GIORNO 12
Alle 9:30 del mattino passeggiamo per l’ultima volta sul piazzale di
fronte al sito archeologico di Tulum. Vi sono parecchi negozietti,
nonché ristoranti e fast-food. Pare ancora tutto sonnecchiante nei
dintorni e alcune bancarelle iniziano ad aprire soltanto ora. Abbiamo
constatato che i messicani hanno degli orari che gratificano gli amanti
del sonno: prima delle 10:00 infatti è facile trovare molti esercizi
ancora chiusi. Non siamo attirati da nulla in particolare e tra l’altro,
come preventivato, i prezzi qui sulla Riviera sono assai più cari
rispetto all’interno.
Poco dopo raggiungiamo la filiale della Executive, per consegnare
indietro l’auto a noleggio. Il commesso inizia ad esaminare la Atos e
nota subito un piccolo foro nel fanalino posteriore destro. Chiede se è
stato messo in evidenza a Cancun o se per caso è stato procurato da noi
durante il tragitto. Rimango un po’ perplesso perché non mi sono accorto
del fanalino ed è la prima volta che lo osservo. Ma sono sicuro al 100%
che non abbiamo fatto noi quel piccolo buchetto, che non compromette
affatto la funzionalità della luce di segnalazione. Pare che non sia
comunque convincente perché il commesso insiste su questo argomento. E’
insospettito da tracce di stucco che si notano nei bordi e che secondo
me, a questo punto, hanno messo alla sede stessa per incollare il
piccolo pezzo senza cambiare per intero il fanalino. Durante il viaggio,
si deve essere staccato da solo per i più svariati motivi. Sembra in
ogni caso il tutto francamente eccessivo, anche considerando quale possa
essere il costo irrisorio del piccolo pezzo eventualmente da sostituire.
Nella documentazione data a Cancun per giunta, è visibile una ‘X’
generica in quel punto che a mio avviso indica esattamente quel problema
(non se ne vedono altri del resto). Il commesso preferisce chiamare
comunque alla sede centrale per esporre la questione e valutare se
addebitare questa famigerata luce di segnalazione di coda sul conto
dell’auto. Per fortuna che, ad onore dell’onestà, viene validata la mia
versione e il tutto si risolve senza problemi, se non mezzora di tempo
perso nel nulla. Il costo dell’auto è confermato in quello iniziale di
300 pesos al giorno (€ 24) più 18 dollari di drop-off, che viene
addebitato sulla mia carta di credito. Adesso posso effettivamente
affermare che il noleggio con la Executive, compagnia locale, è stato
enormemente più conveniente di quello che avrei stipulato con le altre
compagnia internazionali.
Torniamo a piedi in cinque minuti all’Andrea’s Tulum hotel, lasciando la
camera e portando le valigie sulla strada principale. Scartiamo
l’ipotesi dei taxi collettivi, che passano di frequente sulla Highway
307 (la strada principale della Riviera), perché quelli visti finora
sono tutti minivan a 9 posti senza bagagliaio, indispensabile per noi
che vantiamo due consistenti valigie e un numero indefinito di buste
piene di regali! Optiamo perciò per il taxi tradizionale, che ha un
punto di sosta appena a lato, con le tariffe fisse esposte in un
cartellone informativo. Per raggiungere l’Akumal Beach Resort
(meglio conosciuto come il Columbus Club dagli italiani) occorre
la cifra tonda di 200 pesos. Ne prendiamo uno qualsiasi e percorriamo
una mezz’oretta circa di tragitto sulla Highway 307.
Una deviazione sulla destra porta all’ingresso del resort, controllato
da guardie e chiuso da sbarre automatiche. Abbiamo letto, riguardo a
questo, sulla severità della vigilanza, con assurdi paradossi di
qualcuno che, per raggiungere località distanti di primo mattino, è
dovuto partire di notte riuscendo a stento ad uscire dal villaggio,
causa la convinzione della guardia della malafede di voler lasciare il
resort senza pagare il conto. Pagare cosa poi, se è un villaggio
all-inclusive?
