Giorno 4
20/10/2002 - Tempio di Wat Pho; Dusit
Park, Residenza Vimanmek; Zoo
La sveglia è alle 8 in punto. Dopo una scorpacciata
di succo d'arancia, anguria e ananas, assolutamente insuperabili,
telefoniamo al ragazzo che ci ha lasciato il suo numero al transfer
dall'aeroporto all'hotel, per prenotare intanto anche il ritorno e
soprattutto per organizzare le gite da fare nei dintorni di
Bangkok. Con la solita cortesia, suggerisce per il transfer
all’aeroporto di chiedere alla guida italiana della gita che domani
prenoterà per il Rose Garden / mercato galleggiante, mentre ci farà
sapere fra una ventina di minuti la risposta per la gita di
Ayutthaya di dopodomani. Saliamo in stanza e aspettiamo la sua
chiamata, puntualissima, che conferma i tour e l'orario: alle 6:45
alla hall dell'hotel (urka all'alba!!!). Soddisfatti di aver
sistemato i nostri restanti giorni a Bangkok, usciamo e raggiungiamo
la sbarra dell’ingresso, dove un paio di taxi sostano,
aspettando come falchi qualche turista.
Saliamo sul primo per andare al Wat Pho. Percorriamo strade larghe e scorrevoli, e arriviamo in
poco più di un quarto d'ora infreddoliti dall'aria condizionata che
il tassista non si è risparmiato di sparare al massimo! Veniamo
lasciati all'ingresso dove un imbuto di auto e tuk-tuk bloccano la
viabilità e paghiamo la corsa, che viene 85 bath (2 euro).
Appena varcata la soglia siamo circondati dalla
piacevole sensazione di pace e serenità che questi magnifici tempi
riescono a trasmettere. I turisti non sono tanti ma il caldo è
tremendo, ancora peggio di ieri perché oggi non c'è una nuvola e il
sole picchia fortissimo! La bellezza degli edifici intorno però
infonde energia ed entusiasmo, ed iniziamo immediatamente il nostro
giro in senso orario. Il Wat Pho è oggi sede dell'istruzione
pubblica ed è costituito da diverse strutture e templi, "isolate" da
alte mura; l'ingresso costa 20 bath a testa, un'inezia in confronto
al Gran Palazzo! Arriviamo subito al tempio dove si trova il
Budda sdraiato , che è anche una
delle principali attrazioni di Bangkok: una statua colossale di
oltre 43 metri d'orata, un vero spettacolo da osservare. Si entra
ovviamente sempre senza scarpe. Sulla sinistra del corridoio si
sente un continuo tintinnio di monete che vengono inserite, seguendo
un rituale, una ad una in ognuna delle numerose campanelle in fila.
Bisogna sistemarle tutte se si vuole completare il rito! Scattiamo
le foto e proseguiamo la visita all'interno del Wat Pho, tra guglie
e cime altissime, di uno splendore unico e magnifico. All'interno di
un cortile troviamo una bella scolaresca di alunni del posto che
giocano, danzano, bevono e mangiano incuranti dei turisti che li
guardano divertiti. Passiamo poi di fronte alla scuola di
massaggi, dove vengono praticati
ai piedi o al viso a prezzi più o meno di 200 bath per un'ora circa,
a seconda del tipo scelto. Noi siamo troppo accaldati per farli e
sinceramente preferiamo provarli in hotel dove c'è più tranquillità.
Continuiamo il giro sostando per osservare l'enorme albero Bodhi
, dove qualche bellissimo bambino
tailandese sta lasciando delle offerte. Ogni tempio possiede un
albero di questo tipo dove il Budda ha trovato l'ispirazione. Ogni
abitazione invece possiede una "casa degli spiriti", più o meno grande: una sorta di
casetta tradizionale in miniatura con un piccolo altare adornato con
fiori e offerte, che serve a tenere lontano gli spiriti maligni.
Si è fatto mezzogiorno e lasciamo il Wat Pho per
cercare un posticino per sgranocchiare e bere qualcosa di fresco,
poiché siamo letteralmente squagliati dal caldo. Passeggiamo
parecchio, ma trovare un posto o una panchina dove stare in
tranquillità qui al centro di Bangkok sembra impresa impossibile.
Senza considerare lo snervante stress del traffico e delle persone
che chiedono in continuazione la nostra destinazione: un assillo
continuo! Troviamo finalmente una sorta di giardino che circonda un
bel parco, e ci sediamo una decina di minuti in relax.
