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Giorno 13

29/10/2002 – Tour: Ao Talane in kayak

Per questo ultimo giorno di soggiorno a Krabi io e Stefania abbiamo prenotato il tour di una giornata Ao Talane in kayak, del costo di 750 bath a persona (18 euro): un'offerta valida solamente in bassa stagione (da dopodomani, cioè dal primo novembre con l'entrata dell'alta stagione, costa quasi il doppio!). La sveglia è alle 7:30 e dopo la consueta colazione, attendiamo alla hall del Peace Laguna il song-taw  rosso, che arriva con qualche altro turista a bordo alle 8:45. Abbiamo con noi uno zaino con alcune cose essenziali che hanno suggerito di portare, come la crema solare (di cui siamo già abbondantemente cosparsi nelle gambe con protezione 40, data la scottatura di ieri!), cappellino, maglietta di ricambio e l'immancabile macchina fotografica (una tradizionale, una digitale e una usa e getta subacquea, per fare le foto dal kayak evitando di rovinare le prime due).

Il tragitto è parecchio lungo. Nel frattempo leggiamo nel furgoncino tutta la descrizione del tour, che è esposta su un bel depliant. Scopriamo che è diverso da come l'ha spiegato il ragazzo del Peace Laguna, il quale pensava che dopo la mattina in kayak si andasse ad Hong Island in battello a pranzare e si visitasse l'isola. Invece quello di Hong Island è un altro tour!! Ce ne sono tre per l'esattezza da fare col kayak, e sono organizzati tutti dalla stessa agenzia: il primo è il nostro di oggi ad Ao Talane, mirato a risalire un fiume fino a giungere all'interno della foresta di mangrovie, pranzare al sacco e poi percorrere un profondo canyon con pareti verticali di 700 metri; il secondo è quello di Hong Island, che prevede di raggiungere l'isola dal mare; il terzo è sempre all'interno della foresta di mangrovie, ma si percorre un fiume per andare in esplorazione delle caverne e delle grotte formatesi grazie alla conformazione calcarea della roccia. Guardiamo le foto di ogni tour, e francamente non si riesce ad immaginare quale sembri il più bello: devono essere tutti e tre fantastici. Vorrei rimanere qua un'altra settimana per organizzarli tutti e per visitare le altre cose che non siamo riusciti a vedere a Krabi, che sono tante!

Arriviamo a destinazione verso le 9:30, nella sede che costituisce il punto di partenza di tutti e tre i tour. Lasciamo gli zaini in un piccolo market, con l'accorgimento di prendere le nostre cose per metterle in una borsa stagna rossa completamente impermeabile, della quale i ragazzi spiegano il funzionamento per la chiusura ermetica. Viene fornita anche acqua a volontà. Attendiamo una decina di minuti seduti nei tavolini all'ombra, dove possiamo prendere un the o bere qualcosa, mentre arrivano altri song-taw con alcuni turisti provenienti dalle parti più disparate. Si forma così un discreto gruppo. Ognuno sceglie la propria pagaia, dopodiché siamo radunati di fronte al fiume, vicino ad un archetto con la scritta: “SeaKayak Krabi. Veniamo divisi in diversi gruppi a seconda dei tour: quello di Hong Island parte per primo, e si dirige sulla destra verso la foce del fiume in mare aperto; seguono quelli che hanno prenotato la mezza giornata; infine sistemano noi per ultimi. Scendiamo degli impervi ed alti gradini arrangiati con rami di alberi, e mettiamo piede in una sorta di spiazzo con migliaia di piccole punte che escono dal terreno fangoso e paludoso. Sono le radici di mangrovie, le stesse che abbiamo visto ad Ao Railay, ma qui presenti in proporzioni immensamente più vaste. Non si può dire che la sensazione di affondare nel fango melmoso sia piacevole, mentre le nostre ciabatte diventano nere insieme ai piedi, ma l'eccitazione è fortissima nel vedere come le guide prendano i kayak per far salire la gente sopra: l'avventura inizia!

