Giorno 4°
24/10/2003 - La spiaggia del Dickwella. Massaggio Ayurveda. Tour a
Mawella per vedere il “Blow Hole”, il soffione dell'oceano.
La nostra prima colazione è alle 8:30, nella
sala ristorazione dove ieri abbiamo cenato. C’è un bel panorama sulle
vetrate che dà verso gli scogli, con l’oceano e le sue possenti onde
che creano tanti spruzzi bianchi d’acqua. Il menù è il classico
internazionale: thè, latte, caffè, brioche, bacon e salsicciotti per i
più forti di stomaco, e così via. I succhi di frutta deludono un po’,
nessun paragone con quelli thailandesi! Prima di andar via ci mettiamo
d’accordo con Gianna per fare una passeggiata lungo la spiaggia più
tardi.
Torniamo in stanza e alle 9:30 vediamo alcuni del nostro
gruppo passare. Li raggiungiamo e iniziamo la lunga camminata
verso l’arco di spiaggia d’orata, che parte dal Dickwella e si
prolunga per ben tre chilometri fino all’orizzonte. Insieme a noi
vengono alcuni ragazzi dell’hotel, e altri tre del posto, i cosiddetti
“Beach Boys”. Rimaniamo un po’ allibiti dall’immediato battibecco che
nasce tra questi ultimi e Gianna, con varie accuse a tratti anche
pesanti per varie vicende successe qualche giorno fa. Cerchiamo, nel
limite del possibile, di lasciare estranea la discussione e non
rovinarci lo splendido paesaggio che ci circonda. La spiaggia è a
tratti larga e a tratti quasi scompare sotto le altissime palme e
fitta vegetazione retrostante, costringendo a camminare piacevolmente
sull’acqua calda, quasi a temperatura corporea. C’è molto vento e
l’oceano è mosso, per cui non siamo ispirati a fare il bagno anche se
il fondale è molto basso e non comporterebbe alcun pericolo. Il sole
purtroppo è per la maggior parte del tempo coperto dalle nuvole, ma a
tratti, quando viene fuori, regala sul mare splendidi colori con
tonalità che vanno dal verde smeraldo all’azzurro più intenso. Non
si vede un solo turista su tutta la spiaggia fino all’orizzonte!
Ci siamo solo noi e qualche raro singalese del posto che va a pescare,
a fare il bagno al proprio cane o una passeggiata romantica con
l’ombrellino.
I primi animali che incontriamo sono dei cagnolini,
molti cuccioletti e altri un po’ più grandi, che vivono liberamente
sulla spiaggia. Sono ovviamente randagi, e non devono avere vita
facile visto che presentano evidenti segni di malattie. Meglio non
accarezzarli per il momento, anche se poverini paiono innocui. Poi ci
imbattiamo in un paio di mucche ferme, chissà, magari a
prendere il sole. Non mi era ancora mai capitato di vederle in mezzo
ad una spiaggia!
Nel frattempo i battibecchi continuano e i Beach Boys
tentano assiduamente di parlare anche con noi, sostenendo la loro
buona fede e il fatto che non siano imbroglioni. Una situazione un po’
difficile di cui non ci sentiamo di dare né giudizio né critica, dal
momento che siamo appena arrivati e non conosciamo le regole di
questi posti! Nel dubbio cerchiamo ancora di evitarli e non dare
confidenza. Siamo colpiti comunque dal fatto che anche loro parlino
bene l’italiano, con discreta conoscenza della grammatica ed un ampio
vocabolario.
Il prossimo appuntamento con la fauna locale è il
macaco col berretto, una bertuccia molto comune nello Sri Lanka.
Ce ne sono due per l’esattezza, legate ad una corda su un ramo di un
albero: una beve da una specie di biberon e l’altra ci osserva
indifferente. Chiediamo ad uno dei Beach Boys a fianco noi perché
siano legate, poiché è evidente che ci balena subito per prima l’idea
che siano messe lì apposta per i turisti. Risponde che non è così,
sono là per altri motivi e presto verranno liberate come prima. Non è
del tutto convincente, però gli diamo fiducia potrebbe anche aver
ragione.
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* Un camaleonte si mimetizza tra le piante del Dickwella |
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La lunga spiaggia del Dickwella |
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Una noce di cocco tagliata in due giace sulla sabbia |
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* Una coppia passeggia romanticamente con l'ombrellino |
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Il macaco col berretto osserva indifferente |
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* Ancora i macachi giocano tra gli alberi |
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Durante la passeggiata si scorge il Dickwella village all'orizzonte... |
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*Foto di Stefania Secci
Rimaniamo un po’ dietro al gruppo, rallentati dalle numerose foto e
riprese che sono d’obbligo. Li raggiungiamo dopo un po’, fermi ad
ammirare un enorme riccio, piuttosto diverso dai nostri, con
lunghissime aculei neri. Ci viene mostrato anche come si crea una
resistentissima corda fatta con la peluria del guscio della noce di
cocco, di cui non viene per sprecato proprio niente.
