Giorno 8°
28/10/2003 – Dickwella in
paese. Tour al tempio di Mulkirigala. Lo spettacolo finale dei fuochi
in piscina.
Dopo una lauta colazione ci dirigiamo all’uscita del
Dickwella, dove ci aspettano Gian e Upal per andare in paese e
comprare la stoffa bianca per gli abitini da scuola dei bambini.
Pattuiamo il prezzo per dieci metri di stoffa in 1100 rupie, e
torniamo dalla spiaggia facendo la nostra ultima passeggiata con vista
oceano qui nello Sri Lanka. E’ strano come l’ultimo giorno in cui si
sta in un posto si osservino le cose con una prospettiva diversa, più
intensa e purtroppo spesso malinconica. In ogni caso siamo più che
entusiasti di partire domani per le Maldive!
Prima di arrivare al Dickwella, Gian e Upal ci fanno
vedere un ristorante di pesce molto carino. Leggiamo il
guestbook dove tanti turisti, tra cui molti italiani, hanno lasciato i
loro commenti e le impressioni: tutti favorevoli e superlativi, si
mangia proprio bene qua! E guardando il menù, scopriamo che una cena a
base di aragosta viene anche meno di quella pagata in hotel: 15 euro
in tutto! Dietro al ristorante un signore sta scegliendo, da una
grossa scatola in cartone, proprio le aragoste fresche. Ci
avviciniamo: mai viste tante in una volta sola! Sono grandi e
insabbiate, ancora vive, dentro la scatola.
Sediamo su una sedia mentre Upal ci porta un pacco di
cartoline che gli abbiamo richiesto, e cominciamo a sceglierle. Dopo
una ventina di minuti finalmente le trattative si concludono e
raggiungiamo il numero di ben 35! Prima di rientrare lasciamo loro una
mancia come ringraziamento per la compagnia, la guida e la simpatia
che ci hanno regalato in questi giorni. Una volta in stanza decido di
dare anche il mio cappellino a Gian (che l’aveva gentilmente chiesto
come ricordo) e il mio vecchio portafoglio in pelle a Upal. Ne
rimangono molto contenti e lo considerano un gesto affettivo da tenere
come ricordo. Ammetto che siano stati un po’ ossessivi durante questa
settimana ma fanno molta tenerezza, sono dei bravi ragazzi.
E’ una bella giornata di sole ed essendo ancora presto
sentiamo forte il richiamo della piscina dove ci lanciamo per un breve
refrigerante bagno.
Subito dopo pranzo incontriamo i bambini per
lasciargli i nostri regali. C’è anche Mauro che sta dando loro dei
vestitini. Noi abbiamo la stoffa da distribuire e lo zaino fornitoci
dal tour operator Azemar a Milano, che abbiamo deciso di dare a loro
che ne hanno sicuramente più bisogno di noi. Alle tre bambine spetta
la stoffa, mentre lo zaino lo regaliamo ad un’altra bambina piccola
che ci osserva da lontano, timida timida, abbracciata al padre. Una
scena tenerissima e quasi commovente, così come l’ultimo saluto ai
nostri cari, simpatici e allegri bambini singalesi.
Alle 15:00 in punto siamo alla reception per attender
il pulmino che ci condurrà a Mulkirigala, alle pendici di una
roccaforte dove è stato costruito un tempio nella roccia. Il tragitto
non dura molto e una volta arrivati ci troviamo in mezzo al verde di
una splendida foresta. Scorgiamo lo spuntone di roccia che è la nostra
meta da scalare con oltre 500 gradini! Già dai primi passi il
paesaggio si fa molto suggestivo e il panorama passa da una visuale di
pochi metri tra la fitta vegetazione lussureggiante a scorci
all’aperto, sempre più ampi man mano che saliamo verso l’alto.
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Una foto ricordo con i bambini e i regali |
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La roccaforte dove sorge il tempio di Mulkirigala |
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Scorci di paesaggi durante la salita al tempio |
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Statua del Buddha all'interno delle sale scavate nella roccia |
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Tutte le statue sono scolpite nella roccia e poi dipinte all'esterno |
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Splendido panorama sulla foresta sotto i resti archeologici |
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Ad un primo terrazzamento visitiamo una sala
letteralmente scolpita nella roccia. Lo sono anche le statue
all’interno ci dicono, successivamente pitturate e oggi vivacemente
colorate come in ogni tempio buddista. Un anziano signore si avvicina
un po’ a tutti chiedendo se conosciamo l’inglese. Tutti rispondono
prontamente e furbescamente in modo negativo, mentre il nostro leggero
tentennamento ci porterà ad avere questa persona attaccata come una
patella durante il resto del percorso. Inizialmente è tranquillo,
tenta di spiegarci qualcosa su storia e tradizioni del tempio, ma noi
abbiamo già la guida del Dickwella. Ci fa comodo solamente perché
rimaniamo staccati dal gruppo per godere in tranquillità del paesaggio
e per scattare foto e riprendere a volontà.
