Giorno 14°
3/11/2003 – Snorkelling e
spiaggia.
Ambrogio mi chiama in stanza puntuale alle 6:45. Oggi
tentiamo un altro mitico snorkelling alle prime luci del
giorno, partendo dallo stesso punto dove siamo arrivati l’altro ieri,
e proseguendo il giro dell’isola in senso antiorario. Ci diamo
appuntamento di fronte al pontile e per arrivarci mi tocca
attraversare tutta Bandos, essendo dalla parte opposta al mio
bungalow. Stefania è stanca e rimane a dormire, così ci ritroviamo io
e Ambrogio da soli, armati delle nostre macchine fotografiche
subacquee pronti all’avventura!
Non ci vuole molto infatti perché questa arrivi. Dopo
pochi minuti, appena superata a pelo la barriera corallina non
essendoci un apposito reale passaggio dai pontili, scorgiamo con
nostra enorme meraviglia i più grandi squali mai visti fino ad
ora. Sono due per l’esattezza, che girano in coppia, di circa due
metri di lunghezza ma soprattutto molto grossi di circonferenza, e in
più un altro di un metro e mezzo simile a tutti quelli visti nei
giorni precedenti, che in confronto appare un cucciolo. E magari lo è
davvero. Rimaniamo pietrificati per parecchi secondi: vedere tre
squali tutti in una volta e per giunta di queste dimensioni non capita
davvero tutti i giorni nella vita a persone come noi che non praticano
subacquea! La cosa più incredibile è che a differenza degli altri,
questi rimangono proprio intorno a noi passando e ripassando diverse
volte sotto i nostri occhi. Riesco così a seguirli per lunghi tratti,
immergendomi in apnea e avvicinandomi ad una distanza di circa due
metri, scattando bellissime foto. E’ un’emozione unica e fortissima,
mi pare ad un certo punto quasi di giocarci, un po’ come ho fatto per
la tartaruga. Questi però, sono squali è meglio non dimenticarlo!
Dopo una decina di minuti proseguiamo il nostro
tragitto sempre a ridosso dello strapiombo della barriera corallina,
lasciando gli squali alle nostre spalle. Passano pochi minuti, ed
eccoli di nuovo rispuntare! Ci stanno seguendo o andiamo nella stessa
direzione? Noto con stupore che nuotano tranquillamente nell’acqua
bassa fino a neanche un metro di profondità, e mi butto ancora al
loro inseguimento per diversi minuti. Nonostante sia sicuro della loro
non pericolosità, ammetto di provare una profonda una sensazione di
timore e di profondo rispetto per questi magnifici predatori
dell’oceano. Vederli nuotare sott’acqua è stupendo,
indescrivibile: hanno un’eleganza ed una potenza nei movimenti
eccezionale!

Le foto dello snorkelling!
Abbandonati definitivamente gli squali, proseguiamo il
nostro snorkelling in un tratto di barriera unico di Bandos. Il
reef qui è inquietante e spaventoso: si inabissa tremendamente
sotto alcuni lastroni a più piani, creando tra l’uno e l’altro delle
buie enormi cavità, sicuramente ottimali per essere usate come tane
per pesci di qualunque dimensione. Osservo esterrefatto e carico di
adrenalina questo indimenticabile paesaggio sotto di me mentre lo
attraverso pinneggiando.
Giungiamo al termine di questo fantastico snorkelling
appena prima del porto, dove c’è il terzo passaggio dell’isola,
sicuramente il meno frequentato proprio perché molto lontano dagli
altri due. Abbiamo percorso un tragitto davvero notevole in un’ora
e dieci di nuoto!
Torno in stanza e insieme a Stefania andiamo a fare
colazione. Le racconto degli squali e promettiamo di rientrare in
acqua a metà mattinata. Verso le 9:30 andiamo in spiaggia con
gli altri. Stefania, Doriana e Gabriella prendono il sole con gli
sdraio nell’acqua sempre tiepida, pratica comune dei turisti qui a
Bandos, mentre Ambrogio va a fare un altro snorkelling con Patrizia,
che ha imparato grazie a lui le meraviglie di nuotare sott’acqua con
maschera e pinne. Nonostante la sua iniziale titubanza e paura, una
volta indossata la maschera e osservato il paradiso dei pesci
tropicali, si è lanciata anche lei nell’esplorazione.

