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GIORNO 16

16/11/2006 - Hidden Worlds

La colazione è alle 7:00. La giornata si rivela subito molto nuvolosa, così pensiamo di anticipare oggi la visita ad Hidden Worlds prevista inizialmente per domani. Tanto in grotta non fa molta differenza se piove…Prepariamo uno zaino portando il minimo indispensabile, come suggerito da altri che vi sono stati, inserendo maschere e boccaio (perché le abbiamo già, ma le forniscono anche sul posto), un asciugamano, una macchina fotografica usa e getta e ciabatte.

Alle 10:00, pochi metri fuori dall’hotel, attraversiamo la strada e attendiamo sulla piazzola il taxi collettivo. E’ la prima volta che lo prendiamo. I collettivi sono pulmini dai nove ai dodici posti che percorrono tutta la riviera da Cancun a Tulum in continuazione, e caricano i turisti ad apposite fermate facendo pagare una tariffa di pochi dollari proporzionata alla tratta. Inizialmente siamo da soli ma alla successiva fermata sale un gruppo numeroso di americani che riempe il taxi. E’ un’esperienza divertente perché il signore seduto fianco a me ha uno strano senso dell’umorismo in proposito. Dopo neanche venti minuti superiamo il cartello con la segnalazione di Hidden Worlds e sono costretto ad avvisare l’autista di fermarsi.

Si scusa perché ha dimenticato la nostra destinazione, e si ferma appena più avanti. Paghiamo la tratta di 40 pesos e percorriamo un centinaio di metri a piedi per raggiungere l’ingresso. Si entra in una piazza sterrata e quindi in un capanno nel quale si prenotano i tour.

C’è un minimo di ristorazione e i bagni all’esterno. Il tutto è piuttosto spartano e si vedono pochi turisti in giro. Chiediamo informazioni e guardiamo il libro con le foto di diving all’interno delle grotte. Sono stupefacenti, proprio come si vede dal sito (www.hiddenworlds.com)! Vi sono vari tour disponibili tra cui quelli di mezza giornata anche per lo snorkelling, visitando dei cenote e delle grotte di una bellezza primitiva.

Prenotiamo per 440 pesos a testa lo snorkelling che parte alle 11:00, fra qualche minuto. Nel frattempo indossiamo la muta e il salvagente che vengono forniti al bancone, e conosciamo Pakal, una piccola splendida e vivace cagnolina di appena un mese. E’ un pastore belgian malinois dice Jacob, che oggi farà la sua prima prova di addestramento. Jacob è un signore molto magro, soprannominato non a caso ‘The skinny man’, che sarà oggi la nostra guida.

Arrivano man mano anche gli altri componenti del gruppo: siamo dodici in tutto. Sistemiamo lo zaino e le ultime cose nell’armadietto di sicurezza, lasciando la chiave al custode: siamo finalmente pronti a partire! Per prima cosa saliamo sul cassone posteriore di uno scardancato e rumoroso trattore, che porta il nome di Chango. Ve ne sono altri due parcheggiati con nomi altrettanto strampalati.

Jacob lascia a noi il compito di badare a Pakal, timorosa della sua prima esperienza, e si mette alla guida consigliando di tenersi saldamente. Il sentiero su strada sterrata infatti è alquanto movimentato per via di enormi buche amplificate dalla pioggia di questi giorni. Il tragitto è divertente ed eccitante allo stesso tempo.

Entriamo nei meandri della jungla, evitando che i rami degli alberi colpiscano le nostre alte teste (visto che non esistono i sedili e siamo in piedi!). Non si vede una sola pozza d’acqua che non siano quelle di fango della strada, ma noi abbiamo addosso muta e giubbotto salvagente: tutta la situazione è alquanto singolare!

