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4° Giorno - 19/3/2003
Trekking
: Gola di
Gorropu
Accesso: Da Dorgali,
si esce sulla SS. 125 per Baunei. Dopo 4 Km e superato il bivio per Cala
Gonone, un cartello per Tiscali indica una stradina sulla destra che
scende ripida a valle. Si attraversa il caratteristico ponte di Sa Barva
sul Flumineddu, e al bivio si tiene la sinistra seguendo le indicazioni
per Gorropu. Un cartello indica un piazzale dove
si parcheggia e ha inizio il trekking.
Durata: 4 ore circa
a/r
Segnaletica: non
necessaria, percorso tutto su strada sterrata senza possibilità di errore
Caratteristiche:
Sali e scendi continuo senza particolare dislivello su strada sterrata.
Nessun problema di orientamento, si costeggiano le pareti del Monte Oddeu
sulla destra fino alle pareti della gola. Per addentrarsi all'interno
occorre l'uso delle mani, attenzione e capacità di districarsi tra i
grandi massi.
E’ una
splendida giornata di primavera, e così io e Ste decidiamo di andare
finalmente a vedere l’imponente gola di Gorropu, percorrendo il
trekking che parte nei pressi del ponte Sa Barva, raggiungibile da una
strada alla fine di Dorgali o da una deviazione della S.S. 125 dopo
Cala Gonone verso Baunei la quale scende ripidamente sulla destra
della vallata. Imbocchiamo quest’ultima, che una volta a valle diventa
sterrata e non sempre in buone condizioni. Attraversiamo il piccolo
suggestivo ponte sul Flumineddu e svoltiamo a sinistra, seguendo i
cartelli che indicano Gorropu; lo stesso bivio sulla destra
invece porta al parcheggio per il trekking di Tiscali.
Dopo un centinaio di metri la sterrata continua a
peggiorare, e parcheggiamo l’auto in una piazzola. Iniziamo da qua il
trekking alle 12:00, sapendo che ad un passo medio parliamo di un
passeggiata di quattro ore per andata e ritorno. Poco più avanti i
cartelli segnalano un vero e proprio ampio parcheggio, creato
evidentemente per i periodi più “affollati” estivi: oggi invece
pare non esserci nessuno! (del resto siamo solo a metà marzo ed in
genere qua la stagione turistica inizia da Pasqua in poi).
Una sbarra alzata ma con divieto di accesso ai non
addetti impedisce comunque di entrare con la vettura nella sterrata
che dà ufficialmente inizio al trekking, e sale costeggiando le
alte impressionanti pareti verticali sulla sinistra del Monte
Oddeu.
Tra vari sali e scendi, il sentiero rimane lineare
senza presentare alcuna difficoltà tecnica o di orientamento, dal
momento che non presenta neanche bivi. Si fa giusto sentire
l’affaticamento dovuto al caldo di una giornata quasi estiva.
Il panorama spazia sulla sinistra su tutta la vallata,
fino alla catena di monti opposta e parallela dove scorre in alto la
S.S. 125, in alcuni tratti visibile anche ad occhio nudo.
Sostiamo nei pressi di un tornante che mostra un bel colpo d’occhio
sul Flumineddu, di cui si intuisce il percorso a serpentina tra
la verde vallata giusto per il particolare colore grigio-marrone del
filare di alberi che cresce ai lati.
