Giorno 3
19/10/2002
- I templi di Wat Phra Kaew, Wat Suthat, Wat
Sakhet e la Golden Mountain
Alzati con calma verso le 8:00, scendiamo a fare la
colazione a buffet, molto comune qui in Tailandia negli
hotel. C'è praticamente di tutto, persino dei primi di riso fritto e
salsicciotti di pollo (per stare leggeri di buon mattino...), ma la
nostra attenzione è attirata dalla frutta di stagione, assolutamente
divina, saporita e succosa come mai ne avevo assaggiata prima:
anguria, ananas e papaya. Ne facciamo una vera scorpacciata insieme
alla ottima spremuta d'arancia fresca!
Alle 9:00 siamo alla reception per chiedere di usare
la cassetta di sicurezza per lasciare i nostri passaporti,
biglietti, e una parte dei soldi in euro. E' un accorgimento che
consigliano in molti, per evitare di lasciare qualunque cosa in
stanza che sia indispensabile per il viaggio o che abbia valore.
Appena messo piede fuori dall'hotel siamo travolti da
una ventata di afa irrespirabile. E' una bella giornata, non c'è un
filo di vento, il sole picchia tremendamente e il cappellino è
d'obbligo. All'ingresso siamo avvicinati da almeno tre tassisti, ma
noi vogliamo provare a piedi una passeggiata per renderci un pò
conto delle distanze. Le case intorno all'hotel non sono certo
belle, come abbiamo già avuto modo di notare dall'ampio panorama che
si vede dalla finestra della nostra stanza al 7° piano. Raggiungiamo
il fiume nel tentativo di trovare la fermata del taxi-boat del
Chao Praya, il traghetto che percorre il
fiume e che è suggerito da diverse guide per evitare il traffico di
Bangkok. Tra l'altro è uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Royal River Hotel sul fiume! In realtà la situazione è molto più
complicata di quel che pensavamo: alla fermata c'è un cartello
scritto in thai con gli orari, per niente chiaro, e una piattaforma
galleggiante da far venire il mal di mare solo a guardarla. Non
abbiamo la minima idea di quanto ci sia da aspettare, così
desistiamo dal taxi-boat e proviamo a piedi.
Attraversiamo un lungo ponte in mezzo ad un traffico
continuo e uno smog asfissiante. Sotto, qualche chiatta passa nel
fiume trasportando l’inverosimile, e vedo persino il famoso
taxi-boat arrivare alla fermata: praticamente un barcone sgangherato
dove la gente sale e scende "al volo" dalla piattaforma galleggiante
tutta arrugginita! Mi aspettavo un mezzo pubblico più decente ad
essere sinceri… Dopo essere rimasto a bocca aperta per un minuto
intero, continuo a seguire Stefania nell'attraversamento del ponte.
Dall’altra parte, proseguiamo dritti per la strada principale ma
quello che vediamo non ci entusiasma un granché. O meglio, è un
impatto forte per chi non ha mai visto questi posti. Baracche e
negozietti strani si susseguono ad ogni genere di bancarelle,
presenti ovunque, in condizioni di ordine ed igiene molto lontane
dagli standard europei. Nonostante la preparazione mentale al mondo
tailandese, leggendo su vari testi, vedere queste realtà dal vivo è
un altra cosa. Le persone sembrano così diverse, a volte strane,
certe facce sembrano amichevoli e altre per niente. E’ così
difficile giudicarle, bisogna uscire dagli schemi occidentali e
cercare di valutare con attenzione le cose.
Seguiamo ancora la strada per un pò ma ci rendiamo
conto che le distanze sono grandi e il caldo è insopportabile. Non
perdiamo altro tempo e cerchiamo un taxi per raggiungere il centro.
Trovarne uno non è certo un problema, passano in continuazione
ovunque. Saliamo e chiediamo di condurci al Grand Palace.
Intratteniamo una simpatica conversazione col tassista, mentre
godiamo di un pò di aria condizionata. La tratta costa
incredibilmente appena 50 bath, poco più di 1 euro! Adesso è chiaro
del perché tutti sconsigliano vivamente di camminare a Bangkok e del
perché ci siano così tanti taxi e tuk-tuk....
Arriviamo al Grand Palace verso le 11:00.
