Giorno 12°
29/10/2005 - Canopy Air Trekking Tour.
Alle 8.20 il pickup passa in hotel
per venire a prenderci. E’ la nostra prima escursione guidata qui a
Langkawi: il Canopy Air Trekking. Tra l'altro una delle più
costose: 180 MYR a persona. Il depliant è piuttosto impressionante,
e mostra dei turisti in arrampicata appesi ad una corda mentre si
lanciano. Forti della nostra esperienza nella jungla al Taman Negara
e del fatto che tra i requisiti si parli di un tour adatto anche ad
inesperti e a bambini sopra i 12 anni, diamo per scontato che questa
sarà comunque un'escursione fattibile e turistica. Illusione durata
solo la mezz'ora del tragitto per raggiungere il centro dell'isola,
dove il nostro "capo" Jurgen si è sbizzarrito ad oltrepassare molto
oltre i limiti dell'avventura, conservando lo spirito dello sport
estremo di una innata tradizione tedesca. Lui e quello che crediamo
sia il figlio ci condurranno in questa follia. Il suo tono è subito
scherzoso ma allo stesso tempo molto autoritario. Scesi dal van
mostra l'attrezzatura e iniziamo l'imbragamento. Le povere vittime
siamo noi tre italiani ed una coppia di turisti tedeschi che hanno
già qualche esperienza di base. Per quel che ci riguarda noi non
abbiamo mai provato cosa significhi climbing e "arrampicata". Mi
viene da ridere solo a vedermi con tutte queste cose addosso,
l'elmetto e i guanti umidi e bucati.
Entriamo in un bellissimo parco
montano e deviamo in un sentiero con una scalinata ripidissima
(anche oggi! questo è il viaggio dei gradini interminabili....) dove
proseguiamo con un trekking di venti minuti in mezzo alla jungla ad
un ritmo incessante. Jurgen non si ferma un solo secondo: qui ci
scoppia il cuore!!
Giungiamo al vero punto di partenza
che siamo già disperatamente sudati e affaticati. Ascoltiamo l'epico
briefing dove Jurgen sfodera le sue qualità di generale. Lui
può decidere e ritenere se siamo in grado o meno di affrontare "la
prova finale", e in qualsiasi momento può sospendere l'escursione se
il tempo si compromette. Il suo mitico gesto militare e la frase:
"The tour is over" rimarrà alla storia. E' un personaggio alquanto
singolare. Facciamo alcune prove di climbing in un grosso masso dove
il nostro "capo" spiega sommariamente come comportarsi, come far
scivolare la corda per scendere, quale impostazione tenere, etc.

La cosa più importante di tutte da tenere a mente è avere sempre uno
dei due moschettoni attaccato da qualche parte. Per andare avanti lo
si sgancia solo dopo aver agganciato l'altro, in una successione a
catena, perchè fra poco saremo su una pedana sospesa nel nulla,
senza nessuna recinzione di sicurezza. E non si vuole rischiare di
cadere vero? Sarà per questo che abbiamo firmato il modulo di nostra
assoluta responsabilità e hanno insistito tanto per avere il nostro
numero di passaporto?!?
Il primo impatto col canopy è
pressochè terrificante. Saliamo su una roccia, da dove parte una
scaletta che porta ad una pedana in legno sull'albero di fronte. Da
qui una lunga corda arriva ad un'altra pedana su un altro albero.

