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GIORNO 17
Alle 6:45 siamo in piedi per la colazione. Il tempo è come ieri molto
nuvoloso, così per non far finta di prender un sole inesistente negli
sdrai, facciamo una passeggiata sul lato destro del resort, dove il
golfo è più selvaggio e desolato. Il tratto è roccioso e pianeggiante, e
bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi per i detriti e gli
scogli affioranti. Qui sono spaventosi gli effetti disastrosi degli
uragani, con palme sradicate rovesciate sulla spiaggia e grovigli
intricati di rami. Mettere a posto l’Akumal Beach resort è stata
un’impresa grossa ma almeno redditizia, mentre è evidente che a nessuno
interessa se il resto del litorale sia lasciato a sè.

Osserviamo una
bella villa isolata e oltre il golfo che si apre a mezza luna, per
terminare più in là sulla successiva spiaggia del Veraclub (è troppo
lontana e scomoda però da raggiungere a piedi).
Esce finalmente il sole e torniamo al resort sulla spiaggia. Scegliamo
sempre punti diversi per lo snorkelling ma la situazione sottomarina non
cambia mai: pochi pesci, acqua un po’ torbida e detriti di barriera
sparsi. L’unica scena interessante oggi è l’incontro con sei splendide
seppiette disposte in fila che si muovono sincronizzate come se fossero
robotizzate!

Prendiamo ancora un po’ di sole e poi nuotiamo lentamente verso il
paese. Vi sono le solite barche ormeggiate e l’acqua è scura. Avvistiamo
una bella tartaruga che sbuca dalla melma delle alghe verdi, proprio
come qualche giorno fa, e la seguiamo per un tratto.

