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7° Giorno - 22/3/2003
Trekking
: Golgo - Cala
Goloritzè
Accesso: Da Baunei,
si sale per l'altopiano del Golgo, si segue la strada e si svolta ad un
quadrivio verso destra, seguendo i cartelli per Goloritzè. Si parcheggia
l'auto alla fine della sterrata, in prossimità del tabellone in legno che
indica l'inizio del trekking.
Durata: 4 ore circa
a/r (di sola camminata, senza considerare la sosta alla spiaggia)
Segnaletica: non
presente ma non necessaria. Si scende il sentiero di ciottolato per il
canalone del Bacu Goloritzè fino al mare
Caratteristiche:
Discreto dislivello che appesantisce il rientro in salita con una forte
pendenza. Richiede attenzione la camminata nel sentiero interamente con
fondo pietroso che scende fino a mare. Straordinario il paesaggio e fiato
sospeso alla visione della cala, sicuramente tra le più suggestive di
tutta la Sardegna.
Dopo
aver comprato il necessario per un comodo pranzo al sacco, saliamo in
auto alle 10:00 e prendiamo la S.S. 125 che collega Cala Gonone
a Baunei. A metà strada, in prossimità di Urzulei, ci fermiamo allo
stesso caseificio visto qualche giorno fa con la scritta “Caprino
fresco”, e stavolta non lo lasciamo scappare. Acquistiamo una bella
forma di due chili e mezzo di squisito caprino Gorroppu e lo
sistemiamo nella borsa frigo portata apposta per l’occasione (e per
evitare che il prezioso formaggio si squagli in una giornata calda
come quella di oggi!).
Continuiamo a rimanere stupiti dalla varietà dei bei
paesaggi che questa strada regala in soli 46 chilometri di marcia,
fino all’arrivo di Baunei, dove saliamo sopra il Golgo,
seguendo le indicazioni per Goloritzè al quadrivio dopo una decina di
chilometri. Sostiamo verso le pozze di As Piscinas per dare da
mangiare a qualche maialino con tutti gli avanzi di pane che abbiamo
portato dietro: inizialmente sono un po’ diffidenti, ma una volta
lanciati divorano tutto questi furbacchioni!
A mezzogiorno lasciamo l’auto in uno spiazzo a fianco ad
un recinto, quasi dove termina la sterrata in prossimità di un
cartello in legno che indica l’inizio del trekking per la
famosa cala. Inizialmente il sentiero attraversala la vegetazione e
tende a salire per una ventina di minuti su un lastricato di ciottoli,
rendendo il cammino più faticoso e prudente del normale. Colpisce
subito questo paesaggio semi lunare creato da scorci di tutte
queste pietre interminabili, una sull’altra, dove solo i ginepri
riescono a crescere contrastando il loro bianco. Il sentiero è
univoco e non presenta difficoltà di orientamento (la direzione da
seguire è sempre verso nord); in alcuni tratti è letteralmente
costruito raggruppando i ciottoli per terra creando caratteristici
muretti divisori per seguire una direzione e non perdersi nelle
pietraie.
Raggiunta la sommità dell’altopiano inizia la discesa per
il Bacu Goloritzè, con una splendida ed ampia vista del
canalone e del mare azzurro sullo sfondo. Il sentiero scende
ripidamente sempre tra l’imperterrito ciottolato, che incita ad una
certa attenzione nei passi e all’obbligo di indossare buone scarpe da
trekking. Il mare si avvicina sempre più e si incontrano mano a mano
dei suggestivi rifugi di pastori, usati anche per accamparsi la
notte, nonché rami e tronchi di alberi secolari in mezzo alla strada
che rendono divertente e singolare il trekking.