Al di là di queste quasi ironiche disavventure, il tassista si limita a
comunicare che siamo clienti dell’Akumal e riceviamo il permesso per
entrare. Veniamo accolti da una gentile ragazza messicana che parla un
discreto italiano. Spiega alcune nozioni basilari e che per il check-in
e la consegna della camera dobbiamo aspettare alle 15:00. Nel frattempo
(ora è mezzogiorno) possiamo usufruire di tutti i servizi del villaggio,
della stanza di sicurezza per lasciare le valigie, dei bagni per
cambiarci, del ristorante e dei bar. Il tutto indossando il braccialetto
blu identificativo degli ospiti italiani. Scopriamo dal cartello esposto
che ogni colore è identificativo della lingua parlata: il verde è
assegnato per l’americano / l’inglese, il viola per il francese e via di
seguito anche per tedesco, greco, ecc. Ovviamente il braccialetto è da
tenere saldamente per tutto il soggiorno, perché è l’unico modo di
sapere velocemente l’appartenenza al villaggio (c’è un codice
identificativo infatti, diverso per ogni resort), ed è possibile che
venga richiesto dalle guardie che sorvegliano giorno e notte
ininterrottamente sia la spiaggia che il fulcro del villaggio. Mai visto
tanti controlli in una struttura vacanziera! La domanda sorge spontanea:
la motivazione è da considerare perché sono avvenuti troppi furti in
passato o perché li vogliono evitare?
Lasciamo le valigie, indossiamo il costume e giriamo per il villaggio.
Svoltiamo l’angolo del ricevimento e raggiungiamo la piscina. La prima
impressione è a dire il vero un po’ sconfortante. Nonostante sia
considerato tra i resort più tranquilli, l’Akumal è sempre una struttura
di oltre 200 camere ed io e Ste non sentiamo proprio di appartenere alla
categoria di turisti da villaggio. Dopo esser stati nelle oasi del
Dolores Alba a Chichen Itza e Mèrida, dell’Uxmal Lodge, del Macanchè B&B
di Izamal, piccoli alloggi condivisi praticamente con nessuno, adesso lo
realizziamo ancora meglio. L’avversione verso il turismo di massa, i
balli di gruppo, l’animazione onnipresente, è più forte di noi. Ma c’è
anche da dire che questa è l’ora più attiva in cui esplodono tutte le
attività del resort.
Camminiamo senza meta percorrendo un po’ tutti i sentieri e tiriamo le
conclusioni più accurate. Oggettivamente, il luogo e il resort sono
belli, ma abbiamo visto di meglio in altri viaggi. Subito dietro il
ricevimento si snoda il fulcro del villaggio, con il bar all’aperto, il
piazzale con le bancarelle, il ristorante principale a buffet, e poi la
piscina di fronte alla spiaggia.
Curiosa l’enorme scacchiera con i pezzi alti un metro! La sabbia è
bella, bianca, ma ce n’è poca e camminarci sopra è agevole visto che non
si ha il senso faticoso dello sprofondamento. Il panorama del piccolo
golfo intorno è caratterizzato per lo più dal colore del mare, che
all’ora di pranzo dà il meglio della giornata, e dalle barche in fondo
alla spiaggia più a nord, dove sta il piccolo paese di Akumal,
raggiungibile in dieci minuti scarsi di camminata sulla spiaggia. Per il
resto il paesaggio è un po’ piatto, interamente pianeggiante senza
rilievi, come il 90% della Riviera Maya.
Pranziamo al ristorante principale a buffet, tutto in legno e molto
grande, con una discreta scelta di piatti di diverse nazionalità.

