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GIORNO 10
Attraversiamo brevemente il centro, circondato da mura e cancelli che,
all’ora del coprifuoco, di notte, vengono chiusi. A queste ore del
giorno sembra tutto tranquillo: la gente cammina normalmente per le
strade, fa la spesa, si vedono studenti collegiali all’uscita di scuola…
pare insomma una vita normale. Gli abitanti si saranno ormai abituati a
tutto, ma per noi fa ancora un certo effetto vedere chiese distrutte da
bombe (intendo dire ruderi senza tetto anneriti e bucati dalle
esplosioni), camionette della polizia blindate ed armate come carri
armati sfrecciare per le strade insieme alle macchine comuni, quartieri
grigi e isolati dove mostrare la videocamera, il cellulare o la macchina
fotografica non sembra affatto una buona idea.
Dopo
aver passato i cancelli che delimitano il centro, proseguiamo a piedi
verso i quartieri più periferici, seguendo la strada principale
abbastanza trafficata di vetture. Passiamo fianco al comando di polizia,
un enorme campo militare con mura alte parecchie metri, filo spinato,
torri di vedetta e telecamere, che danno la sensazione di essere in un
triste film di guerra.
Più
avanti ancora attraversiamo un ponte pedonale che collega la strada ad
un quartiere, ricoperto interamente di filo spinato ai lati e sopra la
nostra testa. Da qua si vede una panoramica generale dell’urbanistica,
che appare veramente sconcertante. Piccoli isolati, a gruppi di qualche
casa, sono ripetutamente recintati come in un gioco di scatole cinesi:
il piccolo cerchio fa parte di uno più grande, che a sua volta fa parte
di uno più grande ancora e così via. Il messaggio sembra proprio essere
che, qualsiasi cosa succeda, è possibile isolare i singoli quartieri e
tagliarli fuori dal resto della città…
Proseguiamo ancora in un'altra zona con palazzi grigi e mal tenuti, a
volte decadenti, nella desolazione più totale: non c’è anima viva in
giro, e questa non è una bella situazione da provare in questi luoghi.
Per la prima volta in Irlanda ci sentiamo piuttosto intimoriti e per
niente tranquilli. L’atmosfera festosa e gioiosa sparisce in questo
posto che sembra fuori dal tempo e dallo spazio, quasi irreale. Numerosi
cartelli vietano drasticamente di bere dopo una certa ora, pena una
multa colossale o direttamente le sbarre! Torniamo al più affollato
centro e lasciamo così la pallida Belfast.
Non
possiamo dire sia stata una bella esperienza, ma ce lo aspettavamo. E’
comunque un’esperienza da fare per riflettere su alcuni aspetti e su
un’Irlanda diversa. E per rendersi conto di realtà che si possono appena
immaginare, leggendo i giornali o guardando qualche documentario, ma che
sono completamente diverse osservate in prima persona.
GIORNI 11-15
Prima
dell’ora di pranzo lasciamo Belfast e proseguiamo dritti verso Sud per
l’ultima tappa del nostro itinerario: Dublino. Concentriamo la nostra
attenzione innanzitutto per trovare alloggio, in modo da poter scaricare
i bagagli, restituire l’auto all’aeroporto e tornare leggeri in bus
nuovamente al centro. Vaghiamo senza meta per un pò ed alla fine
sostiamo in Gardiner Street, una via con ampia scelta, cosparsa di Bed &
Breakfast e diversi ostelli (c’è anche il bus che arriva qui
direttamente dall’aeroporto). Scegliamo l’Abram hostel, un
ostello molto carino, pulito e relativamente economico (più dispendioso
degli ostelli del resto dell’Irlanda, ma non confrontato ai prezzi di
Dublino). Ha una discreta sala per cucinare, camere con bagno e offre
una serie di servizi interessanti.
