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GIORNO 13

13/11/2006 - Snorkelling e spiaggia.

Raggiungiamo il ristorante per la colazione alle 8:30. Come in tutti i grossi buffet dei villaggi con clientela internazionale, la quantità e varietà del cibo è praticamente illimitata per soddisfare ogni tipo di palato. Qui ad Akumal è discreta anche la qualità del cibo e del servizio (ci si serve da soli ma i camerieri passano spesso per pulire i tavoli e portare via i piatti e bicchieri vuoti).

Poco dopo siamo in spiaggia dove riusciamo ad occupare degli sdrai spostandoli all’ombra degli alberi, che per fortuna si trovano più facilmente nella zona decentrata fronte Pitzè. Il tempo è ottimo e la crema solare obbligatoria! Alle 10:30 entriamo in acqua per rinfrescarci e tentiamo uno snorkelling, senza però vedere nulla di particolare. Seguendo i consigli letti nei forum, ci spostiamo così di fronte al paese di Akumal che raggiungiamo con una brevissima camminata sulla spiaggia. Osserviamo sulla sinistra qualche piccolo stabilimento attrezzato con ombrelloni, anche se il litorale rimane per lo più piacevolmente spazioso e aperto, con pochi turisti.

Nella piccola baia ormeggiano le barche dei pescatori, ed è qui che proviamo nuovamente a entrare in acqua per avvistare le tartarughe. Ne vediamo una quasi subito e la seguiamo per un po’, mentre lei sembra del tutto indifferente della nostra presenza. E’ facile trovarle qui perché si nutrono delle alghe verdi a prateria sul fondo che, purtroppo, di contro rendono l’acqua estremamente torbida e melmosa con una visuale pessima e limitata a pochi metri dal palmo della mano. Occorre prestare attenzione sulla superficie ogni tanto per non incorrere in spiacevoli inconvenienti con barche che salpano o rientrano dal mare aperto.

Torniamo ai nostri lettini e mentre Stefania prende il sole io cammino per la battigia verso il lato sud, dove il resort è più tranquillo, per esplorare un po’ la zona. Vi sono delle camere sul retro ma pochissimi sdrai e quasi nessuno sulla spiaggia, perché qui il fondo è roccioso ed è difficile entrare in acqua. Scorgo uno stupendo airone alto un metro e mezzo che cammina a pochi metri dalla battigia e mi avvicino lentamente insieme ad altre due persone per cercare di fotografarlo. E’ davvero bello, ma anche giustamente diffidente e a pochi metri di distanza prende il volo con una spettacolare apertura alare.

Un altro fatto che mi lascia a bocca aperta è subito dopo osservare un gruppo di pesci saltare fuori dall’acqua per diversi metri e passare tra le urla emozionate di una coppia di ragazzi.

Verso mezzogiorno conosciamo il fotografo ufficiale del villaggio, un ragazzo messicano molto simpatico e alla mano. Si arrangia con un buon italiano e dice di alternarsi con un collega italiano. Hanno lo studio all’aperto appena a lato del bar principale, dove espongono i provini delle foto digitali. Gli parliamo anche della Sardegna, che lui ha sentito nominare varie volte ma non ha mai avuto modo di visitare. E’ convinto che qui ad Akumal sia più bello, e lo lasciamo con un sorriso nella sua illusione. Onestamente, spiagge di pari bellezza ne abbiamo davvero tante nella nostra isola e molte ancora immensamente meglio. Ovviamente, parlo esclusivamente in termini di mare cristallino, spiaggia, qualità della sabbia e colori. Per il resto, i paragoni non si possono fare poiché ogni parte del mondo ha le sue caratteristiche univoche: qui siamo in Messico tra grotte, cenote, templi maya, tequila e nachos!

