Giorno 18°
Alle 7:45 in punto siamo di
fronte al Crystal River Watersport, proprio dietro il Days Inn
motel. Entriamo nel caseggiato in legno immerso nel giardino verde con
il fiume alle spalle. Una signora risale alla nostra prenotazione e ci
mostra l'attrezzatura per il tour con i manatee (lamantini),
che consiste in uno snorkelling sul fiume nel quale questi animali
vivono liberamente. Prendiamo maschera e pinne, indossiamo la muta
insieme ai nostri compagni (siamo in 6 per lo snorkelling e 2 per
un'immersione diving), e attendiamo qualche minuto infreddoliti
(sembra incredibile ma da ieri notte è arrivata un'aria gelata!). Un
signore ci fa nuovamente accomodare dentro per vedere un breve
documentario sulla vita dei lamantini, e sulle precauzioni da
prendere per provocare meno disturbo possibile a questa specie in via
di estinzione che vive praticamente solo in Florida in alcune regioni.
Il fiume del Crystal River è una di queste, e pare che diventi il loro
habitat durante la stagione fredda, nel momento in cui i lamantini
lasciano l'oceano e si rifugiano in queste acque dalla temperatura più
mite. Il documentario infonde una tenerezza incredibile. Questi
animali sono completamente miti e docili, di una perfetta ingenuità,
con una testa grande più o meno quanto quella di un uomo, occhi
piccoli e muso grande, un corpo enorme che sembra un dirigibile
gonfiato tanto da esplodere che può arrivare a diversi metri di
lunghezza, e una sola pinna posteriore. In effetti sembrano come i
trichechi ma non hanno i denti, e per mangiare le alghe del fondo le
portano alla bocca con le due pinne superiori (proprio come noi umani
il cibo con le mani) e le masticano ruminando goffamente! Sono della
famiglia dei sirenidi e c'è la leggenda che Cristoforo Colombo,
arrivando alle americhe, ne abbia scambiato qualcuno per un essere
umano creando il mito appunto della "sirena"). Sono tanto grandi e
grossi quanto bonaccioni. Il loro problema è proprio questo, insieme
al fatto che sono lenti e non possono fare alcun male. La loro
curiosità spesso li spinge verso le barche provocando gravi ferite al
corpo dalle pale delle eliche. Oggi, per fortuna, con una campagna di
sensibilizzazione, dovuta anche a queste iniziative turistiche, il
Crystal River è chiuso alle barche a motore e per navigare bisogna
chiedere i permessi. Consigliano di non disturbare l'animale in nessun
modo, non fare movimenti bruschi in acqua e nuotare lentamente, non
urlare e parlare a bassa voce, non prendere mai alcuna iniziativa nei
loro confronti. Deve essere lui ad avvicinarsi e a stabilire un
contatto, che in genere avviene proprio per la loro curiosità. Alla
fine del documentario, non possono mancare le americanate di rito, che
mostrano gli atti di eroismo nelle operazioni di salvataggio di
lamantini feriti, che vengono prelevati, portati in elicottero in
speciali container per le cure e riabilitati. In questo caso sono a
fin di bene, quindi voto appieno per le americanate...
E' ora di muoversi! Viene preparata l'imbarcazione ma, con grande
sorpresa, non prendiamo il largo dal fiume che è di fronte a noi. Ci
viene detto di seguire in auto la nostra guida che condurrà il gruppo
poco più avanti al molo sul porto: nessun problema, tranne per il
fatto che siamo "comodamente" vestiti con la muta da megalomen a piedi
scalzi e guidare è proprio buffo! Se ci ferma la polizia adesso se ne
fanno di risate eh!? Arrivati al porticciolo, la nostra imbarcazione
viene ammarata e arriva il capitano, un signore sulla sessantina, un
vero americano della marina. E' questa è un'altra sorpresa: ci salverà
lui se qualcuno si sente male? Navighiamo dunque tra le placide acque
del Crystal River, ammirando lo splendido paesaggio intorno e la vita
americana di provincia. E' tutto di una tranquillità inverosimile, e
che meraviglia quelle casette sul lago col molo privato e la barchetta
in legno sul fiume! Mi rode un profondo senso di invidia perchè qui
non parliamo dei ricchi di Naples, questa è una cittadina qualunque
dell'interno della Florida e tra l'altro ben lontana dal turismo di
massa...

Dopo appena un quarto d'ora di quiete, svoltiamo in un'ansa e
scorgiamo due imbarcazioni e due ragazzi facendo snorkelling
alle prese con i lamantini. "Siamo arrivati!" dice il capitano. Appena
fermi, i curiosi animali iniziano ad avvicinarsi e aumentano sempre
più di numero sotto i nostri occhi sbalorditi: sono davvero grossi!
Indossiamo maschere e pinne, e ci immergiamo lentamente per non
spaventarli. Cosa che risulta molto più difficile del previsto, primo
perchè l'acqua è a dir poco gelata (altra sorpresa inaspettata per me,
ma non si rifugiano qua per la temperatura mite!?), secondo perchè non
si vede nè il fondo nè a pochi metri di distanza visto il colore
torbido del fiume, e terzo perchè sono loro a farci inizialmente un pò
di paura. Una volta sotto infatti, veniamo letteralmente circondati da
questi bestioni! Me ne ritrovo tre tutti insieme, due ai lati e uno in
sotto, talmente vicino quasi da stritolarmi. Ma nonostante la loro
mole intimidatoria, ci accorgiamo presto che si muovono talmente lenti
e con tanta eleganza da non poter fare alcun male involontario.
Iniziamo ad accarezzarli nella loro grossa pelle simile a quella degli
elefanti (a loro piace molto essere "grattati" nella schiena), e a
qualcuno persino in testa.

