GIORNO 3
26/01/2002 - London Dungeon; Tower of London; Tower Bridge; Oxford
street
Alzati di buon ora, riprendiamo a passeggiare esattamente dal punto dove
abbiamo terminato ieri. Scendiamo alla stazione di Waterloo col metro e
costeggiamo il Tamigi per un bel pezzo. In realtà un pezzo bello grande,
forse anche troppo, dal momento che piove a dirotto e c’è un forte vento
(per cui tenere l’ombrello diventa anche un incubo).
Dobbiamo arrivare al famigerato London Dungeon, l’attrazione “horror”
più famosa di Londra, ma si pensava fosse alquanto più vicina… in
pratica percorriamo mezza Londra sulla riva Sud del Tamigi da Waterloo
fino al Tower Bridge, e quella che doveva essere una semplice
passeggiata è diventato un trekking sotto la pioggia! I vasti palazzi
(ma non altissimi) adibiti a uffici e strutture pubbliche si alternano a
enormi piazze di cemento (non è certo una zona verde questa, ma molto
moderna), con sportivi che corrono per fare un po’ di jojjing sotto la
pioggia e ragazzi che si allenano con rollerblade e skateboard. Tutti
londinesi, i turisti siamo solo noi!
Arriviamo finalmente al Dungeon, rimanendo accodati un’ora sotto la
pioggerellina in fila per entrare (una delle poche a dire il vero fatta
fino ad ora, dal momento che non ci sono tanti turisti a Londra per via
del periodo invernale e degli eventi dell’11 settembre, con l’attentato
a New York delle Twin Towers).
Una volta dentro, paghiamo esosi biglietti e iniziamo l’avventura
horror! L’attrazione è garantita, anche se a dire il vero qualcosina in
più forse si può fare. All’ingresso scattiamo subito una bella foto a
pagamento in una sala tetra, dove Stefania tiene tutta contenta in mano
un’ascia e io appoggio la testa pronta per farmela decapitare. Entriamo
poi nelle viscere della terra in un ambiente buio e cupo con strani
odori di marcio e di morte. Attraversiamo varie sezioni che
ricostruiscono torture medievali, veniamo imprigionati e giudicati da un
“Giudice” vecchio stile, finiamo all’inferno sopra un vagoncino che
naviga sull’acqua, ripercorriamo tutta la storia di Jack lo Squartatore
e terminiamo il tour tra il fuoco dell’incendio di Londra del 1666.
Insomma tutto molto allegro, considerato che dei bravi attori vengono
ben pagati per travestirsi da streghe schizofreniche e spaventare i
turisti a morte!
Finito il London Dungeon, durato circa un’ora, pranziamo “al sacco”
nella stazione metro che sta a lato, al coperto, visto che la pioggia
continua imperterrita senza pause. Un bel cappuccino “large”, molto
diffuso qui a Londra, che consiste in un bicchierone grande come quello
large della coca-cola, (con la differenza che dentro c’è un buon
cappuccino bollente), è quello che ci vuole per scaldarsi e tenere gli
occhi aperti in questa città. L’effetto della caffeina è assicurato per
molte ore viste le dimensioni del bicchierone (quasi mezzo litro tanto
per dare un’idea)! E’ evidente che a noi italiani piace prendere tanti
caffè un po’ per volta, mentre i londinesi si danno la mazzata una volta
per tutte e non ci pensano più…
Continuiamo a piedi verso la vicina Tower of London e la costeggiamo,
seguendo la strada principale che porta fino al Tower Bridge. E’ già
quasi buio ma pensiamo comunque di trovarlo ancora aperto (non sono
neanche le 17:00). Con nostro grande rammarico purtroppo la strada del
ponte è interrotta per lavori ed è invece tutto chiuso. Insistiamo
almeno per un giro panoramico, ammirando la bellezza esteriore di questo
eccezionale monumento, che si illumina sempre di più man mano che scende
la notte. Ovviamente lo sfondo del Tamigi non è da meno, con tutto lo
sfolgorare delle luci dei palazzi e dei ponti che si riflettono sul
fiume: una vista magnifica!