Dopo altri gradini arriviamo ad un'altra terrazza
con un ottimo panorama, dove si vede persino il nostro pulmino in
fondo piccolo piccolo. Visitiamo altre due sale nella roccia, e
proseguiamo per l’ultimo tratto che risulta un po’ più complicato. I
gradini sono anch’essi scavati nella roccia, piccoli e poco profondi,
ma ci sono delle corde a cui tenersi e aiutarsi. Salta fuori il primo
macaco con berretto, che osserva incuriosito la nostra ascesa.
Poi, una volta sopra, ne arrivano a decine a prendere le caramelle.
Corrono e saltano da una parte all’altra ma rimangono comunque
diffidenti dall’avvicinarsi troppo o nel giocare con noi. Agguantano
la caramella e scappano sul ramo più vicino.
Infine ancora una breve camminata conduce alla vera e
propria cima della montagna, un balcone con uno strapiombo di oltre
200 metri sulla foresta! Una bella emozione, animata da un altro
macaco solitario che ci segue sugli alberi e posa lì, quasi sospeso
nel vuoto, a godersi lo strepitoso panorama. Sembra uno di quei posti
che nella sua posizione ed isolamento pare adatto tipicamente a
eremiti e monaci lontani dal mondo e dall’umanità. Purtroppo, nel
vedere un signore che chiede l’elemosina attrezzato con tanto di
banco, sedia e cartelli in nome del bene del tempio, mi fa sospettare
che anche qui l’odore dei soldi ha rovinato l’atmosfera pura e
religiosa del luogo.
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Un macaco sbircia durante le ultime impegnative scale |
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Un macaco nascosto tra le ombre della vegetazione |
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Un macaco col berretto mangia la nostra caramella... |
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... stando in una perfetta posa fotografica! |
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Sospetto che viene confermato durante la discesa,
quando il signore improvvisatosi nostra guida in inglese, comincia a
parlarmi della sua numerosa famiglia da sfamare, di lasciare un aiuto
per loro e le solite cose di cui ormai, dopo una settimana, cominciamo
ad essere stanchi di sentire.
Il percorso del rientro prevede una sorta di giro ad
anello e quindi risulta per un bel tratto diverso da quello
dell’andata. Ci sono addirittura più scalini, che in tutto, sommati,
sembrano essere circa 530: non male come esercizio per le
gambe! Quasi arrivati alla fine, torna ormai ossessiva, quasi una
lagna ed una pretesa, la richiesta di mancia del signore che
inizia a indispettirmi. La nostra sfortuna è non avere cambio di
banconote, così sono costretto a darne una da 500 rupie al signore
dicendogli prontamente che gli lascio una mancia di 100 rupie. La più
alta che abbia lasciato, tra l’altro, qui nello Sri Lanka seguendo i
consigli di Gianfranco il quale sostiene a ragione che 100 rupie sono
una mancia più che discreta. Ma il nostro ‘amico’ non è affatto
contento, pretende almeno 200 rupie per averci detto due parole in
inglese! Rimango allibito e mi pento quasi di avergliene voluto dare
100. Dopo un po’ di battibecco (da parte solo sua perché io non sono
affatto né scortese né arrabbiato), ne ritorna con il resto di 300
rupie mentre il nostro gruppo sta salendo velocemente nel pulmino per
tornare indietro. A questo punto rimango imbestialito. La sua
arroganza nell’essersi appropriato dei soldi che non gli volevo dare è
vergognosa, senza alcuna dignità al contrario di altre splendide
persone, molto più povere di lui, che abbiamo avuto la fortuna di
incontrare al Dickwella. Insisto nel riavere le altre 100 rupie nella
fretta di dover salire nel pulmino ma lui rifiuta perentoriamente.
Questo si chiama rubare, ma che bravo, ha imparato bene il mestiere!
Non solo, ha il coraggio di andare a chiedere altri soldi ai miei
compagni che stanno a loro volta salendo sul pulmino con le stesse
patetiche lamentele di mantenere la famiglia, ma a loro non ha neanche
fatto da pseudo guida, che coraggio! Come se non bastasse, mi arrivano
addosso anche i bambini non appena vedono svolazzare le 300 rupie di
resto che il signore mi ha dato, chiedendo a loro volta la loro parte.
“Chiedetela a vostro padre” gli rispondo imbufalito, ma ancora in
senno per evitare una scenata inopportuna che non mi sembra il caso di
fare, rendendomi conto dalle loro facce che probabilmente, da quel
padre a cui ho dato 200 rupie, non vedranno neanche uno spicciolo.
Ammesso che sia il padre certo. Il mio disappunto ovviamente non è per
la quantità dei soldi in sé stessa che per noi è ridicola (parliamo di
2 euro) ma per la totale mancanza di rispetto, l’atteggiamento
arrogante, pretenzioso e senza alcuna umiltà di questa persona che
vive a sbaffo dei turisti, senza far nulla, in un luogo religioso dove
ci si aspetta di trovare persone tra l’altro un attimino più
spirituali. Ma dove sono finiti i monaci?
