GIORNO 13
Raggiungiamo il ristorante per la colazione alle 8:30. Come in tutti i
grossi buffet dei villaggi con clientela internazionale, la quantità e
varietà del cibo è praticamente illimitata per soddisfare ogni tipo di
palato. Qui ad Akumal è discreta anche la qualità del cibo e del
servizio (ci si serve da soli ma i camerieri passano spesso per pulire i
tavoli e portare via i piatti e bicchieri vuoti).
Poco dopo siamo in spiaggia dove riusciamo ad occupare degli
sdrai spostandoli all’ombra degli alberi, che per fortuna si trovano più
facilmente nella zona decentrata fronte Pitzè. Il tempo è ottimo e la
crema solare obbligatoria! Alle 10:30 entriamo in acqua per rinfrescarci
e tentiamo uno snorkelling, senza però vedere nulla di particolare.
Seguendo i consigli letti nei forum, ci spostiamo così di fronte al
paese di Akumal che raggiungiamo con una brevissima camminata sulla
spiaggia. Osserviamo sulla sinistra qualche piccolo stabilimento
attrezzato con ombrelloni, anche se il litorale rimane per lo più
piacevolmente spazioso e aperto, con pochi turisti.

Nella piccola baia ormeggiano le barche dei pescatori, ed è qui che
proviamo nuovamente a entrare in acqua per avvistare le tartarughe. Ne
vediamo una quasi subito e la seguiamo per un po’, mentre lei sembra del
tutto indifferente della nostra presenza. E’ facile trovarle qui perché
si nutrono delle alghe verdi a prateria sul fondo che, purtroppo, di
contro rendono l’acqua estremamente torbida e melmosa con una visuale
pessima e limitata a pochi metri dal palmo della mano. Occorre prestare
attenzione sulla superficie ogni tanto per non incorrere in spiacevoli
inconvenienti con barche che salpano o rientrano dal mare aperto.

Torniamo ai nostri lettini e mentre Stefania prende il sole io cammino
per la battigia verso il lato sud, dove il resort è più tranquillo, per
esplorare un po’ la zona. Vi sono delle camere sul retro ma pochissimi
sdrai e quasi nessuno sulla spiaggia, perché qui il fondo è roccioso ed
è difficile entrare in acqua. Scorgo uno stupendo airone alto un metro e
mezzo che cammina a pochi metri dalla battigia e mi avvicino lentamente
insieme ad altre due persone per cercare di fotografarlo. E’ davvero
bello, ma anche giustamente diffidente e a pochi metri di distanza
prende il volo con una spettacolare apertura alare.

Un altro fatto che mi lascia a bocca aperta è subito dopo osservare un
gruppo di pesci saltare fuori dall’acqua per diversi metri e passare tra
le urla emozionate di una coppia di ragazzi.
Verso mezzogiorno conosciamo il fotografo ufficiale del
villaggio, un ragazzo messicano molto simpatico e alla mano. Si arrangia
con un buon italiano e dice di alternarsi con un collega italiano. Hanno
lo studio all’aperto appena a lato del bar principale, dove espongono i
provini delle foto digitali. Gli parliamo anche della Sardegna, che lui
ha sentito nominare varie volte ma non ha mai avuto modo di visitare. E’
convinto che qui ad Akumal sia più bello, e lo lasciamo con un sorriso
nella sua illusione. Onestamente, spiagge di pari bellezza ne abbiamo
davvero tante nella nostra isola e molte ancora immensamente meglio.
Ovviamente, parlo esclusivamente in termini di mare cristallino,
spiaggia, qualità della sabbia e colori. Per il resto, i paragoni non si
possono fare poiché ogni parte del mondo ha le sue caratteristiche
univoche: qui siamo in Messico tra grotte, cenote, templi maya, tequila
e nachos!
Raggiungiamo il punto informazioni per chiedere le varie gite proposte
in questi giorni. A quest’ora è chiuso, ma sono a disposizione su un
tavolo i vari depliant e un libro con foto e descrizioni. Scartiamo Cobà,
i quad ad Aktun Chen, Chichen Itza e Tulum che abbiamo già visitato,
mentre troviamo interessanti i tour dei delfini e della Biosfera a
Siankan, entrambi dal costo di un centinaio di dollari l’uno. Scegliamo
il primo, un’esperienza da cui eravamo attirati anche in Florida ma non
abbiamo avuto il tempo di fare.
Prenotiamo quindi il ristorante italiano per la cena (questo e quello
messicano sono sempre compresi nell’all-inclusive, ma poiché sono molto
frequentati è richiesta la conferma dalla mattina, che consiste in una
semplice iscrizione ad una lista).
Alle 13:00 la spiaggia si svuota e si spostano tutti a mangiare. E’
questa l’ora migliore per staccarsi dalla massa e godere il mare, perché
c’è più relax e i colori sono stupefacenti. Basta pranzare un’ora dopo,
alle 14:00, per trovare anche assenza di file e meno caos nel ristorante
a buffet.
Il pomeriggio è nuvoloso, così stiamo a dondolare e oziare nelle comode
amache che appendono la mattina, se fa bel tempo, a lato del
ristorante italiano, sempre all’altezza degli alloggi Pitzè. Sono poche,
ma non bisogna litigare per averle perché non le calcola nessuno. Il
lettino sarà anche più comodo è vero, ma l’amaca è più messicana:
usiamola!

