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GIORNO 9

09/11/2006 - Visita Izamal. Spostamento a Valladolid a El Mason del Marques hotel. Cenote Dzitnup.

La colazione alle 9:30 è ottima, secondo le migliori tradizioni inglesi. Giriamo l’oasi del Macanchè alla luce del giorno, invidiando il frutto del lavoro svolto da questa singolare coppia che ha scelto il suo angolo di paradiso nella piccola Izamal. Stiamo poi una mezzora nella veranda della nostra camera, a dondolare nell’amaca che dopo le spiegazioni di Errique riconosciamo essere non in yuta e perciò molto meno prestante di quella acquistata a Mèrida… La tipica amaca da ‘turista’ come diceva lui, e non da messicano!

Carichiamo le valigie e salutiamo il singolare Macanchè B&B, raggiungendo in auto il centro della cittadina. Parcheggiamo nella piazza principale e appena scesi un poliziotto del turismo si avvicina cordiale, intrattenendoci un buon quarto d’ora per suggerire tutte le possibili cose da fare e vedere ad Izamal. Si chiama Arturo ed è anche troppo gentile, tanto da pensare che vi sia qualcosa di sospetto sotto. Rassicura per l’auto, dicendo che è protetta sotto il suo controllo, e fa il nome di un certo Luis per la visita al convento. Siamo imbarazzati perché non sappiamo se dargli la mancia o meno. Seguiamo i consigli della Lonely e della Keyguide, che sconsigliano vivamente di dare soldi in pubblico ai poliziotti, e ci limitiamo a ringraziarlo cortesemente.

Lasciamo Arturo ed iniziamo la visita di Izamal. Gli Spagnoli edificarono qui sulle rovine della antica città nativa maya, dedicata al culto di diverse divinità, tra le quali Itzamna, dio creatore, nel tardo preclassico (300a.c. - 100d.c.). Da allora Izamal conserva le caratteristiche di una splendente cittadina coloniale molto ben conservata.  Molti edifici sono del secolo XVI e XVII e sono dipinti nel colore classico dell'epoca, l'ocra chiaro, dal quale deriva il soprannome di Città Gialla.

Di fronte a noi, nella piazza principale, sorge il Convento de San Antonio da Padua, principale attrazione turistica di Izamal. Fu costruito nel 1561 dai frati francescani, che utilizzarono le pietre del distrutto tempio maya di Papp Hol Chac per edificare lo spettacolare monastero, il più famoso di tutto il Messico e spesso oggetto di copertina per tanti depliant e guide di viaggio.

Prima di entrare passeggiamo per la piazzetta laterale, ricca di bancarelle, con delle signore messicane vestite in tradizionale costume locale che attendono i turisti. Compriamo da una di queste alcune candele, guardacaso gialle, in sintonia con le case circostanti, e saliamo poi la lunga scalinata che porta al vastissimo atrio sopraelevato del convento.

E’ circondato da un portico di 75 archi disposti in forma di rettangolo irregolare: un bel colpo d’occhio architettonico!

 
 

All’interno, accendiamo la candela gialla mischiandola alle centinaia offerte, e visitiamo velocemente la cappella, a rigor del vero un po’ scarna confrontata alle nostre chiese. Troviamo quindi il Louis di cui parlava Arturo. E’ un piccolissimo uomo (circa 1 metro e quaranta) piuttosto gobbo, che fraternizza subito con Stefania e si occupa di condurci per le vie del monastero. Visitiamo la chiesa principale che è il Santuario de la Virgen, con stupendi affreschi del XVI secolo, ma le spiegazioni date da Louis in spagnolo sono quasi incomprensibili.


Gli lasciamo cortesemente la mancia e usciamo dall’ingresso principale, dove si ha una stupenda vista della piazza centrale.

Notiamo una lunga fila di calesse parcheggiati, che sostituiscono i taxi portando i turisti in giro perla cittadina. Ritroviamo Arturo che, visto il poco tempo a disposizione, propone di salire su uno di questi per visitare il resto del paese. Optiamo per una ‘cavalcata’ di mezzora al costo di 70 pesos. E’ piuttosto divertente e ne vale la pena, anche perché ad Izamal non vi è molto altro da vedere, se non i resti della piramide ormai ridotta un cumulo di pietre. Girando in calesse invece, si ha la possibilità di apprezzare uno scorcio di vita messicano osservando negozietti, bancarelle, bambini che giocano per strada, e sempre ovunque le piccole basse casette dipinte esclusivamente di giallo, che rendono questa cittadina la più caratteristica e ben tenuta vista finora.