Passiamo alcune barche e casette di pescatori e arriviamo
alla fine della spiaggia, ammirando tutto il golfo fino all’orizzonte,
dalla parte opposta, dove si scorge chiaramente la pittoresca
architettura del Dickwella. Franca è l’unica coraggiosa a farsi il
bagno nonostante il vento, mentre il resto del gruppo, compresi noi,
si accontenta di chiacchierare e guardare il bel panorama.
Si torna indietro, non prima però di osservare una
stupenda aquila di mare che sorvola l’oceano in cerca del
bottino quotidiano. Il resto del gruppo va avanti mentre io e Ste
sostiamo diversi minuti estasiati da questo magnifico esemplare, che
riesco a riprendere bene (e soprattutto a vedere!) con la mia
videocamera digitale, la quale con uno zoom 20x è utilizzabile
praticamente anche come binocolo!
Stavolta rimaniamo davvero molto arretrati e restano con
noi solo i due Beach Boys, due ragazzi appena sopra la ventina che si
chiamano Gian e Upal. La loro conoscenza dell’italiano è
sorprendente e così, anche se all’inizio con un po’ di diffidenza e
malavoglia, intraprendiamo un lungo discorso approfondito sui loro
usi e costumi. Ci spiegano che sono pescatori, ma al di fuori
degli orari di pesca cercano di arrotondare qualcosa con i clienti del
Dickwella. Non sono né procacciatori né venditori, fanno semplicemente
da accompagnatori, ma sono in grado di procurare, a richiesta, quasi
ogni cosa. Il loro modo di vivere è molto essenziale, hanno i
beni di primaria necessità e lo stato li aiuta, distribuendo riso,
vestiti di scuola per i bambini e così via. Ce lo spiegano appunto
mentre passiamo di fronte ad un piazzale retrostante la spiaggia, dove
una folla di gente aspetta in file ascoltando una voce al megafono.
Nello stesso posto domani si svolgerà il mercato. Purtroppo tutto il
mondo è paese e anche qua la politica gioca un ruolo a doppia
faccia. Gli aiuti arrivano soprattutto in periodo elettorale,
coinvolgendo molto donne e bambini che stanno in genere più in casa,
mentre gli uomini sanno bene che una volta passate le elezioni tutto
tornerà come prima. Rispondiamo a dovere con quello che succede in
Italia, anche noi abbiamo i nostri problemi, anche se ad un livello
diverso.
Torniamo al Dickwella verso mezzogiorno, e mentre i nostri
compagni stanno facendo il bagno a mare ed alcuni in piscina, noi
prendiamo la via dei massaggi Ayurveda. Visto che la prima
prova è gratuita, approfittiamone subito! Incontriamo il medico
all’ingresso che ci invita cortesemente ad entrare. E’ una persona
gentile, giovanile e molto preparata. Spiega alcuni trattamenti e
propone dei pacchetti interessanti, poi ci fa accomodare all’interno.
Qua si usa ancora separare le donne dagli uomini e così io entro in
una camera con il mio massaggiatore e Ste entra in un’altra a fianco
con una massaggiatrice. Ogni particolare è mirato a portare un
senso di relax fisico e mentale, come i dipinti sulle pareti e la
dolce musica in sottofondo. Il massaggio inizia spalmando sulla
parte interessata, in questo caso i piedi, un olio profumato, che dopo
qualche minuto provoca una sensazione di freschezza sulla pelle del
tutto simile a quella del balsamo di tigre, ovvero l’equivalente di
una caramella alla menta exraforte per la gola. Il massaggio è proprio
rilassante, molto più delicato di quello thailandese, e termina dopo
un quarto d’ora circa. Assicuriamo al dottore che torneremo senza
ombra di dubbio a provare qualcosa di più serio, e lasciamo il centro
Ayurvedico ormai ora di pranzo.
