GIORNO 9
La colazione alle 9:30 è ottima, secondo le migliori tradizioni inglesi.
Giriamo l’oasi del Macanchè alla luce del giorno, invidiando il frutto
del lavoro svolto da questa singolare coppia che ha scelto il suo angolo
di paradiso nella piccola Izamal. Stiamo poi una mezzora nella veranda
della nostra camera, a dondolare nell’amaca che dopo le spiegazioni di
Errique riconosciamo essere non in yuta e perciò molto meno prestante di
quella acquistata a Mèrida… La tipica amaca da ‘turista’ come diceva
lui, e non da messicano!

Carichiamo le valigie e salutiamo il singolare Macanchè B&B,
raggiungendo in auto il centro della cittadina. Parcheggiamo nella
piazza principale e appena scesi un poliziotto del turismo si avvicina
cordiale, intrattenendoci un buon quarto d’ora per suggerire tutte le
possibili cose da fare e vedere ad Izamal. Si chiama Arturo ed è
anche troppo gentile, tanto da pensare che vi sia qualcosa di sospetto
sotto. Rassicura per l’auto, dicendo che è protetta sotto il suo
controllo, e fa il nome di un certo Luis per la visita al convento.
Siamo imbarazzati perché non sappiamo se dargli la mancia o meno.
Seguiamo i consigli della Lonely e della Keyguide, che sconsigliano
vivamente di dare soldi in pubblico ai poliziotti, e ci limitiamo a
ringraziarlo cortesemente.
Lasciamo Arturo ed iniziamo la visita di Izamal. Gli Spagnoli
edificarono qui sulle rovine della antica città nativa maya, dedicata al
culto di diverse divinità, tra le quali Itzamna, dio creatore, nel tardo
preclassico (300a.c. - 100d.c.). Da allora Izamal conserva le
caratteristiche di una splendente cittadina coloniale molto ben
conservata. Molti edifici sono del secolo XVI e XVII e sono dipinti nel
colore classico dell'epoca, l'ocra chiaro, dal quale deriva il
soprannome di Città Gialla.
Di fronte a noi, nella piazza principale, sorge il Convento de San
Antonio da Padua, principale attrazione turistica di Izamal. Fu
costruito nel 1561 dai frati francescani, che utilizzarono le pietre del
distrutto tempio maya di Papp Hol Chac per edificare lo spettacolare
monastero, il più famoso di tutto il Messico e spesso oggetto di
copertina per tanti depliant e guide di viaggio.
Prima di entrare passeggiamo per la piazzetta laterale, ricca di
bancarelle, con delle signore messicane vestite in tradizionale costume
locale che attendono i turisti. Compriamo da una di queste alcune
candele, guardacaso gialle, in sintonia con le case circostanti, e
saliamo poi la lunga scalinata che porta al vastissimo atrio
sopraelevato del convento.

E’ circondato da un portico di 75 archi
disposti in forma di rettangolo irregolare: un bel colpo d’occhio
architettonico!
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All’interno, accendiamo la candela gialla mischiandola
alle centinaia offerte, e visitiamo velocemente la cappella, a rigor del
vero un po’ scarna confrontata alle nostre chiese. Troviamo quindi il Louis di cui parlava Arturo. E’ un piccolissimo uomo (circa 1 metro e
quaranta) piuttosto gobbo, che fraternizza subito con Stefania e si
occupa di condurci per le vie del monastero. Visitiamo la chiesa
principale che è il Santuario de la Virgen, con stupendi affreschi del
XVI secolo, ma le spiegazioni date da Louis in spagnolo sono quasi
incomprensibili.


Gli lasciamo cortesemente la mancia e usciamo dall’ingresso principale,
dove si ha una stupenda vista della piazza centrale.

Notiamo una lunga
fila di calesse parcheggiati, che sostituiscono i taxi portando i
turisti in giro perla cittadina. Ritroviamo Arturo che, visto il poco
tempo a disposizione, propone di salire su uno di questi per visitare il
resto del paese. Optiamo per una ‘cavalcata’ di mezzora al costo di 70
pesos. E’ piuttosto divertente e ne vale la pena, anche perché ad Izamal
non vi è molto altro da vedere, se non i resti della piramide ormai
ridotta un cumulo di pietre. Girando in calesse invece, si ha la
possibilità di apprezzare uno scorcio di vita messicano osservando
negozietti, bancarelle, bambini che giocano per strada, e sempre ovunque
le piccole basse casette dipinte esclusivamente di giallo, che rendono
questa cittadina la più caratteristica e ben tenuta vista finora.