Ristorati, sostiamo nella strada principale
intenzionati a raggiungere con un taxi la zona del Dusit per vedere
il Dusit Park e lo zoo . Ma non è affatto impresa
facile uscire dai soliti schemi. A parte i soliti posti e templi
visitati da tutti, per vedere qualcosa un pò meno battuto dal
turismo bisogna sudare parecchio... e non stiamo parlando mica di un
quartiere sperduto o isolato, ma di uno dei parchi più grandi di
Bangkok in prossimità dello zoo! Fermo un primo taxi e chiedo in
inglese all’autista se può condurci al Dusit. Non riesce a
comprendere nulla delle mie parole e così alla fine desisto: del
resto ne passano talmente tanti, il prossimo mi capirà. Ne fermo
dunque un altro ma il conducente non parla inglese e così va via
anche lui. Il terzo che arriva parla invece inglese ma non conosce
assolutamente la parola Dusit o zoo e non capisce dove si trovi
nemmeno aprendo la cartina e indicando col dito dove siamo adesso e
dove si trovi la destinazione. Mi sembra così incredibile che
rimango allibito! Tra l'altro, se c'è tutta questa difficoltà con un
taxi, figuriamoci con un tuk-tuk... A questo punto un ragazzo di
passaggio, che ha visto la scena del terzo taxi andare via, si
avvicina e inizia a parlarmi ponendo le solite domande: dove stiamo
diretti, da dove veniamo e così via... io e Ste pensiamo
inizialmente al solito procacciatore di clienti per un tuk-tuk, ma
rimaniamo piacevolmente e positivamente stupiti quando invece ci
rendiamo conto che sta solo e semplicemente dando un aiuto senza
niente in cambio! Spiega che lavora nella polizia ma oggi non è in
servizio, e intraprende una discussione del tipo: Turista fai da te?
No Alpitour?? Ahiahiahi… In pratica l'unica soluzione, se non
parliamo il tailandese, è quella di mostrare con un bigliettino il
nome del posto dove vogliamo andare scritto nella loro lingua, in
modo che chiunque lo possa capire. Gli parliamo del Dusit e lui è
così gentile da scrivercelo, ferma persino un taxi e ci fa salire
spiegando per noi la destinazione. Ci lascia con un sorriso semplice
e gentile che mette il buon umore. Esistono anche queste persone a
Bangkok dunque! Durante il tragitto rifletto con Ste di questa
incredibile differenza del popolo tailandese col nostro.
Pensiamo in Italia, se mai ci fermassimo così spontaneamente ad
aiutare uno straniero qualunque, vedendo la normale scena di un taxi
che va via come è successo a noi, o peggio ancora in Inghilterra o
in Francia, cosa succederebbe? Ognuno qua fa gli affari propri e
anzi, capitando di vedere qualche sconosciuto che si avvicina,
verrebbe da pensare anche male. Ma, del resto, questa è la terra del
sorriso no?
Il tassista ci lascia all'ingresso dello zoo, dove
decine di altri taxi e tuk-tuk sostano tra bancarelle e famiglie
tailandesi con bambini piccoli. Noi proseguiamo dritti a piedi per
vedere il parco, fino a trovare l'ingresso per la residenza
Vimanmek , che è quello che cercavamo. Entriamo, paghiamo il
biglietto di 70 bath e attraversiamo gli splendidi e ampi giardini.
Ci sono anche delle guardie armate e, dal momento che non ne abbiamo
ancora visto da nessun altra parte, intuiamo quanto evidentemente
sia importante questo posto. Il sentiero porta dietro la residenza,
in un bellissimo scorcio tra un laghetto e la parte più esterna
dell'edificio. Qua si tiene, spiega un cartello, uno spettacolo
tipico di danza tailandese alle 14:00 e alle 14:30. Più avanti
troviamo l'ingresso principale della residenza. Si tolgono come di
consueto scarpe e zaini, si lascia tutto (compreso le macchine
fotografiche) in una cassetta di sicurezza e si sale all'entrata in
attesa della guida. La visita infatti si effettua a ciclo continuo
un paio di gruppi di persone alla volta. Attendiamo solo 10 minuti e
iniziamo il giro per la residenza, famosa per essere l'edificio in
teak più grande del mondo. E' fatta perciò tutta in legno, e anche
dentro è tutto solo ed esclusivamente in legno teak: le pareti, le
scale, il soffitto e il pavimento. Risulta parecchio singolare
camminare sul pavimento, dove si ha un senso di oscillazione e una
stabilità diversa dai soliti in muratura a cui siamo abituati. La
guida, in inglese, mostra stanza dopo stanza, ognuna caratterizzata
da particolari arredi e colori. Saliamo poi fino al terzo piano e
arriviamo nella caratteristica sala ottagonale che caratterizza la
struttura, anche visibilmente, dall'esterno. Devo dire che me
l'aspettavo grande la residenza ma non così tanto! E' davvero enorme
e singolare da vedere. La visita termina verso le 14:00, giusto in
tempo per dare un'occhiata allo spettacolo thai. Ci avviciniamo e
osserviamo le danze ed i costumi tradizionali per una mezzora. La
musica è un pò lenta e sembra quasi stonata, ma è senz'altro
caratteristica!