Raggiungiamo il punto informazioni per chiedere le varie gite proposte in questi giorni. A quest’ora è chiuso, ma sono a disposizione su un tavolo i vari depliant e un libro con foto e descrizioni. Scartiamo Cobà, i quad ad Aktun Chen, Chichen Itza e Tulum che abbiamo già visitato, mentre troviamo interessanti i tour dei delfini e della Biosfera a Siankan, entrambi dal costo di un centinaio di dollari l’uno. Scegliamo il primo, un’esperienza da cui eravamo attirati anche in Florida ma non abbiamo avuto il tempo di fare.

Prenotiamo quindi il ristorante italiano per la cena (questo e quello messicano sono sempre compresi nell’all-inclusive, ma poiché sono molto frequentati è richiesta la conferma dalla mattina, che consiste in una semplice iscrizione ad una lista).

Alle 13:00 la spiaggia si svuota e si spostano tutti a mangiare. E’ questa l’ora migliore per staccarsi dalla massa e godere il mare, perché c’è più relax e i colori sono stupefacenti. Basta pranzare un’ora dopo, alle 14:00, per trovare anche assenza di file e meno caos nel ristorante a buffet.

Il pomeriggio è nuvoloso, così stiamo a dondolare e oziare nelle comode amache che appendono la mattina, se fa bel tempo, a lato del ristorante italiano, sempre all’altezza degli alloggi Pitzè. Sono poche, ma non bisogna litigare per averle perché non le calcola nessuno. Il lettino sarà anche più comodo è vero, ma l’amaca è più messicana: usiamola!

Più tardi passeggiamo lungo il litorale fino a raggiungere il paese di Akumal. E’ davvero piccolo, costituito appena da un gruppetto di abitazioni con qualche hotel, un paio di ristoranti, case in affitto, un internet point molto frequentato dove sostiamo per mandare un’email, qualche particolare negozio di souvenir, un centro diving e un market molto ben fornito. All’interno di quest’ultimo si trova anche l’unico utilissimo sportello automatico della zona per il prelievo di contanti con bancomat / carta di credito. L’atmosfera intorno è estremamente rilassata e intima, un bel posto per trascorrere una vacanza. Sarei curioso di sapere quanto vengono gli appartamenti in affitto per fare un confronto con l’hotel, ma i prezzi non sono esposti sulla strada.

Rientriamo all’Akumal Beach, dove tento un veloce snorkelling alle 16:30 prima del tramonto. Non dura neanche cinque minuti, visto che la visibilità è zero, soprattutto imboccando le correnti calde in riva dove l’acqua crea un fastidioso effetto a mosaico. Sediamo allora nella terrazza di fronte alla piscina, dove lo snack-bar offre una ristorazione completa con succulenti tranci di pizza (buoni tutti ma da evitare l’immangiabile pizza all’ananas!), hot dog, hamburger, nachos, insalate, succhi, limonate, e cosi via.

Alle 17:00 assistiamo ad uno splendido tramonto tropicale, da vedere obbligatoriamente nella zona della piscina. Il sole infatti tramonta sul retro del villaggio dietro il ricevimento e regala magnifiche tonalità di rosso, non visibili dalla spiaggia.

Per cena siamo prenotati al ristorante italiano, vicinissimo alla nostra camera a Pitzè. Dobbiamo percorrere appena pochi metri di corridoio e siamo arrivati. Non c’è tanta gente come pensavamo, anzi solo pochi tavoli occupati. Il servizio è buono, l’ambiente un po’ impersonale e le pietanze niente di eccezionale. Ad essere onesti ci aspettavamo qualcosina in più dai racconti letti. Quello messicano, proprio a fianco, sembra all’apparenza molto più interessante. Fuori inizia a piovere a dirotto e le tende della finestra sbattono incontrollate per via del forte vento… non si preannuncia una bella giornata domani! Il conto è sempre all-inclusive nel villaggio, l’unica differenza col ristorante a buffet è che qui si è serviti dal cameriere a cui bisogna lasciare la mancia.

Rientriamo di corsa in camera per evitare di bagnarci col diluvio universale che si sta scatenando stanotte, e tra l’altro fa anche abbastanza freddo!

 




 


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