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Giorno 3°

23/10/2003 – Spostamento in bus verso la costa Sud. Visita ad un centro tartarughe marine. Arrivo al Dickwella village. Passeggiata e primi contatti con i bambini locali. Tramonto.

La sveglia è alle 6.30 in punto. Scendiamo a fare colazione, sempre insieme al nostro gruppo Azemar, dopodiché andiamo alla reception per il chek-out. 490 rupie per le bevande della cena, che non erano incluse nel pacchetto (solo per la prima notte, gli altri giorni per fortuna sono all-inclusive). Un po’ care in effetti, ma si sa, negli hotel di lusso funziona così!

            Alle 7:30 ci troviamo tutti all’ingresso. Arriva il bus e partiamo. Le prime due ore e mezzo di viaggio sono tutte nel centro abitato, un continuo scorrere di case basse e bancarelle, persone che vanno a lavoro, scolaresche, gruppi di persone in chissà quali manifestazioni locali che ai nostri occhi appaiono, a dir poco, folcloristiche. Non capisco più ormai se siamo ancora a Colombo, in periferia, o chissà dove.

            Finalmente si vede l’oceano, con scorci sempre più frequenti. Stiamo seguendo pari pari la costa, tra paesaggi ripetitivi e pianeggianti, ma in alcuni punti pure molto belli e suggestivi. Le abitazioni diradano lasciando spazio ad una lussureggiante vegetazione verde di alte palme, mentre i sorpassi, per noi azzardati e senza senso, si ripetono costanti su una strada ad appena due corsie, stretta e non certo in perfette condizioni. Fatti da un autobus poi appaiono ancora più inopportuni, ma così è la guida nello Sri Lanka! Tutto sommato però non si corre ad alta velocità, e non ci si ferma praticamente mai per l’assenza di semafori o ingorghi. Si tiene una velocità costante sui 40-50 chilometri orari: tutto ciò che va più lento viene superato, compresi veicoli, automezzi, altri autobus, che siano su rettilineo o in curva. Ovviamente discorso analogo vale per chi va più veloce di noi, che non si risparmia di operare il sorpasso del nostro bus tra suonate continue di clacson e virate brusche per rientrare in corsia.

            Sostiamo di passaggio ad un centro tartarughe, per osservare la crescita e l’allevamento di questi meravigliosi animali centenari. Il biglietto d’ingresso costa 100 rupie (1 euro). Da un pezzo di terreno, protetto da un recinto, sbucano dei bastoncini di legno: qua sono deposte le uova delle tartarughe, ci viene spiegato dalla guida. Più avanti invece una vasca contiene centinaia di piccolissimi esemplari appena nati che si fanno le prime nuotate. Ne prendiamo una in mano per accarezzarla, è bellissima! In altre vasche ancora ci sono quelle più grandi, le quali mostrano un guscio stupendo, che pare disegnato dalla mano di un grande artista. Si fanno accarezzare tranquillamente senza ritrarre la testa, sono abituate alla presenza umana. Siamo proprio di fronte ad una bella, lunghissima spiaggia oceanica, con sabbia d’orata e tratti di un bel prato verde acceso sovrastato da alte palme di cocco. Scopriremo presto che questo è il tipico paesaggio costiero singalese.

Una piccola tartaruga nelle mani di Stefania!

Il magnifico guscio della tartaruga marina è un capolavoro d'arte!

            Lasciato il centro, proseguiamo il tragitto sostando solamente un’altra volta per la cosiddetta pausa “toilette”, del resto doverosa dopo ore e ore di autobus… E’ una sorta di market che vende stuzzichini e bibite di vario genere. Durante l’attesa mi guardo intorno alla strada: siamo davvero in un altro mondo, che non assomiglia per niente a quello occidentale!

            Passiamo Galle, importante città costiera del Sud dal punto di vista commerciale per la sua posizione, storico per il forte portoghese, e culturale per i caratteristici pescatori. Ne vediamo alcuni in mare, pescando, appesi a quel loro singolare trampolo che li ha resi tanto famosi.

