Giorno 16
01/11/2002 - Tour One day trek:
Elefanti, Cascata, villaggio Karen, Rafting
Dopo la consueta colazione delle 8.00 siamo già
pronti con zaino e attrezzatura (cappellino, costume da mare,
asciugamano, maglia di ricambio, macchina fotografica) per il tour
di oggi, il One day trek dal costo di 1100 bath a persona (27
euro). L’itinerario comprende varie spassose esperienze nell'arco di
una sola giornata. In effetti, osservando le proposte della varie
agenzie, notiamo che più o meno tutti i tour che si spacciano per
trekking sono come quello di oggi, con l'opzione però di più giorni
che si possono intraprendere. Ogni tour propone sempre e comunque il
trekking con gli elefanti, la visita ad un villaggio ed il rafting,
sia che si scelga un giorno sia che se ne scelgano tre.
La guida di oggi, un personaggio tailandese dai
lunghi capelli lisci neri e dall'aspetto simile ad un indiano
americano, viene a prenderci con un tipico songtaw locale. Siamo un
gruppo di otto persone costituito da me e Stefania, due ragazze
inglesi, una coppia di simpatici signori australiani della Tasmania,
ed un'altra coppia di belgi. Il tragitto è lungo e saliamo per i
monti ad una discreta altitudine, fino a giungere in una strada che
costeggia un fiume con elefanti e capanne. Scendiamo dal songtaw e
dopo esserci ripresi qualche minuto, saliamo tramite una pedana
sopra gli elefanti, uno a testa per coppia. L'esperienza è la
stessa di Krabi, ma questo elefante stavolta è molto più grosso! La
guida sale in auto per attenderci alla fine del percorso, mentre per
questo percorso siamo accompagnati da dei ragazzi, i quali salgono
uno ciascuno sui nostri elefanti.
Il trekking inizia subito con una forte
dose di adrenalina, impegnandoci nell'attraversamento del fiume dove
l'acqua arriva a toccare la pancia del pachiderma, che nonostante il
nostro timore di non vedere il fondo e di dove stia mettendo i piedi
per poggiarsi, dimostra una tenuta ed un equilibrio eccezionale!
Proseguiamo poi per un sentiero a tratti incredibilmente stretto
dove i pesanti trasportatori si districano con un'agilità degna di
una gazzella e dove io stesso avrei difficoltà a passare a piedi!!!
I ragazzi che guidano scendono e passeggiano, a tratti giocano ma
hanno un modo di fare un pò arrogante ed infantile nei confronti
degli elefanti che lascia qualche perplessità. Qualche salita brusca
e ripida discesa fanno emozionare il gruppo, mentre procediamo in
fila indiana e tento qualche scatto improbabile ai sig. australiani
e alle ragazze inglesi. Per fortuna un fotografo appostato nel
sentiero scatta una foto a tutti i singoli elefanti, che ritireremo
alla fine del tragitto: lo storico ricordo di questa memorabile
esperienza è assicurato! Attraversiamo nuovamente il fiume, dando
cieca fiducia alla stabilità del nostro pachiderma e seguiamo a
distanza la strada asfaltata, dove ci ricongiungiamo dopo un'ora
circa di trekking.
Ritroviamo il songtaw e la guida "indiana", e
proseguiamo per un altro bel tratto di strada. Una volta arrivati,
scendiamo e passeggiamo per un piccolo sentiero, per la verità
parecchio trafficato di gente, che si insidia all'interno della
foresta fino ad arrivare a delle splendide cascate. A questo
punto possiamo lasciare tutto su una roccia, rimanere in costume e
conquistare un mitico bagno sotto il rombo dell'acqua, prendendo
esempio dalla nostra guida che non perde un secondo e ci si butta
sotto! Che personaggio! Non è per niente semplice comunque come
inizialmente può sembrare: il tratto di roccia per arrivare sotto la
cascate e scivolosissimo e non c'è nessuno del gruppo che riesce a
rimanere in piedi senza cadere almeno una volta!! Nel tratto più
vicino, dove iniziano gli schizzi freschi della cascata, si cammina
addirittura a carponi. Una volta raggiunta la base della cascata
siamo già completamente bagnati. Il forte frastuono della caduta
dell’acqua impedisce di sentire chiunque più lontano di venti
centimetri senza urlare. E' molto eccitante e allo stesso tempo
rilassante!
