Di

 


AMERICA:
  U.S.A. Florida
  + Las Vegas - Grand Canyon

  Messico

AFRICA:
  Egitto
  (Mar Rosso - Marsa Alam)

ASIA:
  Malesya - Singapore - Dubai
  Sri Lanka - Maldive
  Thailandia

EUROPA:
  Barcellona
  Firenze
  Inghilterra del Sud

  Irlanda
  Londra
  Praga
 


Luoghi:
Budoni
Cagliari e costiera
Cala Gonone e dintorni
Cala Liberotto
Cala Ginepro
Capo Comino
Cala Goloritzè
Capo Coda Cavallo
Capo Spartivento

Costa Iglesiente
Fonni e i Murales
Giara di Gesturi
Golgo
Grotte Bue Marino
Grotte di Nettuno
Grotte Su Mannau
Isola di San Pietro
La Cinta
Laconi
Las Plassas
Nebida
Orgosolo
Orune e Su Tempiesu
Parco Geo Minerario
Piscinas
Pedra Longa
Porto Giunco e i 3 mari
Porto Pino
Sanluri

Seulo e dintorni
Stintino
Tavolara

Tempo di Antas
Tharros
Villanovaforru

Eventi, sagre, musei, varie
Fuochi d'artificio
I Mamuthones di Mamoiada
Museo del Coltello (Arbus)
Museo Sa Corona Arrubia

Sardegna in miniatura
Sartiglia
Viaggio Nuorese on the road


Teatro e artisti:
Giampaolo Mameli e il Raku
Samarcanda 2004
Samarcanda 2005
 

   

Giorno 3

19/10/2002 - I templi di Wat Phra Kaew, Wat Suthat, Wat Sakhet e la Golden Mountain

Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima: anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme alla ottima spremuta d'arancia fresca!

Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti, biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.

Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è d'obbligo. All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del Chao Praya, il traghetto che percorre il fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.

Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte. Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle, presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane, certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e cercare di valutare con attenzione le cose.

Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro. Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace. Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....

Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00. All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti, che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra Kaew Abbiamo un bel depliant con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida galleria di Ramakien, un'opera spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat. Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena costruiti.

La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo, è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei particolari della parete.

Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.

Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.

 Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi (contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo orrido.

A metà strada, un signore fermo su un grande portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera, portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso! Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok, sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di riserva, per non essere inghiottiti dal caos!

Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk, considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano, sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!

Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in realtà chiamarsi Wat Suthat. Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio, vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti a portarci da qualche altra parte.

Apriamo allora un attimo la cartina per decidere prima di testa nostra dove andare, e la scelta ricade sulla Golden Mountain , ovvero la montagna d'orata dove si trova il Wat Saket, una volta il punto più alto di Bangkok prima dell'avvento dei grattaceli, e da dove si gode un bel panorama della città. Usciamo e, come da manuale, siamo circondati a breve dai tuk-tuk. Insistiamo imperterriti a voler arrivare a piedi, poiché non sembra lontanissimo e la strada non pare difficile. Ma non c'è nulla da fare, qua non funziona come nelle città europee che puoi girare a piedi arrangiandoti con tranquillità. Qua siamo a Bangkok e camminare per un turista, al di fuori di un tempio, è impossibile. Proseguiamo dritti per la strada principale tra smog e caldo, evitiamo per un pò le persone che fanno le solite domande, facendo orecchie da mercante, ma dalla cartina la strada sembra non essere mai quella giusta. I nomi per giunta sono scritti in tailandese, incomprensibili, e le poche vie principali che hanno la traduzione in inglese non danno nessuna corrispondenza con la cartina che ho in mano, la quale per giunta tengo aperta il meno possibile per non essere assalito dai procacciatori.

E' una situazione stressante e dopo una mezzora chiediamo alla fine aiuto a qualcuno. Non è certo un problema: ecco subito pronte ad ascoltarci (guarda caso) tre persone e due tuk-tuk. Spieghiamo di voler andare al Wat Saket, ma ci vengono proposti giri alternativi con i soliti posti da visitare, ovunque fuorché dove vogliamo noi. Addirittura, i primi due, una volta capito che siamo interessati solo al Wat Saket, dicono di andare a piedi perché non è lontano! Seguiamo la direzione che ci indicano e camminiamo per un bel pò, iniziando ad essere adesso piuttosto snervati e seccati dal caldo e dalla difficoltà di spostarsi in questa città. Della montagna d'orata neanche l'ombra, così fermiamo un altro tuk-tuk  per chiedergli informazioni. Stavolta il conducente spiega invece che la direzione è giusta ma è lontano da raggiungere a piedi, e pensiamo che lo dica solo per guadagnarsi la corsa. Trattiamo il tragitto per 40 bath e risaliamo per la seconda volta sull'intrepido mezzo di trasporto (consiglio vivamente di non farlo a chi soffre di problemi di cuore!). Se quello di prima è sembrato un pazzo questo invece è un ossessionato di rally: praticamente fa le curve su due ruote e siamo costretti a tenerci saldamente ai lati onde evitare di essere scaraventati fuori!

Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino  che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero tanta) viene buttata fuori! Con un cenno al conducente  spiego in inglese di aver perso il cappellino, lui mi guarda un attimo, sorride e capisce, e con un'improvvisa e pazzesca manovra fa un'inversione a "U" tra le nostra urla. Torna nella piazza con la rotatoria e si ferma in contromano, mentre io corro velocemente a prendere l’oggetto smarrito. Ad un paio di metri dalla presa lo guardo, incredibilmente integro e sano nonostante tutte quelle vetture e autobus che sfrecciano. Purtroppo proprio l'ultima auto, prima di recuperarlo,  lo schiaccia in pieno sotto la ruota! Rimane comunque perfettamente intatto, solo un tantino...sporco. Che chicca è stata! Una scena esilarante da manuale. Riprendiamo così la corsa in formula 1 scoprendo che il conducente non ha per niente imbrogliato: la meta è veramente lontana e non era fattibile arrivare a piedi come volevamo tentare noi. Per giunta, a questo punto sorge spontanea la domanda: "Ma chi ce lo fa fare a stressarci a piedi se con un euro ci portano loro? Tanto, per avere sempre questa gente intorno che  chiede dove vuoi andare, per sopportare questa afa infernale, questo smog irrespirabile e non riuscire nemmeno a orientarti, tanto vale farli contenti no?"

Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain, e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket. Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama  a 360° che si gode salendo in cima è grandioso. Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di compleanno)!

Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità. Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza impreparato a tutto ciò. 

Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw . E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa.

All'uscita del tempio nulla è cambiato, si ritorna a contrattare il prezzo per tornare in hotel, ma alcuni conducenti dei tuk-tuk non capiscono dove vogliamo andare, nemmeno  mostrando loro la cartina. Ci spostiamo nella via principale e proviamo con un taxi, ma il traffico è talmente veloce e intenso che non riusciamo a fermarne uno in tempo o che non sia già pieno. Sono infatti quasi le 18:00, sta scurendo ed è l'ora di punta. Sembra incredibile che nonostante i numerosissimi taxi che passano quelli liberi siano pochissimi, e quando si trovano magari sono in mezzo al traffico e non si fermano! Optiamo a questo punto nuovamente per il tuk-tuk. Cerchiamo di spiegare all’autista che vogliamo tornare al nostro hotel, il Royal River, che tra l'altro è in una posizione geograficamente molto semplice sulla cartina perché si trova esattamente a fianco ad uno dei ponti principali del fiume Chao Praya, un pò a nord dal centro Bangkok. Sembra capire  e contrattiamo un prezzo un pò esoso, senza molta voglia di stare più a discutere o di cercare qualcun altro: 100 bath per l'esattezza, 2 euro e mezzo che per noi, avendo attraversato la città nell'ora di punta e nelle condizioni di stanchezza in cui ci troviamo non sono certo tanti, ma per loro devono essere un buon bottino! Anche qua la chicca non può mancare, cosicché nel momento del tragitto in cui iniziamo ad intuire che la strada non sia quella giusta, il conducente del tuk-tuk si ferma e nominando un hotel con una pronuncia simile al nostro ma che non lo è affatto. Non siamo neanche vicini al fiume! Siamo colti da un pò di panico e il tipo a questo punto chiama un amico che parla l’inglese. E' la nostra salvezza! Si mettono a parlare tra loro in tailandese e poi riprendiamo la corsa che dura ancora parecchio, tra bancarelle di ogni genere che colorano e vivacizzano le strade ovunque. Iniziamo nuovamente ad essere perplessi ma finalmente scorgiamo il ponte sul fiume e lo attraversiamo, vedendo sulla destra la costruzione del nostro grande hotel. Adesso possiamo rincuorarci! Il conducente entra a velocità supersonica nell'ingresso e sembra voglia accompagnarci col tuk-tuk direttamente in camera; per fortuna questi agili mezzi hanno anche buoni freni. Facciamo una bella risata finale e salutiamo cortesemente i tailandesi del tuk-tuk e dell'ingresso, che devo dire la verità, al di là della pressione che a volte mettono, sono sempre molto gentili e sorridenti con tutti. Pensare che quello ha contrattato il prezzo senza neanche sapere dove ci stava portando...