A me e Ste tocca per ultimi. Il nostro è un kayak azzurro: lo portano in acqua, appoggiamo le ciabatte sopra (constatando che anche il fiume è tutta una melma!), sistemiamo il sacco impermeabile e le bottiglie d'acqua, e saliamo sopra. Ste è davanti ed io dietro. Iniziamo a prendere confidenza girellando in tondo per cercare un minimo di coordinamento, cercando come prima cosa di non iniziare a fare figuracce capottando! Anche se Ste non è praticamente mai salita su un kayak prima d'ora, io per fortuna ho un minimo di esperienza e ce la caviamo discretamente. Raggiungiamo il nostro piccolo gruppo al centro del fiume, costituito da quattro kayak a due posti per i turisti, compreso il nostro, e tre ad un posto per le guide. Tre guide per quattro kayak  non può che tranquillizzare dal punto di vista della sicurezza!

Gli altri gruppi non sono già più in vista e adesso siamo soli, in prossimità della foce del fiume. Alla nostra destra c'è il mare aperto, e ancora sulla destra in lontananza si trova Hong Island, mentre noi andiamo dalla parte opposta risalendo il fiume verso l'interno, interamente circondato dalla foresta di mangrovie. Iniziamo a vogare lentamente con le pagaie mentre la corrente del fiume favorevole ci trascina e minimizza lo sforzo. Osserviamo il paesaggio superbo, con queste strane, lunghe ed intricate radici che spuntano dalla riva fangosa, mentre gli imponenti e singolari monti di Krabi caratterizzano lo sfondo. I ragazzi della guida si avvicinano ai kayak per sapere se siamo a nostro agio, e iniziano a spiegare la flora e la fauna del posto. Notiamo dei piccolissimi uccellini che svolazzano in riva tra un ramo e un altro, che sono chiamati Kingfisher (Re Pescatore), tantissimi granchi colorati che passeggiano nella sabbia, e strani enormi vermi striscianti simili a lumache gigantesche senza guscio. Tiro fuori la macchina fotografica usa e getta subacquea e inizio ad immortalare qualche scatto, con non poche difficoltà tecniche per creare inquadrature decenti con questo giocattolo!

Dopo una mezzora di risalita svoltiamo ad una deviazione del fiume che si restringe. Il ragazzo della guida, immancabilmente simpatico e cordiale, si offre per fare una foto dal suo kayak in modo da riprenderci entrambi. Da adesso in poi ne faremo diverse, e sarà un simpatico via vai di kayak che si avvicinano e si scontrano per dare la macchina fotografica alle guide che fanno le foto ai turisti!

L'emozione è intanto indescrivibile: il senso di pace e di immersione in mezzo alla natura è totale, e a tratti è incredibilmente rilassante. Il caldo è smorzato dal fatto che siamo costantemente bagnati e in molti tratti possiamo smettere di pagaiare lasciandoci trascinare dalla corrente. Dopo aver iniziato tutti raggruppati e vicini, una volta presa la mano ognuno segue il suo ritmo e si procede in fila indiana distanti parecchi metri l'uno dall'altro, mentre le guide continuano a passeggiare avanti e indietro tra un kayak e l'altro; certo che loro hanno un agilità ben diversa dalla nostra, fanno certi sprint e manovre velocissime! Si intuisce che questi ragazzi vivono così la loro vita, e il kayak è per loro molto di più di uno strumento di lavoro, esattamente come ieri le longtail per quelli che fanno le traversate dalle spiagge alle isole. Hanno un rapporto particolare con il loro mezzo: non ci lavorano solamente ma si divertono e fa parte integrante di loro, proprio come lo strumento musicale per il musicista. Non c'è stress e non sembrano per niente annoiati di passare una giornata intera sul kayak. Hanno un'espressione così serena mentre sorridono scambiando battute di vario genere, dialogando con i turisti provenienti da ogni parte del mondo e cercando di imparare qualcosa da loro come di insegnare altrettanto qualcosa della Tailandia.

Scorgiamo un piccolo macaco che osserva curioso dall'alto di un ramo, mentre gli passiamo allibiti sotto la testa! Con un'inversione a 180° ci ripassiamo ancora per guardarlo più da vicino: è proprio buffo e non si sbilancia, sta sempre sull'attenti.

Il fiume si contrae parecchio e diventa poco più largo di un paio di metri, con svariati minuscoli affluenti ai lati talmente stretti e bassi da non essere percorribili neanche col kayak. Navighiamo tra varie curve a gomito ed il percorso si fa più tortuoso, mentre le alti radici coprono lo sfondo e creano ombra, lasciando spazio solo a piccoli spezzoni di cielo. A tratti scompaiono persino gli altri kayak, e pare di essere completamente soli nella foresta pluviale delle mangrovie: una sensazione meravigliosa! Costeggiamo sul lato destro una enorme parete verticale di roccia calcarea, che crea un paesaggio simile a quello di un canyon: ci sentiamo immensamente piccoli di fronte all'imponenza della natura!

