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GIORNO 4

ON THE ROAD...

04/11/2006 - Spostamento a Chichen Itza. Dolores Alba hotel. Cenote Ik-Kil

Il primo pensiero di oggi è rivolto ad affittare l'auto per poter iniziare il nostro viaggio on the road. Il titolare al ricevimento si è offerto già ieri di chiamare un'agenzia locale, la Executive, sostenendo che i prezzi sono competitivi e possono venire a prenderci direttamente in hotel. Ne approfittiamo per prenotare una Atos, l'utilitaria economica più diffusa da queste parti.  Il prezzo di 300 pesos al giorno (€ 24), comprese assicurazioni e aria condizionata, appare incredibilmente conveniente. Praticamente è la metà di quello offerto dalle agenzie internazionali più diffuse, come la Avis per citarne una, nella quale abbiamo chiesto ieri un preventivo per avere un raffronto. Ci sarà la fregatura?

Arriva l'autista dopo soli dieci minuti (aveva detto venti al telefono!), mentre stiamo facendo colazione al Terracaribe, cogliendomi perciò del tutto impreparato. Lascio Stefania al tavolo e salgo in auto per raggiungere la sede della Executive. L'unica cosa a cui penso nel tragitto è prendere punti di riferimento per ricordarmi la strada del rientro! Una volta in agenzia sbrighiamo le comuni formalità per il noleggio e controlliamo l'auto, la quale presenta qualche graffietto che viene puntualmente segnato nella documentazione. Chiedo di poter restituire la vettura a Playa del Carmen e mi viene consegnata una cartina della città, dove sono attive ben tre sedi della Executive. Basta andare in una qualsiasi di queste. Il drop off per la distanza da Cancun è di 16 dollari.

Il prezzo sembra davvero un affare e accetto. Eccomi così alla prima guida della Atos verde chiaro tra le trafficate strade di Cancun. Per fortuna ricordo subito la direzione e ringrazio di aver preso il Terracaribe in Lopez Portillio, via ben segnalata dai cartelli stradali. Mi fermo anche per il pieno di benzina in un distributore PEMEX. Sono uguali in tutto il Messico e anche il prezzo della benzina è fisso. Non esistono i self-service come da noi: il benzinaio è sempre presente alla pompa a servire. La tacchetta del fuel è all'incirca ad un quarto, e il "lueno" (così si dice il pieno) viene a costare 160 pesos (circa € 13). Magari potessi fare un pieno a questo prezzo in Italia!

Torno al Terracaribe, notando che nel parcheggio dell'hotel le altre auto a noleggio, a differenza della nostra Atos, hanno tutte il marchio o il bollino. Ho letto in qualche racconto che a volte può rappresentare uno svantaggio perchè si è facilmente riconoscibili come turisti, e qualcuno ne può approfittare. Purtroppo, capita persino con la polizia stradale, di cui anche la Keyguide consiglia di non avere possibilmente mai niente a che fare: è capitato di ricevere multe inesistenti per spillare qualche dollaro. Contenti di poter girare anonimi, carichiamo le valigie e iniziamo il nostro viaggio on the road!

Seguiamo la stessa Avenida Portillo Lopez per lasciare Cancun e immeterci nella strada 180, che si divide in due. Una si chiama cuota, è a pagamento e veloce, l'altra è invece libera ed è la vecchia strada di collegamento che passa per Valladolid e all'interno dei paesi. Poco prima di Mérida le due strade si ricongiungono e diventano la stessa (senza pedaggio ad accesso libero). Vogliamo raggiungere Chichen Itza e per risparmiare tempo scegliamo di prendere la cuota. Arrivare all'imbocco dal centro di Cancun è tanto facile come direzione quanto traumatico, per via delle condizioni pietose dell'asfalto. Non solo è un susseguirsi continuo dei famosi topes, ovvero i dossi di rallentamento che sono veramente alti e costringono a fermarsi come ad uno stop per superarli (se si vuole conservare integra l'auto!), ma in più sono presenti una miriade di buche, più propriamente voragini, dovute alle piogge. Prenderne sbadatamente una significa terminare il viaggio on the road direttamente dal carrozziere! Alla velocità di 40 Km orari si corrono più pericoli che ad andare a 200 in una strada delle nostre e non si possono tassativamente togliere un secondo gli occhi dalla strada!

Imbocchiamo finalmente la 180 cuota e la strada cambia radicalmente, permettendo di raggiungere agevolmente il limite di velocità che sale a 90 / 110 Km a seconda del tratto.  Il tutto però ha un prezzo decisamente alto. Ben 230 pesos (quasi 20 euro) da pagare al casello dell'uscita per Chichen Itza! Tra l'altro la strada è piuttosto monotona e l'autoradio non riceve alcun segnale. Inizialmente veniamo colpiti dalla fitta vegetazione della jungla intorno, ma una volta abituati non c'è altro da vedere, perchè il tragitto è perpetuamente rettilineo sull'immenso altopiano dello Yucatan. Non esistono colline, abitazioni, rilievi, cambi di paesaggio: il panorama è piatto! Unica eccezione: qualche messicano a piedi che trascina un carretto con della legna. La domanda sorge spontanea: da dove arriva se non vi sono diramazioni, paesi e segni di civiltà per decine di chilometri?

