Giorno 6°
25/10 -
Antelope Canyon tour; Lake Powell (Utah); 89 per Kanab; 9 west e Zion
N.P.; Interstate 15 south per Las Vegas (Nevada) hotel: Stratosphere
Tower, Luxor, Venetian
Dopo una continental
breakfast al Travel Lodge, ci spostiamo di pochi metri sulla strada
principale che attraversa Page per raggiungere la sede dell'Antelope
Canyon tours. Arriviamo alle 9:15 e abbiamo un quarto d'ora di
tempo per saldare il conto (in tutto la gita viene $ 28 a persona) e
comprare qualche cartolina. Alcune sono vere e proprie foto su carta
lucida che paiono inverosimili e fiabesche. Possibile che sia davvero
così bello? Credo proprio di sì, perchè foto simili le abbiamo viste
anche in una rivista di viaggi poco prima di partire.
Di fronte alla sede
ci sono diversi mezzi parcheggiati per i tour. La nostra guida indiana
ci fa accomodare su un enorme giant truck, alto con delle
gigantesche ruote e aperto sul retro con i sedili al centro. Durante
il tragitto fa un freddo cane ma è divertentissimo! Il paesaggio è
straordinario. La cittadina di Page è posta in una conca ai piedi
dell'immenso Glen Canyon da cui è stato creato artificialmente il Lake
Powell, mentre dall'altra parte si estende il territorio desertico,
oggi riserva indiana, con bizzarre forme di rocce rosse che
fuoriescono dai cespugli della piana circostante. Questa è la vera
Arizona come l'ho sempre immaginata! Il giant truck entra in una
strada sterrata e il paese scompare alle nostre spalle per dare il
meglio di questo paesaggio. Le uniche cose che stonano tremendamente
sono quelle tre enormi alte fumarole che appartengono a qualche
industria e non certo alle capanne degli indiani...

Ci fermiamo per il
pass del canyon e proseguiamo il tragitto ancora per qualche minuto,
mentre il panorama diventa sempre più singolare. Qua la roccia ha la
consistenza della sabbia, che vuol dire fango alle prime piogge,
piccoli e grandi canyon creati da un giorno all'altro dal nulla,
erosione frenetica che modella ogni cosa. E così è stato infatti anche
per l'Antelope Canyon, il cui ingresso appare stretto e per niente
maestoso. La guida fa un veloce discorso in inglese, raccomandando di
non perdere il gruppo, di stare attenti ai serpenti e altre cosuccie
del genere...
All'interno, questo
stretto canyon rivela il meglio di sè stesso e di ciò che madre natura
possa genialmente creare dalla friabilità del terreno. Le forme sono
davvero irreali, tondeggianti, con colori incredibili delle pareti
appena qualche raggio di luce oltrepassa la stretta fessura, lassù
molto più in alto delle nostre teste. Qualche tratto risulta molto
buio, qualche altro meglio illuminato, sempre e solo esclusivamente da
luce esterna. Non c'è alcun artefatto umano per fortuna, il canyon è
lasciato interamente al naturale senza alcuna modificazione per
agevolare i turisti. Il tragitto è più lungo di quel che pensassi e
molto tortuoso, ma sempre semplice perchè il terreno è del tutto
pianeggiante. Non ci sono sassi, nè pietre o rocce, nè piante o forme
di vita: solo le pareti dell'Antelope. Bellissimo ed emozionante, è
davvero da rimanere a bocca aperta.

Si esce dall'altra
parte in un ambiente ancora estremamente desertico, con alcuni
cespugli sulla roccia rossa che regalano un contrasto forte e
magnifico col cielo azzurro e limpidissimo dell'Arizona. La guida ci
lascia una mezz'oretta per passeggiare liberamente e poi torniamo
indietro nuovamente per il canyon. Possiamo dunque risalire nel nostro
giant truck e tornare a Page alle 11:00 in punto.

Passiamo una mezz'ora
per una passeggiata tra i caratteristici negozietti locali, poi
prendiamo l'auto per dirigerci all'uscita del paese verso il Lake
Powell. Attraversiamo quasi subito il ponte che dà sull'imponente
diga con cui è stato possibile creare questo che è il lago
artificiale più grande al mondo.

Il fatto di
aver riempito un canyon che nulla ha da invidiare per dimensioni a
quello più "grande" e famoso che tutti conosciamo, rende questa opera
metà naturale e metà umana, ma di sicuro estremamente notevole e
stupefacente. Il colore della roccia desertica gialla contrasta
nettamente con quello azzurro dell'acqua e le dimensioni sono da
capogiro: migliaia di chilometri di coste frastagliate che si possono
raggiungere in barca in pieno deserto....!

Dopo alcune foto in
prossimità della diga, prendiamo una deviazione della 89 che costeggia
il lago e seguiamo per diverse miglia questo tragitto costellato di
paesaggi indimenticabili e superbi, sostando in alcuni punti
panoramici. Ci sono alcuni resort e pontili per le imbarcazioni che
dimostrano che in alta stagione questo è un posto molto turistico e
frequentato. Alcune cartoline mostrano tra l'altro posti bellissimi
raggiungibili solo in barca, tra cui il Rainbow Bridge, il più grande
arco naturale al mondo di roccia. Sono disponibili anche tour di una
giornata intera che devono essere stupendi, ma noi non abbiamo tempo a
sufficienza, anzi, siamo già in ritardo per rientrare a Las Vegas
entro stasera.