Verso le 12:30 arriviamo a destinazione: il fiume termina sotto una grotta calcarea , la quale, ci spiegano le guide, era abitata una volta dai coccodrilli . Riuniamo tutto il gruppo in questo piccolo spazio per fare una pausa ed uno spuntino galleggiante! Un ragazzo tira fuori dal sacco qualche ananas e qualche anguria, li taglia a fette e li distribuisce kayak per kayak. Arriva a farci compagnia anche un macaco , che recupera le bucce di anguria e le gusta per benino. Purtroppo non si fa avvicinare molto. La sua tattica è "prendi e fuggi": si agguanta la sua fetta e sale sul ramo della mangrovia a mangiarsela davanti ai nostri occhi stupiti! Dal momento che siamo fermi, tiriamo fuori le nostre macchine fotografiche più serie dal sacco impermeabile e le scattiamo qualche foto, ma non riusciamo ad avvicinarci molto con il kayak perché tocchiamo la riva fangosa col rischio di arenarci. E’ impossibile anche scendere a terra, non solo per la palude ma anche perché le radici intricate non lasciano un briciolo di spazio per muoversi! Provo a lanciare al macaco le noccioline che ho portato appresso per questa evenienza (oltre che per mangiarle visto che sono energetiche...), ma non la smuovo minimamente ed il suo palato altro non vuol sentire che la zuccherina anguria! Fa tenerezza guardarla mentre la divora, mimetizzata tra l'ombra delle possenti radici delle mangrovie, che ci osserva curiosa e diffidente allo stesso tempo.

Finita la pausa torniamo indietro riprendendo il tragitto a ritroso, stavolta più faticoso perché siamo controcorrente e il caldo impetuoso delle 13:00 si fa sentire. Il gruppo si ritrova presto del tutto separato e ognuno va per i fatti suoi, tanto ormai la strada non si può sbagliare. Io e Ste ci piazziamo saldi al secondo posto, dietro una coppia di signori che conducono come se stessero facendo una gara olimpica! Impieghiamo una mezzora per rispuntare là dove il fiume è più largo. Noto con stupore che anche nei punti più ampi non è mai profondo e a tratti si scorgono delle secche molto basse anche al centro dove si passa col kayak a pelo del fondo. Se qualcuno si rovesciasse, non potrebbe neanche far finta di annegare e si alzerebbe tranquillamente in piedi con l’acqua a metà busto! Giungiamo dunque al punto di partenza, costeggiando la riva opposta del fiume e tenendo la sinistra della grande bocca del fiume che sfocia a mare, dove a questo punto non si riesce più a distinguere la fine del primo e l'inizio del secondo.

La falesia si alza verticale e le radici di mangrovie lasciano spazio ora a pareti calcaree che terminano concave e scavate sulla riva, lasciando spazio sufficiente per infilarsi col kayak e prendere ombra. Seguiamo questo tratto di mare continuando a cercare di sfruttare qualche scorcio di ombra per evitare il potente sole, che per ora rimbalza sulla nostra pelle ancora zuppa di crema protettiva.

Sbarchiamo alle 13:30 in una insenatura,  che appare come una piccola spiaggia di appena qualche metro incastonata tra due alte pareti verticali (ma in realtà è uno spiazzo fangoso come gli altri!), di fronte a due suggestivi isolotti squadrati che creano uno strettissimo passaggio via mare. Da qui parte una scalinata ed un ponticello che collegano ad un capanno in legno, in una vera e propria enorme e buia spaccatura della roccia. Finalmente tocchiamo terra e sgranchiamo le gambe! Qua faremo il nostro pranzo, all'ombra e al fresco delle alte pareti verticali di questo mini canyon, che termina sulla destra con un possente masso ed un'altra spaccatura. Sarebbe interessante scavalcare quel masso: chissà quali abissi della jungla si celano là dietro!