I
cinque giorni che trascorriamo a Dublino sono decisamente diversi
rispetto ai primi del resto del viaggio: intraprendiamo un turismo di
città, con passeggiate per le vie piene di ragazzi giovanissimi e negozi
di ogni genere, con visita rilassanti a monumenti e musei. Inutile dire
che la capitale ha già un aspetto parecchio diverso rispetto a qualunque
altra città irlandese, compresa Cork che è la seconda. Il notevole boom
economico e demografico di questi anni fa respirare aria di metropoli,
con le persone sempre in corsa da una parte all’altra, tanti studenti e
lavoratori, in una bolgia frenetica ma piacevole di giovani che si
riversano sulle strade a qualsiasi ora del giorno. L’aspetto più
singolare è che siamo nella città più giovane d’Europa, non bisogna
dimenticarlo.
Dublino è visitabile, turisticamente parlando, in pochi giorni, poiché
il centro non è molto grande e le attrazioni non sono numerose. Nel
nostro tour fai da te includiamo le principali della città che sono:
- Il quartiere di
Temple Bar, con i suoi colori vivaci, negozietti caratteristici, e
un’infinità di pub che ne fanno il centro più frequentato per uscire la
notte (da non perdere!).
- La Guinness’
Brewery , ovvero la fabbrica della birra più venduta ed esportata,
divenuta ormai simbolo dell’Irlanda.
- Il Trinity College,
l’Università irlandese più rinomata, molto bella e grandissima, con
studenti che vengono qui a studiare da ogni parte del mondo.
- O’Connel Street,
punto cruciale e fulcro del centro città (anche per il traffico!)
- Il Castello di
Dublino, anche se è un po’ azzardato chiamarlo tale, visto il
pasticcio di colori e stili architettonici con il quale è stato
ristrutturato e ricostruito nel corso dei secoli.
- Il Sant Stephen’s
Green, un gran bel parco situato nell’omonimo quartiere, dove vi è
anche un enorme centro commerciale da visitare con la dovuta calma.
Per
quanto riguarda la vita notturna, c’è da considerare il fatto che gli
irlandesi mangiano prestissimo e dalle 18:00 in poi sono già a spasso a
bere e divertirsi nei pub. Diverse sere usciamo nella zona del Temple
Bar, dove i pub sono colmi di irlandesi e turisti e si mischiano un
impressionante quantitativo di culture e stili diversi.
Proviamo il Kitchen, il famoso locale degli U2, che è una sorta
di discoteca sotto terra. Ci andiamo due volte: la prima passiamo una
bella serata con musica accettabile, anche se i ragazzi e le ragazze
sono davvero in condizioni indescrivibili (si ha un ottimo quadro
dell’insieme soprattutto andando alla toilette…); la seconda volta la
musica è invece alquanto strana e non adatta ai nostri gusti. In più,
avendo lasciato i nostri giacconi incustoditi nelle poltroncine (le
altre volte nei paesini dell’Irlanda non è mai successo niente, ma qui
siamo in città…)., è un brutto colpo non vederli più a fine serata. Non
tanto per il valore economico in sé, ma per il fatto che fuori il gelo
imperversa e senza copertura la polmonite è assicurata! Per fortuna
prendiamo confidenza con la ragazza al bancone, una simpatica napoletana
che vive qui da diversi anni e riconosce la nostra provenienza italiana
da due sole parole che le dico alla cassa: “Three Guinness”. Va a
controllare nel camerino del guardaroba a pagamento e spuntano fuori i
nostri caldi giubbotti, presi dal ragazzo addetto ai divanetti apposta
per non essere rubati… Non restiamo molto convinti del fatto, ma
comunque paghiamo volentieri la quota del guardaroba per recuperare i
nostri averi e la salute.
Un’altra sera proviamo il Temple Bar, pub omonimo al nome del
quartiere, che col suo caratteristico colore rosso è uno dei più
frequentati in assoluto ed è sempre colmo di gente. Passeggiando per le
vie interne c’è solo l’imbarazzo della scelta, i locali si susseguono
uno dietro l’altro e basta sceglierne uno seguendo l’istinto e
l’ispirazione.
