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Levataccia alle 5 del
mattino per una giornata intensa e lunghissima: tour guidato a Luxor,
meta classica e di passaggio per ogni rinomata crociera sul Nilo, ma
che da questo punto del Mar Rosso richiede una sfacchinata non
indifferente! Prima di partire non ero per niente convinto di volerlo
fare, rimandando la visita delle meraviglie archeologiche proprio ad
un futuro viaggio in crociera. Ma qua lo danno tutti per una cosa
imperdibile e bellissima, soprattutto perchè, come dice Amedeo, si ha
la possibilità di vederla da una prospettiva diversa. Per arrivarci
infatti si attraversa tutto l'Egitto e si ha la possibilità di
ammirare le varie attività del paese: dalla stupenda costa del Mar
Rosso con i suoi hotel turistici ma anche villaggi egiziani di
pescatori, a tutto il deserto roccioso attraversato da parte a parte
dove vivono i beduini, fino alle fertili sponde del Nilo dei
coltivatori e allevatori, costellate di stupefacenti resti
archeologici che tutti conosciamo. Il tour costa 90 euro a persona e
comprende tutti i pasti e i biglietti d'ingresso.
La sala ristorante
apre apposta per la nostra colazione e ci viene consegnato anche un
pacchettino per uno spuntino a metà mattina. Il gruppo è numeroso e
siamo divisi in due autobus, comodi e con toilette che, in un viaggio
di tante ore, è un particolare da non sottovalutare. Si parte alle 5 e
mezza in punto (sempre ora Eden, per cui in realtà sono le 4 e mezza,
infatti fuori è ancora buio pesto). Percorriamo la strada costiera
verso nord per arrivare dopo un'ora, mentre albeggia, a El Quseir.
Qui ci riuniamo in maniera impressionante e spettacolare in un
gigantesco piazzale con altre decine e decine di autobus provenienti
da tutta la zona. Lo scopo è attendere la scorta di polizia che, per
attraversare i circa 250 chilometri di deserto, è assolutamente
necessaria per i più svariati motivi di sicurezza. Scendere
dall'autobus in attesa è un'impresa, mentre arrivano da dietro e ai
lati una colonna incessante di altri mezzi: mai vista una cosa del
genere. Dopo una mezz'ora, finalmente la fiumana di autobus parte tra
le manovre più disperate: c'è chi taglia la strada, chi supera senza
alcun apparente motivo (per andare dove? tanto dobbiamo stare tutti
per forza in colonna!). Una bolgia incredibile che mi ricorda le corse
con i tuk-tuk thailandesi (solo che questi sono autobus, un tantino
più ingombranti e grossi!!?). All'uscita da El Quesir ci ritroviamo
incolonnati sull'unica principale strada che a questa altezza
dell’Egitto attraversa il deserto. Qualche testa calda ancora si
pronuncia in sorpassi insensati ma per fortuna il nostro autista non è
tra questi... della polizia neanche l'ombra, nel senso che la colonna
è talmente lunga che non si riesce a vederne nè l'inizio nè la fine e
quindi tanto meno la scorta!
A metà percorso
circa, sostiamo tutti nell'unico autogrill che si trova in
questa strada, e via con altre scene clamorose di autobus in quarta e
quinta fila e centinaia di persone che si riversano all'improvviso in
un piazzale pochi secondi prima deserto (nel senso letterale della
parola!). Tra l'altro, non è da poco tenere bene a mente quale sia il
proprio autobus e la sua posizione, per ritrovarlo al ritorno... In
mezzo all'autogrill un bambino egiziano sta con un dromedario pronto a
farsi fotografare per qualche monetina, mentre il bar e i negozietti
stracolmano di turisti.
Ripartiamo dopo una
mezzora di pausa. Devo ammettere che durante il tragitto si rende ben
chiara la spiegazione di Amedeo, nostra guida di oggi (la stessa che
ci ha accompagnato lunedì a El Quseir nel tour di mezza giornata),
sulla definizione di "deserto roccioso", caratteristico della
zona arabica orientale (sulla destra del Nilo), che si contrappone a
quella di "deserto sabbioso" che è il classico Sahara con le dune
(sulla sinistra del Nilo). In realtà, Sahara vuol dire deserto e
quindi per gli egiziani non fa distinzione il nome ma solo, per
l'appunto, la fisionomia del deserto. Quello roccioso presenta monti,
valli e canyon come qualsiasi normale paesaggio, con la differenza che
è totalmente arso e privo di vegetazione. Il deserto dell'Arizona,
tanto per intenderci, in confronto è un oasi con i suoi cespugli e
cactus... La roccia è sempre gialla e marrone, con alcuni tratti
spruzzati di nero che appaiono come se la terra stessa fosse bruciata
dal fortissimo sole!
Dopo parecchie ore,
finalmente il paesaggio cambia e all'improvviso, dal nulla, compaiono
campi verdissimi e coltivati con acqua, palme, fitta vegetazione
ovunque: il miracolo del Nilo è alle porte! E' emozionante e
affascinante pensare che questa sia davvero la culla della civiltà,
nata grazie alla fertilità di questo eterno e lunghissimo fiume che
continua a donare la vita. Percorriamo un'altra sessantina di
chilometri seguendo le sponde del Nilo, attraversando villaggi locali
e sprazzi di vita egiziana di ogni genere, finchè giungiamo alle 11 e
mezza alla tanto famosa Luxor.
La nostra prima
visita è il Tempio di Karnak, un colosso millenario considerato
il più grande tempio religiosa mai costruito dall'uomo. L'ingresso è
maestoso come le meraviglie che si susseguono ai nostri occhi: le
gigantesche colonne, l'obelisco, le statue, tutte ricoperte da
migliaia di geroglifici che raccontano la storia di un grandioso
popolo che ancora oggi conserva misteri e storia fusi insieme alla
mitologia.
  
