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GIORNO 7
13/10/2000 -
Connemara National Park; Killemore Abbey; Sligo
Alzati di primo mattino, lasciamo Galway proseguendo la marcia verso il
Connemara. Sostando di passaggio al
castello di Augh… (un nome impronunciabile). Con nostro rammarico è
chiuso, ma non si vede nessuno in giro e pensiamo bene di entrare per
vie traverse all’interno delle mura a dare un’occhiatina…
Per
fortuna non veniamo arrestati per la visita clandestina, e un’ora dopo
siamo nel cuore del Connemara, famoso per i suoi colori tipicamente
autunnali i quali, riflessi nei numerosissimi laghetti, creano
un’atmosfera veramente romantica. Un grande numero di pittori e poeti si
sono ispirati a questa zona. E’ già molto bello attraversarla in auto,
ma una passeggiata nel National Park dà ancora più soddisfazione. Parcheggiamo all’ingresso e
prendiamo la cartina del parco dove sono segnalati alcuni sentieri.
Seguiamo inizialmente quello che sale verso la parte alta, apprezzando
appieno la flora e la fauna del posto, dando da mangiare ai cavalli, e
godendo lo splendido panorama sullo sfondo dei laghi e dei colori
autunnali del bosco. Completiamo l’anello scendendo nella parte più
bassa, osservando i pettirossi e le piccole cascate. Il parco è più
piccolo di quello di Killarney e il giro panoramico richiede all’incirca
un paio d’ore.
Lasciato il National Park raggiungiamo, qualche chilometro più avanti,
la bellissima Killemore Abbey, oggi
diventata un convento di suore visitabile in alcune sue parti. La
struttura sorge in un posto eccezionale e suggestivo, a ridosso di una
parete boscosa di fronte al lago. La pioggia rende il tutto ancora più
fiabesco, creando un alone di nebbia che sfuma tra i colori autunnali
degli alberi. Sembra di fare un passo indietro nel tempo. Ad accogliere
la nostra visita dentro la Killemore Abbey c’è una suora, dai modi
tipicamente inglesi e gentilissima, che non appena intuisce il nostro
accento italiano si trasforma… in un’italiana! Modifica tutto:
comportamento, lingua, gesti, ed inizia a dialogare con noi che
rimaniamo esterrefatti dalla sua cultura: chissà quante lingue conosce!
Terminata la visita all’abbazia, proseguiamo il nostro viaggio on the
road in direzione nord-est, arrivando dopo qualche ora di fortissima ed
insistente pioggia a Sligo, altra sorridente
cittadina colma di giovani studenti. Troviamo un ostello con un gestore che risulta essere un personaggio unico al mondo: ci
prende in giro per ore (ma lui è serissimo!) con i suoi racconti
sull’America, sul lavoro che faceva per il Presidente, sui suoi contatti
con i politici italiani e così via… ma quando afferma che Berlusconi è stato nel suo ostello per qualche giorno e per giunta
nella nostra stessa stanza, la numero 5, beh ragazzi… che roba! Un mito
veramente!
La
nostra stanza è incredibilmente piccola, si passa a mala pena tra i
quattro letti a castello, però la cucina si può utilizzare bene ed è
molto utile. Pensiamo di deliziare il simpatico e singolare gestore,
insieme a qualche altro ospite della sera, con un bel piatto di pasta
alla carbonara e qualche fettina di carne. Mangiamo nel salone
riprendendo con la videocamere le mitiche chicche che ci vengono
raccontate una dietro l’altra: ovviamente non capiamo tutto, ma
abbastanza per fare due belle risate!
Dopo
cena usciamo, chiedendo per strada informazioni su qualche bel localino
aperto fino a tardi, dove si può bere e ballare. Veniamo spediti in una
sorta di disco-pub, con due enormi buttafuori alla
porta, che con nostro stupore non fanno alcuna pretesa per entrare. Dopo
le solite 2 o 3 Guinness la musica si fa più coinvolgente (o siamo noi
più brilli?), e si finisce a ballare per ore in mezzo alla pista con una
bolgia di ragazzi in un divertimento totale e… non raccontabile!
Resoconto finale: un’altra notte indimenticabile in un’altra magica
cittadina irlandese!
