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GIORNO 10

10/11/2006 - Visita Valladolid. Sito archeologico di Cobà. Spostamento a Tulum a El Crucero hotel.

Scendiamo per la colazione nel cortile dell’hotel (60 pesos a testa). Anche questa è ottima come la cena di ieri. Passeggiamo per la piazza centrale adibita a parco, molto curato e con un bel verde. Vi sono, oltre le comuni panchine, dei buffi ma geniali sgabelli per due nei quali è possibile sedersi insieme guardandosi negli occhi frontalmente. 

Entriamo per una breve visita alla Cattedrale, adornata vivacemente per qualche festa. Notiamo dal traffico l’uso ancora frequente qui in Messico dei Maggiolini vecchio stile: una gran bella vettura ormai considerata d’epoca per noi italiani!

Acquistiamo ancora qualche souvenir e pensiamo ai regali vari da portare in Italia a parenti e amici: questi saranno gli ultimi che compriamo, poiché nei prossimi giorni nella Riviera Maya diamo per scontato che i prezzi schizzeranno alle stelle per oggetti identici a questi.

Infine lasciamo Valladolid e ci dirigiamo verso Cobà, una delle più estese città maya dello Yucatan. Si trova a metà strada tra Valladolid e Tulum (50 Km circa da entrambe) ed è considerato il sito meno frequentato dei più battuti Chichen Itza e Tulum.

Cobá fu fondata nel 623 e prosperò per circa quindici secoli, fino al tardo periodo post-classico. Venne riscoperta nel 1891, grazie agli scavi dell’austriaco Maler, studiata in seguito nel 1930 e quindi quasi dimenticata sino al 1973, quando si ricominciò a scavare. Oggi i resti messi alla luce e visitabili costituiscono solo il 5% dell'intera superficie, che ammonta a ben 50 kmq. Data la sua grandezza, il sito rimane assai più dispersivo degli altri e all’interno sono attrezzati per il noleggio di bici o l’utilizzo di bici taxi. L’architettura riscontrata non è ancora del tutto chiara: le sue piramidi e le 32 stele scolpite, anche se molto rovinate, ricordano lo stile di Tikal che si trova però a molte centinaia di km, piuttosto che quello dei vicini Chichen Itza e Tulum. Secondo alcuni archeologici, riporta la Lonely, questo è forse dovuto all’alleanza che Cobà dovette stipulare proprio con Tikal, fatta attraverso matrimoni.

Le rovine sono disseminate intorno a cinque laghetti e comprendono i resti di una rete stradale, le sacbés, ossia i viali lastricati di pietra, che collegavano il quartiere centrale della città alle zone periferiche. La strada più lunga rinvenuta fino a oggi conduce per un centinaio di chilometri fino a Yaxuná.

Parcheggiamo in una piazza sterrata non custodita, sulla sponda di uno dei tanti laghetti che si trovano in questa zona. Incontriamo una coppia di signori che era presente due giorni fa al Macanchè di Izamal. Li salutiamo sorridendo per la coincidenza e loro ricambiano, suggerendo tra l’altro di lasciare l’auto col cofano rivolto pochi centimetri da un tronco di un albero, in modo che non sia possibile aprirlo. In effetti, lasciando tutte le valigie in vista, il parcheggio incustodito non dà una grande garanzia. Seguiamo così volentieri il loro esempio ed entriamo nel sito.

L’ingresso viene 60 pesos a testa. Pochi passi caratterizzano i principali aspetti di questa area archeologica, ancora una volta differente da tutte le altre. Qui a Cobà i reperti sono molto rovinati, talvolta appena un cumulo di pietre, sparsi e a grandi distanze l’uno dall’altro, immersi in una jungla con alberi ad alto fusto che regalano molta ombra e panorami stretti. Ricorda per lo più le ambientazioni delle avventure di Indiana Jones. Come prima cosa sulla destra vediamo il Templo de las Iglesias, una enorme piramide sulla quale è vietato salire.


Poco più avanti c’è un’area attrezzata per il noleggio di biciclette, che a noi per il momento non interessa. Preferiamo camminare nella jungla e percorriamo un bel tratto a piedi, raggiungendo il Grupo Macanxoc che si trova proseguendo diritto al bivio dopo il juego de la pelota. I sentieri sono larghi e ben segnati, nonché quasi per intero all’ombra grazie agli alberi tutto intorno. A tratti si dividono in due percorsi (uno per le bici e uno per chi cammina), pur conducendo allo stessa destinazione. Le distanze comunque sono in effetti maggiori di quel che pensavamo e la bici comporta un notevole risparmio di tempo.

Seguendo le indicazioni arriviamo al Nohoch Mul, il “grande tumulo”, detta anche Grande Piramide, che coi suoi 42 m è la più alta struttura maya della penisola. Gli scalini sono tutti rovinati e bisogna stare attenti nella scalata, ma si possono utilizzare in ausilio le corde, soprattutto nella discesa che è più impegnativa. Da sopra si deve dominare il sito con una visione stupenda, ma raggiungere la vetta richiede calma e concentrazione e lasciamo questa impresa ai turisti con più tempo a disposizione, accontentandoci di applaudire in gruppo i coraggiosi più audaci.

