Di

 


AMERICA:
  U.S.A. Florida
  + Las Vegas - Grand Canyon

  Messico

AFRICA:
  Egitto
  (Mar Rosso - Marsa Alam)

ASIA:
  Malesya - Singapore - Dubai
  Sri Lanka - Maldive
  Thailandia

EUROPA:
  Barcellona
  Firenze
  Inghilterra del Sud

  Irlanda
  Londra
  Praga
 


Luoghi:
Budoni
Cagliari e costiera
Cala Gonone e dintorni
Cala Liberotto
Cala Ginepro
Capo Comino
Cala Goloritzè
Capo Coda Cavallo
Capo Spartivento

Costa Iglesiente
Fonni e i Murales
Giara di Gesturi
Golgo
Grotte Bue Marino
Grotte di Nettuno
Grotte Su Mannau
Isola di San Pietro
La Cinta
Laconi
Las Plassas
Nebida
Orgosolo
Orune e Su Tempiesu
Parco Geo Minerario
Piscinas
Pedra Longa
Porto Giunco e i 3 mari
Porto Pino
Sanluri

Seulo e dintorni
Stintino
Tavolara

Tempo di Antas
Tharros
Villanovaforru

Eventi, sagre, musei, varie
Fuochi d'artificio
I Mamuthones di Mamoiada
Museo del Coltello (Arbus)
Museo Sa Corona Arrubia

Sardegna in miniatura
Sartiglia
Viaggio Nuorese on the road


Teatro e artisti:
Giampaolo Mameli e il Raku
Samarcanda 2004
Samarcanda 2005
 

   

Giorno 4

20/10/2002 - Tempio di Wat Pho; Dusit Park, Residenza Vimanmek; Zoo

La sveglia è alle 8 in punto. Dopo una scorpacciata di succo d'arancia, anguria e ananas, assolutamente insuperabili, telefoniamo al ragazzo che ci ha lasciato il suo numero al transfer dall'aeroporto all'hotel, per prenotare intanto anche il ritorno e soprattutto per organizzare le gite da fare nei dintorni di Bangkok. Con la solita cortesia, suggerisce per il transfer all’aeroporto di chiedere alla guida italiana della gita che domani prenoterà per il Rose Garden / mercato galleggiante, mentre ci farà sapere fra una ventina di minuti la risposta per la gita di Ayutthaya di dopodomani. Saliamo in stanza e aspettiamo la sua chiamata, puntualissima, che conferma i tour e l'orario: alle 6:45 alla hall dell'hotel (urka all'alba!!!). Soddisfatti di aver sistemato i nostri restanti giorni a Bangkok, usciamo e raggiungiamo la sbarra dell’ingresso, dove un paio di taxi sostano, aspettando come falchi qualche turista.

Saliamo sul primo per andare al Wat Pho. Percorriamo strade larghe e scorrevoli, e arriviamo in poco più di un quarto d'ora infreddoliti dall'aria condizionata che il tassista non si è risparmiato di sparare al massimo! Veniamo lasciati all'ingresso dove un imbuto di auto e tuk-tuk bloccano la viabilità e paghiamo la corsa, che viene 85 bath (2 euro).

Appena varcata la soglia siamo circondati dalla piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto al Gran Palazzo! Arriviamo subito al tempio dove si trova il Budda sdraiato , che è anche una delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare. Si entra ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila. Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di massaggi, dove vengono praticati ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa, a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità. Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi , dove qualche bellissimo bambino tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.

Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco, poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile. Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.

Ristorati, sostiamo nella strada principale intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere il Dusit Park e lo zoo . Ma non è affatto impresa facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in inglese all’autista se  può condurci al Dusit. Non riesce a comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te? No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a Bangkok dunque! Durante il tragitto rifletto con Ste di questa incredibile differenza del popolo tailandese col nostro. Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi che va via come è successo a noi, o  peggio ancora in Inghilterra o in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina, verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del sorriso no?

Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza Vimanmek , che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini. Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza, in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in teak più grande del mondo. E' fatta perciò tutta in legno, e anche dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la struttura, anche visibilmente, dall'esterno.  Devo dire che me l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro caratteristica!

Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto di partenza per visitare lo zoo.