Una volta rientrati, adocchiamo un mini market molto ben fornito dove riforniamo gli approvvigionamenti di prima necessità. Lasciamo dunque Izamal, riprendendo la strada cuota per Valladolid per accelerare i tempi. Sempre seguendo le indicazioni della Lonely, raggiungiamo il centro della cittadina, trafficata ma assai meno caotica di Mèrida,  cercando l’hotel El Mason del Marques il quale risulta essere proprio sulla piazza principale.

Scendo e chiedo informazioni sul parcheggio, che come di consueto ha un piccolo ingresso contorto nel retro raggiungibile da un portone quasi invisibile. Parcheggiata l’auto in questo sterrato, torniamo al ricevimento, passando per il cortile coloniale del ristorante che appare veramente bello. Ci viene assegnata la camera n° 206 al secondo piano, al costo di 505 pesos. E’ carina e confortevole, ma meno di altre viste nei giorni precedenti. Dà verso la piscina del cortile adiacente il ristorante. La tranquillità del posto è spezzata da alcuni lavori in corso per la ristrutturazione di nuove camere, ma niente di insopportabile. Le chiavi fanno largamente sorridere perché sono attaccate ad un enorme pesante figura in ferro, grande due volte la mia mano. Forse vogliono assicurarsi che i clienti non le portino fuori dall’hotel…

Lasciamo tutto in stanza e scendiamo in piazza, dove prendiamo un taxi per raggiungere il cenote Dzitnup, a circa sette chilometri di distanza, già fuori dal centro abitato. Il biglietto d’ingresso costa 40 pesos a persona, e non vi è limite di tempo per la visita. Una ripida e angusta scalinata porta dentro il cenote, che si rivela molto suggestivo e sicuramente più bello e naturale di Ik-Kil visto a Chichen Itza. E’ anche molto più buio però del previsto, perché la luce entra solo da una piccola fessura circolare, mentre dalle foto che viste in cartolina pareva diversamente. Evidentemente sono scattate con tempi lentissimi in condizioni particolari, ecco perché suggeriscono tutti di comprarle all’uscita. Provo qualche scatto anche io appoggiando la fotocamera in alcuni punti, non avendo cavalletto.


L’acqua è freddina e avendo appena mangiato escludiamo di fare il bagno. Una coppia di coraggiosi si cimenta invece in una nuotata tra le enormi e splendide stalattiti del cenote, riflesse per lo più a specchio dalle placide acque verdi stagnanti. Siamo davvero in pochi qui dentro e vale la pena sedersi a contemplare questo capolavoro naturale. Percorriamo poi un piccolo sentiero interno tra le rocce che porta più in alto, senza però nulla di interessante da vedere.

Stiamo circa un’oretta e torniamo in superficie, comprando alcuni oggetti nelle poche bancarelle di artigianato rimaste aperte. Il taxi è ancora lì ad attendere, come pattuito. Del resto, si dovrà guadagnare i 150 pesos che ha chiesto!

Rientriamo di fronte all’hotel al crepuscolo. Ne approfittiamo per una passeggiata per la piazza centrale, osservando i numerosi negozi di artigianato locale. Entriamo in uno a caso, nel quale trattiamo con un loquace e simpaticissimo messicano per delle bottigliette di tequila e di vaniglia, nonché per una bambolina di pezza. Incontriamo con enorme stupore due nostri amici continentali che lavorano stagionalmente in Sardegna: quanto è piccolo il mondo! Raccontano che loro sono in villaggio nella Riviera, e che sono in gita giornaliera organizzata. Hanno visitato Cobà e adesso, prima di rientrare, hanno questa tappa obbligatoria per l’acquisto di souvenir. Li salutiamo e continuiamo la divertente contrattazione con il messicano che,  tra l’altro, afferma di poter fare un prezzo inferiore proprio perchè non siamo in tour organizzato, poiché evita di pagare la commissione all’agenzia. Ho sempre sostenuto che si risparmiano parecchi soldi nei viaggi fai da te! Compriamo alla fine del peperoncino e la bottiglietta di vaniglia, dopodiché torniamo a El Meson del Marques sull’altro lato della piazza. Qui ceniamo nel cortile coloniale, ancora più affascinante in notturno per l’eccellente romantica atmosfera, creata ad arte da un’attenta illuminazione a candela. Il servizio inoltre è impeccabile e la cena è la migliore di tutto il viaggio, con un insuperabile piatto di fajitas di pollo! La ciliegina finale sulla torta è il conto estremamente economico (330 pesos), considerato il ristorante di classe e paragonato ad altri provati.

 




 


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