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6° Giorno - 21/3/2003

Codula di Fuili; Orune e Su Tempiesu
 

Visto il graditissimo perdurare del bel tempo, ininterrotto dal primo giorno che siamo venuti, partiamo con l’idea di andare a Cala Luna, raggiungendo l’ovile Buchi Arta tramite la strada intravista ieri. Salendo dal paese, dopo il primo tornante ad “U”, compare la deviazione col cartello Nuraghe  Mannu, e dopo qualche centinaio di metri la strada diventa enormemente suggestiva: il manto è appena asfaltato e la larghezza è quella di una sola corsia anche se si percorre a doppio senso. Sulla destra c’è la parete montuosa, con diverse pietre sul fondo stradale che fanno pensare ad una facile erosione e friabilità, e sulla sinistra, senza nessun parapetto, un altissimo burrone strapiomba nella colossale ed impressionante Codula di Fuili. Si vede in lontananza, alla fine della codula, proprio la caletta bianca di Fuili che abbraccia l’azzurro mare: è questo il punto più spettacolare che merita senz’altro qualche scatto fotografico!

La magnifica vista della Codula di Fuili...

... fino alla piccola cala bianca sullo sfondo!

Proseguiamo per qualche centinaio di metri, mentre il canyon scompare e la strada diventa sterrata, a tratti parecchio sconnessa. Troviamo dei lavori in corso con operai e ruspe, e chiediamo informazioni. Scopriamo di aver già passato il bivio per l’ovile, che rimane sulla sinistra appena terminata la strada asfaltata, ma purtroppo adesso quel tratto è chiuso proprio per lavori di sistemazione.

Torniamo indietro un po’ delusi e lasciamo Cala Luna optando per un’altra meta che ci incuriosisce: la fonte sacra di Su Tempiesu, descritta molto bene come uno straordinario esemplare dell’archeologia sarda, rimasta intatta e scoperta da poco. Seguendo le direttive della nostra guida “A piedi in Sardegna Vol.1” e quelle della cartina archeologica sarda dell’ESIT, ci dirigiamo verso la S.S. 131, seguendo però il vecchio ramo parallelo (le due strade sono indifferenti ma scopriamo successivamente che risulta molto più veloce prendere la S.S. 131). Svoltiamo al bivio per Orune, percorrendo una strada piena di curve ma estremamente panoramica che porta al paese dopo una decina di chilometri. Da lontano il centro abitato pare letteralmente arroccato sulla cima del monte, con una vista dai terrazzi delle case che deve essere a dir poco spettacolare.

Non sappiamo se esista una strada asfaltata che porti dritti alla fonte, dal momento che una guida parla di un bel trekking non segnato per raggiungerla, mentre un’altra nomina una sterrata bianca in condizioni dissestate, che vuol dire, essendo in Sardegna, sicuramente non percorribile senza fuoristrada, mentre nomina in fase di costruzione una nuova strada ancora non finita. In realtà quest’ultima esiste ed è terminata eccome! Troviamo subito i cartelli per Su Tempiesu all’inizio del paese, che portano ad una strada che scende di quota ancora con parecchie curve, e arriva proprio di fronte ad un caseggiato, ancora in costruzione, sede della cooperativa che gestisce il prezioso monumento.  

Lasciamo l’auto e chiediamo informazioni ad un simpatico signore, di nome Peppino, il quale spiega che per giungere alla fonte sacra bisogna percorrere un sentiero di circa 800 metri in discesa (e quindi al ritorno in salita, con questo caldo!). La guida è ancora giù con dei turisti e, vista l’ora (sono le 13:00), si presume che al ritorno sosti per il pranzo. “Nessun problema” pensiamo, “abbiamo anche noi fame e i nostri bei panini pronti”, ma Peppino insiste per partecipare ad un piccolo banchetto organizzato per la signora tedesca che sta visitando adesso la fonte: mai rifiutare l’ospitalità da queste parti! Così accettiamo volentieri questo cordiale e succulento invito sapendo già di dover gustare le meraviglie culinarie tipiche di queste zone.

