Giorno 9°
29/10/2003 – Dickwella - Colombo. Volo Colombo - Male (Maldive).
Arrivo all'isola di Bandos. Tramonto in spiaggia. Briefing e
spiegazioni sul resort e sull’isola.
Non c’è che dire, è una bella levataccia alle 3:30 del
mattino anche quando si è in vacanza! Chiudiamo le valigie
definitivamente e andiamo alla reception insieme al resto del gruppo.
Stavolta, al posto di un unico bus come all’andata, siamo divisi in
tre pulmini che arrivano verso le quattro. Ci viene consegnato il
fagotto con la colazione e prendiamo posto, cercando una posizione
comoda nella speranza di fare un pisolino durante le lunghe ore che ci
separano da Colombo. Speranza che viene presto vanificata dall’assurda
guida del nostro autista, che nonostante le strada inizialmente poco
trafficata (è ancora buio, non è spuntata neanche l’alba!) non
risparmia la sua andatura sportiva tra brusche accelerate, frenate e
sorpassi continui, su una strada ad una sola corsia per senso di
marcia e in condizioni non certo eccellenti. Insieme a noi ci sono
Luca, Marzia, Mauro. Gianfranco, davanti con l’autista, è l’unico che
riesce clamorosamente a prender sonno nonostante veda la sua testa
penzolare bruscamente da una parte all’altra. Comprendo che lui si è
abituato ormai, a furia di fare questo tragitto tutte le settimane per
andare a riportare i turisti all’aeroporto e a prelevare i nuovi
arrivi da Milano.
Il viaggio si trasforma così
in una sorta di incubo, che dopo qualche ora sfocia in una sarcastica
barzelletta, di quelle che diventano leggende da raccontare agli
amici. Intanto alle 9:30, sfiniti, arriviamo allo shop dove ci eravamo
fermati il primo giorno per dare un’occhiata ai prezzi. Ne
approfittiamo per sentire i commenti degli altri elementi del gruppo,
identici ai nostri: guida pessima senza alcuna motivazione e nausea a
volontà! Compriamo le nostre ultime cartoline e francobolli, e ci
sediamo fuori a scriverle mentre aspettiamo gli altri. Chissà perché,
sono convinto che manchi ancora poco per l’aeroporto, essendo già
entrati da un po’ nel centro abitato. Mi renderò presto conto invece
che ci vogliono ancora più di tre ore!
Tre ore imbottigliati in mezzo al traffico di
Colombo, con un centro abitato che sembra dieci volte più esteso
di quello di Bangkok e non finire mai, in un tragitto che tengo a
descrivere nei minimi dettagli. Per iniziare “imbottigliati” non vuol
dire fermi in coda come da noi in genere nelle grandi città. Si
cammina quasi sempre ma a velocità ridotte e tra brusche frenate,
spunti da formula uno e sorpassi comandati da continue invasioni di
corsia (adesso la strada è larga, sono tre o quattro corsie per
senso di marcia). Tutti si comportano allo stesso modo e cioè
l’equivalente di anarchia totale! Si fa l’impossibile per superare
l’auto di fronte e guadagnare due metri (appunto il tanto dell’auto
visto il traffico!) e non c’è ragione alcuna, visto che dopo pochi
secondi si è nuovamente superati a propria volta. Le prime cinque
volte che abbiamo visto auto ma sopratutto bus o camion molto più
grandi del nostro pulmino tagliare la corsia e buttarsi
spericolatamente addosso a noi, abbiamo temuto veramente per la nostra
incolumità. Poi, superate le dieci, abbiamo capito che la tensione
cominciava a tramutarsi in sarcasmo ed era inutile impanicarsi. Del
resto, Gianfranco là davanti è così tranquillo! Non so per quale
incredibile miracolo (che non si chiama Xamamina) non mi sia sentito
male: non mi è mai successo, per me che soffro ogni mezzo sulla terra,
superare una cosa del genere. Credevo che Napoli fosse un macello:
ridicolo. Persino in Thailandia credevo fosse un casino: bazzecole. In
confronto allo Sri Lanka sono tutti autisti-modello.