Archiviamo dunque
anche il Lake Powell come una delle più belle meraviglie naturali mai
viste finora, e proseguiamo sulla 89 scenic byway attraversando subito
il confine tra Arizona e Utah. Raggiungiamo la cittadina di
Kanab alle 14:00, giusto per uno spuntino veloce in un Pizza Hut.
Ancora un lungo
tratto della 89 nord e poi una sosta per la benzina in un agglomerato
di case sperdute tra i monti, dove troviamo un caratteristico e
singolare negozietto artigianale da far west, con tanto di cinturoni,
cappelli da cowboy, stivali, fodere per le pistole e artefatti
indiani.
Deviamo per la 9
ovest che porta alla Zion, percorrendo una strada con varietà e
bellezza di panorami da far venire la pelle d'oca. Mentre guido mi
rendo davvero conto che questo è il tipo di viaggio e di paesaggi
grandiosi che mi aspettavo di vedere negli States. Ci sarebbe da
fermarsi in mille punti per fare fotografie e godere di questo
spettacolo, ma il tempo stringe ed è diventato il nemico più brutto e
fastidioso che si possa avere in vacanza.

Costeggiamo per lungo
tempo una catena montuosa ancora dalla classica roccia rossa fino ad
arrivare all'ingresso dello Zion National Park alle 17:00 in
punto. In realtà siamo notevolmente spiazzati dal trovarci i caselli
di fronte, poichè dalla cartina stradale sembra che la 9 costeggi il
parco ma non che ci entri proprio dentro! Chiediamo informazioni alla
sbarra della biglietteria dicendo che il nostro scopo era arrivare a
Las Vegas e non entrare allo Zion, ma l'alternativa è davvero poca:
pagare i $ 20 per attraversare 10 miglia dello Zion, o ritornare a
Kanab perdendo un sacco di tempo e prendere la parallela della 9 verso
Sud (la 59) che ce ne costerebbe, arrivati a questo punto, forse anche
di più di benzina! Non ci pensiamo due volte e sganciamo i $ 20 di
ingresso (per auto) che, in fin dei conti, sono appena $ 5 a testa. Il
problema non sono i soldi ma il fatto che abbiamo fretta e la visita
allo Zion non era preventivata e, come da manuale, non si può non
attraversare una meraviglia della natura senza fermarsi a fare delle
foto. La serata di baldoria a Las Vegas inizia ad allontanarsi a
scapito dello Zion...
Ma mai decisione
migliore potevamo prendere obbligata dal destino. Questo parco va
molto oltre le aspettative in ciò che ho visto in foto o descrizioni
al suo riguardo. La strada stretta che lo percorre è semplicemente un
gioiello. Si districa tortuosa tra paesaggi ancora una volta
strabilianti, totalmente diversi da quelli visti nel Grand Canyon,
nell’Antelope Canyon, nel Lake Powell e nell'Arizona in genere.

Il particolare che
risulta più incredibile è la concentrazione di bellezza e diversità di
ambienti che si susseguono curva dopo curva senza interruzione: non
c'è un solo metro che può apparire piatto o noioso e viene da fermarsi
ovunque con l'adrenalina a mille per fare foto ed esplorare meglio
anfratti, piccoli canyon, rocce colorate con forme arrotondate e
fiabesche, a tratti deserte e a tratti ricoperte da foresta.
Ovviamente la strada stretta permette di fermarsi solo in apposite
piazzole, altrettanto piccole e massimo per un paio di auto. L'unica
cosa che possiamo fare è andare il più piano possibile per poter
rimanere a bocca aperta il più tempo possibile...

Più o meno a metà
strada imbocchiamo un singolare tunnel lungo tre quarti di miglio,
totalmente buio con alcune finestre laterali che danno sullo
strapiombo della montagna. All'uscita si scende velocemente su un
vallone con vertiginosi tornanti, in uno dei quali ci fermiamo per
ammirare il panorama dalla piazzola. Si vedono tutti i finestroni che
abbiamo percorso nel tunnel e l'imponente parete del monte, mentre un
enorme uccello nero simile ad un corvo osserva curioso la nostra auto.