Nel frattempo rientra la guida, una giovane e simpatica ragazza che si presenta subito col nome di Maria Grazia. Visitiamo l’interno della cooperativa, appena nata, che prenderà in gestione il monumento per altri due anni.  E’ in corso di allestimento una mostra dedicata ai pozzi sacri, dove una ricostruzione in miniatura riprende quello di Santa Cristina e questo appunto di Su Tempiesu, del quale ci anticipa i connotati del tetto in parte scoperchiato. Esiste anche un perfetto calco di un massiccio complesso nuragico, trovato recentemente tra Nuoro e Orani, e che purtroppo è crollato del tutto per cause non proprio naturali…

Si fanno le 14:00 e siamo pronti per pranzare tutti insieme rimandando la visita alla fonte; conosciamo anche gli altri componenti della cooperativa, e dopo pochi minuti ci ritroviamo tutti seduti allegramente a tavola a chiacchierare del più e del meno, insieme alla signora tedesca (che altro non è che un tour operator intenzionata a portare un po’ di turismo da queste parti) e un cordiale signore che fa da traduttore simultaneo. L’ospitalità che riceviamo è senza eguali: ci viene offerto a tavola un buonissimo vino rosso (e forte!), prosciutto crudo e salsiccia, nonché l’immancabile pecorino sardo. Tutti i prodotti sono di una bontà esagerata e genuina, esclusivamente fatti in casa e non reperibili in vendita da nessuna parte. La simpatia di Peppino e di tutti i soci della cooperativa lasciano pensare per un attimo di essere proprio come a casa propria, come se ci si conoscesse già da tempo, escludendo ogni remora di imbarazzo o timidezza nel trovarsi in un posto nuovo con gente mai vista prima. Questa è quello che in Sardegna chiamano ospitalità, ed è uno dei valori giustamente riconosciuti che la rendono più fiera e orgogliosa agli occhi del mondo intero: sapori veri e valori genuini, di una terra capace di stupire e sorprendere chiunque abbia la fortuna di visitarla a fondo.

Dopo aver gustato un pranzo come pochi nella mia vita (altro che spuntino Peppino!), nonché bevuto una dose per me insolita di vino rosso della casa che fa sentire i suoi effetti, possiamo finalmente andare a visitare Su Tempiesu, scendendo con Maria Grazia il piacevole sentiero che riporta un vero e proprio itinerario botanico con la descrizione della flora del posto.

Arriviamo di fronte alla fonte sacra, dove ci viene spiegata la storia di questo prezioso monumento sardo, che presenta soluzioni architettoniche uniche nell’ambito dei templi a pozzo. Fu scoperto per caso nel 1953 dai proprietari del terreno e restaurato negli anni ottanta, ricostruendone il tetto rimasto in parte scoperchiato da una frana. Quest’ultima ha permesso la conservazione della fonte, ricoprendola nell’Età del Ferro e nascondendola all’uomo fino ai giorni nostri. Il tempio è costruito con pietre vulcaniche trasportate da lontano, presenta due singolari archetti monolitici che abbelliscono e rinforzano la pareti interne, e la base ha un lastricato con una fossetta di decantazione che raccoglie le impurità mantenendo l’acqua sempre limpidissima.

Restiamo sbalorditi e attenti da queste preziose delucidazioni di Maria Grazia, dopodiché torniamo indietro, risalendo con non poca fatica il sentiero, appesantiti come non mai dallo squisito pranzo.  Scattiamo qualche foto anche alla cooperativa con tutto il simpatico gruppo, per ricordare questa bella e istruttiva giornata ad Orune, per poi salire in auto e rientrare a Cala Gonone.

Il paese di Orune arrocato sui monti

Panoramica di Orune dalla strada

Il caseggiato della cooperativa che gestisce Su Tempiesu

Interessanti bronzetti rinvenuti nei pressi del luogo

Scendiamo per il sentiero in una sorta di itinerario botanico. Questa è la Lavanda

Una caratteristica pinneta

Esemplare di Ginestra

Il Monte Albo sullo sfondo che sovrasta il paese di Lula

Ecco spuntare la fonte sacra alla fine del sentiero!

Il pozzetto principale

Stefania, Maria Grazia e alle spalle i preziosi resti di Su Tempiesu

Ancora un'immagine che risalta il tetto scoperchiato dalla stessa frana che ne ha permesso il conservamento intatto fino ai giorni nostri

Foto ricordo di gruppo con la cooperativa di Su Tempiesu!!!

La mascotte della cooperativa!




 


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Cala Luna (da Cala Fuili)
Cala Luna (da Buchi Arta)
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Tiscali (da Dorgali)
Tiscal (da Lanaitto)
Villacidro (trek 109)
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