GIORNO 6
Alle 8:00 facciamo colazione e subito dopo il chek-out della camera,
pagando direttamente in euro. Abbiamo riflettuto sul depliant
dell’omonimo Dolores Alba di Mèrida, che appare molto bello. E visto che
qui siamo stati benissimo, prenotiamo una stanza per stanotte tramite il
ricevimento stesso.
Carichiamo le valigie in auto e di strada sostiamo un attimo a Chichen
Itza per ritirare contante in pesos dall'ATM con carta di credito. Poco
più avanti, all’uscita di Pisté, mettiamo il pieno di benzina entrando
in un distributore deserto. Il serbatoio è poco meno della metà e
il ragazzo benzinaio fa pagare 260 pesos. Rimango perplesso e ho un po’
di confusione pensando che la benzina Magna sia quella più cara. Ne
esistono di due tipi infatti in Messico: la verde e la rossa. Ma
controllando pochi minuti dopo sulla Lonely, è esattamente il contrario:
la verde, cioè la Magna, è la più economica! Il benzinaio ha tirato un
bel bidone, perchè il primo pieno fatto a Cancun era di 160 pesos con la
lancetta alla stessa altezza. E dire che ho anche guardato che azzerasse
il contatore, ma non lo ho visto il prezzo scritto da nessuna parte. I
consigli letti erano tutti veri e le fregature ci sono, occorre tenere
gli occhi aperti!
Scartiamo la cuota e proseguiamo sulla 180 (gratuita) che va verso
Mèrida, sperando che almeno questa sia più caratteristica e vi siano
cose più interessanti da vedere della prima. In realtà non cambia molto.
Il paesaggio è sempre la jungla, senza rilievi, piatta e dritta per
decine di chilometri. Si passa in qualche paesino minuscolo, poche case,
ancora cani randagi e malati, qualche messicano sul ciglio della strada.
I topes non mancano mai, e non tutti sono segnati e per giunta visibili
poiché si confondono col colore dell’asfalto. Dove è costruita anche una
sola casa, bisogna aspettarselo! Non superare mai i 40 Km orari nei
pressi di un centro abitato è la regola numero uno per salvaguardare il
viaggio on the road... per fortuna almeno la strada è nel complesso in
condizioni assai migliori di quelle di Cancun.
L'ingresso a Mèrida è piuttosto traumatico. Dalla jungla verde si passa
a quella cittadina. Ma non certo per l'asfalto o per il cemento (visto
che le case sono sempre esclusivamente basse e piccole, al 90% ad un
piano e il restante 10% massimo due o tre - praticamente i palazzi non
esistono), quanto per la gente. Una fiumana umana pullula per le vie
principali andando ogni dove in mezzo ad un traffico intricato di
veicoli impazziti. Adesso non bisogna stare attenti solo alle vetture,
ai topes, ai cartelli stradali, ai semafori (che sono posizionati
diversamente dai nostri, e cioè all'americana dall'altra parte
dell'incrocio), ma anche a non investire nessuno!
Per fortuna il Dolores Alba è vicino al Calle 65, che è la strada
d'ingresso principale a Mèrida uscendo dalla 180. Fermo l'auto di fronte
alla porta sgangherata dell'hotel e chiedo se hanno parcheggio
all'interno. L'ingresso è pochi metri più avanti, in un piccolo e
stretto vialetto. Parcheggiamo e sbrighiamo le formalità del check-in.
L’hotel presenta due parti differenti attorno a due cortili adiacenti.
La prima è in perfetto stile coloniale, molto suggestiva, dove vi sono
tavolini all'aperto per mangiare e delle stanze al piano di sopra più ‘messicane’.
L’altra invece è la parte moderna, con camere su due piani con vetrate a
specchio direttamente sulla piscina. Prendiamo una di queste, la n° 255
al 2° piano, per 450 pesos (€ 37). Le camere in stile coloniale venivano
appena di meno, 430 pesos. L'albergo è davvero molto bello e gli alloggi
stupendi, spaziosissimi, puliti, luccicanti e nuovi, con comodi tavoli e
poltroncine e la cassetta di sicurezza: un'oasi di paradiso nell'inferno
di Merida! Non l'avrei mai detto a guardare il portone sbilenco
dell'ingresso e devo confessare che la Lonely Planet ha nuovamente fatto
centro, poiché cita il Dolores come una vera istituzione della città con
ottimo rapporto qualità/prezzo.


