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30/10/2003 – Il primo impatto nel reef dell’isola di Bandos

            Ci svegliamo con calma alle 9:00 e andiamo a fare colazione al Gallery Restaurant. Incontriamo i nostri compagni già intenti nel servirsi a buffet tra le più disparate scelte disponibili. Io mi butto su un buon succo di frutta (mai ottimo però come quello thailandese!) e il classico toast con burro e marmellata. Poi assaggio una pasta molto simile alle nostre, che ho già avuto modo di provare nello Sri Lanka. Diamo un appuntamento ad un’ora imprecisata di fronte al diving, per avere un punto di ritrovo comune.

            Dopo una mezz’ora circa eccoci tutti sbragati in spiaggia a prendere il sole. E’ una bella giornata limpida e i colori sono spettacolari. La sabbia è accecante per il suo colore bianchissimo, il cielo di un azzurro intenso e il mare, anzi l’oceano, diviso in due tonalità di blu. E’ la prima volta che vedo finalmente la barriera corallina così marcata: colore chiaro e trasparente per i primi 40-50 metri dalla riva e poi via col blu profondo dove si inabissa il reef.

Il diving centre è già di per sé una struttura originale, con quel tetto spiovente in paglia e il palco sopraelevato dove ci sono diversi tavolini per ristorarsi. Gli sdraio, qua come in tutta l’isola, sono assolutamente liberi e non assegnati o riservati al cliente. Ne prendiamo uno qualunque e lo posizioniamo di fronte al mare per prendere un po’ di sole, con la dovuta crema protettiva anti ustioni. Qua il sole picchia di brutto e c’è persino gente che si fa il bagno con la maglietta addosso per lasciare coperta la schiena durante lo snorkelling.

Non sembrano esserci molti turisti, siamo all’opposto del concetto di calca e folla tipici per esempio di una spiaggia da noi in Sardegna ad agosto o, peggio ancora, per eccellenza dell’immagine di quella di Rimini. Non ci sono neanche ombrelloni perché per il fresco ci si ripara sotto le palme, così come pure sono assenti i teli da mare per terra, visto che quasi tutti usano gli sdraio. Eppure, ci ha riferito il cameriere, il resort è pieno di clienti al 98%, con 420 persone circa e altre più di 400 di personale, di cui 25 sono i cuochi! Una proporzione  impressionante: c’è una persona che lavora per ogni cliente dell’isola. E dove sono tutti? Facendo con Ambrogio un calcolo approssimativo sul perimetro dell’isola ed il numero dei turisti, scopriamo che ne vengono fuori 40 metri di spiaggia a testa: anche questo un dato clamoroso! Se tutti fossero disposti in modo eguale, avrei 40 metri di spiaggia tutti per me prima di incontrare un’altra persona: ecco perché sembra non esserci nessuno!

Come conseguenza si ha la percezione, ovunque si guardi intorno, di un senso di pace e di libertà che si trasforma in relax e che rende tanto famose queste isole: adesso lo sento dentro di me! Il pensiero di stare qui una settimana e annoiarmi, che mi aveva sfiorato prima di partire, svanisce di fronte a questa intensa sensazione di trovarsi realmente in un luogo paradisiaco, per la maggior parte naturale e per un pochino aiutato e amplificato dall’uomo, che ne ha aggiunto le comodità per goderlo.

Adesso manca solo un dettaglio fondamentale da scoprire: esplorare la barriera corallina con i suoi pesci meravigliosi! Ambrogio e Gabriella, che sono i più esperti e appassionati, indossano per primi maschera e pinne e si lanciano all’avventura, seguendo il passaggio ben visibile ad occhio nudo che porta dal diving oltre la barriera, di cui ha accennato ieri Loris. Poco dopo li seguiamo anche io e Ste, immergendoci nell’acqua calma dalla gradevole temperatura ambiente.

L’impatto è sconvolgente dal primo momento in cui il vetro della maschera apre le porte al mondo sommerso. Già nell’acqua di pochi centimetri una gran quantità di pesci di vario genere scorrazza allegramente tra le strane e intricate forme della barriera, dalla quale ci guardiamo bene di non toccare. Ci infiliamo nel passaggio, caratterizzato da una pozza che si apre all’improvviso per un paio di metri, poi l’acqua ritorna bassa e infine, eccolo là, quello di cui avevo tanto sentito parlare e mi incuriosiva da morire: il reef, lo strapiombo verticale che sprofonda negli abissi dell’oceano! Impossibile descriverne l’emozione, fortissima anche per uno come me che, pur non avendone mai vista una, pratica usualmente snorkelling nei meravigliosi mari della Sardegna. Per Stefania, che è meno esperta di me, è uno shock totale! La sensazione improvvisa di passare da pochi centimetri d’acqua a non vederne più il fondo, in una parete dai colori vivaci che sfuma nel blu più profondo che pare ingoiare tutto, è pura adrenalina. Queste sono le cose su cui si concentra l’attenzione per i primi minuti, poi arriva il secondo shock: quello dei pesci! Una quantità sterminata, un numero infinito di pesci tropicali di varie specie che nuotano indifferenti alla nostra presenza. Pur rimanendo fermi, ne arrivano da ogni parte perché i passaggi che oltrepassano la barriera non sono utilizzati solo dall’uomo, ma anche da loro. L’ingresso di fronte al diving diventa così un punto di incontro di migliaia e migliaia di animali marini dai colori e forme più disparati, osservabili nella loro attività dagli esterrefatti occhi dell’intruso umano. Ci vorrà poco per farmi capire che il paradiso percepito sull’isola maldiviana in realtà è niente in confronto a quello che si vive qua sotto, dove la natura, come ripetono sempre i documentari, ha messo in vita e creato il più complesso eco-sistema, colorato quanto delicato, del pianeta. Non mi riferisco esclusivamente alle Maldive ovviamente, ma alla barriera corallina in generale.

