Giorno 8°
25/10/2005 -
Cave Exploration a Gua Telinga (Ear
Cave). Tribù locale Orang Asli.
Rapids Shooting a Kuala Terenggan.
Alle 9.00 abbiamo appuntamento con
Azam al ricevimento. E' sempre puntualissimo. Attendiamo pochi
minuti la nostra wooden boat nella pedana galleggiante, che ci porta
poi ad una breve traversata sul fiume di dieci minuti circa.

Poi inizia un'avventura di 45 minuti
di trekking nella jungla fangosa. Con il diluvio di ieri
notte, il terreno è un acquitrino scivoloso. Camminiamo con rilento
cercando di mettere i piedi sulle radici degli alberi che formano un
intricato labirinto. Tra l'altro, abbiamo sempre il tarlo in testa
delle sanguisughe, dal momento che, dietro consiglio di Azam, siamo
oggi in pantaloncini corti... non tarda molto infatti a
presentarsene una sulle mia scarpe da trekking che salta
allegramente di gioia!
Arriviamo alla nostra meta: Gua
Telinga e la Ear Cave. Azam si addentra un attimo per vedere
le condizioni della grotta e ne esce un pò rammaricato... il livello
dell'acqua è alto. Il che significa bagno completo ad altezza
coscia, o forse peggio... lascia a noi la decisione: possiamo
entrare oppure tornare indietro per lui è lo stesso. Noi gli
chiediamo se ci sono pericoli, ma la sua risposta è negativa. Non è
pericoloso: ci sono solo dei pipistrelli e ragni vari, forse alcuni
serpenti... normale amministrazione per la jungla ma forse non
proprio per noi abitanti di città... osserviamo l'ingresso della
grotta che non è affatto carino e rassicurante e mettiamo ai voti.
Io ed Erika siamo molto perplessi anche perchè bagnarsi le scarpe da
trekking dentro è una seccatura tremenda: non si asciugheranno mai
più! Stefy invece si improvvisa la nostra Rambo e ci sprona: ma
come, siamo venuti fin qua e non andiamo avanti? Scherziamo? In men
che non si dica eccoci dunque in uno stretto corridoio tutti sporchi
di fango con la nostra piletta legata alla mano sinistra, mentre con
la destra siamo costretti ad arraffare qualche spuntone per non
ruzzolare... due francesi con un'altra guida sono immediatamente
dietro di noi. Alcuni tratti sono così stretti che devo togliermi lo
zaino e farlo strisciare avanti a me. A proposito di zaino, l'ho
portato solo io e ho fatto una scelta azzeccatissima da casa
scegliendo di mettere in valigia questa mitica borsa stagna (quelle
che si usano per i kayak tanto per intenderci) che si rimpicciolisce
a seconda dello spazio occupato ed è perfetta per tenere
all'asciutto attrezzatura costosa e capi di ricambio. L'unico neo di
questo tipo di borse è che non sono comode da portare a mano, ma io
ho sorpassato il problema attaccando due moschettoni e gli spallacci
per poterla utilizzare esattamente come uno zaino sulle spalle.
Il nostro percorso prosegue lento e
con prudenza a carponi. Gocciola dappertutto e siamo pieni di fango,
costretti a strisciare tra le pareti a quattro zampe, ma per ora non
ci siamo ancora bagnati le scarpe. L'emozione più grande la
raggiungiamo in una cavità colma di pipistrelli che volano
dappertutto seguendo un percorso circolare e sfiorando le nostre
teste. Azam assicura che non si attaccano ai capelli e che quelle
sono leggende dei film. Fattostà che, prendendo la piletta e
puntando sulla parete a sinistra (che posso tranquillamente toccare
con mano tanto è vicina), osservo centinaia di pipistrelli uno
attaccato all'altro nella loro classica posizione verticale di
appesa draculesca... e fa una notevole impressione! Li posso proprio
guardare negli occhi, con quei loro inquietanti scatti un pò
epilettici! Ma sì... è solo suggestione non sono animali
pericolosi... vogliamo parlare anche del ragno peloso simile ad una
tarantola che Erika stava per schiacciare con la sua mano? Ma sì...
sono stereotipi di paura inculcati a noi civilizzati! Va tutto bene:
basta non farsi prendere dal panico della claustrofobia e
l'adrenalina è assicurata!
Siamo agli ultimi metri della grotta
ed ecco l'atteso inghippo: dobbiamo attraversare un fiume d'acqua
alta e il bagno è obbligatorio! Mandiamo avanti i francesi per
verificare il livello dell'acqua e va meglio di quel che sembrava:
"solo" alle ginocchia! Addio scarpe da trekking... non c'è scampo e
percorriamo questi pochi metri con la strana sensazione di non
vedere minimamente dove si mettano i piedi e cosa ci sia al di sotto
delle ginocchia. Adesso sì mi sembra realmente di essere Rambo nel
primo episodio mentre camminava nel tunnel con l'acqua alla gola,
torcia in mano e i pipistrelli vampiri. Mancano solo i topi...
Almeno Azam ha consigliato bene a portare i pantaloni corti,
altrimenti sarebbe stato peggio... Un ultimo sforzo per uscire dal
fiume in piena e si intravede un bagliore della luce esterna.
Scaliamo qualche masso e siamo fuori all'aria aperta, in condizioni
indescrivibili. Azam dice che abbiamo percorso appena 80 metri di
grotta... incredibile! Un'esperienza indimenticabile che purtroppo
non sarà documentata con foto o filmati visto che era impensabile
aprire la borsa nella grotta (e in ogni caso nessuno avrebbe
azzardato un flash rischiano di scatenare l'ira dei pipistrelli!!!).
Adesso la parte divertente è tornare indietro, camminando mezz'ora
con le calze che sciaquano brutalmente nelle scarpe zuppe... tra
l'altro abbiamo scelto di integrare la nostra giornata con la visita
ad una tribù locale (unica escursione non prevista nel pacchetto
Explorer del Mutiara) che Azam ha inserito prima di fare le
rapide... dobbiamo proprio rassegnarci ad una giornata lunga e molto
"wet"...
Arriviamo dunque al villaggio degli
Orang Asli (tribù originaria del Taman Negara), costituita da
poche capanne e qualche famiglia. Sono privi di corrente elettrica e
di alcun servizio. Le donne e i bambini sono molto timidi e restano
in disparte.

