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30/10/2005 - Pulau Payar Marine Park Tour.

Il pulmino arriva in hotel alle 8.10 per il tour al Parco Marino di Pulau Payar. Le escursioni sul mare si trovano un pò dappertutto. Ci sono dei ragazzi anche sulla spiaggia del nostro resort che le organizzano tutti i giorni. Ma noi abbiamo prenotato tramite Mr. Mie conosciuto alle Seven Wells, che ha proposto la stessa gita di altri depliant con battello e pranzo in ristorante ad un prezzo nettamente inferiore: MYR 130 a persona al posto di 180 e, in alcuni casi, anche di 220.

Dopo appena un minuto siamo sul piazzale dell'Aseania, un hotel vicinissimo al nostro ma non situato sul mare. Qui dobbiamo prendere il bus più grande per raggiungere Kuah, la capitale di Langkawi, dove partono i traghetti. Insieme a noi sale un gruppo numerosissimo di cinesi. Mr. Mie si fa vedere per un attimo, prende i soldi del tour e anche un anticipo per l'Island Hopping che prenotiamo per domani. Dopo mezzo'ora di bus siamo a Kuah. Inizia a diventare tutto un pò confusionario: la discesa dal pulmann, la fila per i biglietti al porto, l'attesa. C'è una folla impressionante e non abbiamo una guida perciò per non perderci cerchiamo di seguire la fiumana di cinesi del nostro gruppo contrassegnati con lo stesso bollino. L'imbarco nel traghetto è altrettanto critico tra spinte, spazi stretti, caldo afoso. Come al solito varcato il portone d'ingresso la temperatura sbalza di 10 gradi in meno causa l’aria condizionata accesa tutto spiano. Qui serve anche la sciarpa! Il tentativo di stare sul ponte all'aperto è del tutto vano: è invaso dai cinesi!

Lasciamo il porto passando tra varie isole dell'arcipelago di Langkawi e dopo un'ora arriviamo a Pulau Payar Marine Park. Lo sbarco si tramuta in incubo con l'orda di cinesi che corrono impazziti sul pontile, mentre un signore del posto, guardando le nostre facce rilassate da europei, intuisce bene che che non abbiamo afferrato lo spirito frenetico di questo tour. Incita, quasi ci sgrida, di smettere di osservare il bel panorama e muovere le gambette ad andare a prendere maschere e pinne che non bastano per tutti. Sta dicendo sul serio? Abbiamo pagato! Come sarebbe che non c'è l'attrezzatura per tutti? Attraverso il pontile e facendomi strada tra i cinesi accalcati su due scatole (una per le maschere e una per le pinne), provo e riprovo nella confusione a cercare i numeri giusti delle pinne e qualche maschera decente. E' un'impresa impossibile, perchè molte cose sono rotte, mancano boccai, ci sono pinne piegate, c'è sporcizia e persino insetti dentro! Rimaniamo esterefatti e allibiti mentre i cinesi hanno lasciato ormai solo gli scarti. Non solo, nel giro di un paio di minuti sul pontile non c'è più anima viva tranne noi: sono già tutti in massa a fare il bagno. Due ragazzi malesi che lavorano sul posto si avvicinano notando la nostra totale perplessità. Erika entra su tutte le furie e sbotta ma loro, ovviamente, non possono fare un granchè e dicono di prendersela con l'organizzatore. Ahi Ahi Mr Mie, ce l'hai proprio combinata grossa! I ragazzi si mostrano in realtà anche molto gentili, e si dicono disposti a prestare le loro maschere personali, le quali sono almeno nuove, pulite e ben tenute. Inizialmente tentenniamo ma per non rovinare del tutto la giornata alla fine accettiamo. Il posto del resto è davvero bellissimo: l'acqua è limpidissima, il tempo è ottimo, e quest'isola sembra davvero un paradiso da cartolina.