            Passiamo anche Matara e, superato il punto estremo meridionale dello Sri Lanka, giungiamo finalmente dopo pochi chilometri a Dickwella, un modesto e piccolo paese di pescatori e artigiani. Il nostro hotel, che prende il nome dello stesso villaggio, è sulla strada principale. Entriamo che sono le 14:30: sono passate sette ore dalla nostra partenza! Il primo impatto non è per niente male e nonostante abbia visto le stupende foto panoramiche da Internet, rimango comunque sorpreso dalla bellezza di questo posto.

            Veniamo accolti con una allegra cerimonia di rito che consiste, tra suoni di tamburi e strani strumenti a fiato, nell’accendere una candela ed esprimere un desiderio. Tocca prima alle donne e poi agli uomini. Beviamo un drink dissetante e veniamo accompagnati in stanza, la n° 37, la quale risulta accogliente, spaziosissima, con finestra e uscita anche dalla parte opposta verso il prato verde che dà sulla spiaggia. L’arredamento è tutto in legno, le lenzuola sono decorate con petali colorati, e un grande sole dipinto risplende sorridente sopra il nostro letto. Che dire, siamo contenti ed eccitati come inizio va benissimo!

            Mi affaccio alla finestra e scorgo due sdraio per prendere il sole ed un appendino per stendere i vestiti, poi un ragazzo in lontananza mi saluta e mi dice di andare da lui. Ma non c’è tempo di esplorare adesso, non apriamo ancora le valigie e usciamo subito a pranzare visto che sono le 15:00 passate. Percorriamo il pittoresco vialetto coperto, anch’esso tutto di legno, che dalla reception porta alla nostra e alle altre stanze e più avanti al centro del villaggio, dove c’è una bella piscina, due palme altissime e una sala all’aperto dove si tengono i pasti quando fa bel tempo, come in questo caso. Delle simpatiche e colorate rappresentazioni di pavoni ed elefanti sui muri, con tanto di senso di profondità da farle apparire quasi sculture, rendono il tutto molto gradevole alla vista.

La piscina del Dickwella

Un'altra immagine della piscina di acqua marina

La nostra stanza

Il vialetto coperto che attraverso il villaggio

Dipinti di elefanti sui muri

Altro dipinto di pavoni

            Troviamo anche stavolta tutto il gruppo già a tavola: ma questi sono dei fulmini! Andiamo a verificare immediatamente che il menù sia di nostro gradimento. Le pietanze non sono numerosissime ma c’è il nostro caro e amato forno a legna con un cuoco pronto a preparare delle invitanti pizze. Perché rifiutare una proposta così allettante? Durante il pranzo Gianfranco parla un po’ di come è costituito il villaggio, cosa possiamo fare, degli orari da rispettare e così via. In particolare spiega che i tour sono tutti di mezza giornata e si svolgono durante il pomeriggio. A tal proposito possiamo scegliere tra diverse alternative e stabiliamo subito, per cominciare, i giorni in cui vogliamo fare le due gite incluse nel pacchetto, quella a Matara e quella al tempio di Mulkirigala.

            Finito il pranzo percorriamo un giro istruttivo del villaggio insieme a Gianfranco, che ci porta tanto per iniziare al centro di massaggi Ayurveda. Conosciamo il dottore responsabile, dall’aria giovanile e simpatica, il quale offre una seduta di massaggio ai piedi a tutti,  da provare quando si vuole, per assaggiare le delizie delle tecniche Ayurveda. Ci spiega i principi e i benefici in termini di salute e benessere che si possono raggiungere con più sedute, le quali ovviamente sono più vantaggiose, sia in termini monetari che di risultati, prese a pacchetti di più giorni rispetto alle singole. Verremo senz’altro a provare il nostro massaggio nei prossimi giorni!