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Il sentiero inizia in salita lasciandosi alle spalle il panorama sulla piana del Golgo |
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Il paesaggio si presenta subito piuttosto apro... |
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... e caratterizzato da vaste distese e valloni ricoperti di pietre |
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Per non perdersi nell'oceano di pietre, sono stati appositamente innalzati dei muretti! |
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Il sentiero continua a salire per una ventina di minuti sul lastricato... |
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... fino ad arrivare sulla sommità dell'altopiano, da dove si scorge uno splendido panorama del Bacu Goloritzè |
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Inizia la discesa del canalone, caratterizzata da alberi secolari... |
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... e suggestivi rifugi del luogo costruiti sulle rocce |
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Il paesaggio intorno è maestoso, superbo, aspro e
selvaggio, incredibilmente solitario, con le possenti pareti
calcaree del canalone che sovrastano il luogo, piene di grotte, alberi
isolati che crescono in posti impossibili, e nel modo più assoluto si
riscontra un solo segno di civiltà, esclusi i rifugi dei pastori
costruiti nella roccia stessa in modo del tutto naturale.
Attraversiamo ad un certo punto un caratteristico
arco di roccia naturale, e proseguendo per una ventina di minuti
scorgiamo finalmente la punta dell’Aguglia, un torrione di
roccia calcareo alto 120 metri, meta ambita e prediletta dei climbers
più sfegatati. Continuiamo a scendere mentre l’Aguglia diventa sempre
più alta di fronte a noi; notiamo un’area di sosta con tavolini in
legno in prossimità di alcune pareti rientranti, e poco più giù, a
fianco dell’Aguglia, rimaniamo estasiati da una bellissima visione
della cala di fronte a noi. Purtroppo il tempo si è guastato e in
soli dieci minuti si è tutto annuvolato, ma i colori del mare sono
parecchio belli anche così.
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Ogni tanto si apre qualche splendido scorcio col mare all'orizzonte |
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Immagini di un paesaggio solitario, aspro e incontaminato... |
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Attraverso l'arco di roccia naturale! |
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La vista dell'Aguglia lascia estasiati e sbalorditi! |
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Ancora l'Aguglia alle spalle di Stefania... |
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Le pareti verticali si innalzano sempre più alte e maestose |
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In sequenza le immagini dell'Aguglia che si avvicina ... |
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... mentre proseguiamo la discesa verso il mare |
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Adesso siamo proprio sotto questa imponente colonna calcarea! |
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Prima di arrivare alla ripida scaletta
arrangiata nella roccia che scende alla cala, incrociamo due ragazzi
che risalgono e tornano indietro, e scopriamo con immenso stupore che
sono gli unici due nei dintorni! Con attenzione scendiamo la scala che
termina su un pavimento roccioso ed ecco di fronte il mare, con la
piccola spiaggia costituita da gioielli di ciottolato minuscoli
e levigati. La visione è straordinaria ed unica nel suo genere e
fanno di questa la cala più suggestiva che io conosca qui in Sardegna:
sulla sinistra un gruppo di massi delimita il confine della cala, a
ridosso delle altissime pareti verticali a nord dove, subito
dietro, si trova un’altra mitica spiaggia che è quella di Sisine; di
fronte il mare cristallino che, appena esce nuovamente il sole,
si colora incredibilmente di tutte le varietà di azzurro possibili ed
immaginabili e lascia vedere tutto il fondale per la sua perfetta
limpidezza; sulla destra invece si ammira il singolare arco di
roccia naturale sul mare, che rende tanto famosa Cala Goloritzè ed
è fotografato in tutte le salse in qualunque rivista di spiagge della
Sardegna; sul retro infine impressiona notevolmente la vista dell’Aguglia
che sovrasta la cala, e che appare, da una certa angolazione della
spiaggia, quasi la bocca di un immenso squalo. Tutti quelli che
descrivono questo trekking o anche solo la cala, parlano giustamente
di una serie di eventi naturalistici che già da soli valgono il posto,
ma che uniti tutti insieme rendono questo luogo unico al mondo: non
posso che concordare pienamente aggiungendo che, secondo me, un
particolare importante continua ad essere quello della difficoltà nel
raggiungere Cala Goloritzè, e nella immensa gioia di poterla
condividere con pochi o, in casi fortunati come oggi, addirittura da
soli! Se il turismo di massa arrivasse qua la magia di questo posto
svanirebbe velocemente e la bellezza ne verrebbe intaccata con le
solite impronte di civiltà umana, come già sta avvenendo per Cala
Luna.
