Giorno 6
22/10/2002 - Tour: Bang-Pa In;
Ayutthaya; rientro a Bangkok in battello
Sveglia alle 6:00, colazione veloce e attesa alla
hall dove, alle 6.45, passa un autista per portarci al Central Plaza,
punto di partenza della corriera per il tour volto alla visita di
Ayutthaya, la vecchia capitale Tailandese. Questo tour è il più
caro di tutti qui a Bangkok, costa ben 1600 bath a testa (38 euro),
ma non è poi così tanto se si considera che comprende tutto, pranzo,
visite e rientro a Bangkok in battello navigando sul fiume Chao
Praya.
Anche oggi sul bus siamo ben pochi, tutti italiani, e
la nostra guida è un ragazzo di nome "Pat". Non è loquace come
quello di ieri, ma ugualmente simpatico e bravo.
La nostra prima tappa è dopo circa un'ora a Bang
Pa-In, la residenza estiva del re. Entriamo passeggiando per un
bel tratto negli splendidi ampi prati e giardini fioriti, notando
bellissime costruzioni, attraversando ponticelli e sostando per
visitare l'interno di palazzo, un magnifico esempio di architettura
cinese donata dall'imperatore al re tailandese. La giornata è bella
ma il caldo oggi sembra ancora più pesante degli altri giorni,
specialmente camminando e stando in movimento. La visita dura in
tutto un'ora, ma prima di andar via diamo uno sguardo
all'immancabile shop di souvenir, dove compriamo alcune cartoline.
Proseguiamo il tragitto in bus verso Nord, mentre Pat
illustra lo svolgersi della vita nella campagna, che appare
enormemente diversa dalla nostra. Nell'ultimo tratto attraversiamo
un susseguirsi di campi di risaie, alcuni ancora parecchio allagati
dal periodo delle piogge (che finisce adesso a ottobre). Di molte
palafitte si intravede solo il tetto ed il tutto appare come un
paesaggio tipico da post-alluvione. Anche la strada è parecchio
dissestata in questo punto, anche se ancora percorribile. Ma non è
niente di anomalo, anzi, tutt’altro. I tailandesi sono abituati e
sanno benissimo che gli allagamenti arrivano sempre, si tratta solo
di capire quanto durano. Questo anno cominciano a durare un pò
troppo e i danni si fanno sentire, soprattutto per la frutta,
verdura, e il riso perso. Le abitazioni qua intorno sono solo su
palafitte, ed è così strano e particolare vedere alcuni centri
agglomerati e gruppi di case che galleggiano nell'acqua o a volte,
il che forse è peggio, quando l'acqua scende di livello
improvvisamente, vengono circondate da fango e melma. Il livello del
Chao Praya è alto, e Pat dice che avremo meno tempo per visitare
Ayutthaya, perché dovremo tornare indietro col bus a prendere il
battello oltre un ponte dove non riesce a passare.
Giunti così ad Ayutthaya, vecchia capitale del
regno Tailandese, iniziamo la nostra passeggiata per il parco
storico tra rovine di vecchi templi, mura, monumenti di ogni genere.
Lo splendore è certo ben lontano da quello di Bangkok, dove tutto è
tenuto perfettamente curato, ma del resto queste sono appunto rovine
e dalla loro imponenza non è difficile immaginare che, al tempo in
cui era capitale, Ayutthaya doveva essere una città meravigliosa. La
sua storia è assolutamente affascinante, e nonostante a primo
impatto l'architettura assomigli molto a quella dei templi di
Bangkok, le differenze sono sensibili, dovute soprattutto, come
spiega Pat, al passaggio del periodo storico, per l'influenza della
guerra con i Birmani sulle condizioni di vita e sul loro rapporto
dei cittadini nei confronti del re.
Il parco è ampio e facciamo delle tappe mirate solo
in determinati punti. La vegetazione è ovunque molto verde, si
arrampica persino tra una pietra e l'altra conquistando i templi e
rendendo il tutto ancora più suggestivo. Passiamo per il Budda
sdraiato, una copia simile a quella del Wat Pho ma più piccola e
decadente. Raggiungiamo poi in un tempio ben decorato e splendente,
dove all'interno è narrata la storia della sua ricostruzione e della
possente statua dell'ingresso, grazie alle donazioni dei Birmani
che, in tempi diversi, dopo aver conquistato e distrutto questa
città, si sono preoccupati di dare anche un contributo per
rimetterla in sesto. Le donazioni continuano ancora oggi da parte
dei turisti, in una singolare usanza del posto che consiste
nell’attaccare i soldi di carta uno ad uno in filari lunghissimi,
creando un vero e proprio albero monetario che vale un bel
gruzzolo! Non c'è nessuna protezione tra l'altro, sono liberi e alla
portata di tutti. Un ladro furbetto potrebbe allungare facilmente la
mano per sgraffignare qualche bigliettone, ma qua non siamo mica in
Italia. Pat delucida che nessuno si azzarderebbe a toccare quei
soldi, perché rubare dei soldi donati per un tempio di budda è tra i
peggiori atti disonorevoli che una persona possa fare, e la
reincarnazione ad una vita d'inferno sarebbe garantita. Il credo
della reincarnazione, non bisogna dimenticarlo, è molto forte nella
cultura buddista e influenza notevolmente il modo di vivere dei
tailandesi.