Alle 11:30 è il turno mio e di Stefania. Passeggiamo
per raggiungere l’entrata al diving dove stavolta, anziché nuotare in
senso orario per raggiungere il vicino passaggio della camera 191,
siamo intenzionati ad andare in senso antiorario verso il porto. E’
l’unico tratto che mi manca per completare il periplo di Bandos,
avendo già percorso tutto il resto dell’isola un pezzo alla volta.
Incontriamo Ambrogio e Patrizia, i quali ci dicono di aver fatto lo
stesso percorso ed essere usciti dal pontile prima del porto stando un
po’ attenti alla pancia per l’acqua bassa.
Iniziamo il nostro snorkelling lasciando alle
nostre spalle il diving. L’acqua punzecchia, delle volte in
modo assai fastidioso, e c’è molto pulviscolo. Abbiamo avuto questo
problema anche in altri snorkelling, probabilmente è collegato alla
grande quantità di plancton presente ad ottobre.
Il tempo è instabile come quasi tutti i giorni che
abbiamo passato qui alle Maldive: c’è il sole ma all’orizzonte si
scorgono pesanti nuvoloni. Il mare comunque è sempre calmo. Dopo
circa tre quarti d’ora assistiamo ad un cambiamento radicale. Il
cielo si oscura pesantemente e appena il porto diventa visibile di
fronte a noi inizia a diluviare, talmente forte da sentire
fastidio sulla schiena mentre sto con la testa sotto a guardare il
fondo. Arriva un vento improvviso, il mare si increspa notevolmente e
la visibilità sparisce del tutto: non riusciamo più a vedere Kuda
Bandos che un attimo fa era proprio di fronte a noi nitidissima.
Ai nostri occhi si presenta così in appena dieci minuti
uno scenario apocalittico e inizia la paura.
Il primo impulso è ovviamente quello di uscire verso la riva, come
avremmo fatto in qualunque spiaggia del Mediterraneo, ma sappiamo
bene entrambi sia io che Ste che qui alle Maldive significherebbe
sfracellarsi sulla barriera corallina! E’ pazzesco, perché la
spiaggia dista neanche cinquantina di metri, ci basterebbe solo
qualche minuto per arrivarci. Discutiamo nel bel mezzo della
tempesta con la testa fuori dall’acqua, cercando di capire quale
sia la cosa giusta da farsi il più in fretta possibile, prima che la
situazione degeneri. Tornare indietro è fuori discussione, siamo
troppo lontani dal diving e stanchi. Avanti a noi c’è il porto con il
passaggio ma si vedono arrivare da là onde alte qualche metro che si
schiantano sul molo. Optiamo così per tentare l’uscita dal pontile che
sta vicino a noi, che hanno sfruttato anche Ambrogio e Patrizia appena
un’ora fa. Ma come ci avviciniamo alla barriera, il risucchio
provocato dal frangersi delle onde rende la visibilità pari a zero e
veniamo sballottati da una parte all’altra. La situazione si fa
critica e stiamo per entrare nel panico, il peggior nemico dell’uomo
nelle situazioni pericolose. Cerco di calmare Stefania che vuole
uscire a tutti i costi e la convinco che passare da qua è troppo
rischioso! E’ incredibile pensare che sono in piedi, senza pinne
(causa una bolla sul piede per i troppi snorkelling di questi giorni!)
nell’acqua poco più di un metro di profondità con la riva a qualche
decina di metri di distanza e non possa uscire! Tutta la situazione
sembra essere un gigantesco paradosso.