Passano ovunque nei pressi
dell'imbarcazione e sono di una dolcezza a dir poco commovente. Si
strusciano persino tra di loro per avere le coccole, proprio come
fanno i gatti poggiando la testa di uno sul corpo dell'altro, nuotano
a pancia in su, strizzano quegli occhietti ingenui e nuotano quasi
sempre insieme. Sono bellissimi, stupefacenti! La guida ci aveva detto
che erano animali dall'animo gentile, con la pace nel cuore, ed è
assolutamente così. Sono semplicemente dei bonaccioni, dei teneroni
con una continua voglia di giocare e di affetto. Sembrano degli angeli
puri scesi sulla terra, è pazzesco che animali così affascinanti
stiano rischiando di estinguersi. Rimango tre quarti d'ora in acqua ad
ammirare questo spettacolo e poi sono costretto a desistere per il
freddo. Non ho mai avuto freddo con la muta addosso ma qui l'acqua è
davvero congelata! Gli altri del gruppo sono quasi tutti rientrati,
rimangono con i lamantini solo Ste e un'altra ragazza.


Lo spettacolo continua
comunque anche da sopra la barca, poichè i lamantini passano di
continuo e qualcuno riesce a fargli le carezze in superficie sul muso!
Provo a fare qualche foto decente almeno da qua con la mia bella Canon
EOS 300D, dal momento che con la fotocamera subacquea devono essere
uscite pessime col torbido e il pulviscolo fangoso del fiume.

Rientrato tutto il gruppo
dello snorkelling in fase di assideramento, è l'ora dei due ragazzi
del diving che, accompagnati dal capitano, vanno a visitare una grotta
sotterranea nei pressi. Mentre li aspettiamo togliamo la muta e
cerchiamo di riscaldarci in questa fresca mattinata. I lamantini si
diradano e qualche altro gruppo arriva a fargli visita. Pare che non
siano fortunati quanto noi, perchè vengono fino alla nostra barca per
vederli. C'è da dire che fanno anche un gran baccano, mentre noi
abbiamo rispettato alla perfezione le regole di pace e silenzio dateci
nel documentario. Anche se non l'avessimo visto, in ogni caso, certe
cose sono scontate: basta avere un pò di rispetto quando si è in "casa
altrui" come si suol dire... Rientrati i divers, torniamo al molo dove
finalmente possiamo vestirci e stare un pò al calduccio nella nostra
auto. Una delle ragioni per cui siamo venuti in Florida è stata
proprio quella di ammirare questi animali, nonostante sia una delle
cose poco pubblicizzate e meno turistiche rispetto alle grandi
attrazioni dei parchi giochi di Orlando e dintorni, di città come
Miami, delle Keys etc.etc. E, senza alcun ombra di dubbio, è stata
infatti anche la cosa più toccante ed emozionante che abbiamo fatto
negli USA!
Imbocchiamo la 19 sud e
lasciamo Crystal River, scendendo nuovamente giù verso St.
Petesburg. Pranziamo ad un Burger King di passaggio e arriviamo in
città verso le 16:00. Seguendo il litorale ci ritroviamo in una serie
di isole collegate tra loro, dove cerchiamo alloggio trovando dopo
qualche tentativo il Beach House motel a Treasure Island.
Il signore che lo gestisce è un personaggio unico nel suo genere;
simpatico, anche se con uno strano umorismo. Uno di vecchia data,
tradizionalista, che scrive ancora tutto a mano e non accetta neanche
la carta di credito! Qui negli U.S.A. dove paghi con la carta anche un
solo dollaro per i francobolli sembra proprio roba d'altri tempi! A
dispetto della tecnologia intanto, questo eccentrico signore si è
costruito il suo impero, che mostra mentre mi accompagna a vedere la
stanza. Ha praticamente un isolato tutto suo dove affitta camere a
destra e a manca. La nostra è staccata da tutto e sembra una vera e
propria baita (però siamo a mare e non in montagna!). E' del tutto
indipendente e senz'altro datata, ma assai accogliente all'interno:
c'è la moquette, un piccolo soggiorno con tavolo e televisore, la
camera da letto e il bagno. Manca solo il telefono. La "Ice Machine" è
di fronte, bisogna solo attraversare la strada. Ho notato che tengono
sempre a precisare dove si trova la macchina del ghiaccio in tutti i
motel: deve avere una certa importanza qui in Florida ed evidentemente
gli ospiti la richiedono. Io non l'ho mai usata!
Lasciamo le valige e andiamo a fare una passeggiata in spiaggia
per il tramonto. Il litorale è stupendo, lunghissimo e veramente
affascinante. Bella la sabbia e l'oceano. Non c'è quasi nessuno,
tranne verso il crepuscolo dove un gruppo di persone si riuniscono in
una sorta di banchetto, mentre qualche ragazzo si diverte a giocare
con la sua tavola sulla battigia. Sullo sfondo, i grattacieli
americani contrastano la solitudine di questo posto.
Verso
21:00 ci spostiamo in auto nell'isola di Madeira, a fianco a
Treasure Island con la quale è collegata da un piccolo ponte. Subito
sulla destra c'è un quartiere vivace e caratteristico con alcune vie
di negozi, che seguono ristoranti e locali su passerelle di legno
proprio di fronte al mare. Per nostra sfortuna sta chiudendo tutto e
dopo una breve camminata torniamo indietro, trovando una pizzeria da
asporto dove portiamo via la ormai collaudata pizza americana medium
(per due porzioni va benissimo, figuriamoci cosa può essere la large...).
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