Poi finalmente, alle 15 in punto, riceviamo le chiavi dal ricevimento
della camera. Gli alloggi sono molto colorati e raccolti in diverse
sezioni, ognuna delle quali presenta caratteristiche leggermente
diverse. Alcune sono completamente staccate dal villaggio in fondo alla
spiaggia (lato sud), collegate solo da un sentiero. Altre sono proprio
al centro di fronte alla piscina, e quindi più animate. Altre ancora
sono staccate dal centro del resort, ma comunque vicine a tutto, in
prossimità dei due ristoranti italiano e messicano. Qui è la nostra
camera, la n° 308, nella zona chiamata Pitzé. E’ spaziosa, confortevole,
molto vivace nei colori, con una graziosa veranda abbastanza intima che
dà sul prato verde acceso e dove si vedono il mare e gli ombrelloni. C’è
un lungo armadio per il guardaroba, l’utile cassaforte, un discreto
bagno. Si sa che gli italiani sono molto esigenti in questo!

Non avendo prenotato tramite tour operator, la nostra zona è staccata da
quella di tutti gli altri italiani che arrivano in gruppo col Ventaglio.
Pare che occupino circa un terzo della clientela, mentre un altro terzo
è costituito da inglesi e americani e il restante da francesi.
Possiamo finalmente svuotare le valigie e raggiungere la spiaggia
con più comodità a prendere il sole caraibico! La situazione degli
sdraio purtroppo non è felicissima. Proprio come descritto nei forum,
non sono tantissimi e si rischia di non trovarlo disponibile. Quelli
all’ombra poi spariscono subito e nonostante sia chiaramente scritto di
non occuparli a vuoto, pena rimozione degli asciugamani, ho la netta
impressione che questo non avvenga e i furbi ci siano sempre.
Alle 16:00 siamo in acqua con maschera e pinne per lo snorkelling.
Le prime decine di metri dalla spiaggia sono esclusivamente di sabbia,
con qualche residuo di barriera corallina. Poi iniziano i primi coralli,
abbastanza rovinati come avevano preannunciato. La fauna nei dintorni
non è tanta, anzi è piuttosto scarsa. Sono presenti alcuni pesci
pappagallo, pesci farfalla, pesci angelo, ma in piccole quantità. Ho la
fortuna però di intravedere almeno una bella manta da un metro di
apertura alare. La temperatura dell’acqua è piacevole, ed è
sensibilmente variabile a seconda della posizione. Basta spostarsi di un
metro per passare da una gelida corrente ad una anche troppo calda.
Quello di cui rimango veramente perplesso è la visibilità, parecchio
scarsa e, soprattutto vicino al tramonto, praticamente nulla in
prossimità della riva. La barriera vera e propria invece, dove si
infrangono le onde, è assai lontano e raggiungibile solo con una lunga
nuotata. Questo permette anche di avere sempre il mare calmo di fronte
al resort per quasi tutta la lunghezza della spiaggia.
Alle 17:00 è già buio pesto. Torniamo in camera e alle 20:30 percorriamo
il piacevole viottolo che da Pitzè costeggia la piscina e la spiaggia e
conduce al ristorante a buffet. Ceniamo e passeggiamo per il villaggio,
in questo momento incredibilmente animato. Pare che la domenica sera
infatti, siano ospiti venditori ambulanti che esibiscono la loro
mercanzia in bancarelle di ogni genere. Osserviamo un brillante artista
nella creazione dei suoi particolari dipinti con le bombolette spray,
che assumono una stupefacente bellezza quando vengono illuminati
posteriormente da una lampada. Folgorante anche il modo in cui asciuga
istantaneamente le sue opere, tramite un’altra bomboletta che funziona
esattamente come un lancia fiamme in miniatura! Uno di questi quadretti
costa 150 pesos (pensavo molto di più), mentre due sono in offerta al
prezzo di 250 pesos. Non possiamo resistere, e compriamo l’ultimo appena
fatto davanti ai nostri occhi (una piramide maya al tramonto rosso
infuocato) più un altro dei delfini che saltano durante la luna piena.
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