GIORNO 16
La colazione è alle 7:00. La giornata si rivela subito molto nuvolosa,
così pensiamo di anticipare oggi la visita ad Hidden Worlds
prevista inizialmente per domani. Tanto in grotta non fa molta
differenza se piove…Prepariamo uno zaino portando il minimo
indispensabile, come suggerito da altri che vi sono stati, inserendo
maschere e boccaio (perché le abbiamo già, ma le forniscono anche sul
posto), un asciugamano, una macchina fotografica usa e getta e ciabatte.
Alle 10:00, pochi metri fuori dall’hotel, attraversiamo la strada e
attendiamo sulla piazzola il taxi collettivo. E’ la prima volta
che lo prendiamo. I collettivi sono pulmini dai nove ai dodici posti che
percorrono tutta la riviera da Cancun a Tulum in continuazione, e
caricano i turisti ad apposite fermate facendo pagare una tariffa di
pochi dollari proporzionata alla tratta. Inizialmente siamo da soli ma
alla successiva fermata sale un gruppo numeroso di americani che riempe
il taxi. E’ un’esperienza divertente perché il signore seduto fianco a
me ha uno strano senso dell’umorismo in proposito. Dopo neanche venti
minuti superiamo il cartello con la segnalazione di Hidden Worlds e sono
costretto ad avvisare l’autista di fermarsi.

Si scusa perché ha dimenticato la nostra destinazione, e si ferma appena
più avanti. Paghiamo la tratta di 40 pesos e percorriamo un centinaio di
metri a piedi per raggiungere l’ingresso. Si entra in una piazza
sterrata e quindi in un capanno nel quale si prenotano i tour.

C’è un minimo di ristorazione e i bagni all’esterno. Il tutto è
piuttosto spartano e si vedono pochi turisti in giro. Chiediamo
informazioni e guardiamo il libro con le foto di diving all’interno
delle grotte. Sono stupefacenti, proprio come si vede dal sito (www.hiddenworlds.com)!
Vi sono vari tour disponibili tra cui quelli di mezza giornata anche per
lo snorkelling, visitando dei cenote e delle grotte di una bellezza
primitiva.
Prenotiamo per 440 pesos a testa lo snorkelling che parte alle
11:00, fra qualche minuto. Nel frattempo indossiamo la muta e il
salvagente che vengono forniti al bancone, e conosciamo Pakal, una
piccola splendida e vivace cagnolina di appena un mese. E’ un pastore
belgian malinois dice Jacob, che oggi farà la sua prima prova di
addestramento. Jacob è un signore molto magro, soprannominato non a caso
‘The skinny man’, che sarà oggi la nostra guida.
Arrivano man mano anche gli altri componenti del gruppo: siamo dodici in
tutto. Sistemiamo lo zaino e le ultime cose nell’armadietto di
sicurezza, lasciando la chiave al custode: siamo finalmente pronti a
partire! Per prima cosa saliamo sul cassone posteriore di uno
scardancato e rumoroso trattore, che porta il nome di Chango. Ve
ne sono altri due parcheggiati con nomi altrettanto strampalati.

Jacob lascia a noi il compito di badare a Pakal, timorosa della sua
prima esperienza, e si mette alla guida consigliando di tenersi
saldamente. Il sentiero su strada sterrata infatti è alquanto
movimentato per via di enormi buche amplificate dalla pioggia di questi
giorni. Il tragitto è divertente ed eccitante allo stesso tempo.