Tornati in stanza, dopo una giornata così afosa, decidiamo di provare la piscina . Scendiamo le scale al posto di prendere l'ascensore, per dare un'occhiata all'hotel, e scopriamo al 2° piano la sala fitness, massaggi, e a fianco per l’appunto la piscina, che rimane aperta fino alle 20:00. Non c'è proprio nessuno e ne approfittiamo per fare una bella nuotata rilassante L'acqua è tiepida, la piscina è tutta per noi e la temperatura dell'aria è bollente nonostante sia buio pesto (sono le 19:30!). Per noi questa è una cosa strana, abituati in Sardegna dove il bagno di notte lo facciamo solo in agosto nelle giornate più calde, che in ogni caso sono molto più fresche delle notti qui a Bangkok!

Dopo una mezzora di meritato relax, torniamo in camera e scendiamo per la cena, visto che sono già le 21:30 e non abbiamo neanche pranzato!  Il salone per i pasti sta sotto il primo piano, molto carino e ampio. Una gentile signorina dà il benvenuto e propone la scelta tra "buffet" o "à la carte". Scegliamo ingenuamente ed erroneamente la prima, pensando che in genere in Italia nei ristoranti a buffet si spende meno, ma anche soprattutto per il fatto di poter vedere quello che avremo preso, dal momento che la cucina thai è per noi un'esperienza completamente nuova! I piatti sono sistemati in cerchio e c'è davvero di tutto: dei primi, consistenti soprattutto in riso bollito da mischiare con salsette o in riso fritto con vari condimenti, o in "noodles" ovvero spaghetti allungati simili a enormi tagliatelle; carne e pollo straconditi in sughi e speziati a volontà; insalata mista; dessert e dolci di ogni genere, dalla gelatina alle tortine di cioccolato e alla frutta. Prendiamo varie portate, mangiando discretamente. In particolare il riso e le tortine sono davvero buone! Alla fine della succulenta cena, rimaniamo però un pò incerti per il conto: quasi 950 bath... in realtà sono poco più di 11 euro a testa, un'inezia qua in Italia considerato quello che abbiamo preso, ma pensavamo di spendere di meno. Per le cene future prenderemo il menù classico pagando solo le portate per vedere la differenza.

Soddisfatti finalmente i nostri bisogni primari, paghiamo il conto e un pò infreddoliti usciamo nella terrazza dell'hotel che dà sul fiume per prendere un pò di tepore. Già proprio così, è piuttosto insolito "uscire" fuori per riscaldarsi dal freddo che fa dentro, esattamente il contrario di quello che fa un normale italiano a casa sua a ottobre la notte... Ma a Bangkok funziona così, dentro al chiuso c’è il gelo e fuori un caldo micidiale a qualsiasi ora del giorno e della notte. L'escursione termica è pochissima, cosicché ai 33 gradi del giorno circa seguono i 26 della notte, con una umidità media del 70-80%.  26 gradi come temperatura minima non è mica uno scherzo, considerando l'umidità e lo smog di questa città!!!

Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli stessi errori!
 




 


Cala Goloritzé
Cala Luna (da Cala Fuili)
Cala Luna (da Buchi Arta)
Cala Sisine (dal Golgo)
Campus
Castello di Quirra
Gola Gorroppu (da Dorgali)
Monti Marganai
Ovile Linas
Parco dei 7 fratelli
S'Archittu (da Cala Luna)
Tempio Antas - Mannau
Tiscali (da Dorgali)
Tiscal (da Lanaitto)
Villacidro (trek 109)
Villacidro (trek 113)
 


Se ritieni che il mio sito ti sia piaciuto e sia interessante, leggi il Guestbook e lascia un commento, grazie!
 

 

Sponsor:




 

 








 

Di

 Visitate il mio nuovo sito di fotografia, costantemente aggiornato e con una scelta delle foto più belle:
       www.ivansgualdini.com
Ivan Sgualdini - fotografo