Ma parliamo per l’appunto dell’autista, perché
lui è il pezzo forte, il protagonista numero uno! A parte il modo
egregiamente personalizzato di cambiare le marce, soprattutto la
seconda, che entra con un gesto plateale e buffo, la ciliegina sulla
torta è l’uso spropositato e ossessivo del clacson. Un uso continuo,
assillante, che dopo ore di tragitto provoca l’ilarità mia e di Mauro,
che iniziamo a scambiare tremende battute. Ma perché suona? E
quante mani ha l’autista? Sta sempre cambiando le marce e sempre
suonando il clacson, e in più ovviamente guida il volante. E per non
avere neanche un incidente è evidente che osserva in tempo reale tutti
gli specchietti per evitare di lasciarci la fiancata con gli altri
pazzi là fuori. Conclusione: è bravissimo! Non si spiega altrimenti,
sta guidando così da sei ore, senza un attimo di respiro: è un robot
costruito per guidare!
Continuiamo per ore a ironizzare sull’utilizzo del
clacson finchè, a mezzogiorno, arriviamo distrutti all’aeroporto di
Colombo, dopo ben sette ore e mezza di viaggio. Gli altri
componenti del gruppo non sono da meno, e sembra istintivo fare una
piccola sincera preghiera di ringraziamento per essere arrivati sani e
salvi e tutti interi. Un’esperienza traumatica e che lascerà il segno!
Ma così come è pur vero che in un mondo di folli lo squilibrato è
colui che ha il senno, mi rendo conto, riflettendoci, che
probabilmente il rischio di incidentare è più basso di quel che
sembra. Del resto, guidando così sono tutti abituati ad avere riflessi
dieci volte più pronti dei nostri, e si aspettano che qualcuno venga
addosso ad un altro in ogni momento. Ma vattelo a raccontare mentre la
vivi in prima persona questa esperienza per sette ore!
Comunque, stiamo per salutare lo Sri Lanka e
raggiungere le Maldive. Sbrighiamo le comuni formalità all’aeroporto e
attendiamo il volo per Male, che è in ritardo. Decolliamo alle 15:30 e
atterriamo alle Maldive (non nell’isola di Male ma in
un’isoletta a fianco adibita esclusivamente ad aeroporto) dopo un’ora
di viaggio. Sono comunque sempre magicamente le 15:30, visto che
c’è un fuso orario in meno di differenza tra i due paesi!
Ci rendiamo presto conto, dalle prime formalità in
aeroporto e dalla gente che ci circonda, di essere in un altro
pianeta. Qui relax e tranquillità sono parole dal significato sacro e
vengono prese molto sul serio! Avere fretta sembra proibito e tutti
hanno un’aria così rilassata e tranquilla, perciò dobbiamo adeguarci e
iniziare il nostro soggiorno compilando un bel modulo di ingresso col
sorriso stampato in faccia.
Al ritiro dei bagagli pensiamo subito di cambiare 50
euro nella moneta locale: siamo passati dalle rupie singalesi alle
rufye maldiviane. Non dovrebbe servire una grossa cifra, dal
momento che nel resort viene addebitato tutto sul conto della stanza e
le rufye le utilizzeremo solo nella capitale Male, dove siamo
intenzionati a fare una gita per visitarla. Usciamo all’aperto
dirigendoci verso il banco dell’Azemar, dove conosciamo il nostro
nuovo accompagnatore – punto di riferimento, un ragazzo giovanissimo
di nome Loris. Consegnamo a lui biglietti e voucher e attendiamo
l’arrivo dell’imbarcazione veloce che porterà al nostro paradiso:
Bandos Island. Anche l’equipaggio evidentemente se la prende con
calma e così aspettiamo una bella mezz’ora sul molo… eh bisogna
abituarsi, avevo già sentito che i ritmi qua sono molto più lenti
delle corse del quotidiano stress…
Arrivata la speed boat, vengono caricate le
nostre valigie e ci aiutano gentilmente a salire. Noi rimaniamo fuori
sul ponte a goderci lo spettacolo del muro di schiuma che la potente
imbarcazione, a tutta velocità, scolpisce nell’Oceano Indiano. I primi
minuti di traversata scorgiamo subito a breve distanza la capitale
Male con i suoi grattaceli. Noi andiamo in direzione opposta verso
Nord, e dopo solo venti minuti vediamo il nostro paradiso
avvicinarsi: sulla destra passiamo Kuda Bandos, una piccola isola
disabitata visitabile con un traghetto giornaliero a solo pochi minuti
(praticamente di fronte) a Bandos Island. In realtà Bandos non è il
nome dell’isola ma del resort: come spesso avviene qui alle
Maldive però è più facile identificare l’isola stessa col resort,
visto che quest’ultimo ne ha la totale gestione e controllo.
