuoco, di notte, vengono chiusi. A queste ore del giorno sembra tutto tranquillo: la gente cammina normalmente per le strade, fa la spesa, si vedono studenti collegiali all’uscita di scuola… pare insomma una vita normale. Gli abitanti si saranno ormai abituati a tutto, ma per noi fa ancora un certo effetto vedere chiese distrutte da bombe (intendo dire ruderi senza tetto anneriti e bucati dalle esplosioni), camionette della polizia blindate ed armate come carri armati sfrecciare per le strade insieme alle macchine comuni, quartieri grigi e isolati dove mostrare la videocamera, il cellulare o la macchina fotografica non sembra affatto una buona idea.

Dopo aver passato i cancelli che delimitano il centro, proseguiamo a piedi verso i quartieri più periferici, seguendo la strada principale abbastanza trafficata di vetture. Passiamo fianco al comando di polizia, un enorme campo militare con mura alte parecchie metri, filo spinato, torri di vedetta e telecamere, che danno la sensazione di essere in un triste film di guerra.

Più avanti ancora attraversiamo un ponte pedonale che collega la strada ad un quartiere, ricoperto interamente di filo spinato ai lati e sopra la nostra testa. Da qua si vede una panoramica generale dell’urbanistica, che appare veramente sconcertante. Piccoli isolati, a gruppi di qualche casa, sono ripetutamente recintati come in un gioco di scatole cinesi: il piccolo cerchio fa parte di uno più grande, che a sua volta fa parte di uno più grande ancora e così via. Il messaggio sembra proprio essere che, qualsiasi cosa succeda, è possibile isolare i singoli quartieri e tagliarli fuori dal resto della città…

Proseguiamo ancora in un'altra zona con palazzi grigi e mal tenuti, a volte decadenti, nella desolazione più totale: non c’è anima viva in giro, e questa non è una bella situazione da provare in questi luoghi. Per la prima volta in Irlanda ci sentiamo piuttosto intimoriti e per niente tranquilli. L’atmosfera festosa e gioiosa sparisce in questo posto che sembra fuori dal tempo e dallo spazio, quasi irreale. Numerosi cartelli vietano drasticamente di bere dopo una certa ora, pena una multa colossale o direttamente le sbarre! Torniamo al più affollato centro e lasciamo così la pallida Belfast.

Non possiamo dire sia stata una bella esperienza, ma ce lo aspettavamo. E’ comunque un’esperienza da fare per riflettere su alcuni aspetti e su un’Irlanda diversa. E per rendersi conto di realtà che si possono appena immaginare, leggendo i giornali o guardando qualche documentario, ma che sono completamente diverse osservate in prima persona.

GIORNI 11-15

DUBLINO

16-21/10/2000 - Temple Bar; Trinity College; Guinness Brewery

Prima dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed & Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre una serie di servizi interessanti.

I cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli, con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna dimenticarlo.

Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose. Nel nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono:

- Il quartiere di Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la notte (da non perdere!).

- La Guinness’ Brewery , ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata, divenuta ormai simbolo dell’Irlanda.

- Il Trinity College, l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo.

- O’Connel Street, punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!)

- Il Castello di Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli.

- Il Sant Stephen’s Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma.

Per quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un impressionante quantitativo di culture e stili diversi.

Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più, avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata! Per fortuna prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i nostri averi e la salute.

 Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e l’ispirazione.

Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere!

Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca  ricavata da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano, frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno. Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non è  molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di distanza… Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”: una scena assolutamente esilarante!

Ad ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub , dove trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi, Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del rientro.

Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici. Siamo stati benissimo, abbiamo formato davvero un mitico trio e sento con una ferma convinzione, dentro di me, che una serie di fattori e stati d’animo estremamente positivi renderanno questo viaggio irripetibile. Questa magica terra, la sua gente meravigliosa, i paesaggi suggestivi e le scogliere mozzafiato, i pub e le persone con cui ho viaggiato: tutto è stato incredibilmente perfetto e pagherei qualunque cosa per poter tornare al primo giorno! E così mentre rifletto arrivano le cinque. Sveglio forzatamente Carlo e Nicola, in condizioni anche peggiori delle mie, e facciamo chiamare un taxi dal ricevimento per arrivare all’aeroporto. Il nostro leggendario viaggio finisce qua, dopo sedici giorni di estasi assoluta ed emozioni indimenticabili in una terra magica e meravigliosa quale è questa sorprendente Irlanda.



 


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