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GIORNO 4

10/10/2000 - Killarney National Park; Ross Castle; Muckross House

Iniziamo la mattina affittando una bicicletta in un ostello vicino al nostro, per visitare l’attrazione principale di Killarney: il suo vastissimo National Park. Siamo ben attrezzati, anche per la pioggia, con tanto di cartina del parco presa all’ostello. L’ingresso è straordinariamente suggestivo e, in un susseguirsi di bellissimi paesaggi con ogni genere di verde, paludi e laghetti, raggiungiamo il Ross Castle, che sorge proprio sul lago principale del parco, dove si può prenotare anche un giro in battello. Entriamo a visitare il castello, ma restiamo francamente un po’ delusi: le stanze sono quasi vuote e la guida dà spiegazioni solo in inglese molto stretto che noi, purtroppo, stentiamo ad afferrare. All’uscita un vero e proprio diluvio annienta ogni nostra copertura e in  pochi minuti siamo fradici e a rischio di bronco-polmonite… una corsa frettolosa all’ostello per restituire le biciclette, ed eccoci nella nostra camera Flinstones al calduccio che tentiamo di asciugare gli indumenti (con l’asciugacapelli, per fare prima!). Pur non avendo finito completamente l’opera, torniamo all’assalto del National Park arrivando a piedi fino alla Muckross House. Il tragitto è bellissimo e mostra solo una minima parte del meraviglioso parco, su un sentiero che costeggia il lago. Ci vorranno almeno 3 giorni per visitare tutto quanto! (organizzano anche trekking con guida e gite panoramiche in calesse).

Più tardi riprendiamo l’auto e tentiamo un giro alla ricerca della cascata più famosa, sempre all’interno del National Park, ma dalla parte opposta. Purtroppo non raggiungiamo il nostro obbiettivo, perdendoci in una strada strettissima, isolata e sperduta dell’interno. Ma qui abbiamo modo di apprezzare veramente l’Irlanda selvaggia, dove la natura domina sovrana una civiltà che stenta ad arrivare. Il Bed & Breakfast esiste anche qui, lasciando i nostri sguardi esterrefatti, nei pressi forse dell’unica costruzione esistente nel raggio di chilometri: una fattoria!

Per la notte riserviamo il meglio di noi stessi, tentando una bella chiacchierata  (a gesti molto più che a parole!) con la strana ragazza dell’ostello, di una simpatia unica, che sembra uno scout in missione. Cerca generosamente di spiegare i locali migliori dove uscire la sera, disegnando anche una mappa. Cerchiamo con buona volontà di mettere in pratica i suoi consigli ed entriamo in un pub meraviglioso, con una band (i Sin-Aid, che rimarranno sempre nel mio cuore) che suona un genere di musica definito rock-celtico, composto oltre che dalla classica fisarmonica ed il leggendario flauto, dalla tastiera, il basso e la batteria… Insomma la tradizionale melodia e ritmica celtica con una spinta di moderni strumenti rock: fantastico! Passa una mezzora, mentre sono seduto in un palchetto rialzato del locale, solo e assorto nell’ascolto di questa musica meravigliosa, e per poco non mi scendono le lacrime dall’emozione! Dopo pochi giorni di ambientazione ed incredulità di aver davvero messo piede in Irlanda, comprendo in un lampo che questo è e sarà un viaggio veramente mitico e unico, che lascerà un segno profondo nel mio animo e nei miei ricordi! Ma non è finita, anzi il divertimento è appena cominciato: dopo l’estasi delle prime canzoni la musica sale e il ritmo diventa ancora più coinvolgente: il gruppo incita al ballo, mi avvicino al palco dove suonano e dove sono anche Carlo e Nicola, ed insieme iniziamo a danzare simulando i tipici balli irlandesi (che in realtà sono simili a quelli sardi!), presi a braccetto e coinvolti insieme agli altri ragazzi del pub! Un’esperienza straordinaria dove si levano tutte le maschere: non importa più chi sono, da dove vengo, se ho mai ballato nella mia vita o se non ho mai conosciuto un irlandese, se sono bello o brutto, se e come mi giudicano gli altri: l’unico imperativo è ballare e divertirsi!!!