L’attracco al
piccolo molo in legno, dove sostano appena altre 2 barche, è
spettacolare. Il colore turchese e la trasparenza dell’acqua sono
bellissimi: finalmente, per la prima volta da quando viaggio, trovo un
mare degno rivale di quello in Sardegna. Scendiamo sul molo di forma
circolare dove, guardando al centro nell’acqua, si ammira un
grandioso spettacolo di centinaia di pesci che girano a vuoto per
tutto il perimetro del molo stesso, probabilmente abituati ad
aspettare qualcosa da mangiare dai turisti.
La passerella in legno conduce direttamente alla
reception e subito sulla destra veniamo condotti al Sand Bar, dove
attendiamo per un’ulteriore mezz’ora che ci assegnino il numero della
camera con le chiavi. Sono arrivati insieme a noi parecchi turisti e
si crea un po’ di folla e confusione. Noi del gruppo Azemar sediamo
tutti sullo stesso tavolo, e siamo rimasti solo in sei (io, Stefania,
Ambrogio e Gabriella, Patrizia e Doriana) visto che non tutti hanno
scelto l’estensione dallo Sri Lanka alle Maldive. Ci offrono un
dissetante e gustosissimo cocktail durante l’attesa e Loris ci
illumina facendo presente che, una volta superato il caos iniziale,
sarà tutto esageratamente rilassante, anche troppo! Un’altra cosa che
viene subito chiarita è che la mancia al facchino che porta le valigie
in stanza è obbligatoria e ammonta a 11 euro, e non c’è modo di
portarsela mica da soli!
Una volta in possesso delle chiavi, Loris ci lascia e
dà appuntamento alle 18:30 nella sala ricevimento per spiegare come
funzionano i servizi a Bandos e che cosa possiamo e non possiamo fare.
Ci avviamo dunque ai nostri alloggi. La stanza di Gabriella e Ambrogio
è lontana dalla nostra, sulla destra della reception. La nostra
invece, la numero 133, è vicino a quella di Patrizia e Doriana, sulla
sinistra. “Benvenuti in paradiso” mi viene subito da pensare.
C’è davvero poco da sbagliare e da perdersi: esiste una sola strada
che fa il giro di tutta l’isola in venti minuti e qualche
deviazione per tagliare in mezzo! Più che una strada in realtà è un
viale alberato, estremamente curato nei minimi particolari e
pulitissimo: ovunque spazi lo sguardo non si vede una sola carta di
caramella per terra (tanto per fare un esempio stupido). Sulla destra
ci sono i bungalow, sistemati a schiera, bianchi con
giardinetto di fronte, molto carini e dall’aspetto moderno. Sulla
sinistra invece ci sono la spiaggia, gli sdraio e l’oceano, che si
scorgono oltre la splendida vegetazione di palme e fauna varia tipica
dei tropici. In tutto tra i bungalow e il mare ci saranno venti metri,
bellissimo! Tutto questo appare ai nostri occhi come una meraviglia
assoluta: è veramente un paradiso perfetto!?
