GIORNO
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Il primo pensiero di oggi è rivolto ad affittare l'auto per poter
iniziare il nostro viaggio on the road. Il titolare al ricevimento si è
offerto già ieri di chiamare un'agenzia locale, la Executive,
sostenendo che i prezzi sono competitivi e possono venire a prenderci
direttamente in hotel. Ne approfittiamo per prenotare una Atos,
l'utilitaria economica più diffusa da queste parti. Il prezzo di 300
pesos al giorno (€ 24), comprese assicurazioni e aria condizionata,
appare incredibilmente conveniente. Praticamente è la metà di quello
offerto dalle agenzie internazionali più diffuse, come la Avis per
citarne una, nella quale abbiamo chiesto ieri un preventivo per avere un
raffronto. Ci sarà la fregatura?
Arriva l'autista dopo soli dieci minuti (aveva detto venti al
telefono!), mentre stiamo facendo colazione al Terracaribe, cogliendomi
perciò del tutto impreparato. Lascio Stefania al tavolo e salgo in auto
per raggiungere la sede della Executive. L'unica cosa a cui penso nel
tragitto è prendere punti di riferimento per ricordarmi la strada del
rientro! Una volta in agenzia sbrighiamo le comuni formalità per il
noleggio e controlliamo l'auto, la quale presenta qualche graffietto che
viene puntualmente segnato nella documentazione. Chiedo di poter
restituire la vettura a Playa del Carmen e mi viene consegnata una
cartina della città, dove sono attive ben tre sedi della Executive.
Basta andare in una qualsiasi di queste. Il drop off per la distanza da
Cancun è di 16 dollari.
Il prezzo sembra davvero un affare e accetto. Eccomi così alla prima
guida della Atos verde chiaro tra le trafficate strade di Cancun. Per
fortuna ricordo subito la direzione e ringrazio di aver preso il
Terracaribe in Lopez Portillio, via ben segnalata dai cartelli stradali.
Mi fermo anche per il pieno di benzina in un distributore PEMEX. Sono
uguali in tutto il Messico e anche il prezzo della benzina è fisso. Non
esistono i self-service come da noi: il benzinaio è sempre presente alla
pompa a servire. La tacchetta del fuel è all'incirca ad un quarto, e il
"lueno" (così si dice il pieno) viene a costare 160 pesos (circa € 13).
Magari potessi fare un pieno a questo prezzo in Italia!
Torno al Terracaribe, notando che nel parcheggio dell'hotel le altre
auto a noleggio, a differenza della nostra Atos, hanno tutte il marchio
o il bollino. Ho letto in qualche racconto che a volte può rappresentare
uno svantaggio perchè si è facilmente riconoscibili come turisti, e
qualcuno ne può approfittare. Purtroppo, capita persino con la polizia
stradale, di cui anche la Keyguide consiglia di non avere possibilmente
mai niente a che fare: è capitato di ricevere multe inesistenti per
spillare qualche dollaro. Contenti di poter girare anonimi, carichiamo
le valigie e iniziamo il nostro viaggio on the road!
Seguiamo la stessa Avenida Portillo Lopez per lasciare Cancun e
immeterci nella strada 180, che si divide in due. Una si chiama cuota,
è a pagamento e veloce, l'altra è invece libera ed è la vecchia strada
di collegamento che passa per Valladolid e all'interno dei paesi. Poco
prima di Mérida le due strade si ricongiungono e diventano la stessa
(senza pedaggio ad accesso libero). Vogliamo raggiungere Chichen Itza e
per risparmiare tempo scegliamo di prendere la cuota. Arrivare
all'imbocco dal centro di Cancun è tanto facile come direzione quanto
traumatico, per via delle condizioni pietose dell'asfalto. Non solo è un
susseguirsi continuo dei famosi topes, ovvero i dossi di
rallentamento che sono veramente alti e costringono a fermarsi come ad
uno stop per superarli (se si vuole conservare integra l'auto!), ma in
più sono presenti una miriade di buche, più propriamente voragini,
dovute alle piogge. Prenderne sbadatamente una significa terminare il
viaggio on the road direttamente dal carrozziere! Alla velocità di 40 Km
orari si corrono più pericoli che ad andare a 200 in una strada delle
nostre e non si possono tassativamente togliere un secondo gli occhi
dalla strada!
Imbocchiamo finalmente la 180 cuota e la strada cambia radicalmente,
permettendo di raggiungere agevolmente il limite di velocità che sale a
90 / 110 Km a seconda del tratto. Il tutto però ha un prezzo
decisamente alto. Ben 230 pesos (quasi 20 euro) da pagare al casello
dell'uscita per Chichen Itza! Tra l'altro la strada è piuttosto monotona
e l'autoradio non riceve alcun segnale. Inizialmente veniamo colpiti
dalla fitta vegetazione della jungla intorno, ma una volta abituati non
c'è altro da vedere, perchè il tragitto è perpetuamente rettilineo
sull'immenso altopiano dello Yucatan. Non esistono colline, abitazioni,
rilievi, cambi di paesaggio: il panorama è piatto! Unica eccezione:
qualche messicano a piedi che trascina un carretto con della legna. La
domanda sorge spontanea: da dove arriva se non vi sono diramazioni,
paesi e segni di civiltà per decine di chilometri?