 

Entriamo a temperatura quasi ambiente che sono le 11.15 e subito nei pressi del pontile uno dei ragazzi malesi si fa notare con maschera e pinne. Fa cenno di seguirlo. Così adesso abbiamo anche la nostra guida personale! Lasciamo alle spalle la nuvola umana di cinesi che rimangono tutti nello stesso punto in cerchio, e in un'ora di bagno facciamo un bellissimo snorkelling. Vediamo tantissimi squaletti, pesci farfalla, bannerfish, pappagallo, trombetta, pietra, mentre la nostra acquisita guida scorge un barracuda enorme e un pesce palla più grande di un pallone di calcio.

Notiamo anche poco più in là la piattaforma galleggiante pubblicizzata nei molti depliant di Pulau Payar.

Ma tutto sommato non è molto diversa dal pontile. Avremmo pagato di più e alla fine il discorso non sarebbe cambiato: la folla è identica! Uscendo dallo snorkelling il malese fa davvero una gran tenerezza, affermando con un inglese elementare che loro vogliono soltanto il meglio per noi e che i turisti si divertano.

E' mezzogiorno in punto e appena messo piede in spiaggia notiamo che gli altri sono già tutti seduti a tavola a mangiare. Ma il pranzo doveva essere alle 12.30! E quello è il famoso ristorante vero? Delle panche in legno sul pontile con una piccola vaschetta di plastica sul tavolo contenente una manciata di riso, una coscietta minuscola di pollo e un uovo sodo. Grande! Io e Ste mangiamo a mala pena il riso mentre Erika sgrana gli occhi aprendo il coperchio mentre osserva un grosso capello nel cucchiaio. Incidenti di percorso… Lei mangerà al rientro: il pranzo è meglio saltarlo, oggi dieta...

Nel frattempo che consumiamo il lauto pasto, i ragazzi malesi iniziano a dare cibo agli squali e ai barracuda tra la folla di cinesi in delirio. E fin qui ci può stare. E' uno spettacolo, ne arrivano centinaia: una cosa mai vista! Ma molti finiscono poi per riversarsi in acqua urlando eccitati con un signore che dà cibo agli squali in mezzo alle loro gambe. Se non lo vedessi non ci crederei.

Per quanto innocui possano essere questa razza di squali, sono sempre squali. Se anche per errore qualcuno si irrita (cosa che non mi sembra così improbabile visti i giochini che gli fanno), un morso di uno squalo anche piccolo fa piuttosto malaccio credo...o no? Sono rimasto zoppo una settimana per un banale taglio di un pesce chirurgo ad un piede di qualche centimetro, figuriamoci avere un bel dentino di questo predatore nella gamba che gioia...

Abbiamo ancora un paio d'ore prima del rientro, così spendiamo il tempo a fare una passeggiata nelle passerelle in legno che costeggiano parte dell'isola. Il paesaggio è stupendo, e sembra incredibile che non ci sia nessuno.

I cinesi sono tutti ammassati ancora là e nessuno prende l'iniziativa individuale per esplorare da solo qualcosina in più di questo posto. Questo pensiero insieme all'esperienza di oggi mi fanno riflettere molto sull'enorme divario tra le nostre culture. E non è una critica, anzi. E’ affascinante. E' solo un modo di ragionare e concepire completamente diverso dal nostro. Loro hanno un concetto di collettività e unione radicato che noi non riusciamo a comprendere nella nostra individualità e, probabilmente, egoismo occidentale. Noi pensiamo 'per l'individuo' loro pensano 'per la massa'. Sono le mie considerazioni personali ovviamente...

Alle 14.45 saliamo sul battello e con lo stesso tram-tram dell'andata ci ritroviamo alle 17.00 nella jacuzzi del Langkawi Village stanchi e, nonostante le incomprensioni di questa escursione, assolutamente soddisfatti. Anzi, alla fine le nostre piccole sfortune ci hanno fatto davvero ridere.

Alle 19.00 Eri e Ste provano il massaggio ai piedi nello stesso centro di ieri, e alle 20.00 vado a prenderle per andare a cena in un pub/ristorante sulla spiaggia di nome Red Tomato. E' molto carino, anche questo come gli altri con i tavolini all’aperto sulla spiaggia e una magica atmosfera. Ordiniamo pasta al tonno più due pizze al salmone.
 




 


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