Giorno 5°
25/10/2003 - Mercatino locale. Tempio buddista di Wewurukannala Vihara.
Tour: Weligama (visita fabbrica gemme), Matara (visita fabbrica batik,
passeggiata per la città).
Oggi è il mio compleanno! Essere in viaggio è già il
miglior modo per me di festeggiarlo, e sembra stupendo che questo sia
il secondo anno consecutivo dal momento che l’anno scorso a quest’ora
ero a Krabi, in Thailandia!
Dopo la colazione, andiamo in spiaggia con il resto del
gruppo e passeggiamo fino al mercato locale che si svolge
settimanalmente. Veniamo accompagnati, anche oggi, da Gian e Upal, che
troviamo ad aspettarci appena messo piede fuori dal Dickwella. Il
mercato è, come prevedibile, pittoresco e caotico e soprattutto, a
differenza di molti thailandesi, vero. Intendo dire che è
realmente un mercato della gente del posto senza nessuna influenza per
turisti, i quali come di consueto, a parte noi sono inesistenti!
Camminiamo tra una miriade di bancarelle di frutta,
verdure, pesce e vari generi di cibo sistemate per terra o su dei
banconi, tra le urla dei venditori e il chiasso assordante della
folla. L’area del mercato è piccolina e concentrata, quindi sembra che
ci sia tantissima gente! Siamo colpiti dalle quantità industriali di
banane, le quali sono molto più piccole delle nostre e più
tozze. Parlo con Upal di questo fatto e mi spiega che ce ne sono
cinque tipi nello Sri Lanka e le più buone paiono essere quelle rosa o
rosse. Quelle lunghe che conosciamo noi per loro non sono neanche
banane, non le considerano molto buone e infatti sono assai meno
saporite. E’ simpatico anche vedere un signore che vende il cocco
fresco, come l’abbiamo visto fare pure in thailandia: si taglia la
parte superiore, si infila una cannuccia all’interno ed eccolo pronto
per essere bevuto! Tra tutta questa confusione mi viene difficile
riprendere e fotografare, così riesco a fare solo qualche scatto al
volo delle banane e del peperoncino nelle sue diverse specie,
ammassato a chili sui banconi.
Ci spostiamo al reparto abbigliamento, altrettanto vivace
e colorato come quello della frutta. Un tuk-tuk, dopo avermi quasi
investito, mi fa sorridere passando in mezzo alla folla e
strombazzando il buffo clacson a più non posso! Siamo arrivati alla
fine del mercato e oltre vediamo il paese del Dickwella, dove
siamo passati ieri di ritorno da Mawella con il pulmino.
Chiediamo a Gian e Upal di accompagnarci per comprare
dei rullini, così lasciamo il resto del gruppo e passeggiamo per la
prima volta nel piccolo paese. Come era prevedibile siamo visti alla
stregua di due alieni: così diversi dalla popolazione locale in
tutto e per tutto non possiamo davvero passare inosservati! Nella
via principale troviamo un piccolo Internet Point e ne approfittiamo
per scrivere un’email a casa.
Mentre torniamo indietro, Gian propone di andare a
vedere un tempio buddista, affermando che è il più alto
dello Sri Lanka con una statua di 50 metri e dista solo cinque
minuti a piedi. Abbiamo letto in effetti di un bel tempio in zona
sulla Lonely Planet, e tra le escursioni del Dickwella non è compreso
per cui, anche se non ancora perfettamente convinti al cento per
cento, accettiamo. Del resto, lui e Upal dicono di non volere neanche
i soldi e chiedono solo una eventuale mancia alla fine del nostro
soggiorno se rimaniamo soddisfatti.
Vediamo il resto del gruppo all’altezza del mercato e
invitiamo anche loro, ma vengono soltanto Franca e Doriana: almeno
saremo in quattro. Attraversiamo un ponte e ci dicono di guardare giù:
un grosso varano che sembra un coccodrillo passeggia
tranquillamente nell’acqua fangosa del fiume! Proseguiamo lungo una
strada asfaltata e piena di buche che porta fuori dal paese,
ammirando il paesaggio della campagna singalese. Sulla nostra
destra costeggiamo un vasto campo di fiori di loto, simile ad una
palude, mentre in lontananza ci sono alcune case sparse tra la fitta
vegetazione di palme. Il percorso si dimostra bello ma comunque molto
più lungo del previsto e fa un caldo tremendo, altro che cinque
minuti! Dopo una mezz’ora finalmente scorgiamo in lontananza la statua
del Buddha, e devo darne atto è proprio alta e maestosa.
Il tempio si chiama Wewurukannala Vihara, ed ha
influenze miste tra il buddismo e l’induismo, che qui sembrano
convivere e fondersi in sincera armonia. Il biglietto costa una cifra
irrisoria per entrare, qualcosa in più per chi ha la macchina
fotografica e la videocamera, ma Gian e Upal ci fanno pagare a forfait
solo l’ingresso. Bisogna ovviamente togliersi le scarpe.
Entriamo solo io e Ste nella parte buddista, rimanendo molto colpiti
dalla pace e dall’atmosfera del luogo. I nostri improvvisati
accompagnatori ci spiegano il significato di varie statue: la
reincarnazione per esempio, rappresentata in una fila di oltre 50
buddha uno dietro l’altro, oppure la differenza tra la posizione del
buddha morto e di quello dormiente, che si percepisce solo per
l’allineamento o meno delle dita dei piedi.
Usciamo da questa prima parte del tempio ed entriamo a
lato in un’altra sezione, quella dedicata all’inferno. Rimango
un po’ sconcertato, proprio non pensavo che esistesse il concetto di
inferno anche per i buddisti, a meno che non si tratti di un’influenza
induista. Le religioni non sono il mio forte! La Lonely Planet cita
questa parte come una sorta di disneyland fumettistica e in
effetti non è molto lontana dalla realtà. All’ingresso una serie di
statue terrificanti ma allo stesso buffe nella loro realizzazione,
rappresentano una atroce tortura di un uomo capovolto mentre viene
segato in due, ad iniziare dalle parti basse (ahi che male, diamine!)
e del diavolo con tanto di corna. Da qua in poi si susseguono dei
corridoi, tutti minuziosamente dipinti da entrambe le pareti, dove
nella parte superiore vi sono le malefatte compiute nella vita
terrestre, e nella parte inferiore le corrispettive torture infernali.
Una sorta di gigantesco inferno di Dante con qualche centinaio di
gironi! Purtroppo c’è molto buio e non si riesce a riprendere bene, si
vede invece chiaramente che le pitture sono un po’ lasciate andare
all’usura senza alcuna protezione e manutenzione, come del resto
praticamente tutto qua intorno, ed è un grandissimo peccato!
Finita anche questa singolare e interessantissima
visita, saliamo le scale nel vasto spazio all’aperto che prosegue
verso la gigantesca e colorata statua del Buddha, ed entriamo
alla sua base. Una lunga serie di gradini, spezzati a tappe da diversi
stanzoni con pareti anch’esse dipinte, salgono verso la cima.
Arriviamo in una prima terrazza panoramica proprio dietro la testa
della statua e saliamo l’ultima rampa di scale. La vista è stupenda
e merita la fatica! Osserviamo per diversi minuti la struttura del
tempio, le persone piccole piccole sotto di noi, e tutta la fitta
foresta di palme fino all’orizzonte. Si vede benissimo persino tutta
la strada che abbiamo fatto per venire qua ed il campo di fiori di
loto. Gian indica degli alberi in lontananza spiegando che là ci sono
tantissimi pipistrelli e può portarci a vederli. Interessante! Però
adesso non c’è più tempo, così gli promettiamo di andare domani.
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Upal mi accompagna nelle vivaci bancarelle del mercato |
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Vari tipi di peperoncino in vendita al mercato |
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In lontananza scorgiamo l'imponente statua del tempio |
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L'ingresso alla prima parte del tempio |
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Stefania mi scatta una foto col gigantesco Buddha alle spalle! |
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Dobbiamo tornare velocemente al Dickwella per pranzo e
per velocizzare i tempi prendiamo un tuk-tuk. L’autista chiede
appena 50 rupie (0,50 euro) per questo tragitto e non ci pensiamo due
volte. Salire in quattro più il conducente in questo piccolo mezzo a
tre ruote è un’impresa divertente quanto incosciente! Sperimentiamo
così questo mezzo per la prima volta nello Sri Lanka, del tutto
identico a quello omonimo thailandese. Sperimentiamo anche, meno
piacevolmente, le buche della strada!
Dopo pranzo l’appuntamento è alle 14:30 alla reception
per il tour a Matara, che risulta compreso nel nostro pacchetto
viaggio. Stavolta il pulmino è puntuale e ne arrivano addirittura due
per stare più comodi. La prima tappa è a Weligama: più o meno tre
quarti d’ora di viaggio caratterizzata da continui sorpassi e guida
sportiva del nostro autista che sembra gareggiare con il suo rivale,
partito in anticipo. Le scommesse sono fatte, tra le simpatiche
battute di Mauro, Luca e Marzia insieme con noi nello stesso pulmino:
chi arriverà primo? Superati in extremis i nostri compagni sul
Mercedes sembra ormai cosa fatta, ma il nostro autista si smonta
all’ultimo sbagliando vicolo una volta arrivati a Weligama!
Ritrovata la strada siamo dunque ultimi: scommessa persa.
Gianfranco ci accompagna all’interno di una abitazione,
che è in realtà una vera e propria fabbrica artigianale di gemme.
Ci viene offerto qualcosa da bere in un salone, dopodiché iniziamo la
visita nel laboratorio retrostante, dove assistiamo alla lavorazione
materiale delle pietre. Diverse persone maneggiano sapientemente
precisi strumenti e pazientemente, una ad una, producono le gemme
passo per passo in una mini catena di montaggio. Il prodotto finale
viene poi portato in un salone più bello e rifinito, dove si svolgono
le contrattazioni e le vendite. Rimaniamo ad ammirare qua questi
piccoli e preziosi oggetti esposti in vetrine protette, mentre
qualcuno del gruppo prova a contrattare e persino a concludere qualche
acquisto.
Risaliamo nel pulmino spostandoci verso Matara,
a pochi chilometri di distanza. Qua entriamo in un'altra
casa-laboratorio artigianale, stavolta di batik. In un piccolo
cortile all’aperto troviamo alcune donne che lavorano il tessuto,
anche loro con una invidiabile pazienza e precisione, ricoprendo di
cera la parte di un determinato colore del disegno, che poi va bagnato
e asciugato, togliendone la cera e rimettendola sulla parte del
disegno che presenta un altro colore. E’ un lavoro incredibile, non
avrei mai pensato che ci potesse essere tutto questo dietro quei
quadri e parei di stoffa appesi al muro! Alcuni sono bellissimi anche
se sono ancora incerati e quindi non conclusi. E’ evidente, come ci
viene spiegato, che i batik più costosi sono quelli che presentano
più colori, perché ogni colore in più comporta una ulteriore
“passata” nel giro della lavorazione. E ancora, fondamentale, il
vero batik è solo quello che presenta lo stesso disegno a specchio
girando la stoffa da una parte all’altra. Se così non è, si tratta
“solo” di stoffa lavorata, ma non di batik originale. Quante cose si
imparano! Il prodotto finale viene esposto in un’apposita sala dove si
svolge la vendita tra le più accese contrattazioni. Vediamo qualcosa
di carino ma la folla e il prezzo, intorno ai venticinque euro, ci
fanno desistere per il momento dall’acquisto.
Terminata la visita veniamo condotti al centro di
Matara, in prossimità di un colle dove sorge un forte portoghese,
e ci viene lasciata un’oretta per passeggiare liberamente per le vie
della città. Da qua notiamo subito che Matara è un centro abbastanza
grosso: le strade sono molto animate, piene di tuk-tuk che svolgono la
funzione di veri e propri taxi, si sentono continuamente i clacson e
ci sono persino paradossalmente mucche che le attraversano
indifferenti bloccando il traffico. Iniziamo camminando sull’orlo
del fossato del forte, dove notiamo una biscia marina nuotare nelle
sue acque. Qualcuno ha visto persino una tartaruga su un ramo gettarsi
in acqua alla nostra vista. Dall’altra parte in un grande campo a
prato verde si svolge qualche manifestazione sportiva con la musica
singalese che ci accompagna in sottofondo. Terminato il periplo del
forte camminiamo per le strade di Matara, passando un tempio e
perdendoci tra bancarelle di ogni genere. Compriamo delle
penne e delle caramelle da dare ai bambini alla prossima occasione,
che sicuramente non tarderà a presentarsi.
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Un artigiano durante la lavorazione delle gemme |
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Una donna effettua pazientemente una passata di cera durante la lavorazione del batik |
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La facciata del forte portoghese e il fossato |
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Raggiungiamo nuovamente il pulmino ormai quasi buio, e
torniamo al Dickwella per le 19:00. Approfittiamo del tempo che rimane
prima di cena per un bel bagno notturno in piscina,
estremamente rilassante dopo una giornata calda e caotica come quella
di oggi!
Dopo cena lo spettacolo che viene presentato oggi è
dedicato a Michael Jackson. Gli animatori ci stupiscono davvero
con i loro balletti perfettamente studiati, a ritmo dei più grandi
successi della famosa star, e confermano quella gran forma fisica che
già avevo notato i precedenti giorni. Più tardi, finito lo show,
sediamo in un tavolino tutti insieme di fronte alla piscina,
complimentandoci con loro per l’ottimo risultato ottenuto. Siamo in un
atmosfera così familiare: dieci turisti italiani e otto ragazzi del
Dickwella, una guardia e qualche cagnolino che si intrufola
abusivamente nel villaggio deserto. E’ tutto per noi! L’animatore
fianco a me racconta del suo modo di vivere, del suo lavorare di
notte, dormire la mattina, studiare e prepararsi il pomeriggio
guardando anche delle videocassette. Gli piace quello che fa e si
impegna: i risultati infatti si vedono. Un altro animatore ci racconta
invece di suoi amici che sono venuti in Italia a cercare lavoro. Per
loro l’Italia è un mito, sinonimo di ricchezza, benestare, vita
invidiabile piena di tante cose che qui possono solo sognare. Gli
spieghiamo che adesso, con le nuove riforme, non è più tanto semplice
entrare facilmente come una volta nel nostro Stato, e tanto meno
trovare un lavoro per un emigrato che sia ben retribuito. Quelli che a
loro appaiono stipendi clamorosi sono anche da rapportare purtroppo al
nostro costo della vita, per cui rischiano di passare da una vita
essenziale ma dignitosa e con attorno un paradiso tropicale, un clima
invidiabile etc.etc., ad una povertà squallida vissuta in un buco
nell’inquinamento di una fredda città indifferente a qualunque loro
problema. Siamo sicuri che ne vale la pena? Io non ne sono
affatto convinto. Eppure ci raccontano addirittura di alcuni loro
amici che hanno passato disavventure pazzesche, avuto fregature da
giri strani e illegali, che si sono imbarcati dallo Sri Lanka per
arrivare sulle nostre coste dopo mesi. Vado a letto riflettendo su
quanto sia davvero forte, per questi ragazzi, il sogno italiano,
ancora per niente convinto che ne valga realmente la pena. Abbiamo
tentato un po’ tutti di spiegarglielo stanotte, ma non è così facile.
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