Torniamo velocemente al parcheggio, un po’ preoccupati per l’auto e a dirla tutta soprattutto per i regali acquistati, non tanto per il valore ma per il fatto che sono caratteristici e unici di diverse zone del Messico e non avremo più la possibilità di ritrovarli sulla costa. Per fortuna è tutto in ordine e riprendiamo il viaggio sollevati. La strada tra Cobà e Tulum è disseminata di lavori in corso e in fase di ampliamento, che denota un certo interesse turistico in crescita. Presto, questo sito che tutti citano come il meno battuto avrà la sua rivincita, e purtroppo non sarà visitabile con quell’aria di fascino misterioso. Già oggi c’era parecchio fermento e abbiamo incontrato molti più turisti che a Uxmal e di qualsiasi altro sito della Ruta Puuc.

Giungiamo dopo tre quarti d’ora a Tulum Pueblo, la cittadina vera e propria di circa 7.000 abitanti nella quale si trovano la stazione degli autobus, la banca, l’agenzia viaggi, gli internet point, i negozietti, le caffetterie, gli hotel e i ristoranti. Si snoda lungo la via principale, Avenue Tulum, che percorriamo per intero alla ricerca di alloggio. Il mare si trova a circa sette chilometri dal centro, nell’area chiamata Zona Hotelera (proprio come a Cancun) dove invece sorgono gli hotel più richiesti. Qui si trovano anche numerose cabanas, che sono bungalows di varie tipologie: da quelle piuttosto spartane, spesso fatte solo in legno, con tetto di paglia e pavimento in cemento o sabbia, a quelle di lusso, eleganti e dotate di tutti i confort. I prezzi sono i più disparati e ovviamente proporzionati all’offerta: ve ne sono da 20 dollari a notte per le più basilari, fino ai 70 dollari per quelle più comuni, e oltre i 100 dollari per le migliori. Errique a Mèrida suggeriva proprio una cabana per risparmiare, sfruttando l’amaca per dormire all’aperto. Quelle economiche comunque sono poche e vanno anche a ruba, per cui è quasi obbligatorio prenotarle per tempo. Noi cerchiamo un ‘tradizionale’ alloggio e restiamo nel circondario di Tulum Pueblo, dove è più facile trovarlo a buon mercato essendo distanti dal mare.

Sempre su consiglio della Lonely, cerchiamo l’hotel e ristorante “El Crucero”, che troviamo quasi subito. Appare come una piccola oasi, un po’ in stile Macanchè di Izamal. Le camere sono ad un solo piano, sul retro del ristorante in un’area verde, e sono presenti anche le immancabili amache (sempre però in cotone e non in yuta!). In definitiva la struttura in sé stessa è tanto personalizzata e caratteristica quanto trasandata e decadente, nonostante il posto dove sorge è suggestivo e la posizione eccellente: come per Uxmal, siamo di fronte al sito archeologico che possiamo visitare comodamente a piedi. Le camere disponibili sono di due tipi e ovviamente di due prezzi. Le vediamo entrambe, e scegliamo la più cara per 600 pesos a notte. E’ spaziosa ed incredibilmente particolare, dipinta in stile prettamente fumettistico. Sembra di entrare in un cartoon!

Il resto però lascia a desiderare, poiché è presente una forte umidità sui muri ed è pieno di zanzare. Il bagno inoltre, è essenziale e spartano.

Lasciamo le valigie e camminiamo nei dintorni, raggiungendo l’ingresso alle rovine del sito, che sta chiudendo i battenti alle 18:00. Curioso il colorato trenino che porta i turisti avanti e indietro per il viale di neanche un chilometro!

Torniamo indietro e chiediamo informazioni per trovare una sede della Executive, scoprendo con immenso piacere che ne esiste una proprio a due passi dal Crucero. Vogliamo infatti tenere l’auto un giorno in più, e consegnarla qui a Tulum stesso anziché a Playa del Carmen, come inizialmente preventivato, raggiungendo Akumal dopodomani in taxi. L’addetto al noleggio afferma che non esiste alcun problema in merito, basta pagare il giorno in più e ricalcolare il drop-off, di qualche dollaro appena più alto (essendo Tulum più distante di Akumal da Cancun).

Soddisfatti, restiamo ad El Crucero per cena, che in qualità di ristorante guadagna notevolmente punti in positivo. Pur non essendoci nessuno (le zone più frequentate sono ovviamente quelle della Zona Hotelera), si mangia davvero bene. Prendiamo un abbondante piatto di quesadillas e fajitas più birra cerveza, spendendo 350 pesos.

Riposiamo le membra con l’intento di prepararci ad una lunga giornata di visite ma durante la notte, purtroppo, mi sveglio diverse volte per via dei continui tuoni e della pioggia scrosciante. Sta diluviando, e non solo fuori, visto che gocciola anche dal soffitto dei rovinati muri della camera!

 




 


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