Passate le 18:00 ormai i monumenti sono tutti chiusi e non resta che
fare un ultimo giro in centro per un po’ di shopping. Riprendiamo il
metro e passeggiamo per Oxford Street e Regent’s Street, brulicanti di
gente, negozi e bus a non finire. Entriamo da Hamleys, un immenso
negozio di giocattoli (un palazzo a 5 piani), con scompartimenti di ogni
genere: dai pupazzi, ai trenini, alle macchinine radiocomandate, alle
gigantesche costruzioni LEGO (di cui una di Darth Vader e del mitico
robottino di Star Wars D2R2). E’ un vero spasso, si può trovare
qualunque tipo di giocattolo mai creato dall’uomo!
Per la cena andiamo da Silvia, che abita nel quartiere di Soho in un
monolocale molto grazioso, come tipico di moltissimi lavoratori-studenti
qui a Londra, italiani e non. E’ una vera gioia poter fare un bel piatto
di pastasciutta nostrano, visto che la dieta alimentare qui è piuttosto
carente…
Guardiamo un po’ di Tv inglese e commentiamo l’atteggiamento usuale
degli inglesi nel fare “complain” per ogni cosa, soprattutto nel campo
dei negozi e dei ristoranti. La concezione del cliente in Inghilterra è
molto diversa dalla nostra. In ogni esercizio commerciale esiste la
figura del manager, sempre riconoscibile e presente con tanto di
cartellino, che sta “al di sopra” del comune personale che lavora a
contatto con il pubblico (camerieri o commessi tanto per fare un
esempio). Quando qualcuno ha un problema, o è insoddisfatto di un
prodotto, o vuole semplicemente sbraitare tanto per lamentarsi di
qualsiasi cosa secondo lui non vada bene in quel posto
(dall’organizzazione, al personale, persino alla struttura fisica e alla
disposizione dei locali o servizi), si pronunciano le parole magiche:
“voglio parlare col manager!”, e si fa un complain. E gli inglesi sono
maestri d’arte in questo, fanno complain per tutto e per qualunque
insignificante cosa (a volte davvero difficile anche da concepire per
noi italiani, tanto che qui, con alcuni esempi che ho sentito, ci
sarebbe da sbellicarsi dalle risate!). In ogni caso c’è da considerare
il lato remunerativo, poiché ad ogni complain accettato (anche per
lettere scritte talvolta e non solo per lamentele orali) si riceve un
voucher, ovvero un “buono sconto” per la successiva volta che si
ritorna, ad esempio, in un ristorante, o in un negozio e così via… (e
mica stiamo parlando di spiccioli!!!). Per tutti i clienti che si
sentono incompresi dunque, Londra è il posto giusto per andare alla
ribalta!
GIORNO 4
27/01/2002 -
Notting Hill; St.James Park; Buckingham Palace; Trafalgar Square;
National Gallery; Trocadero Center
Prendiamo il metro e scendiamo a Notting Hill, tranquilla e famosa zona
residenziale di Londra. Il susseguirsi di case bianche o colorate
pastello danno a questo quartiere un aspetto molto omogeneo; sembra
proprio di camminare per le strade del riuscitissimo film di Julia
Roberts e Hugh Grant, in particolar modo nei pressi del rinomato
mercatino di Portobello Road, quando riconosco il negozio di Tattoo di
cui Grant parla all’inizio del film. Al contrario delle aspettative però
il mercatino è piuttosto deserto, forse perché è domenica o forse perché
pioviggina, ma le bancarelle sono davvero sporadiche e la gente pure.
Passeggiamo un paio d’ore e per l’ora di pranzo ci spostiamo col metro
nell’enorme e moderna Victoria Station, per comprare qualche tramezzino
confezionato e il mega-capuccino molto più funzionale di qualunque
tiramisù del mondo.