Dopo un quarto d’ora e due chilometri e mezzo, arriviamo alla prima destinazione. Jacob preannuncia che vedremo due posti distinti molto diversi tra loro. Il primo è questo, chiamato qualche anno fa dai suoi scopritori Don Manuels e figli “Tak Be Ha, ovvero “The Place Of Hidden Waters”. E’ costituito da un cenote raggiungibile da una piccola apertura esterna, che presenta spazi ampi di un vero lago sotterraneo. Il secondo invece, chiamato Caverna de Murcielagos (Bat Cavern), è un complesso di grotte e labirintici cunicoli molto più stretti e bui, che si snodano per ben 60 chilometri (quelli che si conoscono per ora, ma potrebbero essere molti di più).

In maniera alquanto ironica, chiede se preferiamo entrare dall’accesso facile o da quello difficile, e mostra sottolineando quello facile un pozzo largo un metro scarso che sprofonda nel vuoto… andiamo bene! Pochi metri più avanti c’è invece la vera entrata, assai simile alla prima ma almeno con una ripidissima scala in ferro che scende a strapiombo per una decina di metri. Si vede solo l’inferriata che sprofonda nel buio, ed è strettissima! L’adrenalina sale esponenzialmente e viene da chiedersi, proprio come letto nei racconti di altri turisti: “ma dove siamo capitati?”.

Prima di iniziare l’avventura all’interno, Jacob presenta Marc  Torrecillas, un simpatico ragazzo che farà le foto al gruppo in questa sensazionale esperienza. E’ dotato di una Canon digitale Ixus con flash e custodia subacquea. Quasi non ci credo, pensavo di non riuscire a portare via nessun ricordo di Hidden Worlds!

E’ ora di entrare nell’abisso, mentre Marc scatta le prime foto ad uno ad uno all’ingresso della scala.

Pochi gradini scivolosi e si apre finalmente il mondo delle favole!

Le pupille si abituano velocemente alla luce interna, amplificata appositamente da alcuni faretti, e lo stupore si disegna sui nostri volti come in poche esperienze nella nostra vita. La bellezza e la magia di questo posto sono indescrivibili, al di là di ogni previsione immaginabile! Tutto intorno a noi si estende un cenote di acqua cristallina, talmente trasparente e piatta da confondersi con l’aria. Dall’alto scendono stalattiti multiformi e lunghe radici di alberi che cercano acqua dalla superficie, come avviene in altre grotte viste in Messico ma qui in maniera più marcata. Il tutto assume connotati surreali e ricorda paesaggi della saga del Signore degli Anelli, con la sottile differenza che lì erano creati a computer e qui sono veri, proprio davanti ai nostri occhi!




Jacob spiega velocemente che nuoteremo per circa quaranta minuti, percorrendo un giro ad anello seguendo il perimetro del cenote. L’adrenalina sale alle stelle. Entriamo ad uno ad uno da una pedana che dà accesso all’acqua subito profonda diversi metri, e anche piuttosto fredda nonostante indossiamo la muta.

Appena messa la maschera la visione sotto è spettacolare! Non è presente alcuna forma di pulviscolo e la visibilità è perfetta. In questo anfratto che dalla superficie sembrava un piccolo laghetto, si aprono sul fondo delle grandi cavità laterali segnate con una corda e illuminate da un potente faretto: qui è dove si infilano i divers, che seguono un altro strabiliante percorso sotterraneo.

            Dopo esserci ambientati, Jacob consiglia di non scattare foto con le macchinette usa e getta (come la mia) perché per esperienza sa non uscire niente di accettabile in fase di sviluppo. Provo lo stesso ma sono convinto abbia ragione. Veniamo quindi condotti in fila indiana attraverso un passaggio più stretto dove bisogna prestare attenzione alle rocce affioranti. Spuntano stalattiti e stalagmiti ovunque sopra, sotto e ai lati, tra rocce imponenti, tunnel, cavità buie e misteriose, alcune parzialmente illuminate. Tutto intorno è pura magia, non c’è bisogno di aggiungere altro!

            Sostiamo alcuni minuti, chi fuori dall’acqua seduto tra le rocce, chi come me ultimo in fila ancorato ad alcuni spuntoni. Continuo ad osservare incredulo il fondale mentre Jacob spiega l’evoluzione geologica di questo luogo e la sua formazione primordiale. Infine, dopo un altro breve tratto, usciamo dal cenote estasiati e torniamo in superficie.