Torniamo nell’acqua alta al di là della barriera perché
almeno qui la visibilità è maggiore e le onde non sono alte. Siamo
stanchissimi ma la soluzione migliore, riflettendo in maniera lucida,
è rimanere proprio qui in acqua aspettando che passi il temporale, che
in genere non dura più di mezz’ora. Capisco però anche il panico di
Stefania che vuole assolutamente uscire e così decidiamo di andare
avanti per raggiungere il passaggio oltre il porto. Con enorme
dispendio di energie, dato che siamo esattamente controcorrente e
io sono persino senza pinne, riusciamo dopo un quarto d’ora circa a
percorrere un tragitto che avremmo fatto normalmente in un paio di
minuti e raggiungiamo l’imbocco del piccolo porticciolo di Bandos.
A questo punto c’è un altro pericolo, ovvero le barche,
ed immagino certamente che il più imprudente dei nuotatori non si
sognerebbe mai di passare di fronte all’entrata di un porto! Ci
guardiamo bene intorno e per fortuna non paiono esserci imbarcazioni
in movimento. Attraversiamo così per un tratto l’imbocco del porto e
lì mi coglie un naturale lampo di genio: visto le onde che si vedono
oltre il molo, che rendono di sicuro un’impresa rischiosa l’uscita
anche se sappiamo esserci il passaggio, poiché la visibilità sarà
comunque nulla, convinco Ste ad uscire proprio dal porto, dove
l’acqua ovviamente è calmissima. Facciamo così qualche metro ed
ecco la nostra salvezza: protetti dai moli percorriamo tutta la
lunghezza del porto fino al nostro amato ponticello in legno, dove la
sera veniamo ad osservare i pesci. Siamo sfiniti ma salvi. L’acqua del
porto poi è praticamente pulita e trasparente, non certo come si usa
immaginarla nei nostri.
Rimaniamo allibiti dal fatto che due ragazzi del
personale di Bandos, che hanno visto affacciati al pontile il nostro
rocambolesco arrrivo, dicano che non si può fare snorkelling qua
perché sia pericoloso. Il troppo relax deve averli rincitrulliti un
bel po’: non si vede in che condizioni siamo? E che fuori c’è una
tempesta e stiamo uscendo in assoluta emergenza? Il bello è che non si
degnano neanche di aiutarci e sono costretto a spingere Stefania dal
basso per salire sugli alti gradini in legno della passerella con uno
sforzo immane. Sdegnati da questo atteggiamento remissivo, rientriamo
in stanza distrutti da questa pericolosa esperienza, sicuramente da
non dimenticare.
Ancora rintontiti, andiamo al Gallery Restaurant a
pranzare, passando proprio di fronte a dove mezz’ora fa stavamo
annaspando nel mare in tempesta: adesso è già molto più calmo e sta
uscendo un po’ di sole, incredibile! I nostri compagni ci attendono un
po’ preoccupati, non avendoci visto tornare più in spiaggia. Gli
raccontiamo così la disavventura lasciandoli a bocca aperta! La
nostra bravura è stata quella di non esserci fatti prendere dal panico
e la fortuna ci ha aiutato. Sicuramente d’ora in poi ci penseremo
due volte prima di percorrere lunghi tragitti senza essere sicuri che
il tempo regga!
Verso le 15:00 andiamo nella stanza di Ambrogio e
Gabriella a fare un po’ di “salotto”, visto che il cielo si è di nuovo
coperto. Poi facciamo un po’ di shopping nel negozio di
souvenir comprando qualche portachiavi di legno a forma di pesce ed
una collana, e spediamo un email nel vicino Internet Point. Infine ci
riposiamo nella nostra stanza stanchi e assonnati.
Verso le 18:00 usciamo nuovamente con l’ombrello per
una passeggiata, incontrando al diving i nostri compagni.
Gabriella si offre gentilmente per fare a me e Ste delle riprese:
finalmente insieme almeno una volta nei ricordi! Si adopera proprio
come una regista e ne esce un filmino stupendo! Durante il solito
periplo di Bandos, ci fermiamo incuriositi in spiaggia ad osservare
dei paguri e dei granchietti buffissimi che scorrazzano da un
buco all’altro, e poi camminiamo sopra il molo di pietre scoprendone
altri tra gli scogli veramente grossi!

Per concludere la giornata, beviamo un coktail al Sand
Bar e ci straffoghiamo al buffet della cena: oggi abbiamo molte
energie da recuperare!
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