Qualche altra fermata del metro e arriviamo nei pressi di Buckingham
Palace. Attraversiamo per un pezzo il Green Park e ci fermiamo nella
piazza turistica di fronte al palazzo per le foto di rito. La fontana e
i giardini intorno sono molto belli. La reggia tutto sommato non è
particolarmente appariscente nel suo complesso, ma all’interno presumo
il discorso cambi notevolmente.
La passeggiata continua per il St. James Park, dove diventa divertente
per la presenza della fauna locale, oltre che per la bellezza dei
parchi. Le varie specie di papere ed oche unite agli uccelli neanche si
contano, ma la particolarità sono senza ombra di dubbio gli scoiattoli,
veloci e sfuggevoli, che vengono a prendere le noccioline dalle mani e
si arrampicano a razzo sugli alberi. Molto furbi e sospetti, qualche
volta si lasciano andare salendo persino sulla spalla, ma mai facendosi
accarezzare, e sgattaiolano da una parte all’altra del parco in modo
assai buffo. La luce purtroppo è poca ed è difficile fotografarli in
pose decenti con lo zoom, ma dopo vari tentativi (il vantaggio di avere
la fotocamera digitale!) sono riuscito con grande soddisfazione e senza
flash a riprenderne uno in primissimo piano che mangia niente poco di
meno che le nostre Pringles (dal momento che non abbiamo comprato le
noccioline e non possediamo niente altro di commestibile!). Chissà se lo
stomaco dello scoiattolo è rimasto contento delle patatine; comunque per
almeno i dieci minuti successivi è ancora vivo e continua a seguirci per
un po’, forse contento della succulenta novità culinaria…
A poca distanza dal parco si trova Trafalgar Square, altra famosa grande
piazza di Londra, e anche questa doverosamente decorata con ampie
fontane e giochi d’acqua. Di fronte ha sede il National Gallery, una
chicca per chi abbia almeno un minimo di gusto per l’arte della pittura.
Nonostante la pittura non abbia mai entusiasmato, non posso fare a meno
di rimanere allibito di fronte ai bellissimi saloni decorati con
migliaia di capolavori di ogni epoca. In particolar modo colpiscono
alcuni quadri di Van Ghogh, e più di tutti i lavori del Canaletto,
enormi pitture con una precisione fotografica dei particolari
assolutamente nitida ed incredibile, con la quale ha riprodotto
magnifiche immagini di Venezia… straordinario!
All’uscita dal National Gallery è già buio, e sostiamo in un Coffe
Republic (una catena molto diffusa a Londra), a fianco del Virgin Store,
per riscaldarci con un bel cappuccino bollente.
Proseguiamo ancora verso il centro tra le luci di Londra, fino ad
arrivare al Trocadero Center, un vero e proprio palazzo del
divertimento! All’ingresso si trovano diversi ottimi shop, ricchi di
ogni genere di souvenir londinesi, nonché un coloratissimo negozio di
caramelle per i più golosoni! All’interno attraversiamo un ampio salone,
dove da una parte vi è l’entrata di un cinema multisala, mentre
dall’altra con delle scale mobili colorate di luci spaziali si può
salire ai piani superiori, pieni di videogiochi di ultimissima
generazione. Al centro della struttura invece c’è un’attrazione da urlo:
un tubo che parte dal soffitto fino al pian terreno dove sono installati
dei seggiolini, che a turno cadono dall’alto all’improvviso, regalando
ai poveretti seduti la sensazione di buttarsi nel vuoto per qualche
secondo… C’è musica ovunque e si sentono ogni tanto le urla dei
malcapitati che si gettano nel baratro a capofitto, mentre ragazzi
giovani e non, in un ambiente più simile ad un’astronave che ad una sala
videogiochi, giocano all’impazzata. Compriamo qualche gettone e saliamo
ai piani di sopra per tornare bambini, divertendoci moltissimo pur non
essendo affatto frequentatori dei videogiochi da sala.
Più tardi passiamo da Silvia a Soho, che ci offre una squisita fetta di
torta, e rientriamo sfiniti all’ostello.