Più tardi passeggiamo lungo il litorale fino a raggiungere il paese di
Akumal. E’ davvero piccolo, costituito appena da un gruppetto di
abitazioni con qualche hotel, un paio di ristoranti, case in affitto, un
internet point molto frequentato dove sostiamo per mandare un’email,
qualche particolare negozio di souvenir, un centro diving e un market
molto ben fornito. All’interno di quest’ultimo si trova anche l’unico
utilissimo sportello automatico della zona per il prelievo di contanti
con bancomat / carta di credito. L’atmosfera intorno è estremamente
rilassata e intima, un bel posto per trascorrere una vacanza. Sarei
curioso di sapere quanto vengono gli appartamenti in affitto per fare un
confronto con l’hotel, ma i prezzi non sono esposti sulla strada.
Rientriamo all’Akumal Beach, dove tento un veloce snorkelling
alle 16:30 prima del tramonto. Non dura neanche cinque minuti, visto che
la visibilità è zero, soprattutto imboccando le correnti calde in riva
dove l’acqua crea un fastidioso effetto a mosaico. Sediamo allora nella
terrazza di fronte alla piscina, dove lo snack-bar offre una
ristorazione completa con succulenti tranci di pizza (buoni tutti ma da
evitare l’immangiabile pizza all’ananas!), hot dog, hamburger, nachos,
insalate, succhi, limonate, e cosi via.
Alle 17:00 assistiamo ad uno splendido tramonto tropicale, da
vedere obbligatoriamente nella zona della piscina. Il sole infatti
tramonta sul retro del villaggio dietro il ricevimento e regala
magnifiche tonalità di rosso, non visibili dalla spiaggia.

Per cena siamo prenotati al ristorante italiano, vicinissimo alla
nostra camera a Pitzè. Dobbiamo percorrere appena pochi metri di
corridoio e siamo arrivati. Non c’è tanta gente come pensavamo, anzi
solo pochi tavoli occupati. Il servizio è buono, l’ambiente un po’
impersonale e le pietanze niente di eccezionale. Ad essere onesti ci
aspettavamo qualcosina in più dai racconti letti. Quello messicano,
proprio a fianco, sembra all’apparenza molto più interessante. Fuori
inizia a piovere a dirotto e le tende della finestra sbattono
incontrollate per via del forte vento… non si preannuncia una bella
giornata domani! Il conto è sempre all-inclusive nel villaggio, l’unica
differenza col ristorante a buffet è che qui si è serviti dal cameriere
a cui bisogna lasciare la mancia.
Rientriamo di corsa in camera per evitare di bagnarci col diluvio
universale che si sta scatenando stanotte, e tra l’altro fa anche
abbastanza freddo!
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