Giorno 13
29/10/2002 – Tour: Ao Talane in kayak
Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e
Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in
kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta
valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo
novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!).
La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla
hall del Peace Laguna il song-taw rosso, che arriva
con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno
zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare,
come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi
nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!),
cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina
fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta
subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime
due).
Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo
nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un
bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il
ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in
kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si
visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce
ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati
tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao
Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della
foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo
canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di
Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è
sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un
fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte
formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo
le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare
quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici.
Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per
visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che
sono tante!
Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede
che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo
gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le
nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente
impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la
chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo
una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo
prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con
alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così
un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché
siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la
scritta: “SeaKayak Krabi. Veniamo divisi in diversi gruppi a
seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige
sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli
che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per
ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami
di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di
piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono
le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma
qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire
che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole,
mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma
l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak
per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!
A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak
azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra
(constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il
sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è
davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in
tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima
cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è
praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho
un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo
il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro
kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un
posto per le guide. Tre guide per quattro kayak non può che
tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!
Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso
siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra
c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova
Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il
fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di
mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la
corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo.
Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed
intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli
imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I
ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a
nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto.
Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un
ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore),
tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani
enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio.
Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad
immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per
creare inquadrature decenti con questo giocattolo!
Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una
deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida,
immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal
suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne
faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si
avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle
guide che fanno le foto ai turisti!
L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace
e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è
incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo
costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di
pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato
tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il
suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno
dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e
indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben
diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si
intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è
per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come
ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge
alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci
lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro,
proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress
e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera
sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono
scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti
provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa
da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.
Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso
dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa!
Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da
vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.
Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più
largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati
talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col
kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più
tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra,
lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti
scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente
soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione
meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete
verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a
quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte
all'imponenza della natura!
Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume
termina sotto una grotta calcarea , la quale, ci spiegano le
guide, era abitata una volta dai coccodrilli . Riuniamo tutto
il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno
spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche
ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak
per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco , che recupera
le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa
avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la
sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai
nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le
nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le
scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il
kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’
impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche
perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per
muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato
appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che
sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato
altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza
guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti
radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo
stesso tempo.
Finita la pausa torniamo indietro riprendendo
il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo
controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il
gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti
suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci
piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che
conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo
una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con
stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti
si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa
col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe
neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in
piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di
partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la
sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a
questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e
l'inizio del secondo.
La falesia si alza verticale e le radici di
mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano
concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per
infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare
continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per
evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle
ancora zuppa di crema protettiva.
Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura, che appare
come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra
due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come
gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che
creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una
scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in
una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente
tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro
pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di
questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso
ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso:
chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!
Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano
il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono
portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia
in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di
legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede
d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto
delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una
foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e
sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del
nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di
tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre
scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per
mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di
almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo
del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto
fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa
insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione
vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando
fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la
preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche
minuto.
Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un
grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della
foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto
passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia
dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla
parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino
ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti
verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto
e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo
lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed
assolutamente impressionanti!
La prima grandissima emozione arriva svoltando una
stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto
che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o
radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!) che spuntano
dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta
vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso
portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo
esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che
nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente,
tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei
miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero
inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima
della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni
particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della
prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più
impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a
guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle
stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo
luogo magico.
Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di
angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza
straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non
c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una
lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano
passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni). Il
tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e
bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il
top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e
straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che
l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola
imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra
l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che
nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed
impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un
panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi
posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di
pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a
vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere
anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona
dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra
possibile è esclusivamente il kayak!
Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto
che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti
nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa
ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e
mostruoso, mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi
intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante
che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e
lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho
dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe
sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per bambini.
L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche
minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che
rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare
qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e
la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso
con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e
cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in
questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno
per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto
sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio
ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente,
guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di
stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo
lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande
civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel
tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui
stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando
esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o
avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in
quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in
mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che
non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita,
abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare
dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico.
Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta
chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma
non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che
io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi
diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia
l’adrenalina!
Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon
sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie.
Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo
cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di
noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna
non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della
sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti
verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si
fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina
cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno
sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il
verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in
un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione
straordinaria ed inconsueta!
La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e
all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo
sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del
fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto
separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze
rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e
regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto
divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la
stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il
dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è
immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate
più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita!
|
|
|
|
|
|
|
Iniziamo il tour da questo punto fangoso con migliaia di radici di mangrovie! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Saliamo in kayak e risaliamo il fiume |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
All'inizio il fiume è molto largo e il paesaggio vasto e spettacolare |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Stefania è davanti mentre io mi diverto a scattare con una macchina subacquea usa e getta (perdonate la qualità!) |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Uno dei 3 ragazzi che fanno la nostra guida ci scatta una mitica foto! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Il fiume si restringe e passiamo rasenti alle mangrovie, pianta tipica di questa foresta pluviale |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Un altra foto mia e di Ste scattata dalla guida! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Svoltiamo in un piccolo affluente e avvistiamo una scimmietta!!! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Ci fermiamo in una ex-grotta di coccodrilli a fare uno spuntino di frutta fresca |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Un altra scimmietta si fa viva tra le enormi radici di mangrovie! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
La scimmietta attende paziente la nostra anguria, e sale con un guizzo persino nel nostro kayak a prendersela! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Torniamo al punto di partenza nei silenzi e suoni della natura: relax totale! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Altra nostra foto scattata dalla guida! (3 guide per 4 canoe doppie) |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Proseguiamo oltre e ci fermiamo in un'insenatura |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
La spettacolare insenatura, stretta e con alte pareti, è la sede del nostro pranzo! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Il paesaggio intorno è magnifico e grandioso |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
C'è persino una passerella per contemplare il paesaggio e rilassarsi |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Dopo pranzo un varano sbuca dai cespugli a scroccare qualche avanzo! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Il varano si muove lentamente e si mimetizza assai bene |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Ripartiamo attraversando alte pareti che caratterizzano il paesaggio |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Passiamo le alte pareti verticali |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Percorriamo un canyon spaventoso con pareti verticali di 700 metri! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Le remate continuano in vedute mozzafiato tra gli strani canti ed echi degli uccelli del posto |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Altra foto d'obbligo mia e di Ste sul nostro mitico kayak! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Non c'è nulla qua che non sia assolutamente e solo "natura". E' una sensazione ed un emozione indescrivibile |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Alla fine del percorso comincia a piovere, giusto in tempo per tornare indietro! |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Ripercorriamo il canyon con il sole e la pioggierellina stanchi ma assolutamente entusiasti di questa unica esperienza!!! |
|
|
|
|
|
|
|
|
Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo
che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo
un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente:
giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che
sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour
di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai
contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica
esperienza anche quel tour!
Una volta al completo, ripartiamo per il lungo
tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace
Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina
, anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la
cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante
thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof
Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in
legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e
un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran
bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il
conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor
ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è
enormemente economico.
Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima
passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak.
Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e
spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a
preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai.
Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di
non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per
vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo
bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la
reception per fare il check-out, addebitando anche il
transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare
i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di
sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti,
ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza
deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro
resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già
la nostalgia pensando di lasciare Krabi…
|