Passiamo per Pisté, un piccolo paese sorto vicino al sito
archeologico di Chichen Itza sfruttandone l’ingente domanda turistica.
Siamo a circa 220 Km da Cancun e 120 da Mèrida. Osserviamo le case
sempre molto basse e piccole, i messicani per la strada, qualche bambino
incuriosito, diversi cagnolini randagi magri e in cattive condizioni,
che fanno un pò di pena e tenerezza.
Superati i topes, arriviamo all'ingresso del sito, ma proseguiamo oltre
per cercare il Dolores Alba, un hotel che la Lonely Planet
descrive con ottimo rapporto qualità prezzo. Lo troviamo qualche
chilometro dopo senza alcuna deviazione sulla strada principale (che è
la 180 libera, che va da Valladolid a Chichen e prosegue a Merida). E'
proprio di fronte al cenote Ik-Kil e a due passi dalle grotte di
Balankanchè, entrambi luoghi che vogliamo visitare. L'hotel è
caratteristico e carinissimo, in mezzo alla natura, con una bella
piscina e quaranta camere disposte a schiera al piano terra sul retro
della jungla. Una notte (senza colazione) viene 420 pesos (€ 35) e si
può pagare anche in dollari o euro e con carta di credito. Accettiamo
subito perchè il posto merita. Il titolare, con un aspetto da cowboy
messicano, è un personaggio di suo. Ci consegna le chiavi della camera
numero 24, che è piacevolmente proprio fronte alla piscina. E' pulita e
personalizzata in vero stile messicano. Non presenta comfort di lusso ma
vale pienamente il prezzo pagato. E c'è anche una comoda cassetta di
sicurezza.

E' ormai troppo tardi per visitare Chichen Itza, così lasciamo i bagagli
e andiamo a piedi verso il cenote di Ik-Kil. Dobbiamo solo
attraversare la strada e siamo all'ingresso. L'entrata costa 60 pesos a
testa. Percorriamo un bel tratto suggestivo in mezzo alla vegetazione
tra stupendi cottage che sono anch'essi camere (costeranno una cifra
diversa dal Dolores Alba suppongo!). Arriviamo di fronte al parcheggio e
constatiamo che vi sono solo un autobus e qualche auto. Meglio così,
pensavamo fosse molto più frequentato. Pranziamo allo splendido
ristorante all'aperto in un grande senso di relax e pace, spendendo 300
pesos in due con menù a buffet.
La visita del nostro primo cenote è alquanto emozionante. Scendiamo dei
gradini illuminati che portano ad un punto panoramico, un finestrone
aperto sulla roccia che si affaccia sul profondo cratere con una pozza
d'acqua all'interno: è una gran bella visione, oltre le aspettative! La
scalinata scende ancora in cerchio per parecchie decine di metri fino a
raggiungere il fondo dove sorge la piscina naturale. Non c' è quasi
nessuno intorno, meno ancora in acqua: solo qualche coraggioso che si
tuffa dall'alto e sembra divertirsi parecchio! Avendo appena mangiato
non è il caso di fare il bagno nell'acqua fredda, dove scorrazzano
numerosi simpatici e visibili pesci rossi di discrete dimensioni. Ci
limitiamo perciò a scattare le foto di rito in questo luogo suggestivo,
anche se un po’ rovinato da una parete in cemento artificiale che stona
con la fitta vegetazione che avvolge il cenote. L’acqua scende da tutte
le parti, sia dal soffitto che dai lati, creando un piacevole suono
scrosciante.


Dopo una mezzora risaliamo in superficie e rientriamo al Dolores Alba.
Riposiamo un pò davanti alla piscina dove, oltre gli sdraio e i tavolini
ai bordi, sono presenti delle comode amache sotto un gazebo in legno.
Con una breve passeggiata seguiamo i confini dell’hotel, scoprendo che
più in fondo è stata costruita un’altra piscina, questa scavata
addirittura nella roccia naturale. Il Dolores Alba è comunque molto
raccolto e si estende parallelo alla strada principale, al confine con
la jungla tropicale retrostante. Dalla finestra del bagno infatti, che
dà appunto verso l’interno, entrano i magnifici rumori prorompenti ma a
volte inquietanti della foresta!
Ceniamo in hotel nella sala all’aperto, sempre di fronte alla piscina,
in una tranquilla e romantica atmosfera con luci basse e sottofondo
musicale latino ed europeo, tra cui si mischiano anche delle versioni
spagnole dei nostri cantautori più famosi all’estero come Eros
Ramazzotti, Laura Pausini e Tiziano Ferro.
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