All'ingresso c'è una folla considerevole: acquistiamo i biglietti,
che vengono 200 bath a testa, ed entriamo a visitare il Wat Phra
Kaew Abbiamo un bel depliant
con tanto di mappa ed iniziamo sulla sinistra dalla splendida
galleria di Ramakien, un'opera
spettacolare costituita da un susseguirsi di splendide immagini
sulle pareti interne delle mura che fanno tutto il giro del Wat.
Dopo pochi passi di stupore e meraviglia, sembra di essere in
un’altra dimensione: il caos ed il traffico di Bangkok non si
sentono più, i turisti si diradano e la bellezza sfolgorante dei
templi tutto intorno prende il sopravvento. Quale entusiasmo per gli
occhi occidentali ammirare queste strane guglie, torri che si alzano
al cielo, tetti a ghirigori, statue d'orate, angoli di giardini con
piante dalle forme più strane. E' tutto così luccicante e splendente
che sembra finto! Eppure è reale e dà l'impressione di poter vedere
e ammirare lo splendore di questi templi come se fossero appena
costruiti.
La tappa successiva, sempre all’interno del palazzo,
è il famoso tempio del Budda di Smeraldo. Come prevedibile bisogna togliere le scarpe
all’ingresso, ed è una sensazione meravigliosa e rilassante visto
l’opprimente atroce caldo afoso. Dentro non si possono fare foto, ci
si siede in silenzio inginocchiati e si contempla la meraviglia e le
ricchezze del tempio. Il Budda in realtà appare così piccolo in cima
a quella pila di tesori, ma il fascino e l'emozione che sprigiona
sono irreali. All'uscita continuiamo a camminare scalzi intorno
facendo il giro esterno del tempio, ammirando le incredibili
decorazioni a bocca aperta, colpiti dalla eccezionale precisione dei
particolari della parete.
Rimettiamo poi le scarpe e saliamo sulla Terrazza
Superiore, dove c'è il magnifico Wat che risplende con il suo colore d'orato alto nel cielo. Le foto
si sprecano ed escono stupende, grazie alla bella giornata che
regala vivaci colori del cielo ed una grande luce.
Passa persino l'ora di pranzo e la fame non si fa
ancora sentire, vuoi per la bella colazione della mattina, vuoi per
l'emozione provata, o secondo me più di tutti per il caldo
infernale. Bere è però d'obbligo, così sostiamo in un per una
coca-cola fresca, e compriamo una scheda telefonica internazionale
che proviamo subito nel telefono giallo più vicino.
Lasciamo il Grand Palace per raggiungere un altro
famoso tempio di Bangkok, il Wat Pho. Nella cartina stradale
sono a fianco, eppure non riusciamo comunque ad orientarci bene per
arrivare a piedi e soprattutto siamo confusi dalle decine di
guidatori di tuk-tuk che vengono a chiedere dove vogliamo
andare. Non riusciamo ad aprire la cartina per più di 30 secondi
(contati ad orologio) senza che almeno in due o tre scendano dal
numero infinito dei loro mezzi a tre ruote per assillarci con le
loro proposte. E' una situazione incredibile e a dir poco
stressante! Qualcuno ci spiega la direzione da prendere e tentiamo
comunque a piedi costeggiando le mura in mezzo ad un traffico, non
mi stancherò mai di dirlo, tremendamente caotico e ad un caldo
orrido.
A metà strada, un signore fermo su un grande
portone chiede per l’ennesima volta dove stiamo andando. Spiega che
il Wat Pho questo pomeriggio è chiuso per una ricorrenza e consiglia
di tornare domani mattina. Parlando del più e del meno, chiede da
dove veniamo e sembra inizialmente davvero gentile e onesto. Arrivo
a pensare quasi che sia uno del posto che lavora nel tempio… ma non
è così. Dopo che tiriamo fuori la cartina, inizia a proporre un giro
turistico tutto programmato per soli 50 bath. Con poco più di 1 euro
questo chiama un tuk-tuk e ci fa girare Bangkok tutta la sera,
portandoci in posti come un certo Lucky Budda ed un centro
commerciale dove casualmente proprio oggi c’è una svendita di pietre
preziose, per poi riportarci nientemeno che in hotel. Grandioso!