Alle tre pomeridiane in punto raggiungiamo la reception
insieme a tutto il gruppo. Aspettiamo il pulmino con Gianfranco per il
tour a Mawella, che ci è stato proposto all’economico prezzo di
dieci euro a persona. Il conducente si fa attendere, e dopo mezz’ora
di ritardo finalmente partiamo. La prima meta è la casa di
Flavio, un italiano (ci spiega Gianfranco) che ha investito qui
nello Sri Lanka comprandosi un magnifico terreno con visuale
mozzafiato ed ha costruito una casa con piscina a dir poco
invidiabile. Per arrivarci percorriamo una strada sterrata stretta
molto suggestiva, piena di buche e a strapiombo sulla costa. Rimaniamo
davvero colpiti dal panorama una volta entrati nella proprietà di
Flavio. La tenuta sorge su un colle verde con alte palme, con il
panorama sull’oceano e su un isolotto collegato alla terraferma da un
istmo di spiaggia che pare, durante l’alta marea, persino scomparire.
Il mare è molto mosso sulla parte destra dell’istmo e più calmo sulla
sinistra. E’ qui che faremo un po’ di snorkelling.
Scendiamo un piccolo sentiero che porta alla spiaggia,
dove troviamo diverse barche di pescatori con i relativi proprietari,
incuriositi. Il cielo però è molto minaccioso e non tarda più di
qualche minuto a scendere giù il diluvio! A questo punto ci dividiamo:
io scelgo la nuotata con maschera e pinne seguendo gli incitamenti di
Gianfranco, mentre Stefania insieme a qualche altro del gruppo si
ripara in una capannina dei pescatori che ci guardano sempre più
meravigliati.
Con il mare mosso, come prevedibile, la visibilità
sott’acqua è piuttosto limitata, però riesco a vedere nel mio primo
snorkelling di questo viaggio qualcosina di interessante. Dopo una
mezz’oretta usciamo e la pioggia e già finita. Risaliamo a casa di
Flavio e troviamo il resto del gruppo alle prese con la bertuccia
addomesticata di nome Rudi. E’ un macaco col berretto per la
precisione, basta tendergli le braccia e salta sopra, mettendosi a
pulire teneramente la pelle in segno d’affetto. Stefania è tutta
entusiasta di questa simpatico animale che le salta addosso diverse
volte, mentre io non manco di riprendere e fotografare questi momenti
esilaranti.
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* L'istmo di spiaggia dove siamo andati a fare snorkelling |
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Rudi sale sopra Stefania e si fa accarezzare |
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Ancora Rudi che "pulisce" la pelle in segno d'affetto |
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* Foto di Gabriella Burzio
Si fa ora di andar via, dopo una doverosa chiacchierata
con Flavio che racconta le sue disavventure sulla casa per problemi di
titolarità, imbrogli e difficoltà in genere nell’acquistare e
mantenere una proprietà all’estero in un paese così diverso dal nostro
come lo Sri Lanka. Non è stato facile insomma, ma il posto è stupendo
e direi che ne è valsa la pena!
Durante il rientro in pulmino sostiamo a grande
richiesta di Gabriella e del gruppo in un villaggio di pescatori
sulla spiaggia, che stanno appena rientrando con un grosso bottino di
bestioni. Li scaricano dalle barche e li poggiano in terra su un
apposito spiazzo. Si riconoscono dei tonni, ma non saprei dire altre
specie…
Proseguiamo per Mawella, un altro villaggio
diventato turistico per via del cosiddetto “Blow Hole”, il
soffione dell’oceano, raro fenomeno conosciuto in soli dodici
posti sul pianeta, di cui questo è il secondo per importanza. Così
cita la Lonely Planet e noi ci crediamo per potercene vantare! Il
tutto non è niente di più che un alto e potente spruzzo dell’oceano,
il quale fuoriesce prepotentemente da una crepa sugli scogli (un vero
e proprio buco) con la forte pressione che si crea a seconda delle
onde e della corrente oceanica. Pare che nei periodi migliori
possa raggiungere i 25 metri di altezza, che sono davvero tanti!
Parcheggiamo nei pressi del villaggio e siamo
immediatamente circondati dai bambini, mentre i singalesi dietro le
innumerevoli bancarelle ci invitano a comprare ogni genere di cosa.
C’è molta sporcizia per terra ed il terreno è un po’ fangoso. Seguiamo
a piedi la strada principale che porta fuori dal paese verso la costa
mentre inizia di nuovo a piovere, per fortuna solo per qualche minuto.
Una salita a gradoni, caratteristica per il colore
rosso della terra che stacca nettamente con tutto il verde circostante
della prepotente e fitta vegetazione, porta in cima ad un promontorio,
con la costa a strapiombo sull’oceano. Il paesaggio è molto bello non
c’è che dire. Una folla di persone attende con ansia che il soffione
spruzzi via dal buco. Mi sorprende che in realtà siano tutti singalesi,
non ci sono turisti stranieri tranne noi e ho la chiara certezza
ormai, dopo appena un giorno, che il turismo in questa zona
all’estremo sud dello Sri Lanka, soprattutto in questo periodo, è una
rarità quanto il Blow Hole stesso.