Passiamo per Pisté, un piccolo paese sorto vicino al sito archeologico di Chichen Itza sfruttandone l’ingente domanda turistica. Siamo a circa 220 Km da Cancun e 120 da Mèrida. Osserviamo le case sempre molto basse e piccole, i messicani per la strada, qualche bambino incuriosito, diversi cagnolini randagi magri e in cattive condizioni, che fanno un pò di pena e tenerezza.

Superati i topes, arriviamo all'ingresso del sito, ma proseguiamo oltre per cercare il Dolores Alba, un hotel che la Lonely Planet descrive con ottimo rapporto qualità prezzo. Lo troviamo qualche chilometro dopo senza alcuna deviazione sulla strada principale (che è la 180 libera, che va da Valladolid a Chichen e prosegue a Merida). E' proprio di fronte al cenote Ik-Kil e a due passi dalle grotte di Balankanchè, entrambi luoghi che vogliamo visitare. L'hotel è caratteristico e carinissimo, in mezzo alla natura, con una bella piscina e quaranta camere disposte a schiera al piano terra sul retro della jungla. Una notte (senza colazione) viene 420 pesos (€ 35) e si può pagare anche in dollari o euro e con carta di credito. Accettiamo subito perchè il posto merita. Il titolare, con un aspetto da cowboy messicano, è un personaggio di suo. Ci consegna le chiavi della camera numero 24, che è piacevolmente proprio fronte alla piscina. E' pulita e personalizzata in vero stile messicano. Non presenta comfort di lusso ma vale pienamente il prezzo pagato. E c'è anche una comoda cassetta di sicurezza.

E' ormai troppo tardi per visitare Chichen Itza, così lasciamo i bagagli e andiamo a piedi verso il cenote di Ik-Kil. Dobbiamo solo attraversare la strada e siamo all'ingresso. L'entrata costa 60 pesos a testa. Percorriamo un bel tratto suggestivo in mezzo alla vegetazione tra stupendi cottage che sono anch'essi camere (costeranno una cifra diversa dal Dolores Alba suppongo!). Arriviamo di fronte al parcheggio e constatiamo che vi sono solo un autobus e qualche auto. Meglio così, pensavamo fosse molto più frequentato. Pranziamo allo splendido ristorante all'aperto in un grande senso di relax e pace, spendendo 300 pesos in due con menù a buffet.

La visita del nostro primo cenote è alquanto emozionante. Scendiamo dei gradini illuminati che portano ad un punto panoramico, un finestrone aperto sulla roccia che si affaccia sul profondo cratere con una pozza d'acqua all'interno: è una gran bella visione, oltre le aspettative! La scalinata scende ancora in cerchio per parecchie decine di metri fino a raggiungere il fondo dove sorge la piscina naturale. Non c' è quasi nessuno intorno, meno ancora in acqua: solo qualche coraggioso che si tuffa dall'alto e sembra divertirsi parecchio! Avendo appena mangiato non è il caso di fare il bagno nell'acqua fredda, dove scorrazzano numerosi simpatici e visibili pesci rossi di discrete dimensioni. Ci limitiamo perciò a scattare le foto di rito in questo luogo suggestivo, anche se un po’ rovinato da una parete in cemento artificiale che stona con la fitta vegetazione che avvolge il cenote. L’acqua scende da tutte le parti, sia dal soffitto che dai lati, creando un piacevole suono scrosciante. 



    

Dopo una mezzora risaliamo in superficie e rientriamo al Dolores Alba. Riposiamo un pò davanti alla piscina dove, oltre gli sdraio e i tavolini ai bordi, sono presenti delle comode amache sotto un gazebo in legno. Con una breve passeggiata seguiamo i confini dell’hotel, scoprendo che più in fondo è stata costruita un’altra piscina, questa scavata addirittura nella roccia naturale. Il Dolores Alba è comunque molto raccolto e si estende parallelo alla strada principale, al confine con la jungla tropicale retrostante. Dalla finestra del bagno infatti, che dà appunto verso l’interno, entrano i magnifici rumori prorompenti ma a volte inquietanti della foresta!

Ceniamo in hotel nella sala all’aperto, sempre di fronte alla piscina, in una tranquilla e romantica atmosfera con luci basse e sottofondo musicale latino ed europeo, tra cui si mischiano anche delle versioni spagnole dei nostri cantautori più famosi all’estero come Eros Ramazzotti, Laura Pausini e Tiziano Ferro.

 




 


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