Rientriamo al Dickwella alle 18:30, già buio ma ancora
in tempo per l’ultimo bagno in piscina. Poi torniamo in stanza e
usciamo per la cena. Stasera c’è doppia festa: i venticinque
anni di matrimonio di Ambrogio e Gabriella, per i quali abbiamo
organizzato una torta a sorpresa, e lo spettacolo notturno in piscina,
che pare sia tradizione fare ogni fine settimana per salutare i
clienti che vanno via. Appena mettiamo piede fuori dalla stanza però
inizia a diluviare! I lampi frequenti illuminano a giorno e la
pioggia è talmente forte che non abbiamo il coraggio di attraversare
quei pochi metri che dalla passerella di legno coperta superano la
piscina e portano alle scale verso la sala di ristorazione. E’ però un
grande spettacolo! Per fortuna dopo pochi minuti tutto si placa e
possiamo cenare in pace. Se avesse continuato avremmo perso anche lo
spettacolo, che invece si farà regolarmente all’aperto di fronte alla
piscina. La sorpresa della torta riesce bene e Ambrogio e Gabriella ne
rimangono contenti. Per due grandi viaggiatori come loro sarà
consuetudine festeggiare in viaggio questi eventi, li invidio proprio!
Verso le 22:00 scendiamo in zona piscina, dove ci hanno
preparato delle sedie per assistere allo spettacolo. Ci hanno
incuriosito molto affermando che sia stupendo. L’atmosfera è
grandiosa: è calata la pace assoluta, l’acqua della piscina è
immobile e funge da perfetto specchio per le luci e la
temperatura è piacevole. Parte la musica e la solita presentazione di
Gianfranco, che spiega la storia della rappresentazione che vedremo
stanotte. E’ un classico del genere: un principe ed una principessa si
innamorano e vivono felici e contenti fin quando i “cattivi” non
vengono a uccidere il principe e imprigionano la sua amata. Ma un
angelo salverà il principe, che affronterà in duello il cattivo numero
uno e libererà la sua principessa. Ebbene, nonostante il tutto possa
sembrare banale e scontato, lo spettacolo non lo è affatto: tutt’altro,
risulta più che mai spettacolare ed eccezionale! La musica
accompagna sempre in modo appropriato il crescere della storia, ma il
punto forte dello show risultano la bravura degli attori (gli
animatori del Dickwella) unita agli “effetti speciali” dei fuochi e
delle luci riflesse sulla piscina. Quando i protagonisti passano con
la loro torcia ad accendere altri punti di fuoco e luce sparsi nel
grande palcoscenico naturale della piscina, si comincia ad avvertire
la magia di questo spettacolo. E quando arrivano i cattivi, dal tetto
del Dickwella, volteggiando con le torce infiammate e scendendo dalle
altissime palme, è un tripudio. Qualcuno, me compreso, ha sicuramente
spagheggiato nel veder saltare dal tetto da un altezza di diversi
metri quel ragazzo dritto in piscina, nel punto più basso della
stessa, senza alcuna protezione! Per non parlare dello scontro,
assolutamente memorabile ed indimenticabile, dei cattivi contro il
principe, armati di spade infuocate che nulla hanno da
invidiare alle spade laser di Star Wars, con la differenza che questo
però è fuoco vero! L’agilità, la prontezza di riflessi e le
capacità di questi ragazzi sono davvero incredibili. Chiamarli
animatori mi pare del tutto riduttivo, hanno le potenzialità per fare
ben altro.
Rimaniamo a bocca aperta per tutto lo spettacolo, che dura
circa 45 minuti. Poi alla fine scrosciano gli applausi che, pur
essendo solo di noi dieci clienti, parevano quelli di uno stadio al
goal della propria squadra. Come rito finale c’è quello del cerchio
di fuoco, e del salto all’interno di esso per tuffarsi in piscina.
Ne nasce così un putiferio tra tuffi, schizzi, giochi. Il fatto però
di partire alle 3 e mezza del mattino, cioè tra qualche ora, impedisce
a molti di buttarsi spensieratamente in piscina senza dover pensare di
buttare poi infradiciati i vestiti che ha addosso, peccato! Mauro e
Luca vanno però contro tendenza e si fanno il bagno così come sono:
del resto loro hanno un compito preciso e si sono allenati ‘duramente’
in questi giorni per regalare uno spettacolino esilarante di acqua gim
in onore di Ambrogio e Gabriella! E bravi ragazzi!
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Splendido gioco di luce del principe che maneggia la sua torcia come la più elegante delle spade |
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Lo scontro finale non ha niente da invidiare a Star Wars e le sue spade laser! |
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A fine spettacolo, c'è la prova del cerchio di fuoco con tuffo in piscina! |
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Finisce così alla grandissima in un’atmosfera di gioia,
serenità e magia, il nostro soggiorno al Dickwella che ci ha regalato
intense e profonde emozioni. Torniamo in stanza a chiudere le valigie
dal momento che tra un pò si parte. Appena il tempo di un piccolo
sonnellino…
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