Entriamo nei meandri della jungla, evitando che i rami degli alberi
colpiscano le nostre alte teste (visto che non esistono i sedili e siamo
in piedi!). Non si vede una sola pozza d’acqua che non siano quelle di
fango della strada, ma noi abbiamo addosso muta e giubbotto salvagente:
tutta la situazione è alquanto singolare!
Dopo un quarto d’ora e due chilometri e mezzo, arriviamo alla prima
destinazione. Jacob preannuncia che vedremo due posti distinti molto
diversi tra loro. Il primo è questo, chiamato qualche anno fa dai suoi
scopritori Don Manuels e figli “Tak Be Ha”,
ovvero “The Place Of Hidden Waters”. E’ costituito da un cenote
raggiungibile da una piccola apertura esterna, che presenta spazi ampi
di un vero lago sotterraneo. Il secondo invece, chiamato Caverna de
Murcielagos (Bat Cavern), è un complesso di grotte e labirintici
cunicoli molto più stretti e bui, che si snodano per ben 60 chilometri
(quelli che si conoscono per ora, ma potrebbero essere molti di più).
In maniera alquanto ironica, chiede se preferiamo entrare dall’accesso
facile o da quello difficile, e mostra sottolineando quello facile un
pozzo largo un metro scarso che sprofonda nel vuoto… andiamo bene! Pochi
metri più avanti c’è invece la vera entrata, assai simile alla prima ma
almeno con una ripidissima scala in ferro che scende a strapiombo per
una decina di metri. Si vede solo l’inferriata che sprofonda nel buio,
ed è strettissima! L’adrenalina sale esponenzialmente e viene da
chiedersi, proprio come letto nei racconti di altri turisti: “ma dove
siamo capitati?”.
Prima di iniziare l’avventura all’interno, Jacob presenta Marc
Torrecillas, un simpatico ragazzo che farà le foto al gruppo in
questa sensazionale esperienza. E’ dotato di una Canon digitale Ixus con
flash e custodia subacquea. Quasi non ci credo, pensavo di non riuscire
a portare via nessun ricordo di Hidden Worlds!
E’ ora di entrare nell’abisso, mentre Marc scatta le prime foto ad uno
ad uno all’ingresso della scala.

Pochi gradini scivolosi e si apre finalmente il mondo delle favole!

Le pupille si abituano velocemente alla luce interna, amplificata
appositamente da alcuni faretti, e lo stupore si disegna sui nostri
volti come in poche esperienze nella nostra vita. La bellezza e la magia
di questo posto sono indescrivibili, al di là di ogni previsione
immaginabile! Tutto intorno a noi si estende un cenote di acqua
cristallina, talmente trasparente e piatta da confondersi con l’aria.
Dall’alto scendono stalattiti multiformi e lunghe radici di alberi che
cercano acqua dalla superficie, come avviene in altre grotte viste in
Messico ma qui in maniera più marcata. Il tutto assume connotati
surreali e ricorda paesaggi della saga del Signore degli Anelli, con la
sottile differenza che lì erano creati a computer e qui sono veri,
proprio davanti ai nostri occhi!


Jacob spiega velocemente che nuoteremo per circa quaranta minuti,
percorrendo un giro ad anello seguendo il perimetro del cenote.
L’adrenalina sale alle stelle. Entriamo ad uno ad uno da una pedana che
dà accesso all’acqua subito profonda diversi metri, e anche piuttosto
fredda nonostante indossiamo la muta.

