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4/11/2003 – Il taglio del pesce chirurgo. Kuda Bandos.

            Ambrogio mi chiama al telefono della stanza, spaccato come un orologio svizzero, per quella che ormai è diventata la nostra “missione”. Stefania, vista la brutta esperienza di ieri, preferisce rimanere a dormire ma io non posso sottrarmi dal vedere i miei amati pesci tropicali. Esco e raggiungo Ambrogio al pontile a fianco al porto, dove saremmo dovuti uscire ieri se non fosse arrivata la tempesta. Dobbiamo rifare esattamente lo stesso percorso all’inverso ed arrivare fino al diving. Devo dire la verità: è una sensazione stranissima trovarsi nello stesso punto in cui ieri, in qualche modo, ho rischiato grosso. Mi guardo intorno e non riconosco niente di ciò che si vedeva: è una splendida giornata, il mare è piatto, Kuda Bandos è di fronte a noi con dei colori meravigliosi e del diluvio universale di ieri non c’è alcuna traccia!

            Appena superata la barriera, mi cimento ad osservare con attenzione il fondo e noto come uno scoglio che si muove a diversi metri di profondità. Ci vuole qualche secondo per mettere a fuoco e riconoscere quella magnifica tartaruga marina che adesso sale in superficie. Chiamo subito Ambrogio e rimaniamo intorno a lei per diverso tempo: è la seconda che vediamo, assolutamente stupenda!

Le foto dello snorkelling!

            Più avanti attraversiamo degli branchi infiniti di migliaia di banner fish: buttarcisi in mezzo a nuotare è indimenticabile! Vediamo anche qualche squalo e qualche pesce pipistrello, nonché numerosi pesci pappagallo dalla bellissima livrea blu-verde, che beccano il corallo sul fondo con quel caratteristico suono che i primi giorni non riconoscevo.

            Ad un certo punto, durante un’incursione in un branco di banner fish, sento un colpo sotto il piede destro, come se avessi urtato violentemente contro uno scoglio. Sono senza pinne e quindi mi guardo intorno preoccupato di non aver toccato del corallo, ma non è possibile: sono nell’acqua altissima! Un altro urto doloroso mi fa ritrarre bruscamente il piede e circondato da centinaia di pesci non ne capisco la provenienza. Esco dal branco e mi vedo un bestio dalla brutta faccia, di circa mezzo metro, che dal fondo si dirige velocemente verso di me puntando dritto ai miei piedi!!! Li scuoto ancora una volta e lui devia bruscamente, all’ultimo momento, scansandosi. Poi parlo con Ambrogio che ha visto tutta la scena e conferma che è stato proprio il bestio a venirmi addosso. Si mette anche un a ridere visto che in effetti tutta la situazione appare quasi una barzelletta! Mi guardo attorno e vedo il pesce che continua a seguirmi sul fondo, e diverse volte, forse una decina, sale all’improvviso puntandomi per poi scansarsi al mio gesticolare. Ad un certo punto lo minaccio persino con la macchina fotografica, tra le risate incredule di Ambrogio. E’ una situazione comica ma allo stesso tempo irritante, non ho fatto niente a questo pesce e non capisco perché ce l’ha con i miei piedi! Mi guardo sotto e vedo due lunghi tagli sotto la pianta, deducendone che quei colpi che ho sentito probabilmente erano i morsi di quel disgraziato essere. Osservo un subacqueo che mi supera, anche lui senza pinne, e il pesce si accanisce anche contro i suoi piedi: allora è un vizio!!!

            Usciamo al diving scherzando e ridendo con Ambrogio di questa che sicuramente diventerà la cosa più divertente da raccontare in giro agli amici. Presto però mi accorgo che i due tagli diventano una cosa molto più seria di quel che sembrava. Intanto sono fastidiosissimi poiché, attraversando di lungo la pianta del piede fino all’alluce, ad ogni passo che metto in terra sono dolori, sotto il peso del corpo! Poi sanguinano anche, per cui, pensando al morso di un pesce che di cui ignoro la specie, ritengo necessario e doveroso farli vedere da un medico.

            Me lo confermano anche i miei compagni a colazione, mentre con Ambrogio raccontiamo vivacemente la comica scena durante lo snorkelling. Alle 10:00 in punto, orario di apertura del centro medico, mi avvicino con Stefania e Patrizia, la quale ha riportato in questi giorni delle bolle allergiche sul ginocchio appoggiandosi al corallo. Mi riceve una dottoressa gentile che mi fa accomodare sul lettino. Le spiego l’attacco del pesce ma lei pare incredula: non possono essere morsi perché sono tagli di netto. Mi chiede diverse volte se sono passato sul corallo ma continuo a ripeterle di essere sicuro che si trattasse di un pesce e che ero sull’acqua alta. Comunque mi medica con un disinfettando molto forte e mi fascia la ferita. Niente bagno di sicuro per oggi, forse domani si può tentare.