GIORNO 8
Dopo
i bagordi della sfrenata nottata, riprendiamo il cammino a nord verso il
Donegal, la terra più selvaggia e meno
abitata dell’Irlanda. Attraversiamo qualche paesino costeggiando
l’oceano, ed osserviamo in lontananza delle scogliere
molto suggestive ed imponenti: leggiamo dalla guida cartacea che sono
le più alte d’Europa con oltre 300 metri di altezza! Più avanti sostiamo
in una delle spiagge più grandi e famose del
posto, dove la gente passeggia nella estesa battigia di decine di metri,
creata dalle lunghissime onde dell’oceano che lentamente avanzano e si
ritirano in moto perpetuo. Qui è usuale che le spiagge siano
larghissime, ed è evidente la differenza con quelle tipiche del
Mediterraneo.
Lasciamo la costa addentrandoci all’interno verso Nord-Est, tra
splendidi scorci di panorami e vallate, e giungendo per la notte a
Letterkenny, una simpatica cittadina
strategicamente posta al confine tra l’EIRE e l’Irlanda del Nord.
Scegliamo un B&B per la notte, molto carino, con una stanza spaziosa ed
un bagno che nulla hanno da invidiare a quella di un hotel (in effetti
nei paesi del Nord molti B&B sostituiscono
praticamente la categoria gli hotel a due e tre stelle).
Ceniamo in stanza alla bene e meglio recuperando qualcosa comprata nei
market, dopodiché io e Nicola usciamo a piedi per visitare la cittadina,
mentre Carlo non resiste alla tentazione del comodo e caldo letto del
B&B, abbandonando i suoi compari di ventura! Entriamo in un pub a prendere l’usuale Guinness, e dopo la chiusura delle 23:00 camminiamo
ancora alla ricerca di una locale notturno.
Con
nostra immensa sorpresa troviamo vicino al centro del paese una
discoteca enorme, esageratamente
sproporzionata per una cittadina di queste dimensioni! E con stupore
ancora più grande notiamo la bella gente che la frequenta, ad iniziare
dal parcheggio zeppo di macchine sportive e lussuose… il paese dei
ricconi? Non ne capiamo bene i meccanismi, ma pare che molte di queste
persone siano inglesi che attraversavano il confine e vengono qui a
divertirsi. Anche il look dei ragazzi è all’avanguardia e le ragazze
sembrano modelle che sfilano. Questo contrasta decisamente con tutto
quello che abbiamo visto finora nell’interno dell’Irlanda (esclusa
Dublino), dove la moda non sembra far parte della cultura come da noi in
Italia… in genere ci si veste comodi e sportivi senza badare troppo al
look: un paio di jeans, una maglietta e via! La conseguenza logica della
diversità d’ambiente non si fa comunque aspettare: bella gente, belle
ragazze, belli tutti, ma freddi, incredibilmente più freddi del solito…
sarà perché ci sono molti inglesi? Sarà perché siamo tutti vestiti bene?
Chi può dirne la ragione. Comunque è veramente mancata la tipica serata
irlandese dove tutti mettono in mezzo tutti e succede di tutto: molto
più divertente che andare solo a ballare!
GIORNO 9
Pochi
minuti di marcia separano Letterkenny dal confine della per noi temuta
Irlanda del Nord. Visto infatti quello che si legge sugli attentati,
quello che si sente dire sulle divergenze politiche e religiose di
queste zone, e considerato che in tutto il nostro viaggio ancora non
sappiamo di che colore siano le auto della polizia non avendone mai
incontrato una, ci aspettiamo di trovarle tutte qua: controlli, blocchi,
appostamenti. Ma siamo presto smentiti e
stupiti: non c’è nulla di tutto questo! Continuiamo a viaggiare
tranquilli senza neanche prendere coscienza di attraversare il confine.