Una volta approdati e scesi tutti, le guide preparano il banchetto a base di piatti tipicamente tailandesi che si sono portati dietro per tutto il tragitto in appositi borsoni. Si mangia in maniera alquanto spartana e arrangiata in una lunga tavolata di legno, come una giornata avventurosa quale questa richiede d'obbligo, del resto. Mi cade l'occhio su un curioso animaletto delle dimensioni di un'unghia, assolutamente identico ad una foglia che si muove lentamente, perfettamente mimetizzato, e sull'orda di agguerrite formiche rosse che arrivano alla carica del nostro cibo e pizzicano assai! Subito dopo il pasto abbiamo un pò di tempo per rilassarci prima di riprendere il kayak, e mentre scattiamo qualche foto, la guida chiama a gran voce eccitata per mostrare un bellissimo esemplare di varano (un bel lucertolone di almeno un metro e mezzo!), che si avvicina coraggiosamente al tavolo del nostro pranzo ad agguantare qualche resto. E' sicuramente venuto fuori dal grande masso di cui parlavo prima, unica uscita di questa insenatura verso l'interno della foresta. E' una grossa emozione vedere questo rettile muoversi lentamente e astutamente, tirando fuori la lingua ogni tanto con il classico "tzzzzzzzz" verso la preda. Gli diamo qualcosa da mangiare e lo intratteniamo qualche minuto.

Giunge l'ora di riprendere il tragitto verso un grandioso canyon con pareti di 700 metri nel bel mezzo della foresta! Saliamo eccitati sul kayak, e attraversiamo lo stretto passaggio marino creato dai due isolotti di fronte alla spiaggia dove abbiamo sostato, che percorriamo per intero sbucando dalla parte opposta. Da qui proseguiamo costeggiando sulla sinistra fino ad entrare in un'altra insenatura, circondata da altissime pareti verticali: ecco il nostro canyon! Stavolta il gruppo è più compatto e percorriamo a volte in fila indiana e a volte affiancati questo lungo e tortuoso canale che regala scorci mozzafiato ed assolutamente impressionanti!

La prima grandissima emozione arriva svoltando una stretta curva a 90 gradi, dove sbuchiamo in una sorta di laghetto che appare improvvisamente ai nostri occhi, con stranissime canne o radici da un lato (non saprei davvero come chiamarle!)  che spuntano dal basso fondale ed enormi pareti ricoperte di intricata e fitta vegetazione ovunque, dove una in particolare funge da immenso portone d'ingresso in cui passiamo attraverso. Rimaniamo esterrefatti da questo paesaggio indescrivibile e mi rendo conto che nulla potrà rievocare la maestosità di questo posto nella mia mente, tranne le immagini che cercherò di imprimere il più possibile nei miei ricordi. Qualunque macchina fotografica o cinepresa sarebbero inutili: nessun obiettivo grandangolare può dare un'idea minima della dimensione e qualunque tele si limiterebbe solo ad alcuni particolari nell'infinito di questi merletti e guglie della prepotente vegetazione, che tenta di conquistare nei posti più impensati le pareti verticali e calcaree del canyon. Continuo a guardare a bocca aperta in tutte le direzioni con l’adrenalina alle stelle, estasiato dalla bellezza di ogni piccolo angolo di questo luogo magico.

Navichiamo un quarto d'ora buono tra lo spettacolo di angoli nascosti che si rivelano all'improvviso, di una bellezza straordinaria. Non esiste alcun segno di civiltà, e per fortuna non c'è neanche un piccolo rifiuto come una busta di plastica o una lattina che faccia pensare che altri al di fuori di noi siano passati qui prima (cosa che invece accade tutti i giorni). Il tragitto è il massimo del relax anche perché non c'è corrente e bastano due pagaiate per fare parecchi metri. Allo stesso tempo è il top dell'avventura perché ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e straordinario, univoco e singolare, intatto nei millenni senza che l'uomo vi abbia mai messo mano, se non con qualche piccola imbarcazione come la nostra. Nessun grosso mezzo potrebbe tra l’altro traversare queste basse e strette acque, e sono convinto che nessuno ha mai messo piede in quelle cime così impervie, alte ed impenetrabili, che regalerebbero agli occhi della razza umana un panorama strepitoso ed unico al mondo. Ho visto delle foto di questi posti in alcune riviste scattate dall’aereo e sono qualcosa di pazzesco! Ma non esiste una sola traccia di sentiero, non riesco a vedere nessun posto, piccola insenatura, nulla dove poter scendere anche solamente per provare a fare due passi ed esplorare la zona dalla terra ferma. L'unico mezzo di esplorazione che sembra possibile è esclusivamente il kayak!           