L’ultima tappa da visitare qui ad Ayutthaya è un
altro tempio molto importante, dove delle imponenti scalinate
conducono sia all'interno che ad un terrazzo con bella vista
panoramica sul parco storico.
Prima di tornare sulla corriera, Pat si ferma a
comprare in una bancarella una noce di cocco fresca
ad un prezzo speciale anche per noi: solo 10 bath (poco più di 20
centesimi di euro)! Ragioniamo qualche minuto sulla differenza
nell'uso di questo frutto tra noi italiani e i tailandesi. Qua la
noce di cocco si beve quando è ancora verde ed è molto meno polposa
di come siamo abituati a vederla noi, cioè quando è vecchia e matura
e diventa di colore marrone. L'usanza è di tagliarne con un’accetta
il capo e infilare una cannuccia dentro per bere il trasparente e
gustoso latte di cocco. Devo dire che io trovo il sapore parecchio
diverso da quello della noce matura, con un retrogusto un pò
amarognolo, e non resto particolarmente entusiasmato, mentre
Stefania apprezza e mangia persino un pò di polpa molle
dell'interno.
Portiamo la nostra noce di cocco sul bus e dopo pochi
minuti arriviamo al punto dove sosta il battello, proprio
vicino al famigerato ponte che in effetti, con l'acqua alta del
fiume, risulta troppo basso per quel tipo di imbarcazione. La barca
è molto bella, ben tenuta e lussuosa all'interno. Il personale e dei
gentili camerieri sono pronti per il pranzo. Sediamo in un
tavolo solo e tutto per noi due. Dopo una bella rinfrescata e la
gioia di stare al fresco con l'aria condizionata, ci diamo dentro
con il buffet, oggi veramente succulento. Le bevande, come
ieri, sono da pagarsi a parte, ma per il resto si può abbondare come
e dove si vuole. La cucina è tipicamente tailandese: risotto, pollo,
pesce e verdura pesantemente speziati non mancano mai. La frutta è
come sempre squisita e succosa e persino i dolci e le fette di
torta sono divini! Questo è sicuramente il pranzo più vario e buono
assaporato fino ad ora, oltre il fatto di essere particolarmente
raffinato su questa splendida imbarcazione.
Terminato il pasto iniziamo la navigazione sul
Chao Praya verso Bangkok. Usciamo all’esterno con uno sbalzo
enorme di temperatura e sediamo sui tavoli e le sedie a prua,
godendo della suggestiva vista del fiume. Il caldo è davvero afoso e
qualche turista si appresta persino a prendere la tintarella! Sulle
rive opposte del fiume si vede di tutto: palafitte, palazzi, templi,
baracche; nel fiume invece navigano alcuni battelli, qualche enorme
chiatta che trasporta merci, e piccole veloci barche con una o due
persone massimo che salutano sfrecciando a tutta velocità. Sembra di
essere in un film. La corrente trascina poi detriti di ogni genere,
soprattutto rami di piante e tronchi che vengono trascinati via
dalla fitta vegetazione che arriva fino all'acqua. Il tutto è molto
rilassante e interessante, fino a quando pesanti nuvole nere
oscurano il cielo in lontananza. Nel giro di una ventina di minuti
inizia a piovere a dirotto e andiamo sul retro della barca che è al
coperto.
Arrivati a Bangkok si scatena il diluvio universale:
è buio pesto, le nuvole sono nere come la pece e la pioggia,
fittissima e molto violenta, ci bagna nonostante il tettuccio. Siamo
costretti a rientrare dentro. In questo caso l'aria condizionata è
fuori luogo e fa parecchio freddo anche con la giacca, ma almeno non
siamo zuppi! In effetti è il primo giorno che piove seriamente,
eravamo stupiti nei giorni scorsi di non esserci ancora bagnati. I
camerieri servono nel frattempo un bel tè caldo. Lo beviamo e
scorgiamo dai finestrini il Wat Arun , bellissimo tempio, uno
dei simboli di Bangkok che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a
visitare. Usciamo fuori per osservarlo meglio, anche se piove
moltissimo, poiché risulta parecchio suggestivo visto dal fiume.