Pranziamo nuovamente allo snack bar, che preferiamo al buffet perché
molto più tranquillo, meno affollato e rilassante essendo fronte alla
spiaggia. Queste ore sono tra l’altro le migliori della giornata per i
colori caraibici. Stiamo ancora in amaca tutto il pomeriggio, tirando
ormai le conclusioni di questo magnifico viaggio in Messico. Entro in
acqua verso le 16:00 senza vedere quasi nulla.
Prima di cenare al buffet, per completare i ricordi di questo viaggio,
compriamo due foto in formato 20x30cm (una con l’iguana e l’altra con i
pappagalli) dallo studio fotografo del villaggio, più i file di altre
otto per un totale finale di 450 pesos.
Poi raggiungiamo a fianco il ricevimento e paghiamo il conto della
stanza, consistente solo nel costo del tour con i delfini visto che
tutto il resto è all inclusive.
GIORNO 18
Dopo l’usuale colazione delle 7:30, stiamo in spiaggia sulle amache per
le ultime ore di sole. Un pizzicore alla gola mi suggerisce di non fare
il bagno stamattina e stare all’ombra delle poche palme libere presenti.
E’ una bellissima giornata e scattiamo le ultimissime foto in ricordo di
Akumal beach.
Lasciamo la camera ed effettuiamo il check-out a mezzogiorno. Pranziamo
e sediamo nella sala d’attesa all’aperto a lato del ricevimento, comoda
e ombreggita.
Alle 16:30 chiediamo informazioni di un taxi per raggiungere Cancun, ma
per fortuna il ragazzo addetto alla custodia dei bagagli suggerisce di
chiedere il transfer all’autista di un pulmino appena arrivato
dall’aeroporto dove sta tornando. Propone 60 dollari anziché 75 del taxi
e accettiamo senza pensarci due volte. E’ un minivan da nove posti tutto
per noi, stiamo anche più comodi!
Durante il viaggio sulla Riviera Maya scorrono malinconicamente i
ricordi memorabili di questo viaggio. E’ incredibile pensare che sia già
finito! Passiamo anche Playa del Carmen, inizialmente prevista
nell’itinerario ma poi scartata per motivi logistici e di tempo. Non ce
ne pentiamo, visto che per le nostre esigenze è già troppo affollata
Akumal. Tornando indietro, farei solo una piccola modifica a questo
magnifico viaggio, allungando di qualche giorno il tragitto on the road
per l’interno del Messico, più affascinante e vero, a scapito della
riviera ormai troppo turistica e impersonale.
Alle 18:00 entriamo all’aeroporto di Cancun, dove un ragazzo ci
accompagna nella minuscola sala d’attesa, costituita da due file di
sedie fronte agli arrivi. Abbiamo diverse ore davanti a noi, visto che
il volo decolla alle 22:10.
Alle 20:00, due ore prima come da manuale, ci spostiamo verso gli
sportelli del check-in restando però sconvolti dalla fila interminabile
e disordinata davanti a noi. In nessun aeroporto di decine di città
visitate al mondo si è mai verificata una cosa del genere! Passa un’ora
e non siamo neanche a metà percorso. Si intravedono ben cinque banconi
che effettuano il check-in, tutti di una lentezza esasperante. Riusciamo
finalmente, esausti, a fare il nostro dopo ben due ore e mezza di attesa
nell’estenuante coda. E per giunta, vengono assegnati posti separati a
me e Stefania sull’aereo: quasi da non credere!
Il volo della Martinair Holland decolla anche in ritardo da Cancun verso
Amsterdam. Ormai non resta che dormire profondamente e lasciare il
Messico alle spalle.
GIORNO 19
Dopo quasi dieci ore di viaggio atterriamo ad Amsterdam alle 15.00.
Mentre ci spostiamo dal terminal, alcuni ragazzi vengono incontro con
delle buste in plastica avvisando di stare attenti ai liquidi
eventualmente presenti nel bagaglio a mano. Avevamo sentito accennare di
questa nuova imposizione negli aeroporti prima di partire, ma pensavamo
riguardasse solo l’America. Tra l’altro, non abbiamo avuto nessun
problema né all’andata, né ieri partendo da Cancun. Richiamiamo
frettolosamente alla mente i nostri liquidi, tirando fuori dentifricio e
lozione per le lenti a contatto, non ricordando però dei regali, ormai
chiusi in busta e incelofanati, acquistati i primi giorni del viaggio a
Chichen Itza e Valladolid. Veniamo fermati al passaggio delle borse dove
chiedono il contenuto di alcune buste. Le apriamo collaborando senza
porre obiezioni ed escono fuori una bottiglietta di vaniglia e due
piccole bottigliette di tequila, che Stefania ha preso come souvenir per
i fratelli. Sottolineiamo che si tratta semplicemente di souvenir,
perfettamente sigillati, e che stiamo venendo da Cancun senza aver avuto
alcun problema di imbarco. La ragazza addetta ai controlli, pacatamente
dopo un lungo discorso, dice che è dispiaciuta e le deve buttare, poiché
si tratta di una disposizione entrata in vigore il 6 novembre. Possiamo
però fare complain agli uffici se lo riteniamo opportuno. La sua faccia
in realtà non sembra affatto così mortificata quando prende le
bottigliette e le butta nel cassone. La scena è talmente veloce che non
riusciamo a realizzarla, dopo la stanchezza di 16 ore in viaggio. Ma era
davvero necessario? Cosa costava, se proprio vuoi applicare la regola
del 6 novembre a due poveri turisti sfigati che non possono saperne
nulla, visto che sono in viaggio dall’1 novembre fuori dall’Europa,
mettere anche quelle piccole bottigliette tascabili nella busta di
plastica che abbiamo già per gli altri liquidi, dal momento che restiamo
inoltre abbondantemente al di sotto del massimo consentito?
Passiamo sopra con amarezza sulla poca cortesia ricevuta, e lasciamo
Amsterdam alle 17:40 col volo KLM, che in due ore e mezza porta a Roma.
Qui aspettiamo altre due ore e alle 21:45 decolliamo per Cagliari,
sfiniti da un viaggio meno lungo ma estremamente più pesante e
sfortunato di quello dell’andata.
Pazienza per le bottigliette: abbiamo appena conquistato i ricordi
indelebili del Messico che porteremo per tutta la vita!
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