Una volta rientrati, adocchiamo un mini market molto ben fornito dove
riforniamo gli approvvigionamenti di prima necessità. Lasciamo dunque
Izamal, riprendendo la strada cuota per Valladolid per accelerare
i tempi. Sempre seguendo le indicazioni della Lonely, raggiungiamo il
centro della cittadina, trafficata ma assai meno caotica di Mèrida,
cercando l’hotel El Mason del Marques il quale risulta essere
proprio sulla piazza principale.

Scendo e chiedo informazioni sul
parcheggio, che come di consueto ha un piccolo ingresso contorto nel
retro raggiungibile da un portone quasi invisibile. Parcheggiata l’auto
in questo sterrato, torniamo al ricevimento, passando per il cortile
coloniale del ristorante che appare veramente bello. Ci viene assegnata
la camera n° 206 al secondo piano, al costo di 505 pesos. E’ carina e
confortevole, ma meno di altre viste nei giorni precedenti. Dà verso la
piscina del cortile adiacente il ristorante. La tranquillità del posto è
spezzata da alcuni lavori in corso per la ristrutturazione di nuove
camere, ma niente di insopportabile. Le chiavi fanno largamente
sorridere perché sono attaccate ad un enorme pesante figura in ferro,
grande due volte la mia mano. Forse vogliono assicurarsi che i clienti
non le portino fuori dall’hotel…
Lasciamo tutto in stanza e scendiamo in piazza, dove prendiamo un taxi
per raggiungere il cenote Dzitnup, a circa sette chilometri di
distanza, già fuori dal centro abitato. Il biglietto d’ingresso costa 40
pesos a persona, e non vi è limite di tempo per la visita. Una ripida e
angusta scalinata porta dentro il cenote, che si rivela molto suggestivo
e sicuramente più bello e naturale di Ik-Kil visto a Chichen Itza. E’
anche molto più buio però del previsto, perché la luce entra solo da una
piccola fessura circolare, mentre dalle foto che viste in cartolina
pareva diversamente. Evidentemente sono scattate con tempi lentissimi in
condizioni particolari, ecco perché suggeriscono tutti di comprarle
all’uscita. Provo qualche scatto anche io appoggiando la fotocamera in
alcuni punti, non avendo cavalletto.


L’acqua è freddina e avendo appena
mangiato escludiamo di fare il bagno. Una coppia di coraggiosi si
cimenta invece in una nuotata tra le enormi e splendide stalattiti del
cenote, riflesse per lo più a specchio dalle placide acque verdi
stagnanti. Siamo davvero in pochi qui dentro e vale la pena sedersi a
contemplare questo capolavoro naturale. Percorriamo poi un piccolo
sentiero interno tra le rocce che porta più in alto, senza però nulla di
interessante da vedere.
Stiamo circa un’oretta e torniamo in superficie, comprando alcuni
oggetti nelle poche bancarelle di artigianato rimaste aperte. Il taxi è
ancora lì ad attendere, come pattuito. Del resto, si dovrà guadagnare i
150 pesos che ha chiesto!
Rientriamo di fronte all’hotel al crepuscolo. Ne approfittiamo per una
passeggiata per la piazza centrale, osservando i numerosi negozi di
artigianato locale. Entriamo in uno a caso, nel quale trattiamo con un
loquace e simpaticissimo messicano per delle bottigliette di tequila e
di vaniglia, nonché per una bambolina di pezza. Incontriamo con enorme
stupore due nostri amici continentali che lavorano stagionalmente in
Sardegna: quanto è piccolo il mondo! Raccontano che loro sono in
villaggio nella Riviera, e che sono in gita giornaliera organizzata.
Hanno visitato Cobà e adesso, prima di rientrare, hanno questa tappa
obbligatoria per l’acquisto di souvenir. Li salutiamo e continuiamo la
divertente contrattazione con il messicano che, tra l’altro, afferma di
poter fare un prezzo inferiore proprio perchè non siamo in tour
organizzato, poiché evita di pagare la commissione all’agenzia. Ho
sempre sostenuto che si risparmiano parecchi soldi nei viaggi fai da te!
Compriamo alla fine del peperoncino e la bottiglietta di vaniglia,
dopodiché torniamo a El Meson del Marques sull’altro lato della piazza.
Qui ceniamo nel cortile coloniale, ancora più affascinante in
notturno per l’eccellente romantica atmosfera, creata ad arte da
un’attenta illuminazione a candela. Il servizio inoltre è impeccabile e
la cena è la migliore di tutto il viaggio, con un insuperabile piatto di
fajitas di pollo! La ciliegina finale sulla torta è il conto
estremamente economico (330 pesos), considerato il ristorante di classe
e paragonato ad altri provati.
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