Riusciamo a scattare qualche foto in condizioni quasi impossibili e
rientriamo dentro, fino allo sbarco al molo di River City .
Siamo in pieno centro città, la parte moderna di Bangkok con
grattaceli e centri commerciali a volontà.
Attendiamo la corriera riparati dalla pioggia, che
arriva in ritardo per via del traffico, e che riporta al Central
Plaza . Gli altri italiani del tour hanno l'hotel qui vicino ma noi
dobbiamo aspettare l’auto per raggiungere il Royal River. Restiamo
così con Pat, che siede gentilmente a farci compagnia, nella
lussureggiante e magnifica hall di questo hotel. Chiama l'autista
col telefonino il quale è rimasto intrappolato in mezzo al
traffico poiché, quando piove molto come oggi, Bangkok si
allaga sempre e la viabilità si ferma del tutto. Aspettiamo
parecchio, più di un'ora, mentre intraprendiamo una bella
conversazione con Pat sugli usi e tradizioni della Tailandia.
Scopriamo che è uno studente, e che si guadagna da vivere facendo
per l'appunto la guida turistica. Chi studia ha la possibilità di
andare avanti più facilmente e guadagnare di più, potendosi
permettere anche di viaggiare al di fuori del proprio paese (lui è
stato in Italia due volte). Ci chiede come è la Sardegna e se costa
molto, e noi gli parliamo un pò anche della nostra terra, del mare,
del fatto che certamente non è molto economica, ma dipende anche
dalla località che si sceglie e dall'alloggio. Gli lascio il mio
bigliettino da visita con il sito, per avere un'idea più precisa
della nostra isola. Richiama l'autista che è ancora incastrato in un
ingorgo mostruoso. A questo punto approfitto per togliermi una
curiosità sul traffico che mi ha colpito fin dal primo giorno che
siamo arrivati. All'inizio pensavo fosse una casualità vedere tutti
questi bei macchinoni grandi e spaziosi, ma in quattro giorni che
sono qua non posso credere di non aver visto una sola utilitaria di
classe media o piccola, come le nostre Fiat Punto o 600, come una
Ford Fiesta o una Golf tanto per dare un'idea. Qui non esistono, e
Pat racconta il perché: non ci sono nel mercato, tutto qui. Il
mercato offre quelle auto e loro comprano quelle. La ragione è che
le vetture estere importate costano un occhio della testa per loro,
dalle tre alle cinque volte di più di rispetto ad una costruita nel
loro paese, dove si sono specializzati nel fabbricare grandi auto
con una buona carrozzeria, ma comunque con una meccanica di livello
inferiore alle nostre. Bisogna considerare, tra l'altro, che mentre
per noi qua è normale avere più di un’auto in ogni casa, per non
dire quasi una a testa, a Bangkok se ne usa una soltanto per
famiglia, e ci si arrangia. Ovviamente presumo che queste
considerazioni di Pat si riferiscano ad una media della popolazione
della capitale, probabilmente del suo ceto: non ho dubbi nel pensare
che ci siano famiglie veramente ricche che hanno ben altro di una
vettura e famiglie al contrario più povere che non possono
permettersene neanche una.
Finalmente arriva il nostro autista e possiamo
tornare al nostro hotel, ma ci aspetta ancora ben un’ora di traffico
in mezzo alla caotica Bangkok post-allagata. Fuori l'aria è più
grigia che mai, si vedono addirittura nuvole nere di foschia in
lontananza, come se la pioggia avesse sollevato e rimosso tutto lo
smog dall'asfalto. Una volta tornati in camera, esausti, mi affaccio
con stupore alla finestra: la nuvola nera di smog esiste
realmente, e ricopre tutta la zona centrale dei grattaceli in
maniera a dir poco inquietante!! Scatto qualche foto per documentare
questo immenso inquinamento, di cui non trovo riscontro in nessuna
delle città europee visitate, nemmeno Londra che penso sia una delle
messe peggio. Se lì ho impiegato quattro giorni, prima di soffiarmi
il naso e buttare fuori cenere nera, qui a Bangkok ne sono bastati
due!
Un paio d'ore di riposo prima di scendere per la
consueta cena nel bel ristorante del Royal River, ultimo pasto qui a
Bangkok. Domani si parte per Krabi, nel sud della tailandia!
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