Il
figlio di Jurgen va avanti per primo perchè sarà lui ad aspettarci
laggiù, mostrando nel frattempo cosa ci attende. Si siede sulla
pedana e si lancia a velocità folle attaccato alla fune... dobbiamo
farlo davvero anche noi?!? E' uno scherzo? Il tedesco va per primo e
poi è il mio turno. Adesso sono in due ad aspettarmi dall'altra
parte, che consolazione... Jurgen aggancia il mio moschettone e
spiega passo per passo il procedimento. Il nocciolo principale su
cui verte il tutto è di non mollare mai la fune che si tiene con la
mano destra perchè quella è la nostra "salvezza". Quando sarò in
procinto di arrivare là, dovrò tirare forte per frenare altrimenti
arriverò troppo veloce. Mi ritrovo dunque seduto su questa pedana in
legno con i piedi a zonzo nel vuoto ma ancora mi sto chiedendo che
diamine sto facendo qui! Ricevo cenno di andare ma passano
interminabili secondi prima che decida veramente di lanciarmi nel
nulla come un paracadutista si lancia da un aereo. Adrenalina a
go-go e, come disse Scean Connery: "se non ti senti vivo adesso, non
lo sarai mai più!". Non sono in grado di godermi realmente la
traversata stando concentrato a guardare l'albero di fronte dove
sembra che sto andando a schiantarmi... tiro la corda troppo presto
per frenare e mi giro trasversalmente, ma alla fine i tedeschi mi
prendono al "volo" (nel senso letterale della frase). Quanto sono
sconvolto? E il tutto è durato solo pochi secondi. Sgancio e
riattacco i moschettoni ed eccomi sulla pedana ad aspettare Ste che
si lancia con molta meno titubanza di me! Tocca poi ad Erika che
però desiste: soffre di vertigini, quando mai può fare una cosa
simile? E' già molto che abbia affrontato la Cable Car ieri! Ci
raggiungerà con un percorso alternativo a piedi accompagnata da
Jurgen. Arriva l'altra tedesca e siamo al completo, pronti ad
effettuare un altro lancio sul secondo canopy. Questo è più corto e
il volo si interrompe per attrito a metà corsa, dove siamo
prelevati.
Raggiunti da Erika e Jurgen
proseguiamo il percorso, il quale prevede l'attraversamento di una
voragine passando con i piedi su una sola corda tesa, come fanno gli
equilibristi al circo (dall'alto ovviamente siamo sempre agganciati
alla corda di sicurezza). Questo fa quasi più impressione di volare,
perchè si è costretti a guardare dove si poggiano i piedi ed
inevitabilmente lo sguardo si perde anche nel vuoto sottostante.
Tutte le operazioni vengono effettuate con la dovuta calma e
sicurezza, ma la tensione fisica e psicologica è alle stelle!
Subito dopo operiamo una breve
discesa in corda appoggiati ad una roccia verticale.

Jurgen
avverte di stare sulla destra poichè la parete tende a spostare la
corda dalla parte opposta e si finisce sul vuoto dove non si possono
appoggiare i piedi. Detto fatto, ci caschiamo tutti e la tedesca
entra seriamente in difficoltà... Segue un'altra discesa in corda,
più lunga ma meno complicata, fino a raggiungere il punto di
partenza per il canopy finale.

E qui la cosa si fa davvero
seria! Jurgen fa un bel discorsetto preciso e incisivo: se uno non
se la sente è meglio non buttarsi perchè il canopy è lungo 140
metri, si vola ad un'altezza di 40 dal suolo e se ci si ferma a metà
è un bel casino venire a recuperare il poveretto... non solo: il
vero problema sta nel fatto che non c'è nessuna via alternativa di
scendere dall'albero che raggiungeremo se non con una discesa
verticale che, per chi è alle prime armi, può essere assai
difficoltosa ed impegnativa. In realtà, parliamoci chiaro, non c'è
nessun pericolo di cadere veramente: quello che Jurgen vuole
giustamente mettere in chiaro è che se a qualcuno viene un attacco
di panico lassù sono guai e ci si può fare male... molto male! Erika
è esclusa per prima non avendo fatto neanche gli altri canopy, e Ste
desiste sotto suggerimento del capo che non è convinto riesca
veramente a "divertirsi". In effetti, abbiamo pagato il tour anche
per questo no? Rimango solo io, che accetto dopo mille ripensamenti,
e i due tedeschi. Loro vanno per primi. Li osservo fluttuare in quel
lunghissimo volo che si perde nel verde della jungla insieme alle
loro grida di sfogo. Jurgen e il figlio dalla parte opposta
comunicano tramite walkie talkie, e lui ha sempre il coraggio di
scherzare per sdrammatizzare. Conosce anche molte parole in italiano
e ci chiama per i soprannomi. "Pippo's coming!" urla dopo avermi
ripetuto a voce autoritaria tutto quello che devo e non devo fare.
Già! Pippo sono io e tocca a me! Erika intanto è pronta da sotto a
riprendermi con la videocamera: almeno avrò qualche ricordo di
questa follia!! Mi lancio nel vuoto e dopo una decina di secondi di
urla in onore al grande Tarzan, arrivo al fatidico albero. Essendo
arrivato per ultimo però, adesso sono il primo che deve scendere.