La
nostra meta è l’ottava meraviglia naturale del mondo, così definita
dalla nostra guida: le Giant’s Causeway, ovvero il passo del gigante. Deve il suo nome ad un antica
leggenda, parecchio fantasiosa, ma che rende bene l’idea. La
caratteristica di questa lingua di terra che dà sull’oceano è costituita
da colonne di roccia basaltiche perfettamente esagonali, che creano un
paesaggio veramente singolare ed unico. Esiste qualcosa del genere anche
in Scozia e in Islanda, ma non di queste proporzioni. E’ incredibile
pensare che la natura si impegni tanto a scolpire queste rocce in modo
così geometrico. Il fenomeno è dato da molti fattori combinati tra loro,
come la struttura basaltica del terreno, la composizione acida del suolo
e l’erosione degli agenti atmosferici.
Dopo
aver percorso diversi chilometri sulla costa tra magnifici scorci di
panorama sull’oceano, seguiamo i cartelli per le Giant’s e lasciamo
l’auto nell’apposito parcheggio. L’attrazione turistica è garantita, e
la struttura a cui si accede è completa e ben organizzata: c’è una sala
di ristorazione, il negozio che vende ogni genere di souvenir e così
via. Ma è soltanto una sorta di ingresso poiché le Giant’s Causeway sono
ancora lontane. Ci si può arrivare anche in bus ma, salvo esigenze di
salute, non ha senso poiché tutta la costa è veramente spettacolare e
merita una camminata di qualche minuto. Una grande cartina di tutta la
zona segnala i vari sentieri, nei quali si può passeggiare liberamente e
godere dell’eccelso panorama. Alcuni luoghi purtroppo sono visitabili
solo da Giugno a Settembre con il bel tempo, e questo esclude per noi la
possibilità di vedere il ponte sospeso di
Carrick-a-Rede, che collega un isolotto alla
terra ferma: un vero peccato!
Intraprendiamo dunque il nostro cammino sulla costa verso il famoso
passo, in una giornata molto ventosa ma senza pioggia, anzi con un bel
sole e cielo azzurro. Quando dico molto ventosa, intendo dire che nei
punti aperti e panoramici si sta a mala pena in piedi… ma per fortuna il
sentiero è tutto sotto costa: siamo noi che tentiamo l’avventura in
qualche colle per godere della splendida vista! Il paesaggio assume
caratteristiche singolari: le scogliere sono
verdissime fino all’oceano e a tratti assumono forme di canyon, mentre a tratti sono scolpite con pareti di alte
colonne in stile esagonale. In prossimità dell’oceano capita anche che
un’enorme quantità di schiuma, accumulata tra gli scogli, voli
all’improvviso, causa qualche onda anomala e del vento, dando la
sensazione di una violenta nevicata!
In
una mezzora arriviamo al famoso passo, rappresentato da una collinetta
sul mare costituita da stupefacenti rocce esagonali, sulle quali è
divertentissimo passeggiare ed arrampicarsi, o sedersi per osservare il
panorama e l’oceano. Un’attrazione unica nel suo genere! Scattiamo
tantissime foto e proseguiamo più avanti, dove il sentiero si biforca:
un tratto che costeggia l’oceano mentre l’altro, si arrampica sulla
parete montuosa e permette di godere di una magnifica vista delle
Giant’s Causeway e della costa dall’alto: prendiamo quest’ultimo,
giungendo di fronte al ponte sospeso appena citato sopra che per
l’appunto, visto il forte vento e la stagione, è inagibile. Il tempo
stringe e rientriamo all’auto nella ferma convinzione che tutta la costa
di Antrim meriti assolutamente di essere
vista.
Prima
di riprendere il viaggio ristoriamo con un thè caldo e una bella fetta
di torta, per proseguire poi verso Belfast. Siamo molto incuriositi ma anche un po’ timorosi nell’immaginare come
sia fatta questa città, tanto conosciuta per i suoi scontri, gli
attentati, le bombe.
Le
prime impressioni sono piuttosto tristi come ci aspettavamo. Una pesante
atmosfera si respira per le vie della città. E’ tutto così strano e
oscuro. La città è una rocca fortificata, dove telecamere enormi
blindate riprendono ovunque, sui palazzi, sui cancelli. I ponti di
attraversamento pedonale sembrano trincee con il filo spinato intorno, e
lunghissimi muri di divisione separano gli isolati, mentre la caserma
delle forze dell’ordine pare una base militare in guerra, con vedette e
mitra puntati ovunque… Troviamo un posto per dormire senza particolari
problemi. Aspettiamo la luce della mattina per una visita della città. |