Proseguiamo ancora a
valle in un paesaggio nuovamente stravolto, che pare si modifichi con
la stessa facilità con cui si clicca un tasto sul computer per
cambiare da una foto all'altra, e arriviamo in prossimità di un
ponticello a tramonto quasi fatto. Sostiamo anche qui, incuriositi da
ben 5 fotografi appostati e pronti a scattare con un'attrezzatura da
capogiro: macchine professionali digitali e non, un cavalletto che
deve pesare più di me e una borsa grande quanto la mia valigia piena
di obbiettivi e roba varia... urka questi sono professionisti seri! In
confronto la mia Canon Eos 300D, reflex da 6 Mpx appena uscita, mi
sembra un giocattolino! Restiamo ancora più incuriositi nel cercare di
capire il perchè di tanta attenzione poichè, seppur vero che il
panorama da entrambi i lati del ponte è puramente da cartolina, con
gli alberi in foglie dai tipici colori autunnali e il fiume che scorre
in mezzo ad una natura rigogliosa, è pur vero che i colori sono ormai
spariti del tutto col sole nascosto dietro i monti sovrastanti. E poi
perchè tutti rivolti nella stessa direzione? Mentre facciamo le nostre
di foto, arriva la risposta chiara e limpida. Poco prima del tramonto,
il sole raggiunge un'altezza particolare colorando di un magnifico
rosso le pareti verticali dei monti sullo sfondo: semplicemente
indescrivibile lo scenario che si presenta di fronte ai nostri occhi e
l'emozione dei dieci minuti successivi in cui avviene tutto ciò.

Arriviamo all'uscita
del parco, di fronte ad una torre con la scritta "Zion N.P." in
un'area dove si campeggia, con l'ultima cartolina mozzafiato ancora
regalata dai colori accesi delle montagne. Costeggiamo un recinto di
bufali grandi, ciascuno, due volte una nostra mucca, e proseguiamo
finalmente al buio, liberi da tentazioni di altre meraviglie da
vedere, verso Las Vegas.
La vista della
cittadina St. Gorge, tra le luci della notte dall’alto della strada
mentre scendiamo velocemente di altitudine, appare come una metropoli
dopo aver visto i villaggi far west del deserto. Da qui la Interstate
15 lascia lo Utah e rientra in Nevada, conducendo dritti a
Las Vegas in circa un'ora. Tra i giganteschi svincoli della rete
stradale (proprio come si vede nei film) entriamo nello Strip,
stavolta dalla parte nord, che non abbiamo visto al nostro arrivo
pochi giorni fa. Anche se siamo stanchissimi, ci fermiamo subito per
questioni logistiche alla Stratosphere Tower, hotel che offre
con questo monumento una visione stupenda della città dall'alto e
della vallata desertica dove sorge. Non abbiamo considerato però la
fila da fare per salire sulla torre, che fa perdere un bel pò di
tempo. L'ascensore che sale in alto è talmente veloce da far invidia,
per il vuoto che si sente sullo stomaco, alle montagne russe più
disperate... c'è quasi da stare male! Il panorama che si gode è il
migliore della città, con le accecanti luci che si estendono a perdita
d'occhio. Più di tutte merita chiaramente la visione dello Strip con i
pacchiani e singolari hotel a tema, che visti da quassù sembrano quasi
piccoli....

Torniamo sullo strip
che dobbiamo attraversare per intero dove il Luxor, dalla parte
opposta a Sud, ci aspetta con una camera quadrupla prenotata per $
140. Nonostante siano solo cinque miglia, ci vuole una bella mezz'ora
buona per camminare con tutto questo traffico. Quasi quasi si fa prima
a piedi.... Inoltre risulta difficoltoso arrivare al parcheggio, dal
momento che bisogna fare uno strano giro per il Mandala Bay. Dopo un
altro quarto d’ora, per portare le valigie dal parcheggio alla
reception, passando tra l’altro all’interno del labirintico casinò,
(le distanze sono enormi anche negli hotel!!!) abbiamo finalmente le
chiavi della nostra camera ma non abbiamo invece più tempo per
riposare. Sono le 23:00 passate e dobbiamo affrettarci a cenare. La
nostra stanza è al quarto piano della piramidona nera, la quale è
costruita in maniera da accogliere le camere su tutto il perimetro e
le pareti (quelle al vertice sono le suites), mentre all'interno si
trovano il casinò, il cinema, i ristoranti, le attrazioni, le statue
con tanto di palme, la reception e tutto ciò che fa sembrare questo,
come tutti gli altri hotel, una città nella città. Non possiamo
neanche provare l’inclinator, l’ascensore trasversale che porta ai
piani superiori, perché funziona solo per le camere sopra i primi
piani: che delusione!

L'orario ci tradisce
e i buffet, a quest'ora, sono tutti chiusi. Rimediamo perciò in una
steak-house all'interno del Luxor stesso. Una cena discreta ma niente
di eccezionale paragonata ad altre steak dove siamo stati.
Ci spostiamo in auto
ai parcheggi del Venetian, più o meno a metà altezza dello
Strip, ma anche qui le attrazioni sono già finite: non possiamo vedere
che una piccola parte di Piazza San Marco con le gondole vuote. Tocca
passare il tempo nei rovinosi casinò di rito nella speranza di una
vincita! Cosa che avviene raramente e per cifre ridicole. Non è serata
fortunata al gioco oggi... i pochi crediti che si aggiungono comunque
permettono di prolungare il tempo di gioco e divertirsi un pò di più.
Una volta esausti,
torniamo al Luxor a riposare, dopo una giornata intensissima. Tra
l'altro, oggi è anche il mio compleanno: 30 anni festeggiati in
maniera indimenticabile tra paesaggi mozzafiato e questa leggendaria
città unica al mondo!
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