            Proseguiamo sul lato mare, di fronte ai nostri bungalow (chiamiamoli così, ma sembrano vere e proprie casette sul prato verde a pochi metri dalla spiaggia), dove raggiungiamo gli sdraio e il bar, e torniamo alla reception, dove su un lato c’è il negozio di artigianato e souvenir di Gianna. Gianna è un’italiana che sta qui al Dickwella e fa un po’ da mediatrice. La sua figura è ambigua quanto importante. Di fatto è lei che fa un po’ da padrona e direttrice, organizza le gite, dà ordini al personale singalese, divide il suo tempo ed i pasti con noi. Stiamo un po’ nel suo negozio e compriamo un bel pareo per Stefania a 600 rupie.

            Torniamo così in stanza, riposiamo qualche minuto e usciamo per una passeggiata sulla spiaggia da soli, prima del tramonto. Il posto è davvero bello: la spiaggia d’orata si perde sulla sinistra fino all’orizzonte insieme alle altissime palme che la costeggiano, le quali a tratti arrivano fino all’oceano perennemente mosso. Sulla destra invece gli scogli segnano la punta del Dickwella, dove le onde si infrangono con fragore provocando alti spruzzi d’acqua. In riva come in mare notiamo alcune barche di pescatori locali, dalla strana forma e costruzione. Il posto sull’imbarcazione è piccolo, al massimo per due o tre persone, lungo e stretto, tutto da un lato. Dal lato opposto, collegato con due archi in legno, c’è una sorta di contrappeso, evidentemente per questioni di equilibrio, il quale mi ricorda buffamente quella sorta di strana imbarcazione di tubi che Conan, nella fortunata serie di quel meraviglioso ed indimenticabile cartone animato, aveva creato per fuggire via dalla sua isola nativa. E’ proprio vero che la realtà supera di gran lunga la fantasia.

            Torniamo al centro del villaggio, dietro la piscina, dove un muro bianco segna la recinzione del Dickwella verso l’altra spiaggia dove il sole tramonta. Qui l’arco di spiaggia è più piccolo e riparato, ciò non toglie che l’oceano sia comunque sempre mosso e anzi, all’orizzonte, alquanto suggestivo con possenti onde che si infrangono sugli scogli. Qua si vedono molti più pescatori al lavoro, mentre al cancello che dà sulla spiaggia d’orata veniamo catturati dai bambini locali, che iniziano a parlare in italiano, sorprendendoci non poco. Sono in tre, un maschietto e due femminucce, ma la più sveglia è la bambina che porta il nome di Nilani. Stefania si butta subito nel dialogo mentre io continuo le riprese e le foto. Una guardia del Dickwella dietro di noi tiene d’occhio la situazione, probabilmente per evitare che i bambini scavalchino la recinzione.

            I bambini si mostrano molto simpatici e, tra qualche parola in italiano e gesticolazioni varie, riusciamo a scoprire i loro nomi, quanti anni hanno, dove vivono e cosa fanno.

            Terminiamo il nostro giro, proprio al calare del tramonto, sopra la terrazza panoramica dove si tengono anche gli spettacoli di notte in una sorta di mini teatrino. La musica di Michael Jakson in sottofondo ci accompagna mentre ammiriamo sbalorditi la visuale a 360° della costa. All’orizzonte si scorge chiaramente anche il faro di Dondra, estremo punto del Sud dello Sri Lanka. Conosciamo un animatore del posto, un ragazzo della nostra età, anche lui molto simpatico, cordiale, e incredibilmente loquace con una gran voglia di parlare in italiano ed imparare parole nuove. Dice che è quattro mesi che lo sta imparando, il che mi sembra fantascienza visto che lo parla già benissimo…

            Rispuntano i bambini sotto di noi, che si fermano a parlare ancora per qualche minuto. Li osserviamo poi mentre giocano sugli scogli con gli spruzzi d’acqua. Hanno tutti degli splendidi sorrisi e dei bellissimi visi, che trapelano gioia e serenità, cosa che ci conforta molto dal momento che a Colombo la situazione sembrava assai più disastrata.

            Alle sei in punto il sole tramonta, regalandoci uno splendido e breve spettacolo di un colore rosso intenso, che non manchiamo di documentare con tante fotografie e riprese. Non resta che tornare in stanza e aspettare la cena.

