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Giorno 11°
31/10/2003 – Snorkelling e spiaggia
Mi sveglio diverse volte durante la notte, ad iniziare
dalle 4 del mattino, per via della pioggia a dirotto: non si
preannuncia affatto una bella giornata! Alle 8:30 andiamo a fare
colazione con i nostri compagni, e aspettiamo nella speranza che esca
un po’ di sole. Purtroppo niente da fare, così anziché andare in
spiaggia ci accontentiamo di fare un giro dell’isola nei soliti venti
minuti.
Ci fermiamo un po’ a metà mattina nella stanza di
Ambrogio e Gabriella, la numero 277: è una vera suite! E’ molto più
grande della nostra, ha un soggiorno, una camera grandissima e un
bagno favoloso. Non capiamo il perché di tanta fortuna, avendo preso
il nostro stesso pacchetto viaggio, ma il sospetto è che sia nel fatto
che loro hanno detto che festeggiavano i 50 anni di matrimonio e,
avendo una stanza del genere libera, probabilmente sono stati così
gentili da mettergliela a disposizione!
Comodi nel divano, Ambrogio e Gabriella raccontano le
loro precedenti volte alle Maldive. La prima, negli anni settanta,
giunsero qui che stavano appena iniziando a creare questo tipo di
turismo “esclusivo”. L’aeroporto era una minuscola pista di terra
battuta e per andare alle isole si facevano ore e ore di barca. Adesso
si vedono passare spesso gli idrovolanti per i tragitti più lunghi.
Inoltre, ovviamente, c’erano pochi comfort e i resort erano più
spartani, con dei bungalow più simili a delle capanne che non a degli
appartamenti come oggi. Era il vero turismo alla Robinson Crusoe:
avventuroso, intenso, un po’ selvaggio. E soprattutto, la
barriera era davvero una meraviglia nei suoi colori. Ambrogio
rimane alquanto deluso da quella vista oggi, in gran parte morta e
grigia. Purtroppo, come ci ha spiegato Loris, il fenomeno di
imbianchimento dei coralli è stato provocato non tanto dall’uomo
quanto da El Nino, passato qualche anno fa, alzando la temperatura
dell’oceano di qualche grado e provocandone la moria. Trovo riscontro
in questo anche nella Lonely Planet, che puntualizza appunto sul
delicatissimo equilibrio esistente tra i polipi e le alghe di cui si
nutrono. L’alzarsi della temperatura fa scomparire le alghe che
sono il principale elemento nutritivo dei polipi, i quali ne risentono
di conseguenza. Ci sono in ogni caso, comunque evidenti, anche i
segni di distruzione dell’uomo, per quanto riguarda numerosi
coralli spezzati e rovinati da scellerati e sprovveduti. Facendo
dunque un confronto, Ambrogio ci confida che per quanto riguarda i
coralli il Mar Rosso è rimasto pressoché intatto nella zona a Sud di
Hurgada e regala ancora uno spettacolo unico nei suoi colori. Per
quanto riguarda invece la fauna, pare che qui a Bandos ci sia molta
più attività e vita.
A mezzogiorno, visto il cielo ancora coperto e
minaccioso, ci rassegniamo sulla possibilità di prendere il sole, ma
visto il mare calmo non anche a quella di fare snorkelling.
Entriamo così in acqua senza peraltro trovare molta differenza tra
sole o meno: la temperatura è sempre perfetta, la visibilità buona e
la vita sott’acqua non si ferma certo se fuori è brutto tempo! Nei
primi metri, appena entrati dalla spiaggia, Ambrogio richiama
l’attenzione mia e di Ste su una gigantesca murena, che sbuca
per un pezzo dalla tana con la sua enorme testa. Me la ritrovo davanti
all’improvviso vicinissima e quasi mi viene un colpo, poi mi fermo ad
osservare il suo inquietante serpeggiare aspettando il momento
propizio per una foto.
Ho portato da casa una machina fotografica subacquea
usa e getta da 36 pose, che solo adesso mi rendo conto essere del
tutto insufficiente. Così mi riprometto di limitarmi al massimo,
cercando di immortalare una sola foto per ciascun migliore esemplare.
Per fortuna c’è Ambrogio, che invece ha portato la sua Canon Ixus
digitale da 2 megapixel, con tanto di custodia subacquea, che scopro
essere magnifica e stupefacente con una risoluzione nitida e priva di
sgranature persino con la poca luce del mondo marino.