La cartina di Bandos Island
Mentre mi guardo intorno, penso alle letture della
Lonely Planet ed ai particolari che mi avevano colpito molto sulla
politica del turismo adottata da queste parti, che ora posso
riscontrare pienamente davanti a i miei occhi. Tanto per citare il
primo, mi accorgo che tutte le costruzioni stabili non sono davvero
più alte della vegetazione circostante, che è la regola numero uno
alle Maldive per rispettare l’impatto ambientale e visivo. In
questa maniera, le strutture artificiali rimangono “naturalmente”
nascoste nella vegetazione e da una visuale aerea poco visibili,
considerando anche che non si può superare una certa superficie di
costruzione per ogni isola la quale resta, quindi, sempre ricoperta
per la maggior parte del territorio dal verde tropicale.
Le Maldive sono dagli anni settanta un vero esempio da
imitare per l’intero pianeta e non a caso
sono state varie volte premiate per l’equilibrio raggiunto nel
rispetto ambientale. Nel corso degli anni in realtà qualche pecca è
iniziata a saltare fuori ed il sistema che prima pareva perfetto ora
non lo è più. Resta il fatto che comunque è anni luce avanti rispetto
a politiche adottate in altre località turistiche fra cui, per prima,
la mia Sardegna. Cito ancora, per esempio, il fatto che ogni resort
sia pienamente responsabile della propria isola che gli viene data in
gestione, e che quindi abbia un interesse diretto nel tenerla in
condizioni ottimali per attirare il turista a tornare; oppure al fatto
che tutti i rifiuti debbano essere smaltiti all’interno dell’isola e
che la corrente elettrica e l’acqua vengano ricavati in loco tramite
generatori e dissalatori, che risiedono al centro e quindi, anche se
un po’ rumorosi, non percettibili dai bungalow dei clienti.
Arriviamo nella nostra stanza e anche qui
davvero nulla da dire: carina, pulita, non grandissima ma con spazio
sufficiente per lasciare le valigie per aria, un bel letto
matrimoniale con lenzuola decorate per il benvenuto con i fiorellini
freschi, un tavolino, comode sedie in legno, il guardaroba, lo
specchio, il bagno più che discreto, perfino l’utilissima cassaforte
con il codice da impostare a scelta del cliente e, ovviamente, l’aria
condizionata. Una grande vetrata con tenda dà la luce a tutta la
stanza. Fuori, all’ingresso, abbiamo una veranda con due sdrai, due
teli da mare, un appendino per stendere i panni e tanto di ecchio
d’acqua per lavarsi i piedi insabbiati prima di entrare!
Bussano i facchini con le nostre valigie e lasciamo
loro la mancia, dopodiché ci cambiamo in un istante e usciamo verso la
spiaggia a fare il nostro primo bagno. Siamo giusto in tempo anche per
guardare lo spettacolare tramonto che giunge alle 18:00 in
punto, con il sole che scende rapidamente sotto l’oceano, sulla nostra
destra. Di fronte all’orizzonte scorgiamo addirittura i grattacieli di
Male mentre alla nostra sinistra si vede benissimo Kuda Bandos. Il
panorama è magnifico e intorno c’è una tranquillità e una pace
solenni. La temperatura dell’aria è perfetta e dell’acqua pure, non
meno di 26 gradi: quasi non si sente differenza entrando a fare il
bagno o meno, una sensazione che qui in Sardegna proprio non
conosciamo poiché, se non in qualche rara giornata di agosto, la
temperatura dell’acqua è sempre abbastanza più fredda dell’esterno.
Anche la sabbia è bellissima, bianca e fine, e intorno è pieno di
palme e vegetazione che si spingono sino in mare.