Poi mi mostra un poster con le varie tipologie di pesci e mi indica il “chirurgo”, chiedendomi se fosse quello che ho visto. Già, è proprio lui!!! Mi spiega dunque che non sono morsi, ma la sua spina dorsale, particolarmente tagliente, che usa come arma di difesa o attacco: non a caso, si chiama per l’appunto pesce chirurgo! Non si finisce mai di imparare. E questa lezione costa cara: 40 dollari sul conto, di cui 25 per la visita e 15 di medicazione. URKA, che mazzata! Per fortuna a Patrizia dice solo di usare una pomata senza visitarla, altrimenti sarebbero dolori anche per lei!

            Raggiungiamo in spiaggia gli altri raccontando tutto. Sono un po’ contrariato per la cifra, ma soprattutto per il fatto di non poter fare più bagni e per dover camminare dolorosamente zoppicando, proprio oggi che finalmente c’è il sole. Ne approfitto comunque per fare foto e riprese alle ragazze che si godono lo sdraio in acqua chiacchierando.

            Per il pomeriggio io e Ste abbiamo prenotato la gita a Kuda Bandos, ma anche stavolta i nostri compagni non ci hanno seguito. Alle 15:00 raggiungiamo il pontile, dove un Dhoni carica qualche turista e parte alla volta della piccola isola disabitata di fronte a Bandos. Il tragitto dura appena un quarto di ora ed è piacevolissimo. L’attracco al molo poi è spettacolare, con dei colori del mare e della spiaggia stupefacenti, ancora più belli di Bandos! Sembra davvero di scendere in paradiso: un’isola tropicale disabitata tutta per noi, circondata da una sabbia fine bianco-accecante e da un azzurro strepitoso e cristallino che la circonda.

   

Scattiamo qualche foto nella roccia che dà il benvenuto ai turisti, sotto alte e magnifiche palme, e dopo una breve passeggiata per la spiaggia ci fermiamo a prendere il sole. E’ tutto assolutamente meraviglioso e perfetto, non c’è molto altro da aggiungere. Il cielo azzurro e la luce solare rendono finalmente quei colori che in questi giorni non eravamo ancora riusciti a vedere. Il mare è una tavola e Stefania ne approfitta per fare subito una nuotata, purtroppo da sola: mi piange il cuore dovermi accontentare di riprenderla mentre io sono immobilizzato con il mio piede fasciato!

 

Tutta la situazione (a parte l’infortunio) mi ricorda fortemente il giorno in cui in Thailandia, esattamente un anno fa, siamo andati nell’isola deserta di Koh Phoda: anche là sabbia bianchissima, pace divina, tante palme e mare piatto, anche se non così cristallino come questo delle Maldive, bisogna ammetterlo.

   

            Faccio conoscenza con una ragazza italiana, che mi chiede di scattarle una foto col suo ragazzo greco. Si sono sposati e sono in viaggio di nozze. Alloggiano a Paradise Island e anche loro si sono trovati benissimo. Appena sento il prezzo che hanno pagato per una settimana in mezza pensione mi vengono i brividi: praticamente quanto noi, per lo stesso pacchetto di due settimane Sri Lanka- Maldive in pensione completa!!! Me ne guardo bene ovviamente dal dirlo per non rovinarle il viaggio di nozze…

            Dopo un po’ di relax al sole facciamo una passeggiata (per me dolorosa!) attraversando in lungo e largo l’isola, scoprendo che è effettivamente molto più piccola di Bandos. Ci sono alte palme ovunque e diverse costruzioni usate per le feste e i banchetti che organizzano da diversi resort nelle isole vicine, a partire dal nostro che propone pesca e cena sul posto. La parte nord di Kuda Bandos, da cui si vede perfettamente Bandos, risulta essere meno attraente comunque di quella meridionale, dove la spiaggia è migliore e più grande.

 

Pare non esserci più nessuno: gli altri turisti sono andati via prima, e giriamo per questo bellissimo paradiso del tutto indisturbati! Il sole inizia a calare velocemente, e dopo aver preso gli ultimi raggi abbronzanti prima dell’arrivo dell’ombra delle alte palme, torniamo al molo ad aspettare il nostro dhoni. Scopriamo così che in realtà non eravamo proprio soli: c’era anche un’altra coppia di turisti. Quattro persone in tutta l’isola!

Lasciamo malinconicamente Kuda Bandos e rientriamo giusto in tempo per goderci il nostro ultimo spettacolare tramonto alle Maldive, dato che domani si torna a casa. Iniziamo a preparare qualcosa nelle valigie, andiamo a cena e poi ci dedichiamo agli ultimi (e stavolta davvero gli ultimi!) regalini da portare a casa: due splendidi e colorati parei per Stefania, ed una cornice fotografica in legno con i pesciolini tropicali, più il poster mitico di Bandos vista dall’alto per me!

 

Passiamo anche alla reception a fare il check-out, e  prima di andare a letto diamo appuntamento ad Ambrogio per alzarci domani mattina presto a mettere in atto il nostro ultimo snorkelling.
 




 


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