Lasciamo la murena e proseguiamo per un po’ all’interno
della barriera. Mi soffermo su un magnifico, anche se piccolo,
esemplare di lion fish (pesce scorpione), per poi notare, pur con
il loro colorito trasparente, alcuni buffi pesci cornetta (o
trombetta) svolazzare su e giù a zig-zag. Più avanti ancora noto il
grugnitore orientale, caratterizzato da quelle strisce giallo-nere, l’azzannatore
a fasce orientale e il pesce chirurgo blu con il suo forte contrasto
giallo-blu da cui prende il nome.
Poi esco dal reef e questa volta cerco di superare
velocemente l’emozione di non vedere all’improvviso il fondo sotto di
me, concentrandomi su ciò che mi circonda e classificando rispetto a
ieri una maggiore varietà di pesci. Distinguo chiaramente diversi
tipologie di pesce balestra, i singolari pesci unicorno con quel
nasone lungo lungo, il labride lunare, i soliti banner fish a branchi
da centinaia alla volta, stupendi nella loro eleganza.
Ma la vera grandissima emozione arriva con il più
grande e temuto di tutti: lo squalo! L’eccitazione di ieri nel
vederlo fuori dall’acqua dal pontile svanisce di fronte all’averne uno
per la prima volta a pochi metri: impressionante, indimenticabile.
Il più temuto dei predatori marini è possente, agile e scattante e
passa sotto di noi silenzioso senza nemmeno considerarci. Ancora
scioccato dal suo materializzarsi all’improvviso alle nostre spalle,
rimango immobile ad osservarlo mentre si allontana, per poi inseguirlo
per un breve tratto. La sua velocità è decisamente superiore alla mia
e così lo vedo scomparire nel blu dell’oceano in pochi secondi. Anche
Stefania e Ambrogio l’hanno visto, ed emergiamo subito levandoci le
maschere per commentare l’episodio. Nonostante sia il pesce più grande
e pericoloso che finora abbia mai visto, devo dire di non aver provato
una sensazione di paura, soprattutto per il fatto che ci è stato
assicurato che le specie esistenti qui alle Maldive sono innocue e non
è mai avvenuto alcun incidente nei confronti dei subacquei. Quel
bestio di circa un metro e mezzo però dà una scarica di adrenalina non
da poco e ci vuole tempo per smaltirla!

Le foto dello snorkelling!
Terminato lo snorkelling, ci asciughiamo in stanza e
andiamo a pranzo. Continua a piovere e così il pomeriggio lo passiamo
tra i negozietti a comprare cartoline e ancora una volta in camera di
Ambrogio e Gabriella prendendo un caffè.
Verso le 17 recuperiamo maschera e pinne e via un’altra
nuotatina tra i pesci con foto meravigliose. Stavolta facciamo il
tratto che va dalla spiaggia di fronte alla nostra camera, superando
la barriera a pelo della pancia stando attenti, fino ad arrivare al
passaggio di fronte alla camera 191. Un tragitto discreto. Il
nostro scopo è riuscire a compiere tutto il giro dell’isola, un pezzo
alla volta, per esplorare tutto il meraviglioso reef di Bandos.
E’ stupefacente inoltre realizzare che ogni qual volta
si entri in acqua a fare snorkelling si esca sempre con qualche
avvistamento nuovo. La Lonely Planet è del
tutto generica e insufficiente nella descrizione e nelle figure dei
pesci, e non basta neanche il glossario plastificato comprato nel
negozio di souvenir che mi porto in acqua per riconoscere le nuove
specie. Il mondo sottomarino è estremamente complesso!
Passa anche la serata che termina con un altro
splendido tramonto.

Si va a cena (sempre
meravigliosa e abbondante) al Gallery Restaurant e si passeggia sul
molo. Mi metto d’accordo con Ambrogio per alzarmi presto e fare
snorkelling alle prime luci del mattino, che è l’ora migliore per
vedere una gran varietà di pesci. Prima di andare a letto torno allo
shop per comprare una macchina usa e getta subacquea, avendo quasi
finito il rullino della mia ed in preda alla disperazione di voler
fotografare il grandioso sesto continente. Mi costa la bellezza di 19
dollari, mentre a casa l’ho pagata appena 8 euro: accipicchia!
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