Il nostro primo snorkelling termina nello totale stupore di queste emozioni, e non passa molto tempo prima di fare il secondo. Dopo tanta vita e colori, stare sdraiati al sole sembra uno spreco di tempo. Così rientriamo nuovamente, stavolta più alla nostra destra, percorrendo un breve tratto di spiaggia in senso orario e arrivando all’altro passaggio, quello di fronte alla camera 191. I passaggi si distinguono facilmente anche dalla superficie e in ogni caso, una volta in acqua, dalla boa che giace al largo, a cui è collegata una lunga corda che usano i subacquei al rientro dalle immersioni per tornare a riva senza essere sballottati dalle bombole nell’acqua poco profonda, oppure in caso di mare mosso. Anche qui eccitazione ed emozione si fondono nell’adrenalina di osservare tanta meraviglia. Tra tutti i pesci tropicali, di cui sono totalmente a digiuno essendo per me la prima esperienza, ne inizio a distinguere alcuni osservati sulla Lonely Planet come: il pesce imperatore; il pesce pappagallo, così buffo nel suo becco e così bello nei colori della sua livrea; diversi calamari (beh ci sono anche in Sardegna questi!); alcuni pesce palla di diverso colore; una miriade di banner fish, di cui non so la traduzione in italiano.


Le foto dello snorkelling!

La mattinata si conclude con un altro po’ di sole ma il tempo inizia presto a guastarsi. Alle 13:30 ci ritroviamo al Gallery Restaurant per il pranzo, alquanto succulento e meritato dopo tali nuotate e consumo di energie. Il pomeriggio spediamo un’email a casa dall’Internet Point, dove ci accoglie una graziosa ragazza con un vestito che pare un kimono, così gentile da offrirci gratis questo primo collegamento di pochi minuti.

Poi torniamo in spiaggia, stavolta vicino alla nostra camera, dove ne approfittiamo per mettere a segno un altro snorkelling spettacolare e fare una bella passeggiata sulla spiaggia. Quest’ultima è a tratti ricoperta interamente di vegetazione, soprattutto durante la sera con la bassa marea, per cui si è costretti a passeggiare nell’acqua bassa per qualche metro e superare l’ostacolo. Allo stesso tempo, questa invasione di palme basse e vegetazione permette una più “intima” privacy, poiché divide la spiaggia in più parti creando a volte delle vere e proprie piccole calette suggestive. Ciò non si nota vedendo Bandos dall’alto, come tante altre isole delle Maldive, perché sembra che una lunga unica lingua di sabbia ne compia il periplo da parte a parte. Invece non è così, ed è ancora meglio.

La sera passa veloce e alle 19:30 siamo già nuovamente al Gallery Retaurant con un buco nello stomaco pronti per la cena. Passando per la reception, vediamo i menù esposti con i prezzi in dollari (qui è tutto espresso nella moneta americana anche se i turisti sono al 90% europei): ben 20 per il pranzo e 25 per la cena, meno male che noi abbiamo la pensione completa!. Dopo cena facciamo una passeggiata tra il negozietto di souvenir, che espone cose molto carine e artigianali, e poi andiamo a bere un cocktail con Patrizia e Doriana al Sand Bar. Stasera è proprio il giorno della settimana che c’è musica dal vivo. Il gruppo locale è molto bravo ma canta canzoni famose e moderne da ballare, non musica tipicamente maldiviana. Subito dopo passeggiamo un po’ anche per il molo nella passerella in legno appena illuminata, affacciandoci verso il basso dove tutti i turisti guardano l’impressionante quantità di pesci che circolano in tondo a vuoto. E’ bellissimo soffermarsi qualche minuto a guardarli, l’atmosfera intorno è così tranquilla. Dopo un po’, quasi per caso, si scorge un enorme sagoma longilinea che attraversa gli altri pesci: è uno squalo! In pochi secondi ci passa sotto i piedi e svanisce nel buio regalandoci una grande emozione: chissà se riusciremo a vederlo nei nostri snorkelling!




 


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