Peccato non sia quello che vogliamo fare noi, e non c'è verso di
scegliere posti diversi da quelli che dice lui. A questo punto le
carte sono svelate, l'antifona è ben chiara ed è come tutti l'hanno
raccontata nelle loro esperienze: ci sono persone che sembrano
gentili e magari lo sono, ma alla fine sono comunque tutti dei
procacciatori che hanno il loro giro d’affari. Bisogna imparare a
riconoscerli. Nella nostra confusione e scetticismo il signore nel
frattempo ferma un tuk-tuk e gli spiega tutto il tragitto, ma noi
insistiamo che non siamo interessati. Il problema è che non sappiamo
neanche cosa altro fare, dando per scontato di visitare il Wat Pho
senza avere un’alternativa di riserva: grandissimo errore, da non
commettere mai più! Bisogna avere sempre le idee chiare a Bangkok,
sapere esattamente dove si vuole andare e avere almeno un'opzione di
riserva, per non essere inghiottiti dal caos!
Accettiamo per curiosità di andare solo nella prima
meta che viene proposta, il Lucky Budda come lo
chiamano loro per i turisti, e provare l'ebbrezza del tuk-tuk,
considerata da tutti un’esperienza da fare, almeno una volta, qui in
Tailandia. Ed è davvero così! Saliamo in questo piccolo veicolo a
tre ruote con motore truccato da 500 di cilindrata e in men che non
si dica l’autista inizia a correre e sfrecciare come un pazzo
furioso tra il traffico anarchico di questa città! E' un caos
indescrivibile, molto peggiore di quello di Napoli che credevo fosse
il regno anarchico dei patentati; la sola differenza è che qui a
Bangkok rispettano i semafori. Ma non certo i pedoni: attraversare è
una vera impresa e le strisce pedonali non esistono. Il fatto
comunque che questo aggeggio chiamato tuk-tuk sia così piccolo e
agile comporta il vantaggio di infilarsi dappertutto dove ci sono
colonne di auto e file, e di certo il conducente non manca di farlo
notare con le manovre più assurde! A volte appena scattato il verde
sembrano intraprendere gare con gli altri a fianco: si guardano,
sghignazzano, si sfiorano di pochi centimetri e corrono, mentre noi
in un misto di tensione, paura e divertimento, con l'adrenalina a
mille, ridiamo come se stessimo facendo una montagna russa in un
parco giochi. L'emozione è assolutamente la stessa!
Arriviamo dopo una mezzora al tempio che scopriamo in
realtà chiamarsi Wat Suthat.
Entriamo gratuitamente, levando di consueto le scarpe, e ammiriamo
niente di più di una piccola statua di un Budda circondata da
qualche offerta. La nostra sorpresa è trovare un signore in
preghiera che si rivolge a noi in italiano. Riconoscono tutti qua
che siamo italiani da un chilometro di distanza! Lo parla molto
bene, ha un fratello a Roma e c'è stato qualche volta. Comincia a
nominare una sfilza di giocatori italiani, forse persino qualcuno
che non conosco neanche io che, pur non essendo patito di calcio,
vivo in Italia perbacco! La sua simpatia stavolta è assolutamente
sincera (intendo dire senza secondi fini, perché i tailandesi in
effetti sono tutti simpatici) e trascorriamo volentieri un pò di
tempo a raccontare della nostra terra madre. Dentro le mura del
tempio c’è silenzio e non si vede anima viva. Si fa ora di chiusura
e noi sappiamo bene che fuori ci aspettano almeno tre tuk-tuk pronti
a portarci da qualche altra parte.
Apriamo allora un attimo la cartina per decidere
prima di testa nostra dove andare, e la scelta ricade sulla
Golden Mountain , ovvero la montagna
d'orata dove si trova il Wat Saket, una volta il punto più alto di
Bangkok prima dell'avvento dei grattaceli, e da dove si gode un bel
panorama della città. Usciamo e, come da manuale, siamo circondati a
breve dai tuk-tuk. Insistiamo imperterriti a voler arrivare a piedi,
poiché non sembra lontanissimo e la strada non pare difficile. Ma
non c'è nulla da fare, qua non funziona come nelle città europee che
puoi girare a piedi arrangiandoti con tranquillità. Qua siamo a
Bangkok e camminare per un turista, al di fuori di un tempio, è
impossibile. Proseguiamo dritti per la strada principale tra smog e
caldo, evitiamo per un pò le persone che fanno le solite domande,
facendo orecchie da mercante, ma dalla cartina la strada sembra non
essere mai quella giusta. I nomi per giunta sono scritti in
tailandese, incomprensibili, e le poche vie principali che hanno la
traduzione in inglese non danno nessuna corrispondenza con la
cartina che ho in mano, la quale per giunta tengo aperta il meno
possibile per non essere assalito dai procacciatori.