Il mare sembra calmo e la corrente trasversale per cui
l’attesa si fa più lunga del previsto. Lascio la mia fotocamera
digitale a Stefania e mi dedico alle riprese della costa, rimanendo
stupito dalla vista in lontananza di un pavone solitario tra gli
scogli.
Finalmente arriva il soffione tra la gioia e le urla di
tutti! E’ davvero emozionante, lo spruzzo è
alto, bianchissimo e preceduto da un fragoroso boato. Se ne susseguono
diversi uno dietro l’altro, aumentando la nostra gratificazione per
l’attesa. Sia io che Stefania riusciamo a riprenderlo davvero bene con
la macchina fotografica e la videocamera, sarà un bel ricordo!
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* I pescatori sistemano il bottino appena pescato |
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* Il soffione dell'oceano in tutta la sua potenza! |
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* Foto di Stefania Secci
Non resta che tornare dunque al Dickwella, a pochi
chilometri di strada da Mawella. Durante la passeggiata di rientro al
pulmino, ci soffermiamo in qualche bancarella ad ammirare incuriositi
i souvenir e la cucina di pesce. Scattiamo qualche foto con i
bambini locali, che appaiono estasiati quando le mostro a loro un
attimo dopo nel display della mia fotocamera digitale. Chissà quale
meraviglia tecnologica penseranno che sia, eppure rimango io stesso
stupito subito dopo dal fatto che in realtà sono molto più organizzati
del previsto! Arriva un bambino che consegna a me e Franca, anche lei
con una videocamera digitale che scatta foto, il suo indirizzo in
singalese per spedirgliele! Quasi commossi dal sorriso di questi
bambini, io e Ste promettiamo senz’altro di mandargliele quando
torneremo a casa. Gianfranco ci suggerisce tra l’altro, se vogliamo
donare loro qualcosa, di dare caramelle o penne per scuola, ma non
soldi. Sono perfettamente d’accordo: dare soldi abitua la gente a
chiedere e a vivere di elemosina. E già molti lo fanno. Mi viene in
mente lo stipendio di venti dollari di un povero pescatore, e penso
che se ogni turista lasciasse pochi centesimi di euro a testa a chi
chiede l’elemosina, questi camperebbero senza far nulla a dispetto di
chi invece suda per guadagnarsi da vivere. Questo non è un paese che
ha carenza di risorse primarie come ne può avere uno africano tipo
l’Etiopia, tanto per fare un esempio. Qui c’è acqua, terra fertile da
coltivare, mare ricco di pesci. La loro povertà è assai diversa, e in
ogni caso quello che noi intendiamo per “povertà” è alquanto
soggettivo. Non si può negare che il loro stile di vita sia per molti
del tutto essenziale, ma questa gente vive comunque in modo molto più
naturale e semplice di noi. Quei bambini che ridono e giocano sulla
spiaggia del Dickwella tutto il giorno, per esempio, vivono in quella
che per noi è la tipica immagine di un paradiso tropicale, e per
quanto io li possa vedere “poveri” credo fermamente allo stesso tempo
che siano felici. Lo leggo nei loro volti. Chi dice e chi può
assicurare che l’arrivo del progresso, delle nostre diavolerie
tecnologiche, dei soldi e dell’influenza occidentale, tanto per
intenderci, porti davvero maggiore benestare e soprattutto felicità da
queste parti?
Mentre queste riflessioni mi balenano alla mente, mi
rendo conto che forse conosco ancora troppo poco di questo posto per
poter dare giudizi, meglio aspettare ai prossimi giorni! Arriviamo al
Dickwella alle 18:30, giusto in tempo per riposare un po’ e andare a
cena. Una succulenta cena stasera, a base di aragosta e
pesce per la modica cifra di venti euro a persona. Dopo gli
antipasti di mare, viene servito un bel piatto di spaghetti ai
granchi. E che granchi! Me ne ritrovo quasi uno intero sul piatto con
delle enormi chele più grandi di una cesoia! Poi arrivano in sequenza
metà aragosta bollita, il sorbetto e l’altra metà aragosta arrosto con
sughi speziati, dopodiché il nostro stomaco non ce la fa davvero più!
Soddisfatti dalla cena ci aspetta lo simpatico
spettacolo di cabaret, come ieri al teatrino sulla terrazza, che vede
stavolta gli animatori impegnati in alcuni sketch e barzellette.
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