Il biglietto di ingresso costa 30 bath e si fa in una piccolissima finestrella buia dove si intravede dietro a mala pena l’impiegato, che pare rinchiuso in una prigione. Di turisti qua non c'è neanche l'ombra: siamo in un tipico luogo dove vengono solo le famigliole tailandesi a portare i loro piccoli a divertirsi e qualche gruppo di ragazzi a passare una domenica di relax in mezzo al parco. Passeggiamo notando gli scimpanzè in grandi gabbioni, prendere con le loro braccia lunghissime e con un'incredibile somiglianza umana, le noccioline che qualche tailandese lancia. Proseguiamo costeggiando il laghetto dove numerosi pedalò colorati navigano e qualche persona prende il sole. Superiamo il padiglione delle giraffe, degli elefanti, che mangiano tutto quello che gli viene lanciato, degli ippopotami, dei fenicotteri, delle tigri. Entriamo in quello al coperto dei rettili, dove vi sono esemplari di tutte le tartarughe possibili ed immaginabili, di cui sinceramente non conoscevo neanche l'esistenza come la tartaruga-serpente (col collo lunghissimo) o la tartaruga schiacciata come una sogliola, per finire con l'esposizione dei serpenti. In ultimo, prima di andar via, guardiamo un altro padiglione con gorilla e scimpanzè, che non paiono per niente contenti di trovarsi chiusi in gabbia. L'impressione che abbiamo riscontrato è che siamo certamente lontani anni luce da una qualità di vita e da un rispetto per gli animali come quelli dello zoo di Praga, tanto per fare un esempio. Gli animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi, mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà un'idea più precisa della fauna asiatica.

Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta iniziando a fare buio. Ci sono molti taxi di fronte all'uscita dello zoo, e siamo circondati dai forti odori delle bancarelle che preparano e vendono i cibi più strani e tipici del posto, abbondantemente speziati. Chiediamo ad uno qualunque di portarci al Royal River, ma non capisce minimamente dove sia. Stessa situazione anche per un altro. Mi torna in mente la scena di stamattina, del ragazzo che suggeriva di far scrivere i nomi in tailandese.... avremmo dovuto chiederlo alla reception dell'hotel!!! Il terzo invece ci fa salire e si avvia nel pesante traffico della solita ora di punta. Ma come la sera prima col tuk-tuk, anche questo autista sbaglia e si ferma di fronte ad un hotel che non è assolutamente il nostro! Si chiama Royal anch’esso  ma è in pieno centro città... Non c'è comunque bisogno di spiegare niente al tassista che vede le nostre facce perplesse e suona il clacson. Arriva un signore dell'hotel che parla bene inglese, gli spieghiamo del Royal River e capisce subito tutto: sicuramente non è la prima volta che succede questo tipo di disguido. Un altro pò di traffico in mezzo alla città e finalmente torniamo alla nostra camera.

Siamo troppo stanchi oggi per fare il bagno in piscina, così riposiamo e scendiamo per la cena in ristorante. Stavolta niente buffet, scegliamo l'opzione "A la carte" alla signorina che ci accoglie col solito sorriso. Prendiamo solo qualche portata, con una buone dose di carboidrati! Devo dire che il menu è molto completo e c'è parecchia scelta. Stefania sceglie uno squisito piatto di tagliatelle alla bolognese, non proprio uguali a quelle italiane però ben fatte, al dente e gustosissime. Io invece mi butto sulla cucina locale prendendo un bel risotto condito e speziato a volontà. Le porzioni sono abbondanti e siamo oltremodo soddisfatti senza dover prendere null’altro. Il conto stasera raggiunge a mala pena i 350 bath in tutto (poco più di 8 euro!), un'altra cifra rispetto ai 950 di ieri, e abbiamo mangiato forse anche meglio! Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.
 




 


Viaggi:
  Messico on the road!
 Foto e racconto di viaggio


Sardegna:
  Il Raku di Giampaolo Mameli
  La sartiglia di Oristano
  I Murales di Fonni
  Grotte Bue Marino
  Giunco e i 3 mari
 

Trekking:
  Cala Sisine,
  Cala Luna da Buchi Arta,
  S'Archittu

 
Musica:
  E' uscito il promo della mia band: SIBILYA!
4 canzoni italiane, ascoltatele...
 


Cala Goloritzé
Cala Luna (da Cala Fuili)
Cala Luna (da Buchi Arta)
Cala Sisine (dal Golgo)
Campus
Castello di Quirra
Gola Gorroppu (da Dorgali)
Monti Marganai
Ovile Linas
Parco dei 7 fratelli
S'Archittu (da Cala Luna)
Tempio Antas - Mannau
Tiscali (da Dorgali)
Tiscal (da Lanaitto)
Villacidro (trek 109)
Villacidro (trek 113)
 


Se ritieni che il mio sito ti sia piaciuto e sia interessante, leggi il Guestbook e lascia un commento, grazie!
 

 

Sponsor:




 

 

Di

 I miei racconti si trovano anche su: