Giorno 7°
27/10/2003 – Safari allo Yala National Park
La sveglia è alle 5:30 del mattino. Fuori è ancora buio
pesto, vedremo l’alba durante il viaggio in pulmino verso lo Yala
National Park. Sia io che Ste siamo eccitatissimi perché questo di
oggi è il nostro primo safari vero e proprio! Non tutto il
gruppo ha deciso di partecipare, anzi, siamo solo noi con Franca e
Doriana, insieme a Gianfranco e Saman del Dickwella che ci
accompagnano. L’appuntamento è alla reception, dove ci vengono
consegnati i pacchetti per la colazione, che nessuno però consuma sul
momento risparmiandoli per metà mattinata. Saliamo nel pulmino e
intraprendiamo il lungo viaggio di un’ora e mezza verso il parco. Non
c’è molto traffico e il conducente va spedito; cosa che, unita alle
curve, al sonno e allo stomaco vuoto sono una pessima combinazione per
uno come me, che soffre ogni tipo di mezzo di trasporto esistente
sulla terra.
Alle prime luci dell’alba arriviamo a destinazione.
Facciamo colazione con un the caldo, poi Saman va a prendere la nostra
guida, che arriva con una bella e classica jeep da safari: alta, con i
sedili a panca laterali per i passeggeri e aperta su 3 lati con il
tetto coperto. Ci stiamo perfettamente in sei seduti comodi, con gli
zaini sul pavimento. Vi sono anche i binocoli che saranno
utilissimi. Percorriamo un lungo tratto di strada sterrata in pianura,
ammirando il paesaggio che è stupendo. Sostiamo in un’area apposita
che ci conferma definitivamente che siamo allo Yala National Park:
un capannone adibito a museo faunistico mostra la cartina geografica e
stradale del posto. Faccio due passi perché sono ancora molto
rintontito dal viaggio in pulmino, mentre Ste gioca con alcuni
gattini. Saliamo nuovamente sulla jeep e dopo un altro tratto di
strada finalmente arriviamo al vero ingresso che si presenta come una
sorta di casello stradale. La nostra guida parla con l’addetto, viene
segnato su un registro l’orario di entrata e arriva il nostro
battitore, che per il safari in questo parco è obbligatorio. Si
siede a fianco all’autista e finalmente, alle 8:00, diamo
inizio al safari!
Dopo pochi metri incontriamo subito due esemplari di
scimpanzé della specie “Entello di Sri Lanka”, facilmente
riconoscibili dalle illustrazioni della Lonely Planet. La strada
sterrata è in ottime condizioni, ci aspettavamo molto peggio.
Affido la mia fotocamera digitale a Gianfranco seduto a fianco a me,
visto che io sono impegnato nelle riprese, mentre Stefania usa la sua
Canon EOS 300 tradizionale, Franca usa invece una videocamera digitale
e Doriana una fotocamera compatta. Gli incontri si susseguono uno
dietro l’altro, come gli scorci stupendi e mozzafiato di alcuni tratti
del paesaggio, che si aprono all’improvviso dietro qualche curva.
Vediamo frequentemente vari cerbiatti, cinghiali, bufali, cervi
pomellati e purtroppo ci rendiamo presto conto, come davamo per
scontato, di essere molto svantaggiati per le foto senza un potente
teleobiettivo. Gli animali rimangono distanti dalla strada principale
per cui risultano troppo piccoli. Per l’ennesima volta, ringrazio di
aver scelto almeno la mia videocamera con uno zoom ottico 20x:
meraviglioso, anche se fare riprese stabili con la jeep in moto che
balla ad ogni minimo movimento dei passeggeri è un’impresa!
Il nostro primo obiettivo, ci spiega l’autista, è
trovare gli elefanti perché più tardi, come il sole comincia a
scaldare, si ritirano all’interno della foresta ed è difficile
avvistarli. Gli chiediamo anche dei leopardi ma, come già
sapevamo, non è un buon periodo per vederli e per trovarli bisogna
rimanere diversi giorni all’interno del parco. Sul lato destro
costeggiamo una vasta distesa di fango con enormi pozze d’acqua: ci
sono le orme fresche degli elefanti appena passati, siamo sulla strada
giusta!
Troviamo in uno spiazzo un iguana che scava una
fossa, e dietro un pavone maschio che apre a ruota la sua coda
in segno di corteggiamento. Purtroppo non si gira mai frontalmente
verso di noi e la parte più bella della coda rimane nascosta. Più
avanti in ampi prati verdi con diversi laghetti troviamo gli aironi,
poi i pellicani. Avvistiamo l’aquila e la mangusta,
persino uno stambecco, ma di elefanti ancora nulla. Caspita, e
noi che pensavamo fosse pieno! Parlano tutti dello Yala come una
riserva dove è facile incontrare questi animali, ma per noi oggi non
lo è affatto.