Raggiungiamo il bel mezzo del canyon, in un tratto che si rivela alquanto lugubre. Le altissime pareti nascondono quasi del tutto la luce del sole, ed in questa immensa ombra le radici delle mangrovie assumono un aspetto più intricato e mostruoso,  mentre il silenzio assoluto è rotto a tempi intermittenti dal canto di uccelli che emettono un suono gracchiante che rimbomba dappertutto più volte, creando un eco colossale e lunghissimo. Se Hollywood sbarcasse qua (per carità no!!), non ho dubbi che nascerebbe un terrificante film dell'orrore che farebbe sembrare "The Blair Witch Project" una favoletta per  bambini.

L'incredibile atmosfera viene interrotta per qualche minuto dall'arrivo e dal passaggio di un altro gruppo di kayak che rientra alla base, partito prima di noi. Ci facciamo scattare qualche foto da uno dei ragazzi nei punti dove il canyon si apre e la luce del sole riesce a penetrare, e intraprendiamo un discorso con lui per una decina di minuti. Ci chiede qualcosa sull'Italia e cosa ne pensiamo della Tailandia. "Un altro fortunato che vive in questi luoghi straordinari, e per lavoro accompagna i turisti giorno per giorno in questi assurdi paesaggi mentre io me ne sto seduto sulla scrivania a svolgere le ordinarie e noiose pratiche nel mio ufficio": questo è il primo pensiero che mi passa per la mente, guardando la sua serenità, il suo spirito, il suo modo singolare di stare su quel kayak che ormai è parte di lui. Certo anche il suo lavoro potrebbe essere considerato noioso da noi uomini della grande civiltà e tecnologia, anch’egli tutti i giorni (o quasi) fa quel tragitto e conosce sicuramente a memoria quei posti, ma lui stranamente non ha la faccia afflitta dell’impiegato medio quando esce dall’ufficio. Tutto sembra fuorché annoiato, depresso o avvilito, il ragazzo. Forse la differenza è che noi stiamo chiusi in quattro mura sulle scartoffie mentre lui sta all'aria aperta in mezzo alla natura incontaminata...? In ogni caso, dal momento che non ho alcuna voglia di rovinare questi bei momenti della mia vita, abbandono i discorsi esistenziali e mi lascio trasportare dall'entusiasmo assoluto di essere in questo luogo fantasmagorico. Del resto, concludo, c'è chi, a differenza di me, non solo sta chiuso in ufficio tutto il giorno anche molte più ore delle mie, ma non è mai stato neanche un solo giorno in un posto come quello che io sto vivendo oggi! Impiegati di tutto il mondo: svegliatevi diamine! La natura e l’avventura vi aspettano! Scoprite cosa sia l’adrenalina!

Le pareti intanto iniziano ad abbassarsi e il canyon sfuma lentamente nella fitta foresta pianeggiante delle mangrovie. Dopo pochi minuti arriviamo alla fine del percorso in un vicolo cieco. Incontriamo altri kayak che fanno inversione poco prima di noi, mentre una leggera pioggerellina cade dalle nuvole per fortuna non troppo minacciose. Facciamo dietro front tenendo il fianco della sponda per essere più riparati, e al risorgere degli alti verdeggianti rilievi che segnano l'entrata al canyon, il panorama si fa ampio e strepitoso! Siamo contro-sole e la leggera pioggerellina cade lentamente e dolcemente, illuminata dai raggi solari che fanno sembrare le piccole gocce d'acqua bianchi fiocchi di neve, mentre il verde scuro ombreggiato della parte bassa del canyon si trasforma in un caldo giallo del colore tipico del tramonto calante: una visione straordinaria ed inconsueta!

La pioggia termina dopo una ventina di minuti, e all'uscita del canyon il sole esce più prepotente che mai facendo sudare il rientro. Seguiamo la costa per tornare alla foce del fiume, che attraversiamo lentamente, mentre il gruppo è del tutto separato seguendo un'andatura più o meno veloce in base alle forze rimaste. Le guide al contrario sono ancora piene di energie, e regalano uno show di inseguimento e lotta tra kayak molto divertente! Scorgiamo finalmente la nostra base e, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo una giornata intera sul kayak, il dispiacere nel lasciare questo posto fantastico e fiabesco è immenso: mi rendo conto di aver appena vissuto una delle giornate più belle, emozionanti ed avventurose della mia vita! 

Iniziamo il tour da questo punto fangoso con migliaia di radici di mangrovie!

Saliamo in kayak e risaliamo il fiume

All'inizio il fiume è molto largo e il paesaggio vasto e spettacolare

Stefania è davanti mentre io mi diverto a scattare con una macchina subacquea usa e getta (perdonate la qualità!)