   
  
  
I punti dolenti sono
il soffocante caldo dei 40 gradi all'ombra (da stare veramente male -
impossibile senza cappellino o ombrello parasole) e la quantità non
indifferente di turisti che rovinano un pò l'atmosfera magica del
luogo: soprattutto le inquadrature delle fotografie!!! Ovviamente non
si può chiedere troppo...

per destreggiarci tra
la folla, Amedeo grida il suo segnale di riconoscimento: "Jallakabibi?"
(che siginifca: "pronti?"), mentre noi rispondiamo entusiasti: "Jalla!
Jalla!" (che siginifica: "Andiamo!"). Per fortuna ha anche il bastone
di riconoscimento e inoltre si apposta sempre nelle zone all'ombra per
le spiegazioni, onde evitare che qualcuno di noi crolli a terra
svenuto dal caldo... per l’appunto, qualcuno del nostro gruppo ha un
lieve malessere ed è costretto a sedersi su un muretto per
riprendersi.

Terminata la visita
torniamo all'autobus che dopo qualche chilometro si ferma in un
piazzale da dove è possibile ammirare i Colossi di Memnon, due
gigantesche statue con un bellissimo sfondo sul deserto roccioso che
contrasta con i verdi campi del Nilo.

Qualche foto di rito
e ci spostiamo in un negozio di papiri, dove abbiamo una
ventina di minuti per ascoltare le spiegazioni e fare qualche
acquisto. Si fanno le 14 e andiamo in un bel ristorante a
pranzare. E' tutto a buffet senza limiti di portate, tranne per le
bibite che sono da pagarsi a parte e non sono comprese nella quota del
tour. Si mangia discretamente, ma la cucina in effetti non è molto
diversa da quella dell'Eden, dove anzi c'è una maggiore scelta
culinaria.
Alle 15 in punto
arriviamo in un piccolo villaggio egiziano dalle caratteristiche
costruzioni colorate (e un po’ diroccate a dire il vero) alle pendici
del deserto.

Qui entriamo in un
negozio di souvenir, dove all'esterno degli artigiani lavorano i
vasi in alabastro. Io e Ste abbiamo già acquistato parecchio nei
giorni scorsi, quindi pensiamo di uscire ad aspettare fuori per non
avere alle calcagne il solito egiziano che tenta di vendere
l'impossibile con le proposte più svariate. Niente di più sbagliato,
perchè fuori è molto peggio che dentro! I bambini arrivano in massa
portandosi alla bocca il dito nel gesto di dare loro qualcosa da
mangiare, o in alternativa qualche euro di elemosina. Come si fa a
restare insensibili di fronte a queste scene? Non potendo dare soldi a
tutti, (il dare soldi a mio parere resta comunque sempre un
atteggiamento criticabile per certi aspetti), pensiamo bene di optare
per i nostri pacchetti-colazione dateci stamattina in hotel. A noi
tanto non servono di sicuro, mentre loro sembrano apprezzare senza
esitare un secondo questo nostro piccolo gesto. Per fortuna alcuni
turisti seguono il nostro esempio (ma non tutti purtroppo), riuscendo
ad accontentare quasi tutti i bambini del circondario.
La prossima tappa è
niente di meno che la Valle dei Re, altro incredibile luogo
circondato di affascinanti storie millenarie. All'arrivo ci ritroviamo
in un piazzale ai piedi della valle, che è ancora più deserta del
deserto stesso.

Il caldo ha raggiunto
l'apice, con un vento bollente che arriva dall'interno e il sole che
picchia tremendamente senza pietà. Non mi stupisco di non vedere una
sola forma di vita (ad eccezione delle noiosissime mosche) per tutto
il mio orizzonte visivo: non un solo cespuglio d'erba! Per arrivare in
prossimità delle tombe faraoniche si prende un simpatico trenino
colorato.