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I Bungalow disposti a schiera tra la vegetazione |
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Scorci di spiaggia e mare |
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Spettacolare tramonto tropicale |
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Alle 18:00 in punto il sole scompare sotto l'oceano |
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Torniamo in pochi metri al nostro bungalow ad
asciugarci e ripercorriamo il viale verso la reception per incontrare
Loris. C’è un bel po’ di gente e ne approfittiamo per un altro
dissetante cocktail. Nel frattempo ci vengono spiegati i
particolari della vita qui a Bandos, di cui ne riporto alcuni che
ritengo più importanti:
- nell’isola non esiste praticamente moneta,
tutto ciò che viene speso è messo in conto alla stanza e si paga al
chek-out;
- la pensione completa include tutti i pasti
(tre al giorno: colazione, pranzo e cena) esclusivamente al Gallery
Restaurant, il più grande fra i tre ristoranti dell’isola, che
serve a buffet senza limitazioni, tranne che per le bevande. Si può
prendere una bibita a pasto a testa o una bottiglia di acqua da un
litro e mezzo a coppia. Gli alcolici e quello che va oltre la prima
bevanda si paga. Gli altri ristoranti servono a menù;
- Il Sand Bar è il luogo principale di incontro
per la vita notturna, che ovviamente in un’isola come questa
non offre granchè svago (e preferisco di gran lunga che sia così). Si
beve qualche cocktail, si balla con la musica e una volta a settimana
viene un gruppo dal vivo a suonare;
- Per fare il bagno bisogna stare attenti a non farsi
male contro la barriera corallina, cosa molto comune per i più
sprovveduti, che risulta estremamente tagliente provoca allergie alla
pelle. Conviene sempre guardare bene dove si mettono i piedi in acqua
e non tentare mai di attraversare la barriera per andare dove non si
tocca, se non sfruttando gli appositi “passaggi” che sono
tre in tutta l’isola: uno di fronte al diving center, uno di fronte
alla camera 191 e uno sul fianco del porticciolo per l’attracco delle
barche. Per i più esperti e se il mare è calmo, durante l’alta
marea, che coincide con le prime ore del mattino, si può riuscire
a “passare” sfiorando con la pancia la barriera corallina anche da
qualche altra parte. La visibilità sott’acqua non è ottimale
come in altri periodi, poiché ottobre coincide con il periodo di
riproduzione del plancton che crea un bianco pulviscolo, ma allo
stesso tempo, proprio per l’abbondanza di quest’ultimo, è il periodo
migliore per vedere una notevole quantità di pesci grossi che si
avvicinano alla barriera per nutrirsi;
- E’ vietato,
come scritto anche nel menù del ristorante, dare da mangiare ai
pesci, nel rispetto dell’equilibrio ambientale;
- Le stanze
vengono pulite tutte le mattine, lasciando l’apposito cartello fuori
dalla porta, e vengono cambiati i teli da mare;
- Alla fine del soggiorno si lascia la mancia
all’addetto alle pulizie della propria stanza, che è sempre la stessa
persona, così come sempre lo stesso è il cameriere che servirà al
nostro tavolo. Anche a lui spetta la mancia obbligatoria. Le
altre mance non sono obbligatorie ma come sempre ben accette,
considerato che lo stipendio del personale è basso e che loro vivono
soprattutto di questo;
- Al Diving Center di possono prenotare
immersioni e corsi di ogni genere e livello, intorno a Bandos o anche
molto più lontano, e affittare attrezzatura per snorkelling se non la
si possiede a 8 euro al giorno. Meno male che noi ce la siamo portata,
la Lonely Planet ha consigliato bene! Per i più avversi
all’acqua che non vogliono comunque perdersi lo spettacolo dei pesci
tropicali, c’è la possibilità di usare la Glass-boat, la barca
con il vetro sottostante che fa il giro dell’isola e permette di
vedere il fondo marino. Per qualsiasi problema c’è il centro medico
specializzato, uno dei più importanti di tutte le Maldive; vengono
infatti qui anche dalle altre isole a portare pazienti!
- Ci sono diverse attività e servizi usufruibili a
pagamento all’interno dell’isola, come la palestra, l’affitto di
canoe, il mini-club completo di tutto per lasciare i bambini, il
centro massaggi, la moschea e un internet-point per mandare email.
Cosa decisamente e onestamente consigliata anche da Loris, visto che
una telefonata dalla camera costa un occhio della testa! Non possono
mancare ovviamente anche i negozi dove lasciare lo stipendio in
gioielli e souvenir vari;
- Un altro aspetto importante sono le gite. Ce
ne sono di vario genere e sono tutte disponibili vicino alla reception.