Siamo infatti sospesi in fila indiana a 40 metri di altezza con i
piedi incastrati tra i rami perchè non c'è abbastanza spazio per
muoversi. Jurgen arriva a piedi con Ste ed Erika. Li vedo sotto
comparire come dei puntini minuscoli! Tento di ascoltare con
attenzione le spiegazioni anche se il cervello è in ‘overflow’ e non
connette più molto bene devo ammettere... i primi tre metri di
discesa sono i peggiori, perchè il tronco dell'albero tende ad
allontanarsi dai piedi mentre si cerca affannosamente di tenerli
appoggiati per avere il contatto, fino al punto in cui si è
costretti ad abbandonarli nel vuoto: questo è il momento più
difficile dal punto di vista psicologico! Poi, una volta che si
apprende sulla propria pelle che non c'è comunque possibilità di
cadere, si lascia andare gradualmente la corda (senza avvicinarla
alla faccia per non avere una bella bruciatura, visto il pesante
attrito che sferra sul moschettone) e gli ultimi metri diventano
finalmente una trionfale discesa come quella che si vede sempre nei
film dei marines che si lanciano dall'elicottero. Che dire: MITICO!
Un'esperienza clamorosa! Se nella jungla del Taman Negara potevo
sentirmi Rambo, qua sono diventato lo Swarzy di Predator!
Percorriamo all'indietro il trekking
nella jungla, devastati più che mai da questa avventura estrema,
fino a tornare al pulmino. Scopriamo con sorpresa che Jurgen
organizza anche i tour con i quad, i trekking notturni, e soprattuto
il kayak sulle mangrovie, che è un'escursione che vogliamo
assolutamente fare. Certo sceglierla con lui sarà un mazzo se tiene
questi ritmi! Ma di sicuro è una persona seria, competente,
autoritaria, brillante e simpatica che sa fare il suo lavoro. Ci ha
lasciato un’ottima impressione. Mentre rientriamo sosta in una farm
per offrirci della frutta fresca. Qui vediamo anche sua figlia, una
bella ragazzina di 13 anni dai tratti misti, che cerca di sistemare
i quad del padre. E' stata l'unica in effetti, confessa Jurgen, a
fare il canopy quando aveva 12 anni e ovviamente non ha fatto
l'ultimo salto. Ahhhhh furbone adesso si spiegano un sacco di cose!!
Nel depliant però l'hai scritto che si può fare anche a 12 anni! Ma
quando mai?? Dice anche che sta allenando la figlia per il futuro
quando lo sostituirà nelle sue follie... pardon, avventure. La
vorrei vedere fra qualche anno: diventerà l’impersonificazione di
Lara Croft!
Giungiamo sfiniti in hotel per l'ora
di pranzo. Rigeneriamo la nostra muscolatura nella jacuzzi finchè
nel pomeriggio arriva la pioggia. Non potendo stare in spiaggia,
proviamo ad andare all'Underwater world che purtroppo chiude alle
17.30. Non avremmo il tempo di vedere nulla e non vale la pena
entrare. Passeggiamo allora un pò per i negozietti, e osserviamo a
fianco alla spiaggia del Langkawi Village il Lightouse Restaurant.
Davvero carino e originale come posto: torneremo a provarlo a cena!
Prima però Erika e Stefy devono godersi un bel massaggio alla
schiena prenotato ieri. Le due massaggiatrici sono tanto simpatiche
quanto maldestre... ma sembra una caratteristica comune qui a
Langkawi, in buona fede. Escluso Jurgen ovviamente: lui è il "capo"
e conserva uno spirito integralmente tedesco! Per cena andiamo come
già deciso al Lightouse Restaurant: un'ottima cucina a base di pesce
per MYR 125. E per fortuna abbiamo scelto i tavoli al coperto perchè
inizia a diluviare intensamente! Il rientro in hotel si tramuta in
una divertente corsa sulla spiaggia (che risulta assai più breve del
tratto sulla strada asfaltata), dove rischiamo di mettere i piedi
nudi su una miriade di piccoli granchietti che corrono impazziti
sulla sabbia!
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