E' una situazione stressante e dopo una mezzora
chiediamo alla fine aiuto a qualcuno. Non è certo un problema: ecco
subito pronte ad ascoltarci (guarda caso) tre persone e due tuk-tuk.
Spieghiamo di voler andare al Wat Saket, ma ci vengono proposti giri
alternativi con i soliti posti da visitare, ovunque fuorché dove
vogliamo noi. Addirittura, i primi due, una volta capito che siamo
interessati solo al Wat Saket, dicono di andare a piedi perché non è
lontano! Seguiamo la direzione che ci indicano e camminiamo per un
bel pò, iniziando ad essere adesso piuttosto snervati e seccati dal
caldo e dalla difficoltà di spostarsi in questa città. Della
montagna d'orata neanche l'ombra, così fermiamo un altro tuk-tuk per chiedergli informazioni. Stavolta il
conducente spiega invece che la direzione è giusta ma è lontano da
raggiungere a piedi, e pensiamo che lo dica solo per guadagnarsi la
corsa. Trattiamo il tragitto per 40 bath e risaliamo per la seconda
volta sull'intrepido mezzo di trasporto (consiglio vivamente di non
farlo a chi soffre di problemi di cuore!). Se quello di prima è
sembrato un pazzo questo invece è un ossessionato di rally:
praticamente fa le curve su due ruote e siamo costretti a tenerci
saldamente ai lati onde evitare di essere scaraventati fuori!
Dopo qualche minuto di corsa stradale, poiché i
tuk-tuk sono tutti aperti e bassi e tra l'altro si respira tutto il
fortissimo smog del traffico, mentre mi tengo con una mano sulla
sbarra laterale e con l'altra a Stefania, vola via il cappellino che ho in testa!!! A questo punto scoppiano le
risate e in pochi istanti tutta la tensione della giornata (davvero
tanta) viene buttata fuori! Con un cenno al conducente spiego in
inglese di aver perso il cappellino, lui mi guarda un attimo,
sorride e capisce, e con un'improvvisa e pazzesca manovra fa
un'inversione a "U" tra le nostra urla. Torna nella piazza con la
rotatoria e si ferma in contromano, mentre io corro velocemente a
prendere l’oggetto smarrito. Ad un paio di metri dalla presa lo
guardo, incredibilmente integro e sano nonostante tutte quelle
vetture e autobus che sfrecciano. Purtroppo proprio l'ultima auto,
prima di recuperarlo, lo schiaccia in pieno sotto la ruota! Rimane
comunque perfettamente intatto, solo un tantino...sporco. Che chicca
è stata! Una scena esilarante da manuale. Riprendiamo così la corsa
in formula 1 scoprendo che il conducente non ha per niente
imbrogliato: la meta è veramente lontana e non era fattibile
arrivare a piedi come volevamo tentare noi. Per giunta, a questo
punto sorge spontanea la domanda: "Ma chi ce lo fa fare a stressarci
a piedi se con un euro ci portano loro? Tanto, per avere sempre
questa gente intorno che chiede dove vuoi andare, per sopportare
questa afa infernale, questo smog irrespirabile e non riuscire
nemmeno a orientarti, tanto vale farli contenti no?"
Arriviamo così alla tanto sofferta Golden Mountain,
e superiamo l'ingresso dei giardini dal quale parte una strada che
porta in alto al tempio. Appena oltrepassato il cancello, come negli
altri templi, si entra in un altro mondo dove sparisce magicamente
il caos e regna la pace e il silenzio. Ci sono pochissimi turisti e
nessun tailandese: possiamo finalmente camminare in santa pace, come
vogliamo e dove vogliamo, senza nessuno appresso! Sostiamo in una
panchina esausti prima di salire le scale, e recuperiamo le forze
con succhi di frutta presi in un market "7 eleven" , sgranocchiando
qualche patatina. Una volta salite le scale che costeggiano la base
del tempio, arriviamo in una terrazza con l'ingresso al Wat Saket.