Appena messa la maschera la visione sotto è spettacolare! Non è presente
alcuna forma di pulviscolo e la visibilità è perfetta. In questo
anfratto che dalla superficie sembrava un piccolo laghetto, si aprono
sul fondo delle grandi cavità laterali segnate con una corda e
illuminate da un potente faretto: qui è dove si infilano i divers, che
seguono un altro strabiliante percorso sotterraneo.
Dopo esserci ambientati, Jacob consiglia di non scattare
foto con le macchinette usa e getta (come la mia) perché per esperienza
sa non uscire niente di accettabile in fase di sviluppo. Provo lo stesso
ma sono convinto abbia ragione. Veniamo quindi condotti in fila indiana
attraverso un passaggio più stretto dove bisogna prestare attenzione
alle rocce affioranti. Spuntano stalattiti e stalagmiti ovunque sopra,
sotto e ai lati, tra rocce imponenti, tunnel, cavità buie e misteriose,
alcune parzialmente illuminate. Tutto intorno è pura magia, non c’è
bisogno di aggiungere altro!
Sostiamo alcuni minuti, chi fuori dall’acqua seduto tra le
rocce, chi come me ultimo in fila ancorato ad alcuni spuntoni. Continuo
ad osservare incredulo il fondale mentre Jacob spiega l’evoluzione
geologica di questo luogo e la sua formazione primordiale. Infine, dopo
un altro breve tratto, usciamo dal cenote estasiati e torniamo in
superficie.
Sta piovendo ma tanto noi siamo già fradici! Per fortuna le mute
conservano il calore mentre siamo sul trattore per tornare indietro al
ricevimento. Qui possiamo usufruire di una pausa ‘toilette’, come
suggerito dal nostro prezioso skinny man.
Pochi minuti ancora sul Chango, dove tentiamo di farci scattare una
azzardata foto ricordo incuranti delle buche sulla strada sterrata, e
raggiungiamo l’ingresso delle Bat Cavern. Qui staremo altri 40
minuti facendo snorkelling con la torcia elettrica, vista la mancanza
totale di luce sia naturale che artificiale. L’ingresso è altrettanto
angusto e si inizia entrando in ginocchio a pelo dell’acqua, nuotando
lentamente stando attenti a non sbattere le ginocchia sugli spuntoni e
la testa sulle stalagmiti! I cunicoli sono stretti e si prosegue in fila
indiana, cosicché si vede soltanto la persona che si ha di fronte e
spesso neanche questa perché puntando la pila lateralmente tutto il
resto intorno è buio. Si gira bruscamente ad angolo nei passaggi
sotterranei, che in alcuni tratti diventano un intricatissimo labirinto.
E qui non vi sono corde da seguire! Jacob approfitta per l’appunto di un
anfratto più largo, dove riusciamo a stare tutti insieme, per dire di
seguire sempre il prossimo senza azzardarsi nell’avventura in corridoi
alternativi, poiché il rischio di perdersi non è alto, è certo.

Persino lui, le prime volte, non riusciva a tornare indietro per
l’assenza totale di punti di riferimento ed una naturale perdita
dell’orientamento, pur avendo la cartina delle grotte sottomano. Se
qualcuno si ritrova improvvisamente da solo, in qualsiasi caso, bisogna
stare fermi e non provare a girare a vuoto: pensa lui a trovarci!
Intanto Marc ne approfitta per scattare qualche foto mentre passiamo ad
uno ad uno di fronte a lui, appostato in quei pochi punti dove le grotte
sono più larghe.

L’emozione è davvero unica nel suo genere: si sente sulla pelle uno
spropositato senso di esplorazione primitiva, da sempre innata nella
natura umana. Chi adora l’avventura e il mare non può venire in Messico
senza visitare Hidden Worlds!
Sostiamo brevemente in un altro slargo, con delle concrezioni
eccezionali sulla nostra testa: altra foto memorabile!

Inizia a sentirsi il freddo ma l’emozione è troppo grande per badare a
queste piccolezze. Adesso è il momento, sotto direzione di Jacob, di
provare la sensazione del buio totale, spegnendo le torce. Nessuno
fiata, e l’impressionante silenzio prende il sopravvento. Non si vede e
non si sente nulla di niente per circa un lunghissimo minuto, nel quale
il tempo sembra perdersi e fermarsi. La voce di Jacob spezza la magia: è
ora di rientrare… A malincuore, raggiungiamo l’uscita con percorso
diverso da quello dell’andata. Saliamo sul trattore e rientriamo alla
base.
Dopo esserci asciugati e vestiti, osserviamo le foto del gruppo che Marc
fa scorrere sul monitor del computer. E’ incredibile pensare che pochi
minuti fa eravamo lì dentro! Il suo prezzo è un vero affare, poiché per
220 pesos masterizza il cd con tutte gli scatti di oggi più in aggiunta
una galleria fotografica realizzata qui a Hidden Worlds, facendo
diving ed esplorando la riserva. Chiediamo anche dell’esistenza di altri
cenote dove fare snorkelling, e lui conferma che qui in Messico le
possibilità sono pressoché infinite, per chi vuole semplicemente
nuotare, usare anche la maschera, o approfondire con un diving
l’esplorazione nelle viscere della terra: fantastico!
Lasciamo questo luogo strabiliante, certi di aver appena vissuto una
delle esperienze più belle mai fatte nei nostri viaggi, e prendiamo
nuovamente il collettivo per tornare ad Akumal al costo ugualmente di 40
pesos.
Pranziamo allo snack bar e il pomeriggio passeggiamo in paese. Ceniamo
quindi al buffet e andiamo a letto esausti.
|