Uno dei 3 ragazzi che fanno la nostra guida ci scatta una mitica foto!

Il fiume si restringe e passiamo rasenti alle mangrovie, pianta tipica di questa foresta pluviale

Un altra foto mia e di Ste scattata dalla guida!

Svoltiamo in un piccolo affluente e avvistiamo una scimmietta!!!

Ci fermiamo in una ex-grotta di coccodrilli a fare uno spuntino di frutta fresca

Un altra scimmietta si fa viva tra le enormi radici di mangrovie!

La scimmietta attende paziente la nostra anguria, e sale con un guizzo persino nel nostro kayak a prendersela!

Torniamo al punto di partenza nei silenzi e suoni della natura: relax totale!

Altra nostra foto scattata dalla guida! (3 guide per 4 canoe doppie)

Proseguiamo oltre e ci fermiamo in un'insenatura

La spettacolare insenatura, stretta e con alte pareti, è la sede del nostro pranzo!

Il paesaggio intorno è magnifico e grandioso

C'è persino una passerella per contemplare il paesaggio e rilassarsi

Dopo pranzo un varano sbuca dai cespugli a scroccare qualche avanzo!

Il varano si muove lentamente e si mimetizza assai bene

Ripartiamo attraversando alte pareti che caratterizzano il paesaggio

Passiamo le alte pareti verticali

Percorriamo un canyon spaventoso con pareti verticali di 700 metri!

Le remate continuano in vedute mozzafiato tra gli strani canti ed echi degli uccelli del posto

Altra foto d'obbligo mia e di Ste sul nostro mitico kayak!

Non c'è nulla qua che non sia assolutamente e solo "natura". E' una sensazione ed un emozione indescrivibile

Alla fine del percorso comincia a piovere, giusto in tempo per tornare indietro!

Ripercorriamo il canyon con il sole e la pioggierellina stanchi ma assolutamente entusiasti di questa unica esperienza!!!

Sono le 15:45 e una volta raggiunta terra, il minimo che si possa fare è quello di riposare ai tavolini prendendo un the caldo. Ricomincia a piovere, stavolta in maniera consistente: giusto in tempo! Dobbiamo aspettare il rientro di alcune persone che sono venute col nostro song-taw stamattina e che hanno fatto il tour di Hong Island. Vediamo i loro kayak rientrare e paiono assai contenti e soddisfatti pure loro: deve essere stata una magnifica esperienza anche quel tour!

Una volta al completo, ripartiamo per il lungo tragitto verso la baia di Ao Nang più a sud. Tornati al Peace Laguna, ci attende l'ultimo rilassante bagno nella splendida piscina , anche stavolta quasi completamente vuota e tutta per noi. Per la cena scegliamo di celebrare l’ultimo giorno a Krabi nel ristorante thai quasi di fronte al nostro resort, che si chiama "Roof Restaurant". E' veramente elegante e rifinito, quasi tutto in legno, con dei bei tavolini illuminati a luce di candela e un’originale fontanella con enormi pesci rossi sul fondo: un gran bel posto per una cenetta romantica! Il servizio è impeccabile e il conto decisamente più alto della media, ma qui siamo in un signor ristorante e paragonato ai prezzi in euro, come al solito, è enormemente economico.

Non abbiamo neanche la forza per fare l'ultima passeggiata nel litorale, tanto siamo provati dal tour in kayak. Ormai tutte le spese sono state fatte, le cartoline comprate e spedite e i negozi visti e stravisti. Rientriamo in camera a preparare le valigie per partire domani mattina a Chiang Mai. Non c'è cosa più brutta di far le valigie in un posto che senti di non essere ancora pronto a lasciare, dove vorresti rimanere per vedere altre cose e poterlo vivere più intensamente. Ma purtroppo bisogna superare anche questo nella vita... Raggiungiamo la reception per fare il check-out, addebitando anche il transfer all'aeroporto di domani per 600 bath, e andiamo a ritirare i passaporti e i soldi che abbiamo lasciato nella cassetta di sicurezza. Non mi resta che scrivere il mio bel diario di appunti, ascoltarmi qualche canzone nella veranda della splendida stanza deluxe, col panorama notturno sulla laguna del nostro resort-paradiso, riguardare le cartoline e le foto scattate: ho già la nostalgia pensando di lasciare Krabi…
 




 


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