Sta piovendo ma tanto noi siamo già fradici! Per fortuna le mute conservano il calore mentre siamo sul trattore per tornare indietro al ricevimento. Qui possiamo  usufruire di una pausa ‘toilette’, come suggerito dal nostro prezioso skinny man.

Pochi minuti ancora sul Chango, dove tentiamo di farci scattare una azzardata foto ricordo incuranti delle buche sulla strada sterrata, e raggiungiamo l’ingresso delle Bat Cavern. Qui staremo altri 40 minuti facendo snorkelling con la torcia elettrica, vista la mancanza totale di luce sia naturale che artificiale. L’ingresso è altrettanto angusto e si inizia entrando in ginocchio a pelo dell’acqua, nuotando lentamente stando attenti a non sbattere le ginocchia sugli spuntoni e la testa sulle stalagmiti! I cunicoli sono stretti e si prosegue in fila indiana, cosicché si vede soltanto la persona che si ha di fronte e spesso neanche questa perché puntando la pila lateralmente tutto il resto intorno è buio. Si gira bruscamente ad angolo nei passaggi sotterranei, che in alcuni tratti diventano un intricatissimo labirinto. E qui non vi sono corde da seguire! Jacob approfitta per l’appunto di un anfratto più largo, dove riusciamo a stare tutti insieme, per dire di seguire sempre il prossimo senza azzardarsi nell’avventura in corridoi alternativi, poiché il rischio di perdersi non è alto, è certo.

Persino lui, le prime volte, non riusciva a tornare indietro per l’assenza totale di punti di riferimento ed una naturale perdita dell’orientamento, pur avendo la cartina delle grotte sottomano. Se qualcuno si ritrova improvvisamente da solo, in qualsiasi caso, bisogna stare fermi e non provare a girare a vuoto: pensa lui a trovarci!

Intanto Marc ne approfitta per scattare qualche foto mentre passiamo ad uno ad uno di fronte a lui, appostato in quei pochi punti dove le grotte sono più larghe.

L’emozione è davvero unica nel suo genere: si sente sulla pelle uno spropositato senso di esplorazione primitiva, da sempre innata nella natura umana. Chi adora l’avventura e il mare non può venire in Messico senza visitare Hidden Worlds!

Sostiamo brevemente in un altro slargo, con delle concrezioni eccezionali sulla nostra testa: altra foto memorabile!

Inizia a sentirsi il freddo ma l’emozione è troppo grande per badare a queste piccolezze. Adesso è il momento, sotto direzione di Jacob, di provare la sensazione del buio totale, spegnendo le torce. Nessuno fiata, e l’impressionante silenzio prende il sopravvento. Non si vede e non si sente nulla di niente per circa un lunghissimo minuto, nel quale il tempo sembra perdersi e fermarsi. La voce di Jacob spezza la magia: è ora di rientrare… A malincuore, raggiungiamo l’uscita con percorso diverso da quello dell’andata. Saliamo sul trattore e rientriamo alla base.

Dopo esserci asciugati e vestiti, osserviamo le foto del gruppo che Marc fa scorrere sul monitor del computer.  E’ incredibile pensare che pochi minuti fa eravamo lì dentro! Il suo prezzo è un vero affare, poiché per 220 pesos masterizza il cd con tutte gli scatti di oggi più in aggiunta una galleria fotografica realizzata qui a Hidden Worlds, facendo diving ed esplorando la riserva. Chiediamo anche dell’esistenza di altri cenote dove fare snorkelling, e lui conferma che qui in Messico le possibilità sono pressoché infinite, per chi vuole semplicemente nuotare, usare anche la maschera, o approfondire con un diving l’esplorazione nelle viscere della terra: fantastico!

Lasciamo questo luogo strabiliante, certi di aver appena vissuto una delle esperienze più belle mai fatte nei nostri viaggi, e prendiamo nuovamente il collettivo per tornare ad Akumal al costo ugualmente di 40 pesos.

Pranziamo allo snack bar e il pomeriggio passeggiamo in paese. Ceniamo quindi al buffet e andiamo a letto esausti.

 




 


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