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Il cartello indica il parcheggio sulla destra |
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Il trekking inizia subito con uno bello scorcio sul Flumineddu |
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Fa piuttosto caldo nonostante siamo a marzo! |
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Il sentiero prosegue per un continuo sali e scendi.... |
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...e a tratti diventa un vero e proprio tunnel alberato! |
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Durante il tragitto si incontra qualche area di sosta ben integrata nell'ambiente |
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Ancora un tratto di "tunnel"... |
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e un altro che spazia in un vasto panorama |
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La S.S. 125 appare scolpita tra la catena di monti parallela sullo sfondo |
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Il singolare zig-zag alberato che segue il Flumineddu |
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Le pareti della gola si intravedono sullo sfondo... |
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...e si avvicinano rapidamente! |
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Verso le 13:40 sostiamo una mezz’oretta per il
pranzo al sacco, cominciando ad intravedere sullo sfondo le alte
pareti che delimitano l’ingresso alla gola. Terminato lo spuntino
proseguiamo ancora per una ventina di minuti, arrivando finalmente nei
pressi della gola di Gorropu, che diventa ad ogni passo sempre
più gigantesca. La sterrata termina in un ripido sentierino in discesa
che obbliga all’appoggio delle mani, dove incontriamo una coppia di
simpatici signori inglesi (le uniche persone in tutto il
trekking!) dall’apparenza piuttosto provata. Il marito ha ben
sessant’anni e confessa che per la sua età queste esperienze iniziano
ad essere troppo impegnative… in realtà con una certa invidia mi
auguro di arrivare alla sua età potendo fare ancora trekking del
genere!
Nonostante i suggerimenti del mio amico e collega
Stefano, che ha raccomandato in questo punto di non sbagliare strada
stando sulla destra anziché scendere sulla sinistra, commettiamo
proprio l’errore di andare dritti giù per i primi laghetti della gola,
in quanto le bolle di vernice rossa che passano sulla destra sopra
i massi non sono per niente evidenti ed è molto più intuitivo
seguire il sentiero che porta giù alle pozze d’acqua.
Arriviamo dunque ai meravigliosi laghetti
proprio all’ingresso della gola, che toglie completamente la luce del
sole con le sue immense pareti e che in questo primo tratto è ancora
molto ampia e non dà l’idea del canyon che segue dopo. Fa parecchio
freddo qui, al contrario del soleggiato sentiero sulla sterrata, e
anche l’acqua è ovviamente gelida, ma splendidamente trasparente e
calma con tonalità di verde che lasciano vedere nitidamente il fondo
di qualche metro di altezza. Il luogo è totalmente immerso in
una natura incontaminata e sprofonda in un silenzio abissale
quasi tetro. Non si può negare in effetti che le mastodontiche
pareti verticali che nascondono i raggi del sole, dando un suggestivo
effetto di controluce, incutano un certo senso di timore e oppressione
di fronte ad un evento naturale così imponente.
Dopo aver scattato qualche foto, cominciamo a
ingegnarci per trovare il modo di andare avanti, dal momento che i
laghetti impediscono il passaggio e l’unica alternativa è districarsi
tra i grandi massi levigati e bianchi. Lascio come prima cosa
lo zaino nei pressi del laghetto e mi avventuro con Stefania in mezzo
a dei rami di alberi, per poi proseguire cercando i punti migliori per
arrampicarci e scavalcare i grossi massi.
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Le alte pareti della gola compaiono sullo sfondo! |
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Entriamo all'ingresso di Gorropu sovrastati da enormi guglie |
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Gli splendidi trasparenti laghetti verdi obbligano ad una sosta |
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Stefania si cimenta a fotografare questo luogo del tutto incontaminato |
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L'immagine di un luogo desolato, aspro e straordinariamente incontaminato |
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In prossimità delle pareti dove il canyon si restringe la vegetazione fa l'impossibile per sopravvivere! |
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Più avanti l’acqua scompare del tutto e la gola
comincia a restringersi: adesso si intravede bene l’imboccatura del
vero e proprio canyon, ma data l’ora e i massi che diventano
più difficoltosi torniamo indietro. E’ qui che ci rendiamo conto,
risalendo il sentierino di cui parlavo prima, che sulla destra
probabilmente esiste una sorta di percorso ben più facile tra i massi.
Le guide parlano del canyon della gola, che comunque termina nei
pressi di altri laghetti che obbligano l’uso di corde doppie e di un
salto di venti metri. In ogni caso, ormai è troppo tardi anche per
arrivare fino là: pazienza, sarà per la prossima volta!
Riprendiamo dunque la sterrata che, dopo due ore, ci
riporta al parcheggio e quindi alla piazzola dove abbiamo lasciato
l’auto.
( Qualche mese dopo, a settembre, sono tornato alla
Gola di Gorropu arrivando più in profondità...
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trekking ) |