Finita a malincuore la musica rock-celtica del gruppo, compro l’album in Cd delle loro splendide canzoni, che saranno un fantastico ricordo da portare a casa per rievocare questi momenti! La musica intanto continua nel locale a lato, in discoteca: e allora via nuovamente in mezzo alla bolgia, con ragazzi e ragazze scatenate che prendono a braccetto e buttano tutti in mezzo a ballare, formando un cerchio di dieci o più persone per volta!

Resoconto finale: una notte indimenticabile in una magica cittadina irlandese!

GIORNO 5

11/10/2000 - Dingle; Limerick

L’itinerario di oggi prevede la visita ad un’altra delle cinque penisole del Sud-Est chiamata Dingle, proprio sopra il Ring of Kerry. Ci entusiasma molto di più, nei suoi rilievi dolci, verdissimi, qualche piccola insenatura incastonata tra le rocce alte, dove le onde dell’oceano creano decine di metri di battigia. Raggiungiamo una caletta scendendo una ripida stradina e tocchiamo per la prima volta, emozionati come bambini, l’oceano! (noi sardi siamo abituati al placido Mar Mediterraneo…).

Dopo pranzo il tempo peggiora clamorosamente e restiamo travolti da una bufera mentre passeggiamo su un promontorio nella costa. Un vento fortissimo rende difficoltoso persino stare in piedi, piega l’erba sotto i nostri piedi a ondate e vince la forza di gravità dell’acqua, impedendo ad una cascata di un ruscello di cadere verso il basso… non avevo mai visto una cascata al contrario con l’acqua che cade… in alto?!? Con difficoltà estrema tengo la mia videocamera in mano e giro delle riprese mosse con l’obiettivo bagnato, comunque bellissime, perché sono momenti davvero emozionanti che non ricapiteranno! Sembra di essere soli contro tutta la furia della natura! L’oceano poi non è da meno, con onde alte e vaste quanto l’intero paese che sta appena dietro la prateria e con immense distese di schiuma bianca.

Impieghiamo tutto il giorno per percorrere il giro ad anello delle Dingle e per la notte sostiamo a Limerick. La troviamo una città triste, così grigia e cupa, e seppur vero che si tratta di un grosso centro industriale non sembra comunque neanche di stare in Irlanda. Persino le strade sono deserte la notte, cosa veramente insolita in un’isola come questa! Stavolta, per cambiare dal solito ostello, scegliamo un Bed & Breakfast, che troviamo dopo aver chiesto informazioni ad un passante, in una strada dove ve se ne susseguono uno all’altro. Abbiamo notato che è abbastanza comune nelle cittadine irlandesi trovare delle vie dove si concentrano gli alloggi, dando vasta possibilità di scelta in uno spazio ristretto, evitando inutili perdite di tempo. Un signore molto gentile ci mostra la stanza: grande, spaziosa e ben arredata, con quattro comodi letti e un bel bagno fornito di tutto. E’ proprio quel che ci voleva dopo una giornata faticosa!

GIORNO 6

12/10/2000 - Cliffs of Moher; The Burren; Galway

Uno dei vantaggi più interessanti del B&B è che è sempre compresa una generosa e succulenta colazione, di cui noi approfittiamo abbondantemente. Servono di tutto: dalle fette biscottate col burro e la marmellata, al bacon e all’uovo fritto, al thè e al caffelatte. Il nostro pasto si trasforma in un vero e proprio pranzo! Il gentile proprietario dà anche delle indicazioni sui posti da vedere, fornendo dei depliant per le varie attrazioni turistiche.