Il tempio non è niente di eccezionale all'interno, ma il panorama a 360° che si gode salendo in cima è grandioso.
Si vede una buona parte di Bangkok con un magnifico skyline dei
grattaceli sullo sfondo. Un'ottima occasione per provare i miei
binocoli con lo zoom nuovi di zecca (regalo anticipato di
compleanno)!
Rimaniamo ad osservare lo spettacolo per una bella
mezzora, scattando le foto di rito e riflettendo sulle
incredibili contraddizioni di Bangkok. Una città dove un attimo
prima sei pressato, snervato e confuso, e un attimo dopo sorpassi un
cancello di un tempio trovando una dimensione di pace e serenità.
Una città dove alla linea dei modernissimi ed alti grattaceli si
contrappongono baracche decadenti e diroccate, in condizioni
precarie igieniche e strutturali. Una città dove alle ossessionanti
piccole bancarelle che vendono qualsiasi cosa, attaccate una
sull'altra per tutto il marciapiede, si contrappongono centri
commerciali immensi e tecnologici. Una città dove migliaia di
turisti passano tre/quattro giorni in hotel di lusso a 4 stelle
nuotando in colossali piscine e godendosi le comodità dello
splendente bagno della loro stanza, e milioni di persone passano una
vita in una casa di lamiere di ferro arrugginito lavandosi nel
piccolo affluente del Chao Praya, in quell'acqua fangosa e
inquinata. Sono cose che meritano una riflessione accurata. E
nessuno le dice poi così chiaramente, io per lo meno non le ho
trovate scritte da nessuna parte. Mi sono trovato abbastanza
impreparato a tutto ciò.
Terminata la vista panoramica, passeggiamo nel
giardino sottostante guardando una partita di alcuni ragazzini del
posto di uno sport locale che credo abbia il nome di takraw . E' una sorta di pallavolo nostra, con tanto di
rete in mezzo al campo, e la regola è sempre la stessa: non fare
cadere la palla in terra! La grossa differenza però è che in questo
sport tutto si usa fuorché le mani, cosicché i tailandesi si
districano in apprezzabili acrobazie per colpire la palla con i
gomiti, le ginocchia, con i piedi in sforbiciata, con la testa.
All'uscita del tempio nulla è cambiato, si ritorna a
contrattare il prezzo per tornare in hotel, ma alcuni conducenti dei
tuk-tuk non capiscono dove vogliamo andare, nemmeno
mostrando loro la cartina. Ci spostiamo nella via principale e
proviamo con un taxi, ma il traffico è talmente veloce e intenso che
non riusciamo a fermarne uno in tempo o che non sia già pieno. Sono
infatti quasi le 18:00, sta scurendo ed è l'ora di punta. Sembra
incredibile che nonostante i numerosissimi taxi che passano quelli
liberi siano pochissimi, e quando si trovano magari sono in mezzo al
traffico e non si fermano! Optiamo a questo punto nuovamente per il
tuk-tuk. Cerchiamo di spiegare all’autista che
vogliamo tornare al nostro hotel, il Royal River, che tra l'altro è
in una posizione geograficamente molto semplice sulla cartina perché
si trova esattamente a fianco ad uno dei ponti principali del fiume
Chao Praya, un pò a nord dal centro Bangkok. Sembra capire e
contrattiamo un prezzo un pò esoso, senza molta voglia di stare più
a discutere o di cercare qualcun altro: 100 bath per l'esattezza, 2
euro e mezzo che per noi, avendo attraversato la città nell'ora di
punta e nelle condizioni di stanchezza in cui ci troviamo non sono
certo tanti, ma per loro devono essere un buon bottino! Anche qua la
chicca non può mancare, cosicché nel momento del tragitto in cui
iniziamo ad intuire che la strada non sia quella giusta, il
conducente del tuk-tuk si ferma e nominando un hotel con una
pronuncia simile al nostro ma che non lo è affatto. Non siamo
neanche vicini al fiume! Siamo colti da un pò di panico e il tipo a
questo punto chiama un amico che parla l’inglese. E' la nostra
salvezza! Si mettono a parlare tra loro in tailandese e poi
riprendiamo la corsa che dura ancora parecchio, tra bancarelle di
ogni genere che colorano e vivacizzano le strade ovunque. Iniziamo
nuovamente ad essere perplessi ma finalmente scorgiamo il ponte sul
fiume e lo attraversiamo, vedendo sulla destra la costruzione del
nostro grande hotel. Adesso possiamo rincuorarci! Il conducente
entra a velocità supersonica nell'ingresso e sembra voglia
accompagnarci col tuk-tuk direttamente in camera; per fortuna questi
agili mezzi hanno anche buoni freni. Facciamo una bella risata
finale e salutiamo cortesemente i tailandesi del tuk-tuk e
dell'ingresso, che devo dire la verità, al di là della pressione che
a volte mettono, sono sempre molto gentili e sorridenti con tutti.