Lasciamo le valigie e passeggiamo per il centro di Mèrida, che
conserva il soprannome di "Città bianca", visto che un tempo era una
città pulita e gli abitanti vestivano sempre di bianco. Oggi è una città
movimentata, non particolarmente caratteristica ma in continuo fermento
e sempre in festa. Bisogna camminare quasi a spinte! Il centro storico
non dice molto e si limita per lo più alla piazza principale El Zocalo,
dove sorgono alcuni edifici coloniali come la Casa de Montejo, costruita
nel 1549 e abitata dall’omonima famiglia. Oggi è una banca, uno degli
esempi migliori di plateresco secolare. Lì vicino sorge il Palacio de
Gobierno (Palazzo del Governo), che invece risale al 1892 e fu costruito
dove un tempo c’era il palazzo dei governatori coloniali.
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Intorno vi sono molti negozi di souvenir e artigianato. Mèrida è infatti
particolarmente famosa per le lavorazioni tessili, specialmente per le
amache in Yuta e le Huipiles, l’indumento femminile indigeno (una specie
di camicetta decorata con disegni preispanici vivacemente colorati),
nonché per i cappelli Panama realizzati con le foglie della palma
Jipiapa.
Seguendo le indicazioni della Lonely, sostiamo per pranzo al Café
Lucia. Si mangia italiano, ma per modo di dire. Il cibo è buono, ma
la pizza ha la pasta di una piadina e la pasta è un scotta. Siamo da
soli in tutto il ristorante e probabilmente il motivo è il prezzo un pò
alto: 350 pesos. La Lonely deve aggiornarsi in proposito... in compenso
il ristorante è comunque bello e di una gradevole atmosfera con
un’esposizione di quadri d’autore nelle pareti e un servizio impeccabile
e di classe. Stupendo è anche il giardino sul retro, poiché il Café
Lucia è da poco diventato anche un hotel con stanze da 120 dollari a
notte!
Torniamo per le vie della città, incontrando per caso un professore che
fa una battuta sentendo parlare il nostro italiano. E’ stato nel nostro
paese per il viaggio di nozze e racconta di Venezia e altre città dai
ricordi memorabili. Pare che siano molti i messicani che scelgano per il
matrimonio come destinazione l’Italia. Considerano il nostro popolo
simile al loro per cultura, simpatia, calore e l’immancabile tradizione
della siesta pomeridiana! Passeggiando mostra di strada la sede
dell'università dove lavora. Dice che stasera c'è una grande festa in
piazza e suggerisce di andarci. Ci porta poi in una bottega di amache,
panama e vestiti dal nome “Casa de Artesanias Mayas LOL-BE”, al
Calle 62 n. 486 X 59 Y 57. Un ragazzo allegro con stivali da cowboy si
presenta col nome di Errique e inizia una lunga, buffa e
divertente conversazione italiana ricca di battute. Esordia che qui vi
sono prodotti originari di famiglie locali, interamente fatti a mano, e
acquistandoli si ha la possibilità di aiutare direttamente queste
persone senza intermediari. Tutte cose già sentite per invogliare a
comprare i turisti ovviamente. Ma Errique risulta estremamente simpatico
e continua ad esaltarsi mostrando la differenza sulla qualità delle
diverse amache. Mèrida è infatti comunemente rinomata come il
posto migliore in assoluto per comprare amache in Messico. Quelle a
maglia larga, afferma, non servono a niente e sono da evitare perché
irritano anche la pelle. Quelle in cotone a maglia più stretta vanno
meglio, ma si sfilacciano e si rompono facilmente agganciando
sbadatamente il cinto, le chiavi o le scarpe. Le vere amache messicane
sono in yuta, dall'inconfondibile tessuto che ha un gradevole odore per
l’uomo ma non piacevole invece alle zanzare. Per questo i messicani non
hanno mai bisogno dell’Autan! Resistenti alla pioggia, alla lavatrice,
al peso, agli strappi e alle sfilacciature: praticamente indistruttibili
per 30 anni! Non sono mai stato attratto dal dondolio dell’amaca prima,
ma queste sono veramente strepitose e bellissime. Proviamo con tutta
calma sia quella media (che vale per due persone maya o un europeo) che
quella grande (per quattro persone maya e due europei – volendo anche
con un bambino piccolo in braccio) mentre Errique si offre volontario
per riprenderci con la telecamera. Uscirà un filmino molto spassoso e
vivace, questo è poco ma sicuro! Il top arriva quando tira fuori da un
cassetto il libricino dell'Amakasutra, con le posizioni chiaramente del
più famoso Kamasutra adattate sull’amaca. Da qui si susseguono una serie
di indimenticabili battute e luoghi comuni italiani che Errique conosce
alla perfezione, oltre le parolacce più ‘raffinate’. E ribatte
soprattutto sull’incubo delle suocere, che qui in Messico tengono a
bacchetta il marito delle proprie figlie e sono odiatissime! E’ una cosa
che abbiamo già sentito spesso nelle bancarelle, dove per acquisire la
simpatia del cliente si urla: “Regalo per la suocera?”.