Il percorso è di
forse appena duecento metri, ma fatti in salita con questa temperatura
significherebbe arrivare esausti ancora prima di iniziare la visita.
La nostra, di visita, prevede l'ingresso a tre tombe. Ce ne sono anche
altre, come quella di Tutankamen, non comprese però in questo tour che
si possono visitare a pagamento come extra. Direi che non ne vale
comunque la pena, se non si è dei veri cultori della storia egiziana.
Le tombe infatti sono più o meno tutte simili e consistono in una
galleria scavata sotto la montagna ricoperta di scritture e disegni,
che conducono al sarcofago del faraone. Per quanto siano a tratti
molto rovinati, i geroglifici sono comunque impressionanti, anche se
il tutto è un pò difficile da apprezzare per la fila di gente e il
caldo asfissiante che, sotto la montagna, al chiuso del cunicolo e
senza un filo di vento, appare ancor più insopportabile. Nel frattempo
Amedeo continua a gridare col rituale "Jallakabibi" ma il nostro "Jalla-Jalla"
è sempre più smorzato e scialbo! Di ritorno verso l'autobus ci
rifilano per la strada qualcosa come venti cartoline per un euro (di
qualità pietosa comunque) e una cartina del Nilo sempre allo
stesso prezzo.
Dobbiamo attraversare
questo leggendario fiume con una barca per tornare al nostro autobus,
in quello che si prospetta uno scenario tragi-comico di forte impatto
emotivo. Per iniziare, durante i pochi metri prima di salire sul'imbarcazione,
siamo circondati nuovamente da bambini che chiedono l'elemosina,
mentre gli adulti più grandi si avvicinano con insistenza per vendere
qualcosa a tutti i costi. Non avevo mai visto tanta insistenza e
determinazione (quasi prepotenza la definirei) nemmeno nei luoghi più
poveri visitati in Sri Lanka o in Thailandia, dove il turista non
viene mai assillato o circondato a questi livelli e, soprattutto, non
si raggiunge mai il contatto fisico. Qui invece prendono per mano, per
le spalle, piazzano i vestiti da vendere o le cartoline in faccia e li
levano solo pochi centimetri prima di finirci contro. Non è una bella
situazione da vedersi purtroppo, e mi chiedo amaramente se questo sia
il quotidiano viversi di quei turisti che vengono qui a fare la
crociera e sbarcano sulle sponde del Nilo. C'è davvero tanta povertà
da queste parti nonostante il miracolo della fertilità del fiume.
Per salire sulla
barca dobbiamo attraversarne altre quattro o cinque, rischiando di
sbattere la testa da tutte le parti. Questa è l’unica soluzione, visto
che non c'è abbastanza spazio per attraccare e le imbarcazioni si
mettono in corsie parallele arrivando anche oltre la decina!! La
traversata dura pochi minuti e durante l'attracco veniamo tamponati
dalla barca prima di noi: normale amministrazione.

Altre dieci
attraversate per scendere e siamo sul pontile, dove un'altra orda di
elemosinanti ci assale nuovamente. A fianco a noi, come volevasi
dimostrare nei miei pensieri precedenti, ci sono parecchie navi da
crociera in fila parallele l’una all’altra.
Rientrati in autobus
arriviamo velocemente alla nostra ultima tappa: il Tempio di Luxor.
Anche qui, maestosità e grandezza si sprecano e lascio alle guide
cartacee le accurate descrizioni storiche.



Quello che mi
dispiace e non poter vedere questa meraviglia illuminata di notte,
possibilità invece concessa ai turisti delle crociere. Certo, la
stanchezza si fa davvero sentire e agli ultimi "Jallakabibi!" di
Amedeo la nostra risposta "Jalla-Jalla" raggiunge livelli di
indescrivibile pietà... siamo tirati un pò sù dal gelato che viene
offerto poco prima di partire per il rientro alle 19. Prima di uscire
da Luxor, Amedeo passa a ritirare le magliette col nome scritto in
egiziano e i braccialetti ordinati stamattina presto, che ci consegna
con un buffo passa a mano dei turisti nell’autobus.
E' una bella tirata
di parecchie ore verso Marsa Alam, che passano chiudendo un pò gli
occhi, ascoltando un pò di musica (il lettore MP3: invenzione
salva-vita geniale!), osservando il deserto in piena notte illuminato
da una splendida luna piena. Arriviamo al Blue Reef che è quasi l'una
di notte. Il ristorante ci ha atteso per una cena veloce dopodichè non
resta che recuperare le forze con una bella dormita.... una gita
davvero faticosa, ma come ci è stato detto e suggerito, sono convinto
anche io che ne sia valsa assolutamente la pena! |