Riprendiamo il sentiero che conduce in un negozio di
souvenir, dove diamo uno sguardo veloce per avere un'idea di quello
che porteremo a casa come ricordo, e poi torniamo indietro al punto
di partenza per visitare lo zoo.
Il biglietto di ingresso costa 30 bath e si fa in una
piccolissima finestrella buia dove si intravede dietro a mala pena
l’impiegato, che pare rinchiuso in una prigione. Di turisti qua non
c'è neanche l'ombra: siamo in un tipico luogo dove vengono solo le
famigliole tailandesi a portare i loro piccoli a divertirsi e
qualche gruppo di ragazzi a passare una domenica di relax in mezzo
al parco. Passeggiamo notando gli scimpanzè in grandi gabbioni,
prendere con le loro braccia lunghissime e con un'incredibile
somiglianza umana, le noccioline che qualche tailandese lancia.
Proseguiamo costeggiando il laghetto dove numerosi pedalò colorati
navigano e qualche persona prende il sole. Superiamo il padiglione
delle giraffe, degli elefanti, che mangiano tutto quello che gli
viene lanciato, degli ippopotami, dei fenicotteri, delle tigri.
Entriamo in quello al coperto dei rettili, dove vi sono esemplari di
tutte le tartarughe possibili ed immaginabili, di cui sinceramente
non conoscevo neanche l'esistenza come la tartaruga-serpente (col
collo lunghissimo) o la tartaruga schiacciata come una sogliola, per
finire con l'esposizione dei serpenti. In ultimo, prima di andar
via, guardiamo un altro padiglione con gorilla e scimpanzè, che non
paiono per niente contenti di trovarsi chiusi in gabbia.
L'impressione che abbiamo riscontrato è che siamo certamente lontani
anni luce da una qualità di vita e da un rispetto per gli animali
come quelli dello zoo di Praga, tanto per fare un esempio. Gli
animali là sono trattati bene, vivono in padiglioni che almeno
ricostruiscono il loro ambiente naturale, sono ben curati e mostrano
serenità e vivacità, persino giocosità verso i turisti. Qui è un
altro mondo, ci sono più gabbie, gli animali sono più sporchi,
mostrano molti più segni di infelicità (soprattutto guardando negli
occhi le povere scimmie, che spesso sono anche indispettite). Da
questo punto di vista lo zoo mette un pò di tristezza, anche se dà
un'idea più precisa della fauna asiatica.
Esausti e accaldati torniamo in hotel, mentre sta
iniziando a fare buio. Ci sono molti taxi di fronte
all'uscita dello zoo, e siamo circondati dai forti odori delle
bancarelle che preparano e vendono i cibi più strani e tipici del
posto, abbondantemente speziati. Chiediamo ad uno qualunque di
portarci al Royal River, ma non capisce minimamente dove sia. Stessa
situazione anche per un altro. Mi torna in mente la scena di
stamattina, del ragazzo che suggeriva di far scrivere i nomi in
tailandese.... avremmo dovuto chiederlo alla reception dell'hotel!!!
Il terzo invece ci fa salire e si avvia nel pesante traffico della
solita ora di punta. Ma come la sera prima col tuk-tuk, anche questo
autista sbaglia e si ferma di fronte ad un hotel che non è
assolutamente il nostro! Si chiama Royal anch’esso ma è in pieno
centro città... Non c'è comunque bisogno di spiegare niente al
tassista che vede le nostre facce perplesse e suona il clacson.
Arriva un signore dell'hotel che parla bene inglese, gli spieghiamo
del Royal River e capisce subito tutto: sicuramente non è la prima
volta che succede questo tipo di disguido. Un altro pò di traffico
in mezzo alla città e finalmente torniamo alla nostra camera.
Siamo troppo stanchi oggi per fare il bagno in
piscina, così riposiamo e scendiamo per la cena in ristorante.
Stavolta niente buffet, scegliamo l'opzione "A la carte" alla
signorina che ci accoglie col solito sorriso. Prendiamo solo qualche
portata, con una buone dose di carboidrati! Devo dire che il menu è
molto completo e c'è parecchia scelta. Stefania sceglie uno squisito
piatto di tagliatelle alla bolognese, non proprio uguali a quelle
italiane però ben fatte, al dente e gustosissime. Io invece mi butto
sulla cucina locale prendendo un bel risotto condito e speziato a
volontà. Le porzioni sono abbondanti e siamo oltremodo soddisfatti
senza dover prendere null’altro. Il conto stasera raggiunge a mala
pena i 350 bath in tutto (poco più di 8 euro!), un'altra cifra
rispetto ai 950 di ieri, e abbiamo mangiato forse anche meglio!
Giunge così ora di andare a dormire, visto che domani tocca una
levataccia all'alba per la gita al Rose Garden.
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