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* Un branco di cervi pomellati |
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* Ancora un cervo che compie un lungo salto in corsa |
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* L'autista indica le orme degli elefanti appena passati |
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** Un iguana scava la sua buca |
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** Un pavone maschio in fase di corteggiamento |
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** Un gallo dai vivaci colori |
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* Foto di Stefania - ** Foto di
Gianfranco
La strada sterrata continua ad essere sempre in buone
condizioni e c’è poco movimento in giro. Incrociamo solo qualche jeep,
che salutiamo mentre gli autisti si scambiano le loro informazioni e
avvistamenti. Devo dire che il nostro è davvero bravo: riconosce
facilmente le orme, i gesti degli animali e persino i suoni, che
talvolta imita per attirarli. Il battitore invece sembra un turista
come noi, parla poco e non mi pare granchè utile. Il paesaggio è
spesso di vedute molto ampie poiché la vegetazione è rada e vi sono
grandi spazi pianeggianti, ma allo stesso tempo è vario e affascinante.
Verso le dieci e mezza raggiungiamo il confine del
parco di fronte all’oceano. Parcheggiamo la jeep sotto gli alberi e
scendiamo a fare due passi nella bella e lunga spiaggia d’orata.
Consumiamo i nostri pacchetti della colazione mentre ammiriamo lo
stupendo panorama incontaminato. L’entusiasmo del safari ha preso
il sopravvento e il mal d’auto adesso mi è passato, sto molto meglio!
Riprendiamo il tragitto sui sentieri sterrati del parco
esclusivamente alla ricerca degli elefanti. Superata una curva ci
fermiamo ad osservare il paesaggio che per me è il più
straordinario visto fin’ora: un enorme acquitrino, circondato da
prato e fiori con centinaia di farfalle e qualche gruppo di
cinghiali, con in lontananza alberi spettrali e secchi e una
particolare cresta rocciosa. Il tutto immerso in una pace perfetta,
come solo la natura sa creare.
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* Un airone passeggia nella palude |
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* Un gruppo di piccoli cinghiali |
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Uno dei magnifici scorci dello Yala National Park |
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** Foto di Gianfranco
Cominciamo ad essere seriamente preoccupati di non
riuscire a vedere però i nostri amati mammiferi, visto che il sole è
alto e sta facendo molto caldo. L’autista a questo punto dà il meglio
di sé e tenta di seguire le tracce per un sentiero secondario.
Lasciamo così la strada principale e intraprendiamo un viottolo dove
finalmente la jeep può dimostrare le sue potenzialità. Passiamo un
tappeto roccioso, diverse buche profonde e sfioriamo la vegetazione di
striscio nei punti più stretti. Questo è il safari come l’ho sempre
immaginato! All’improvviso arriva l’urlo di Gianfranco: “Eccolo!
Fermo!”. L’autista blocca la jeep e torna indietro. E’ là per davvero
l’elefante, nascosto tra la vegetazione che strappa con la
possente proboscide per il suo pasto quotidiano. E’ sfuggito alla
vista di tutti ma Gianfranco è stato grande! A motore spento,
osserviamo per vari minuti in perfetto silenzio l’animale. L’autista
dice che ce ne sono altri, almeno tre; poi diventano cinque, ma io ne
vedo sempre solo uno! E’ incredibile ma pur così grossi gli
elefanti riescono a mimetizzarsi perfettamente tra gli alberi, non
l’avrei mai detto! Il nostro esemplare visibile in ogni caso sembra
non avere via di uscita: l’unico sentiero libero è quello che dà sulla
strada e quindi sono convinto che prima o poi dovrà venire allo
scoperto. Invece rimango a bocca aperta quando lo vedo sparire tra la
vegetazione, facendosi strada sradicando tutto quello che c’è intorno
senza difficoltà! Certo che vederli selvatici è tutta un’altra cosa,
io mi ero abituato ai docili elefanti addestrati della Thailandia.
Dopo pochi minuti ecco uscirne un paio a pochi metri di distanza. Uno
si nasconde perfettamente dietro un albero a mangiare: non riuscirei a
riconoscerlo se non l’avessi visto entrare là! Poi finalmente esce
allo scoperto l’intero branco. Fa da guida una mamma che
protegge un bellissimo cucciolo, poi ne arrivano altri dietro. Seguono
la strada sterrata, sono proprio di fronte a noi a pochi metri, è
un’emozione grandissima! Nel silenzio profondo si sentono tutti i
nostri movimenti e gli scatti delle macchine fotografiche. Ad un certo
punto, proprio sul più bello mentre gli elefanti ci passano a fianco,
all’improvviso sentiamo il motorino di riavvolgimento del rullino: è
Saman che ha finito le foto! Fa un chiasso micidiale e cerchiamo di
coprirlo subito. Per fortuna gli elefanti non se ne preoccupano.
Passato l’ultimo esemplare davanti a noi, l’autista
accende la jeep per stare dietro al branco che dopo qualche decina di
metri si getta nuovamente tra la vegetazione. Li abbiamo disturbati e
non appena arriviamo nel punto dove sono scomparsi, troviamo ad
attenderci l’enorme testa della madre capogruppo che spunta dal
fitto verde con un possente e terrificante nitrato! Ci congela
spaventosamente, l’autista spegne la jeep e comanda di stare zitti.
Non c’era alcun bisogno di dirlo, siamo a dir poco pietrificati,
comprese macchine fotografiche e cineprese varie. L’elefante è di
fronte a me, Gianfranco e Stefania, ad un paio di metri in linea
d’aria, proprio dal lato della jeep dove siamo seduti. Lo vediamo
benissimo, è enorme, ha uno sguardo provocatorio e deciso: credo
di non aver mai avuto così paura ed allo stesso tempo rispetto per
nessun animale prima. Dopo pochi secondi, gira gli occhi e riprende
indifferente a mangiare, ma per noi è stata una grande lezione. Siamo
tutti convinti che se qualcuno avesse urlato ci avrebbe caricato e
rovesciato senza troppi complimenti, poveri noi e povera jeep!
L’autista ci spiega che sono tutte femmine, e diventano aggressive
quando hanno i loro piccoli da proteggere. Del resto, è
comprensibilissimo. Quella che vediamo è la capogruppo, che rimane
sempre per ultima a controllare la situazione nei dintorni.
Appagati e carichi di adrenalina da questa eccitante
esperienza, giunge così l’ora di rientrare. L’autista chiede se siamo
soddisfatti e noi gli lasciamo una discreta mancia come
ringraziamento: è stato davvero bravo! Durante la via del ritorno,
assistiamo all’ultimo eccezionale evento del giorno: un aquila
plana proprio davanti a noi e si getta a capofitto sulla strada pochi
metri avanti, catturando un serpente e portandoselo sopra un
albero. Il tutto dura appena qualche secondo ma è davvero una di
quelle scene che pensavo si vedessero solo nei documentari!
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* Una elefantessa esce dalla vegetazione... |
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** ...dirigendosi verso di noi... |
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** ... e ci passa a lato! |
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* Un'altra mamma esce proteggendo il cucciolo |
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** L'elefantessa capogruppo osserva i nostri movimenti |
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* La testa degli elefanti nascosta tra la vegetazione |
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** L'aquila cattura il serpente e lo porta sull'albero! |
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* Foto di Stefania - ** Foto di
Gianfranco
Torniamo al casello dove viene registrato il nostro
orario di uscita dal parco (mezzogiorno in ounto), percorriamo qualche
chilometro tra il paesaggio che assume sembianze del tutto simile alla
savana, e lasciamo infine la jeep riprendendo il nostro originario
pulmino.
Arriviamo al Dickwella e pranziamo, poi riposiamo in
stanza stanchissimi. Stefania va a farsi un altro massaggio Ayurveda
completo, e poi ci avviciniamo in spiaggia dove passeggiamo per un po’
con i bambini. Troviamo sempre Gian e Upal che ci aspettano, e ne
approfittiamo per andare anche in paese a cercare qualcosa da comprare
e lasciare loro per la scuola. Rimango piuttosto sconcertato dal
fatto che i bambini non possano venire con noi. I Beach Boys ci
spiegano che non è saggio camminare in paese con i bambini piccoli
perché ci guarderebbero tutti molto male e la polizia ci fermerebbe
per controlli. La colpa è della pedofilia, tristemente
praticata dagli stranieri, soprattutto europei, che vengono qui a
cercare le loro piccole e innocenti vittime. Da non credere! Abbiamo
sentito parlare di questi bastardi anche da Gianfranco che ci spiegava
qualche giorno fa una brutta storia che si prolunga da qualche tempo
qui nei dintorni, ma non pensavamo di essere ai livelli di non poter
camminare con dei bambini senza essere guardati come dei mostri. Tutto
questo è allucinante e il pensare a quei viscidi luridi esseri che
mettono le mani addosso a questi angioletti mi mette una rabbia
addosso da ulcera. Altri pensieri su cui riflettere molto stanotte e
in futuro.
Ad ogni modo giriamo per i negozi in cerca di qualche
vestitino, con l’aiuto indispensabile di Gian e Upal che conoscono le
taglie dei nostri cari bambini. Ma non troviamo nulla di
particolarmente allettante, la qualità del tessuto è scarsa e non ci
piacciono i disegni. Così optiamo per la stoffa bianca degli abitini
di scuola. Ce ne vogliono 2,5 metri per ciascuna delle due bambine e 3
metri per la terza più alta. Siccome è tardi ci facciamo dire il
prezzo ma decideremo se comprarli per domani mattina.
Torniamo al Dickwella ormai buio. Siamo proprio stanchi
e in piedi dalle 5 del mattino: stasera si cena e si va a nanna!
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