Stefania fotografa i bambini locali...

... con cui facciamo subito amicizia!

Dalla terrazza del Dickwella, con un animatore e i bambini

Il panorama dalla terrazza con i pescatori al lavoro

I bambini giocano con gli spruzzi dell'oceano

Sequenza del tramonto al Dickwella...

...

...!

            La cena si svolge in una apposita sala di ristorazione, grande ed accogliente, con la solita formula buffet e prima bevanda inclusa. Le pietanze sono più varie del pranzo, troviamo qualcosa della cucina italiana e qualcosa di tipicamente locale. Siamo sempre tutti insieme, il gruppo Azemar al completo più Gianfranco e Gianna, i quali propongono per i giorni successivi di organizzare una cena più particolare a base di aragosta e pesce. Un’idea interessante che viene accolta con successo!

            Notiamo, come a pranzo, che in tutta la sala ci siamo praticamente solo noi e una famigliola di inglesi. Ed è effettivamente così: in tutto il villaggio, che può contenere 165 persone circa, siamo solo noi! Situazione che, ci renderemo subito conto, ha i suoi pro ma anche contro. I vantaggi sono che si ha tutto per sè e si gode questo favoloso posto senza vedere turisti in giro: del resto già dalla passeggiata di stasera abbiamo subito realizzato che siamo lontani anni luce da luoghi iper gettonati o affollati. Qui pace e solitudine regnano sovrani in mezzo a suoni, odori e immagini di una natura solitaria ed primordiale. I contro di conseguenza sono che, essendo così pochi, abbiamo tutti addosso, dal personale del Dickwella ai procacciatori della spiaggia.

In quanto a questi, Gianna e Gianfranco ci mettono subito in guardia. Li chiamano i “Beach Boys”, sono dei ragazzi pescatori che per arrotondare lo stipendio, molto povero, abbordano i clienti del villaggio proponendo di fare gite e visite di posti nelle vicinanze. Non sono cattivi o per forza truffatori, però è stato segnalato qualche spiacevole inconveniente in passato nei confronti di alcuni turisti. Ci viene consigliato perciò, se vogliamo passeggiare in paese o optare per alcune escursioni, di chiedere comunque ai ragazzi che lavorano al Dickwella, che possono dare maggiori garanzie e sono sotto la responsabilità dell’hotel. Lo davamo in realtà per scontato già da prima, ma ci accorgeremo presto che le cose non sono poi così semplici e si è instaurato un particolare e complicato rapporto di amore e odio tra il Dickwella, villaggio costruito sotto la direzione italiana, nei confronti della popolazione e del paese omonimo.

            Alle dieci pomeridiane in punto, finita la cena, saliamo sulla terrazza panoramica dove c’è il teatrino, per assistere al nostro primo spettacolo serale intitolato “Jubox”. Gianfranco presenta scherzosamente la serata al microfono, calano le luci e iniziano diversi balletti di svariate canzoni, interpretati devo ammettere con grande foga e precisione da un gruppo di sei animatori, considerando tra l’altro che il pubblico è di appena dieci persone! Si muovono davvero bene questi singalesi e rimaniamo sorprendentemente colpiti dal loro innato senso del ritmo, fisici scolpiti, grinta e volontà, che rendono lo spettacolo divertente e originale.

            Terminato il tutto, passeggiamo una mezz’oretta ammirando per prima cosa il meraviglioso cielo stellato dalla terrazza panoramica, spostandoci poi nella piscina illuminata in notturna di fronte all’oceano, e nel vialetto coperto dove, prima di tornare in stanza, chiacchieriamo per lungo tempo con Franca. Scopriamo così che, oltre ad essere una persona estremamente in gamba, è una donna che viaggia tantissimo da sola ed ha accumulato esperienze umane profonde e straordinarie durante le sue avventure memorabili. Rimango colpito in particolare da quelle in Africa, dal fascino della sua popolazione e delle riserve protette.




 


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