I vari cartelloni esposti ne spiegano la tipologia e il prezzo; per
prenotarsi basta inserire il proprio nome nella lista entro la notte
prima del giorno della gita stessa;
- Infine, ma non meno importante, c’è Loris pronto e
disponibile qualunque cosa ci serva: è reperibile un po’ ovunque in
giro per l’isola o ai pasti.
Dopo tutte queste fondamentali spiegazioni, diamo
appuntamento ai nostri compagni Azemar alle 19:30 per la cena al
Gallery Restaurant dove io e Stefania arriviamo, tanto per
cambiare, ultimi. La sala è grande e spaziosa, ci sono parecchi posti
ma sembra piena solo a metà. Ci sistemiamo tutti e sei nello stesso
tavolo in cerchio, aspettiamo il cameriere per ordinate da bere e poi
ci buttiamo sul buffet. Immenso, succulento, mitico!
Avevo letto vari commenti dal forum di Bandos (www.bandos.com)
sul fatto che si mangia benissimo, e confermo pienamente questa
opinione. Un lungo bancone attraversa tutta la stanza e, non bastando,
c’è persino un tavolo al centro con tutti i dolci, la frutta e le
torte più succulente che si possano immaginare. Nel bancone invece, da
sinistra verso destra, si trovano le verdure e insalate miste, poi i
pasti caldi con pietanze diverse per ogni giorno, che vanno dalla
pasta al pesce (soprattutto tonno, squisito, in tutti i modi
cucinabili), e piatti internazionali di diverse culture tra cui quella
giapponese-cinese. Essendoci molti clienti giapponesi a vista
d’occhio, presumo che le pietanze siano fatte anche tenendo conto di
questo fattore (giustamente). Inutile aggiungere che la cena è del
tutto soddisfacente, anche troppo: qua si rischia seriamente di metter
su peso!
Dopo cena approfittiamo per fare una doverosa
esplorazione dell’isola, seguendo il vialetto che ne percorre il
periplo. L’isola è bellissima e ricca di angoli davvero
indimenticabili per chi, come noi, viene a visitare le Maldive per la
prima volta. Ma persino Ambrogio e Gabriella, che sono veterani
essendoci stati già tre volte in altri resort, confermano che Bandos
ha delle caratteristiche uniche nel suo genere: è più grande delle
altre e si mangia divinamente. Ci sono diverse tipologie di bungalow,
alcuni più rustici e datati, altri più nuovi, ma tutti molto carini,
col giardinetto davanti, il sentierino con le pietre per arrivare alla
spiaggia, la vegetazione e i fiori curati circostanti. Pur essendo di
notte il viale è ben illuminato e si notano molte stupende sfumature
del luogo. C’è un silenzio intorno poderoso, intervallato solo da
tutto ciò che vive naturale nell’isola, come i grilli, lo scroscio
delle foglie degli alberi al vento, il frangersi delle piccole onde
dell’oceano sulla spiaggia. Il tutto rende l’atmosfera
assolutamente magica e carica di emozioni, considerato anche che
la presenza umana sembra essere minima e quella che si percepisce non
disturba affatto. Come dicevo prima, il relax e la pace qui sono
considerati seriamente. Mi accorgo inoltre di un altro degli aspetti
più interessanti e apprezzabili dell’isola: non esistono né mosche
né zanzare né insetti strani! Questo è un altro fattore essenziale
per poter definire un paradiso! Ci sono però enormi pipistrelli, ma
quelli tanto volano alti tra le palme…
In poco più di venti minuti compiamo l’intero periplo
di Bandos, per niente noioso e anzi abbastanza variegato nei panorami.
Così sono dunque fatte le Maldive, ci aspetta una settimana
indimenticabile. Prima di andare a dormire non resta che dare
appuntamento ad Ambrogio, Gabriella, Patrizia e Doriana per domani
mattina al Gallery Restaurant.
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