Dopo 1,40 ore di discesa dunque possiamo finalmente
sostare per il pranzo: sistemiamo la mia solita coperta
impermeabile per terra, in questo caso sui ciottoli della spiaggia che
pur non essendo vera sabbia sono comodissimi, e consumiamo il nostro
pranzo al sacco immersi nel pieno relax di un luogo così sorprendente
ed incontaminato. Il sole esce nel frattempo nuovamente forte, le
nuvole spariscono, il mare si colora magicamente: questo paradiso è
tutto solo per noi!
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Finalmente giungiamo di fronte alla cala, con splendidi colori del mare nonostante l'improvviso annuvolamento |
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Mi accingo a scendere le ripide scalette che portano a Cala Golortizè che è deserta! |
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I gradini sono un pò scivolosi e bisogna prestare attenzione! |
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Il cielo si copre del tutto di nuvole minacciose verso le pareti che danno a Cala Sisine |
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Ecco il famoso arco naturale di roccia, protagonista di numerose foto delle spiagge sarde |
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Finalmente esce il sole e i colori diventano magnifici: un vero paradiso!!! |
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Il mare limpido e cristallino è purtroppo anche terribilmente freddo a marzo! |
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L'Aguglia si erge imponente alle spalle della cala... |
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...prendendo le sembianze, a seconda dell'angolazione, di un gigantesco squalo!? |
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Ancora un'ultima foto prima di andar via a malincuore da questo magnifico luogo |
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Ci rendiamo presto conto che purtroppo il sole non
durerà molto, poiché essendo la cala rivolta verso Est, le alte
pareti verticali alle spalle lo oscurano non più tardi delle 15:30.
Rimaniamo fin quando la spiaggia non viene coperta dall’ombra, e
armati di coraggio risaliamo il sentiero per lo stesso identico
percorso.
Il rientro è decisamente più faticoso, in salita
con discreta pendenza, per 1,30 ore finché si arriva alla sommità del
canalone per immettersi nell’altopiano del Golgo. Altri quindici
minuti ci separano dall’auto, che appare in lontananza in mezzo alla
piana in uno splendido ampio panorama. Da qua torniamo indietro,
esausti ed appagati, a Baunei e quindi a Cala Gonone per la S.S. 125.
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Risaliamo le singolari gradinate che permettono l'accesso alla cala... |
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e prendiamo la strada del rientro, sovrastati ancora dalle enormi pareti verticali del canalone |
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Stefania sale tra i zig-zag tortuosi dei muretti in pietra che delimitano il sentiero |
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Lasciamo alle spalle l'indimenticabile vista dell'Aguglia |
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Dopo aver risalito tutto il canalone, la visione dell'auto parcheggiata nella piana appare un miraggio! |
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A cena optiamo per una classica pizza da
asporto, ma l’impresa non è poi tanto facile come sembra pur essendo
sabato sera, dal momento che in bassa stagione ristoranti e pizzerie
si contano davvero sulle dita di una mano da queste parti. Su
consiglio della Sig.ra Tendas, con la quale faccio una simpatica
chiacchierata, trovo per fortuna “L’Angolo Blu” in una traversa della
strada principale che attraversa il paese e ordino le desiderate
pizze.
8° Giorno - 23/3/2003
Rientro
Il
nostro viaggio termina stamattina, bisogna proprio preparare le
valigie, dare una pulita al monolocale della Sig.ra Tendas e sperare
di tornare il prima possibile a vedere altre meraviglie che questa
zona della Sardegna regala chilometro dopo chilometro. Pranziamo con
un bel piatto di penne al pesto genovese e partiamo alle15:10,
arrivando dopo 260 chilometri e tre ore esatte di viaggio in auto,
finalmente a Cagliari.
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