Iniziamo ‘furibonde’ contrattazioni con Errique, che ribatte ancora una
volta la sua disponibilità nel venire incontro a due ragazzi italiani
rispetto a quei ricchi americani che comprano senza badare alla qualità
delle cose. Dall’esagerato prezzo iniziale di 4.200 pesos (350 euro!)
per una amaca grande, raggiungiamo dopo venti minuti infine quello di
100 euro per l'amaca grande, dai colori splendidi e vivaci, più il
panama. Anche questo è di qualità eccellente: leggerissimo, si piega in
una tasca, si mette in lavatrice, si regola la grandezza della testa col
ginocchio o con la benda, e torna sempre perfetto in pochi istanti! Mai
visto un cappello tanto flessibile… Non abbiamo i soldi con noi ma
Errique non si mette alcun problema ed è disponibile ad accompagnarci
indietro al Dolores Alba per andare a prenderli. Passeggiamo velocemente
tra le vie di Mèrida, sempre più affollate, mentre scambiamo con Errique
opinioni varie su politica, cultura, sport ed economia per tracciare le
differenze tra Italia e Messico. Conclusione: tutto il mondo è paese e i
problemi di fondo sono pressoché gli stessi. Parliamo di argomenti seri
e di cose buffe e, nonostante questo pomeriggio fosse inizialmente
programmato per la visita della città, risulta essere estremamente
interessante con Errique perché apprendiamo il modo di vivere dei
Messicani da un vero Messicano. E si dice sempre, solenne verità, che
mischiarsi con la popolazione locale è l’unico vero modo di conoscere un
luogo che si visita.
Tornati in hotel, saliamo in camera a prendere i soldi e una volta giù
troviamo Errique chiacchierando con altri italiani: lo spirito da
commerciante è insito nel suo carattere! Lo paghiamo, ma non è finita: a
questo punto rilanciamo l’offerta chiedendo un'altra amaca grande per 50
euro da regalare, ovviamente, alla suocera. Presi in simpatia, non batte
un ciglio e torniamo nuovamente alla bottega tra risate generali.
Scegliamo un’amaca a strisce bianco-blu e salutiamo Errique, scattando
una foto insieme a lui come ricordo di questo pomeriggio indimenticabile
a Mèrida!
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Il tramonto è prossimo e rimane ormai poco tempo per visitare
velocemente la piazza principale (El Zocalo), dove scorgiamo un pupazzo
‘vivente’ alquanto buffo che balla pubblicizzando un locale.
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Sostiamo all’interno di un 7 Eleven per placare la sete di questa calda
giornata e della corsa appena fatta tra le vie della città.
Non resta che rientrare al Dolores Alba, dove ceniamo nell’affascinante
cortile coloniale in una rilassante e solitaria atmosfera. Inizia anche
a piovigginare ma per fortuna i tavoli all’aperto sono coperti da grandi
ombrelloni. Ordiniamo della zuppa di verdure (piccante!) e un secondo
piatto completo, spendendo 100 pesos in tutto.

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