Pensare che quello ha contrattato il prezzo senza neanche sapere
dove ci stava portando...
Tornati in stanza, dopo una giornata così afosa,
decidiamo di provare la piscina .
Scendiamo le scale al posto di prendere l'ascensore, per dare
un'occhiata all'hotel, e scopriamo al 2° piano la sala fitness,
massaggi, e a fianco per l’appunto la piscina, che rimane aperta
fino alle 20:00. Non c'è proprio nessuno e ne approfittiamo per fare
una bella nuotata rilassante L'acqua è tiepida, la piscina è tutta
per noi e la temperatura dell'aria è bollente nonostante sia buio
pesto (sono le 19:30!). Per noi questa è una cosa strana, abituati
in Sardegna dove il bagno di notte lo facciamo solo in agosto nelle
giornate più calde, che in ogni caso sono molto più fresche delle
notti qui a Bangkok!
Dopo una mezzora di meritato relax, torniamo in
camera e scendiamo per la cena, visto che sono già le 21:30 e
non abbiamo neanche pranzato! Il salone per i pasti sta sotto il
primo piano, molto carino e ampio. Una gentile signorina dà il
benvenuto e propone la scelta tra "buffet" o "à la carte".
Scegliamo ingenuamente ed erroneamente la prima, pensando che in
genere in Italia nei ristoranti a buffet si spende meno, ma anche
soprattutto per il fatto di poter vedere quello che avremo preso,
dal momento che la cucina thai è per noi
un'esperienza completamente nuova! I piatti sono sistemati in
cerchio e c'è davvero di tutto: dei primi, consistenti soprattutto
in riso bollito da mischiare con salsette o in riso fritto con vari
condimenti, o in "noodles" ovvero spaghetti allungati
simili a enormi tagliatelle; carne e pollo straconditi in sughi e
speziati a volontà; insalata mista; dessert e dolci di ogni genere,
dalla gelatina alle tortine di cioccolato e alla frutta. Prendiamo
varie portate, mangiando discretamente. In particolare il riso e le
tortine sono davvero buone! Alla fine della succulenta cena,
rimaniamo però un pò incerti per il conto: quasi 950 bath... in
realtà sono poco più di 11 euro a testa, un'inezia qua in Italia
considerato quello che abbiamo preso, ma pensavamo di spendere di
meno. Per le cene future prenderemo il menù classico pagando solo le
portate per vedere la differenza.
Soddisfatti finalmente i nostri bisogni primari,
paghiamo il conto e un pò infreddoliti usciamo nella terrazza
dell'hotel che dà sul fiume per prendere un pò di tepore. Già
proprio così, è piuttosto insolito "uscire" fuori per riscaldarsi
dal freddo che fa dentro, esattamente il contrario di quello che fa
un normale italiano a casa sua a ottobre la notte... Ma a Bangkok
funziona così, dentro al chiuso c’è il gelo e fuori un caldo
micidiale a qualsiasi ora del giorno e della notte. L'escursione
termica è pochissima, cosicché ai 33 gradi del giorno circa seguono
i 26 della notte, con una umidità media del 70-80%. 26 gradi come
temperatura minima non è mica uno scherzo, considerando l'umidità e
lo smog di questa città!!!
Stremati da questo primo giorno in Tailandia nella
caotica Bangkok, andiamo a dormire, cercando di fare un pò il punto
della situazione per i giorni futuri in base a tutte le importanti
nozioni e novità imparate oggi, e di stravolgere il nostro modo
classico di visitare le grandi città come le abbiamo sempre viste in
Europa, onde evitare il caos e la confusione di oggi e ripetere gli
stessi errori!
|