Stiamo perciò in compagnia di alcuni
uomini che parlano con Azam e danno una dimostrazione
dell'accensione del fuoco con la legna, anche se la vicinanza agli
alloggi del parco e alla civiltà ha insegnato loro ormai il buon uso
dell'accendino (assai più comodo).

Scorgiamo su un albero il singolare
animale chiamato Slow Loris, di cui non ho ben chiara la traduzione
in italiano. Si muove molto lento ed è raro trovarlo.

Poi ci fanno provare il tiro con la
cerbottana. Dicono di riuscire a colpire una piccola preda fino a 40
metri di distanza: mica male...

Torniamo in barca per l'ultima tappa
di oggi. Sono le 13.00 e dobbiamo affrontare le rapide sul fiume.
Ne risaliamo un bel tratto, osservando altre persone fare il bagno,
probabilmente di qualche tribù anche più "originaria" di quella
vista da noi. Nelle rapide le risate e le secchiate non mancano ma
non è certo una novità essere bagnati in questo soggiorno nella
jungla...

Al rientro inizia anche a piovere a
dirotto, nel caso qualche centimetro del nostro corpo risultasse per
sbaglio asciutto.
Sbarchiamo al Mutiara completamente
fradici giusto giusto per l'ora di pranzo. Salutiamo Azam che è
risultato davvero molto preparato e simpatico: un'ottima guida! Gli
diamo la meritata mancia. Passiamo il pomeriggio a riposare. Siamo
tre giorni nella jungla ma abbiamo fatto talmente tante cose
concentrate che sembra di esser qui da un mese! Passeggiamo un pò
per il villaggio all'imbrunire e vediamo un branco di macachi in
cerca di cibo (ovvero bustine di arachidi, patatine e qualsiasi cosa
commestibile sia possibile rubare alla razza degli Homo Sapiens).

Incutono un pò di timore, sembrano i
padroni del luogo (e probabilmente lo sono per davvero, a
testimoniare che qui la natura ha il totale predominio sull'uomo).
Un cocktail al bar per festeggiare il mio compleanno è il minimo che
si possa fare. Nonostante sia il quarto consecutivo passato
all'estero, questo è senza ombra di dubbio il più avventuroso!
Infine ceniamo e compriamo qualcosa al minimarket per il lungo
rientro di domani. Ma non è finita: in stanza c'è da trascorrere un
paio d'ore ad asciugare tre paia di scarpe e vari calzettoni con un
solo asciugacapelliI Impresa quasi impossibile che obbliga ad
inventare complicati sistemi automatici di concentrazione del
calore...
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