Dopo una ventina di minuti, ci asciughiamo e torniamo
contenti della bella rinfrescata al songtaw. Sono le 13:00 è la fame
si fa sentire, ma prima del pranzo è prevista ancora un'importante
tappa: un villaggio tribale Karen, a pochi minuti di
distanza. Il villaggio in realtà è costituito da poche capanne, e le
condizioni di vita non sono certo le nostre occidentali. La tribù
vive insieme a gruppi di animali come maiali e galline, e lavora
pelli e tessuti. Le baracche sono spesso aperte, con i panni stesi
ad asciugare, parecchia sporcizia ovunque. Certo questa tribù è ben
lontana da quelle originali o sperdute in mezzo alle foreste e i
monti del nord: qui siamo a due passi dalla strada e chissà quanti
turisti arrivano. I bambini fanno molta tenerezza e vengono a
chiedere di compare collanine e oggetti vari fatti da loro. Io e
Stefania non possiamo fare a meno di comprarne almeno un paio.
Scende un po’ di tristezza nel vedere la gente vivere così, in
condizioni lontane anni luce da quelle che viste a Krabi, tanto per
non andare molto lontano, dove i bambini giocano allegramente per
strada senza chiedere l'elemosina e stanno bene.
Dopo la breve passeggiata nel villaggio, torniamo al
songtaw e finalmente andiamo al punto di ristoro, dove pranziamo
con cibo tipicamente tailandese, riso fritto molto speziato, di cui
iniziamo ad essere piuttosto nauseati. Noto con piacere che due
ragazze inglesi non la pensano come noi e si spolverano due bei
piatti di quella roba, mentre io e Ste ci accontentiamo della
frutta, sempre ottima e gustosa.
Il tour termina con un'altra divertentissima tappa:
il rafting su zattere costruite con canne di bambù!
Lasciamo tutto ciò che si possa bagnare e rovinare nel songtaw:
zaini, macchine fotografiche, qualcuno persino scarpe... noi
rimaniamo comunque in pantaloni con le scarpe da trekking, che sono
impermeabili. Saliamo sulla parte posteriore delle zattere, che sono
due in tutto con quattro persone ciascuna, più il giovane ragazzo
che le porta. L’avventura è assicurata! Intanto viene da chiedersi
se c’è da fidarsi di queste cinque canne di bambù legate chissà in
quale maniera una all'altra che traballano continuamente, in cui
bisogna salire piano e sedere in modo da equilibrare il peso per
evitare di capottarsi. Una volta sistemati tutti, per fortuna pare
abbastanza stabile. Il ragazzo conduce così il rafting facendo da
timoniere con una sorta di lungo bastone, che conficca sul fondo del
fiume e dà la spinta per aumentare la velocità, frenare o spostarsi
lateralmente. Beh, almeno questo ci rassicura sul fatto la
profondità non è mai più alta di un metro e mezzo! Inizialmente la
corrente è lenta e tutto appare pacifico, sembra quasi una
navigazione rilassante come quella in kayak ad Ao Talane. Poco dopo
il fiume si restringe e compaiono grandi massi che fuoriescono dalla
superficie mentre la corrente aumenta improvvisamente tra le urla di
noi poveri turisti e le risate dei ragazzi che sono abituati, per il
quale tutto ciò è nient'altro che un gioco! Si divertono persino a
sorprenderci con uscite tipo: "Ecco là un serpente!" oppure "Un
coccodrillo!", anche se le cose più adrenaliniche rimangono gli
scontri che fanno tra una zattera e l'altra, superandosi a vicenda,
invertendo la prua al contrario, virando bruscamente all'ultimo
momento prima di schiantare sui massi! Siamo nelle mani di questi
pazzi che la prendono a giocare, ma ci sentiamo comunque rassicurati
nel pensare che questa è un'attrazione molto turistica e male che
vada si fa un bel bagno nel fiume e niente più (ma sarà davvero così
o è solo una scusa per vincere la paura?)!
Il rafting prosegue tra rapide improvvise e
rallentamenti, finché i ragazzi accostano per farci scendere in un
tratto dove la zattera non può passare, dicendo di aggirare la
roccia e risalire più avanti. In questo punto davvero difficile e
stretto possono navigare solo loro con particolari manovre.
