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Riflessioni e contraddizioni al Dickwella

            Ci sono parecchie cose che in questo diario, per ovvie questioni di rispetto della dignità e della privacy delle persone, non ho scritto. Voglio però almeno accennare ad alcune riflessioni  e contraddizioni che sono saltate fuori in questa indimenticabile settimana nello Sri Lanka.

Il Dickwella, con il suo grande e splendido hotel solitario immerso nel paradiso tropicale, è una meta perfetta in bassa stagione per isolarsi dal mondo e per immergersi, con un po’ di spirito, in quello vissuto dai singalesi. Noi ci abbiamo provato ma onestamente, con tutta la buona volontà, ancora mi riesce impossibile capire molti dei meccanismi che ruotano intorno a questa struttura e a quel paese di pescatori. Forse ci voleva più tempo.

Le contraddizioni si sono susseguite giorno dopo giorno, dal primo all’ultimo e senza esclusioni di colpi. Che il Dickwella sia per i locali una presunta fonte di ricchezza (e l’unica nei dintorni), con i suoi turisti italiani ed europei dalla moneta fortissima, è indubbio. Questo crea delle situazioni confuse, di diversità, di contrasto, di accaparramento di percentuali, di sotterfugi e giri nelle retrovie che, pur non essendo nuove a chiunque abbia a che fare col turismo e l’economia nel mondo, qua sembrano risaltare in modo particolare. E’ pur vero che il cliente pigro e insensibile potrebbe non accorgersene minimamente, o fare semplicemente l’indifferente, qui come in tanti altri luoghi sul pianeta. Ma noi che abbiamo voluto provare ad andare in fondo a certe questioni, per scoprire meglio questo loro così diverso mondo, noi che abbiamo tenuto le orecchie aperte a 360° senza mai dar ragione né far torto a nessuno, senza dare per scontato niente, senza pregiudizi, abbiamo ottenuto come esito quello di non aver capito nulla! O meglio, di aver afferrato tante cose ma di non avere nessuna risposta certa per esse. Ne cito alcuni esempi.

Il giorno prima ci viene detto che è meglio non fidarsi dei Beach Boys e chiedere di uscire con gli accompagnatori dell’hotel, perché si sono riscontrati casi spiacevoli in cui il turista è stato lasciato da qualche parte senza esser stato poi riportato indietro. Il giorno dopo l’altra campana dice invece che viene raccontato questo per screditarli e per accaparrarsi la percentuale. A chi credere? Il buon senso all’inizio suggerisce di non rischiare: sei in un paese straniero, diversissimo dal nostro, non sai come funzionano certe cose e la diffidenza è ovvia. Ma poi, conoscendo queste persone, viene difficile pensare di averne paura. Sono buone e gentili, un po’ assillanti e ossessive è vero, però sono in buona fede e a volte sono persino commoventi nei loro semplici gesti.

Il giorno prima compriamo una statuetta da una casa artigianale, fatta sul posto, la contrattiamo e pensiamo di averne tirato fuori un buon prezzo. Il giorno dopo la troviamo da un venditore ambulante che la vende a molto meno, a metà prezzo di quello iniziale da cui eravamo partiti il giorno prima. Pensiamo di essere stati imbrogliati, come quando vengono messi i saldi del 50% dopo aver alzato il prezzo originale del 30%, ma ci viene riferito che quelle statuette sono state vergognosamente rubate. Chi le vende non è chi le ha fatte ma un ladro, ed è per questo che le può rivendere al prezzo che vuole. A chi credere?

La mattina prima di andar via compriamo la stoffa per gli abitini di scuola ai bambini a cui ci siamo affezionati, e ci sono altri che hanno comprato anche dei vestitini. Siamo fermamente convinti di aver fatto un’opera buona, piuttosto che dare soldi in beneficenza a qualche associazione senza sapere poi dove vanno a finire. Questa è una buona azione diretta e mirata: li compriamo e li diamo direttamente a loro. Eppure poco dopo ci sentiamo dire che di tanti turisti che ne hanno regalato, nessuno glieli ha mai visti poi addosso: hanno sempre gli stessi stracci. E quando qualcuno del posto vuole fare beneficenza compra un po’ di riso e lo porta alle famiglie più povere del paese: almeno quello lo mangiano di sicuro. Come è possibile? Che fine fanno i vestiti? Forse vengono venduti? O forse si consumano talmente in fretta, come invece ci ha raccontato qualcun’altro e come in effetti si vede dal cotone di bassa qualità con cui sono fatti, che dopo un paio di lavaggi sono da buttar via? A chi credere?

Il giorno prima sono tutti disponibili, gentili e simpatici, e pensiamo che sia davvero il loro animo che abbia queste nobili caratteristiche. Crediamo sinceramente che siano brave persone e lo sono. Però, il giorno dopo, tra una cosa e l’altra ci chiedono (umilmente, senza pretese), se gli possiamo lasciare qualcosa come un cappellino, un profumo, una maglietta, qualunque cosa abbiamo anche vecchia che non ci serva. Qualcuno ci dice che è un ricordo, un simbolo affettivo per non dimenticare. Ma qualche dubbio comunque ci viene. Un indumento può essere un ricordo, ma un profumo? Sono davvero così gentili e amichevoli sinceramente o perché sanno anche che dietro c’è il tornaconto? E la cosa più difficile da mettere in dubbio poi sono i bambini. Qualcuno dice che sono molto furbetti oltre che svegli, altroché! Ma è davvero possibile che bambini così piccoli possano fingere e fare il doppio gioco? A noi viene impossibile solo pensarlo, i nostri cari bambini e i loro sorrisi non li tocca nessuno. Ma alla fine, a chi dobbiamo credere?

Il giorno prima ci offrono un tour in safari, nello stesso parco, ad un prezzo abbastanza inferiore rispetto a quello che organizza l’hotel, e addirittura per una giornata intera anziché per mezza. Ci dicono che lo paghiamo così tanto solo perché si prendono la percentuale maggiore su tutto. Il giorno dopo invece ci viene specificato che i tour sono vincolati da precisi orari, che si registrano all’ingresso e all’uscita, di massimo tre ore, e che il prezzo più alto è dato esclusivamente dall’assicurazione che l’hotel paga per avere i clienti tutelati. Se accade qualunque imprevisto, come bucare una ruota, rimanere bloccati all’interno del parco, etc., si ha sempre la sicurezza di essere soccorsi e di ritornare indietro a spese dell’hotel, che è pienamente responsabile. A chi credere? In questo caso noi abbiamo scelto di credere al Dickwella, poiché a tutti gli effetti il ragionamento fila e rischiare di rimanere dispersi da qualche parte non è piacevole…

Insomma, le diverse opinioni e i diversi punti di vista non mancano di certo da queste parti! Devo dire che tutto ciò ha contribuito a rendere il nostro soggiorno alquanto vivace e singolare, e nonostante i dubbi che abbiamo accumulato nel corso della settimana, niente e nessuno ha levato in noi la profonda certezza che il Dickwella è un posto meraviglioso e merita di essere visitato, per la sua caratteristica di racchiudere nei suoi dintorni tutte le peculiarità dello Sri Lanka: sole al mare, verde nelle fitte foreste, splendidi paesaggi e tramonti, magnifiche tradizioni popolari, cultura nei templi, arte nelle lavorazioni manuali, flora e fauna nei parchi nazionali, e infine e soprattutto una splendida popolazione. Cosa volere di più da un viaggio? Soprattutto quando, subito dopo, ci aspettano le Maldive?!
 




 


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