Bisogna tener presente che alle 23:00 molti locali chiudono e ci si
sposta nei disco-pub o vere e proprie discoteche, che in ogni caso in
genere non tardano oltre le tre del mattino. Proprio per questo motivo a
questa ora per le strade c’è un putiferio di gente, tutti ragazzi di cui
praticamente nessuno è sobrio! E’ straordinariamente divertente andare
in giro in questo momento: si vedono le cose più strane e si respira una
sorta di atmosfera euforica e febbricitante unica nel suo genere!
Esistono ovviamente un’infinità di locali anche al di fuori del Temple
Bar, ma come spesso accade è meglio conoscerli prima o affidarsi a
qualcuno che li frequenta. Noi finiamo in una mega discoteca ricavata
da una chiesa sconsacrata, il Temple Theatre. Un ambiente strano,
frequentato da molti ragazzini e con ritmo esageratamente techno.
Veniamo perlustrati da cima a fondo all’ingresso da due enormi
buttafuori, persino nelle tasche interne del portafoglio, e rimaniamo
esterrefatti una volta dentro dalla musica, se si può chiamare tale. Non
è molto divertente per noi, ma probabilmente per gli estimatori del
genere potrebbe essere una serata mitica visto che il DJ è venerato come
un Dio! Ce ne sono tre in realtà, e si succedono uno all’altro durante
la serata; ad ogni cambio un’esplosione di applausi e un boato di urla
ne annunciano l’ingresso: entrano come delle superstar, tra giochi
stratosferici di luci e colpi di cassa che perforano lo stomaco con una
violenza pari a quella di un boeing che ti decolla a dieci metri di
distanza… Ad un certo punto della serata, mentre io e Nicola assistiamo
increduli a tutto ciò, notiamo da lontano la testa ferma di Carlo che
osserva il palco e si distingue incredibilmente dalla massa di centinaia
di ragazzi che si muovono a onde in maniera perfettamente simmetrica
nell’ampio salone, dando l’idea di un vero e proprio “mare di gente”:
una scena assolutamente esilarante!
Ad
ogni modo, nonostante la serata al Temple Theatre sia stata alquanto
singolare e poco comunicativa, in generale conoscere qualcuno in una
normale serata a Dublino come nel resto dell’Irlanda, anche senza
parlare un granché l’inglese, appare la cosa più comune e semplice
dell’universo. Il contrario è praticamente impossibile. Questo non è
posto per timidi o per riservati: qui non ha senso esserlo. Si parla col
vicino che beve la birra a fianco, si balla con ragazzi e adulti ormai
non più ragazzi da un pezzo, si conosce gente da tutto il mondo. In una
sola sera, questo è il nostro curriculum al Turkey’s pub , dove
trascorriamo la nostra ultima fantastica e indimenticabile nottata del
venerdì prima di partire: Colombiani, Venezuelani, Giapponesi,
Australiani, Greci, Spagnoli, Italiani, Svedesi, ovviamente Irlandesi, e
ancora altri che non ricordo. Usciamo alle tre del mattino dal locale e
torniamo all’ostello combinandone di tutti i colori nel tragitto del
rientro.
Abbiamo l’aereo alle cinque, ma aspettare due ore svegli dopo una serata
del genere una volta tornati in stanza non è impresa facile. Così mi
siedo per terra al buio per non addormentarmi nel letto e ripenso a
questo straordinario viaggio fatto con i miei migliori amici. Siamo
stati benissimo, abbiamo formato davvero un mitico trio e sento con una
ferma convinzione, dentro di me, che una serie di fattori e stati
d’animo estremamente positivi renderanno questo viaggio irripetibile.
Questa magica terra, la sua gente meravigliosa, i paesaggi suggestivi e
le scogliere mozzafiato, i pub e le persone con cui ho viaggiato: tutto
è stato incredibilmente perfetto e pagherei qualunque cosa per poter
tornare al primo giorno! E così mentre rifletto arrivano le cinque.
Sveglio forzatamente Carlo e Nicola, in condizioni anche peggiori delle
mie, e facciamo chiamare un taxi dal ricevimento per arrivare
all’aeroporto. Il nostro leggendario viaggio finisce qua, dopo sedici
giorni di estasi assoluta ed emozioni indimenticabili in una terra
magica e meravigliosa quale è questa sorprendente Irlanda. |