Assistiamo a questa discesa su una mini cascata dove francamente non
avrei scommesso un granché sulla sopravvivenza della povera zattera,
che prende pesanti botte sui massi che ostruiscono il passaggio, e
rimane con mio stupore perfettamente integra! Risaliamo nuovamente e
proseguiamo il rafting, salutando un gruppo di ragazzi tailandesi
che fanno il bagno, probabilmente venuti qui a fare una gita
spassosa. Affrontiamo infine l'ultima emozionante rapida, la più
eccitante e difficile di tutte!
L’avventura termina sulla sponda sinistra del fiume,
dove sono ammassate canne di altre vecchie zattere. Risaliamo sulla
strada per raggiungere il songtaw e prendiamo una pausa per
ristorare. Il fotografo mostra le foto fatte stamattina con
l'elefante, che costano 100 bath l'una. Ovviamente le compriamo e ci
viene data una bella cornicetta con la scritta Chiang Mai nonché il
negativo, un ricordo superbo da tener stretto. Riprendiamo il lungo
tragitto verso Chiang-Mai, dove arriviamo verso le 17:00 esausti.
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Il trekking con gli elefanti ha inizio! |
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La coppia di signori austrialiani che ci seguiva... |
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Si costeggia e si attraversa il fiume diverse volte! |
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Sapevate che gli elefanti passano quasi tutta la giornata mangiando? |
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Il nostro cucciolo mette la quinta e sorpassa con uno sprint le ragazze inglesi che precedevano |
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Dopo il trekking si arriva a queste belle cascate |
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La nostra guida ci precede e fa il bagno sotto il getto dell'imponente cascata! |
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Congeliamo il movimento della cascata |
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Tipica capanna del villaggio |
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La tribù lavora i tessuti e alleva animali per nutrirsi |
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Poichè non ho potuto fotografare durante il rafting, riporto questa cartolina che mostra esattamente quello che ho fatto! |
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Usciamo a piedi nuovamente verso le 19:00, decisi a
raggiungere ancora una volta il ristorante italiano "Da Stefano",
per recuperare il nauseante ed inconsistente pranzo. Poi rientriamo
al Lai Thai, guardando nel frattempo tutte le proposte di tour di
ogni agenzia di passaggio. Purtroppo rimango deluso dal fatto di non
riuscire a trovare un solo tour fra centinaia che permetta di fare
un trekking a piedi in mezzo alla foresta o in un parco nazionale.
In tutti quanti ci deve per forza essere almeno l'elefante, il
villaggio, il rafting o qualcos'altro, ma di camminare non se ne
parla proprio se non al massimo per 15 minuti! Pensavo di trovare
almeno un trekking nel Parco Nazionale di Doi Inthanton che fosse di
questo tipo, ma niente! Persino nei tour di due o tre giorni
camminare è un lusso non permesso: si va in jeep, sugli elefanti,
sotto le cascate, si fa il rafting, tutto fuorché un classico
trekking a piedi. Solamente in un paio di tour oltre i tre giorni si
ragiona, con trekking di due o tre ore al giorno, ma noi non abbiamo
tutto questo tempo ormai. Avendo già fatto perciò le divertenti
esperienze sugli elefanti e il rafting, rimangono un paio di scelte
limitate: andare in un tour di due giorni al villaggio delle donne
dal lungo collo, o scegliere un tour di mezza giornata che visita un
campo di elefanti e lasciare poi l'ultimo giorno libero per lo
shopping finale. Scartiamo la prima opzione, sia perché abbiamo
sentito molte voci sullo sfruttamento di queste donne, che una volta
per tradizione portavano il collare ma che adesso sono praticamente
costrette a farlo per i turisti, sia perché vedendo le condizioni
del villaggio di oggi, dormire e mangiare con loro senza aver fatto
almeno il vaccino per l'antimalaria ci sembra un tantino
rischioso....
Paghiamo dunque la camera e prenotiamo il tour di
mezza giornata al Camp Elephant e alla Orchid Farm, curiosi di
approfondire le nostre conoscenze su questi magnifici animali che ci
hanno notevolmente impressionato qui in Tailandia.
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