Chiudiamo le valigie e abbandoniamo la grigia Limerick, prendendo direzione nord verso le famose Cliffs Of Moher, diventate un simbolo turistico dell’Irlanda. Appare tutto tranquillo e normale quando arriviamo ai parcheggi, dove si intravede a mala pena il mare oltre le sterminate vallate. Ma appena superato il chiosco turistico con le solite cartoline e oggettini di ogni tipo, ecco lo stupore disegnarsi improvviso sui nostri volti: uno scenario mozzafiato fulmina i nostri occhi! I verdi infiniti prati finiscono a picco sull’oceano in una parete verticale di oltre 200 metri: niente sbarre, niente limiti, solo un sentiero che costeggia le Cliffs da parte a parte. Viene voglia di percorrerlo tutto, ma prima bisogna superare la vera prova: affacciarsi dal balcone!! Già, perché da una sorta di piattaforma è possibile sporgersi per vedere oltre lo strapiombo: è un ’must’! Prendendo esempio dagli altri turisti, ci adagiamo a carponi (visto il forte vento e l’assenza di recinzioni) strisciando a quattro zampe fino ad arrivare all’orlo, al limite estremo, dove con uno sguardo e l’eccitazione fusa insieme alla paura si affaccia un dirupo perfettamente verticale! Qualche centimetro in più e si fa un volo di 200 metri: ragazzi qua non si scherza mica! Sotto, l’oceano infuria mostrando la sua piena potenza contro la roccia basaltica e creando giochi di schiuma e ingorghi vertiginosi: un’emozione unica, inutile tentare di descriverla!

Dopo questa overdose di adrenalina, passeggiamo costeggiando il lato sud delle Cliffs, scattando una marea di foto e riprendendo tutto lo spettacolare panorama. A tratti il cielo è completamente ricoperto di nuvole e a tratti invece esce il sole, rendendo vivaci e meravigliosi i colori dell’oceano e del verde intenso, che parte dai prati e arriva fino al mare. Il forte vento invece è costante e non cessa un secondo di soffiare. Per fortuna almeno oggi non piove.

Torniamo indietro e proseguiamo verso nord, arrivando fino alla torre di vedetta, nella quale si può salire e godere della vista a 360° delle Cliffs, osservandone in lontananza i particolari con un binocolo a pagamento.

Lasciamo a malincuore questo spettacolo unico della natura, raggiungendo un’altra regione singolare denominata Burren. Sostiamo nella Aillwee cave, vista in un depliant preso dal B&B. Non si rivela una grande scelta, visto che l’attrazione più interessante che vediamo è la sala di attesa prima della visita guidata… La grotta è incredibilmente scarna, non c’è quasi nulla. Camminiamo molto per vedere solo pareti vuote, fino a giungere nell’ultima sala, dove con illuminazioni stratosferiche notiamo finalmente la perla del posto: una stalattite alta sì e no qualche decina di centimetri, che sembra alta decine di metri da quanto è gonfiata dalle guide e camuffata dalle luci… Se vengono in Sardegna questi creano un parco giochi dentro le nostre grotte! Una stalattite del genere è la cosa più banale che si possa trovare, forse ne ho anche qualcuna simile giù in cantina…

Scherzi a parte, raggiungiamo finalmente l’interno del Burren, costituito da un deserto di pietre che creano uno scenario tipicamente lunare. Niente piante, niente vita, nulla altro che non siano solo…rocce! Siamo tentati di chiedere per qualche visita guidata, poiché organizzano veri e propri trekking in questa regione, ma è troppo tardi. Così percorriamo in auto qualche stradina interna, finendo in mezzo ad una mandria di mucche che per fortuna si spostano “gentilmente”, premettendo alla nostra chevrolet di passare incolume. Sostiamo in una vallata suggestiva e scattiamo delle foto in questo paesaggio desolato e scarno, osservando il tramonto… sulla luna!

Per la notte arriviamo più a nord fino a Galway, una delle più cittadine più turistiche dell’Irlanda, scelta da studenti di tutto il mondo per imparare l’inglese. Purtroppo la visitiamo a malincuore in maniera superficiale per via del poco tempo. La notte alloggiamo in un ostello a caso fra i tanti presenti.



 


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Sardegna:
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Musica:
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